Nella periferia di Montecarlo, un gruppo di narcotrafficanti colombiani ha appena legato e rinchiuso il picciotto Luigino in un magazzino dismesso. Il capo dei banditi, vestito elegante di bianco e con occhiali da soli, da ordine di custodirlo come una reliquia e di non torcergli un capello, dopodiché si gira verso un individuo che indossa la tuta e il casco di Hamilton: “un tiempo eravamo alleatos con don Dennis, ma ora la sua familia es nuestra nemica y dobbiamo reprenderce ciò que es nuestro de diritto, por esto motivo tu te infiltrerai como un caballo de Troia, ora il nuovo boss Martino es mucho culattòn y non sarà un problema”.
L’agente da infiltrare si toglie il casco e rivela di essere Juan Pablo Montoya: “no problemo, y cierco anque la mia vendetta personale!”

Frattanto nella baia del Principato le varie scuderie stanno attraccando con i loro bastimenti iper-lusso. Si intravede il traghetto della Sauber, su cui si gioca a rompere pignatte messicane cariche di Emmenthal; il brigantino inglese “Elizabeth II” su cui si intravede Patrizio Testa osservare l’orizzonte con un cannocchiale mentre con l’altra mano brandisce una sciabola; la zattera della HRT che perde pezzi; il Nero Galeone Mercedes trainato da un kraken; e il traghetto Tirrenia della Ferrari che arriva con tre quarti d’ora di ritardo perché sul ponte sono stati giustiziati da Domenicali (ma su ordine di Luca di Montezuma) 100 tecnici e perché non si riusciva a trovare il tappeto rosso da stendere a sua maestà Alonso, sepolto com’era nella stiva. Si intravede anche lo yacht di Naomo Briatore, sul quale oltre a qualche modella pare si intraveda proprio Montezuma, ma forse è solo uno che gli assomiglia.
Nonostante delle prove libere positive, alle qualifiche le Ferrari finiscono dietro sia alle Red Bull-che-in-questo-gran-premio-conta-meno-l’aerodinamica-estrema-e-quindi-saranno-alla-pari-delle-rosse, sia delle McLaren-che-hanno-il-passo-più-lungo-che-le-penalizzerà. O meglio, quella di Button, perché Hamilton (in realtà Montoya) decide apposta di uscire solo quando Perez mette del chili iperpiccante nel serbatoio della sua Sauber e si schianta contro il muretto causando l’interruzione delle qualifiche (per fortuna senza conseguenze per lui).

La domenica è nel segno dell’ultima macumba di Mazzoni: ci sono stati davvero pochi ritiri in questi gran premi.
Infatti uno dopo l’altro, fra problemi tecnici o carambole che per poco sfiorano lo strike, in parecchi si ritireranno. Il primo a farne le spese è Glock appena un giro dopo l’affermazione, mentre due giri dopo Schumacher si ricorda di essere un vecchietto e inizia a procedere a passo d’uomo prima dei box e contemporaneamente Montoya tornato in McLaren decide di far fuori Massa alla Spoon Curve. Il povero Felipe non ci sta, prova a tenerlo dietro a sportellate, ma nel tunnel scivola sui resti di chili lasciati da Perez e si schianta. La manovra azzardata di Hamiltoya verrà poi giustamente penalizzata perché era un sorpasso impossibile e la collisione sarebbe stata inevitabile (anche se a onor di cronaca nel ’92 Schumacher fece lo stesso con Alesi e nessuno si lamentò, nemmeno in Ferrari). Il povero Felipe intervistato dai microfoni RAI proclamerà la guerra santa contro Hamilton invocando l’espulsione dal pianeta Terra per l’anglo-colombiano-caraibico, ma Allievi e Boccafogli, contagiati dal tifo segreto di Mazzoni per Lewis, lo elogiano e lo paragonano all’Aviatore addirittura.
Montoya comunque è talmente in palla che decide di far fuori anche Maldonado, perché è venezuelano e gli sta antipatico così.
Ma l’incidente più grave è quello che avviene a pochi giri dal termine quando Sutil decide di accelerare l’appiedamento saltando una chicane e costringendo Buemi a tamponare Montoya e a far annichilare Petrov contro il guard-rail causando l’inaugurazione annuale della safety car che non vedeva l’ora di entrare in pista.
Sullo sfondo, intanto, i sorpassi e i controsorpassi ai pit stop vedono alternarsi in testa Vettel, Alonso e Button, anche perché Bernie Ecclestone ha introdotto una nuova regola: i piloti non devono avvisare quando rientrano e che strategia vogliono usare, così i meccanici si fanno trovare impreparati e perdono tempo nella sosta per cercare le gomme giuste fra gialle, bianche, grigie, rosse, fucsia e turchese, introducendo aleatorietà nello spettacolo.
A parte questo, però, zero sorpassi fra i piloti di testa anche con Button con gomme freschissime dietro ad Alonso con gomme fresche dietro a Vettel con le tele al posto delle ruote. Vince alla fine proprio il tedeschino, con un solo cambio gomme nonostante fin dalla vigilia del gran premio si annunciasse che ci sarebbero stati 34729 soste per via del degrado su questo tracciato.
Capelli e Mazzoni gongolano per il secondo posto di Alonso, mentre al rientro in studio in Pole Position si parla di miracolo, resurrezione e unzione divina da parte dell’asturiano dietro questo risultato, ragion per cui il mondiale è riaperto e Nando vincerà tutti i prossimi gran premi.
P.S. serio: peccato che Hamilton sia partito tanto indietro, aveva un ritmo sul giro eccellente e avrebbe potuto benissimo vincere il gp se non fosse stato per la mancanza del tempo nel Q3. Ha sprecato un’ottima chnce per ridurre il vantaggio su Vettel che oramai sta facendo una volata a la 2002.






