Asterix bababoom in America

Grazie all’arte del Google Fu, ho trovato un parziale testo della canzone che Asterix e Obelix eseguono quando vanno in America. O meglio, questo testo si rifa alla sola versione del film Asterix conquista l’America (e mi pare manchino pure pezzi), mentre l’originale è più lungo:

 

Ba-ba-boom, ba-ba-boom Are you gonna play a tune?

Have a party, be a smarty Leave your kids behind at home

Ba-ba-boom, ba-ba-boom Kind of makes you want to dance

We’re not looking for no fighting So let’s give our peace a chance

Aiee-ooh Ooh-ly-ahh

We are one people

And we, like you

We are one tribe

Ba-ba-boom, ba-ba-boom

A pretty squaw just like ours Feel like home with me and you

I’ll make you well

Sing along with our song ‘Cause it’s better than a spell

Aiee-ooh Ooh-ly-ahh

We are one people

And we, like you

We are one tribe

Aiee-ooh Ooh-ly-ahh

We are one people

Ooh-loo-ooh, ooh-aiee-ah

We are one tribe

 

 

 

EvangHelion – episodio 6

La prima parte è disponibile qui. La seconda invece è qui. La terza invece è qui. La quarta qui. La quinta qui.

Scritta originariamente dalla Lord V Multimedia.

Buona lettura e buon divertimento.

 

 

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Lord V’s Multimedia Section 5
Proudly Presents
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Neon Genesis EvangHelion
Parola di Lord V
THE END OF EVANGHELION
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Lo strano ragazzo annaspo’ per un attimo nell’acqua del lago di Neo Tokyo
3 sotto gli inespressivi occhi di Shinji.

Ragazzo: Aiut! Affogo! *Blub* non so nuo…t..*Blop*
Shinji: […]
Ragazzo: Porca Lili*Blooop *gugle*
Shinji: Hei… guarda che si tocca
Ragazzo: ? (Si rialza in piedi, l’acqua gli arriva ai polpacci)
Shinji: […]
Ragazzo: (Suda) Eh eh eh, non me n’ero accorto
Shinji: (Fa per andarsene) Che fesso…
Ragazzo: Shinji! Shinji Ikari! Aspetta un attimo (Si dirige verso gli
scogli, non prima di sprofondare ancora un paio di volte in
acqua)
Shinji: (Mano in faccia) Io nella mia vita precedente ho offeso qualche
Dio… lo so…
Ragazzo: *Hnf*Hnf* Pensavo di morire…
Shinji: Non ti preoccupare, sistemiamo anche quello dopo..
Ragazzo: […] In ogni caso, piacere! Il mio nome e’ Kaworu Nagisa, ma tu
puoi chiamarmi Samantha. Sono appena arrivato e saro’ il tuo
nuovo compagno! Io sono il nuovo pilota dell’EVA….
Shinji: (Suda) Ho…Ho… una bruttissima sensazione
Kaworu: (Prende a braccetto Shinji) Allora…. vogliamo andare?
Shinji: ARRRRRRRrrrrrrrghhhhhh….

Nel frattempo, nello studio di Gendo alla NERD…

Gendo: [Di spalle, alla sua scrivania sta leggendo un volume di “English
for you”] E cosi’ e’ arrivato..
Fujutsuki: Esatto, il rimpiazzo per Asuka e’ qui. Gia’ domani fara’ il
primo test di sicronia, con Shinji e Rei… a tal proposito…
come hai fatto a trovarne un’altra cosi’ in fretta? Per la III
ci hai messo un bel po’ di tempo, non che la quarta di seno mi
dispiacesse, pero’..
Gendo: (Goccia di sudore) Bhe, e’ un po’ difficile da spiegare..
Fujutsuki: L’hai fatta arrivare con i punti delle merendine, vero?
Genso: [Ripiega l’opuscolo, si gira e incrocia le mani sotto il mento]
Dottor Fujutsuki, e’ un grave momento, dobbiamo cercare di fare il
piu’ in fretta possibile…
Fujutsuki: (Leggendo un deplian) Completa la raccolta! Con 20 punti un
modellino dell’EVA-01, con 35 la pratica borsa sport “NERD”,
con 40 la bambola in scala 1:1 di Rei Ayanami…. (Guarda Gendo) Ikari…
Gendo: Bhe, bambola per bambola… perdiamine, nessuno di accorgersa’ se
e’ di lattice o gonfiabile , tanto la infiliamo nel plug, ci
mettiamo questo registratore con una cassetta che dice “SI”,”SI”,
“SI” e poi (Cerca nel cassetto e estrae un controller) l’EVA-00 lo
manovro io con questo
Fujutsuki: *Sic*
Gendo: Non fare cosi’, dopotutto non sara’ mica la fine del mondo
Ah*Ah*Ah*Ah*
Fujutsuki: […]

Poche ore dopo, Shinji viene accompagnato da Kaworu nell’appartamento di
Misato la quale non e’ ancora tornata. Sulla porta c’e’ un piccolo
foglietto per Shinji

Shinji: (Leggendo) “Scusa tanto, ma stasera faro’ tardi, devo finire una
cosa con Ritsuko. Trovi la cena nel frigo” (Accartoccia il
bigliettino) Ci mancava solo questa, birra e insaccati come
cena…
Kaworu: (Si appoggia con il mento sulla spalla di Shinji) Questo vuol
dire che il Maggiore Katsuragi non ci sara’ stasera (Soffia
nell’orecchio a Shinji) e che saremo soli soletti in casa
*Cutesmile*
Shinji: (Si sposta di scatto e si mette con le spalle al muro) Tu.. tu…
sta-stammi lontano!
Kaworu: (Sospira) Ullalla’! Come siamo difficili Dai che ti preparero’
una cena coi fiocchi!
Shinji: *Glom* Si, ma stammi lontano in ogni caso! (Scivola all’interno
della casa)
Kaworu: Peroooooooo’! Cariiiiiiiiino qui! Adorabileeeeeeeeeeeeeeeee!
Peccato per *Sniff*Sniff* quest’odoraccio di birra che e’
ovunque…
Shinji: (Aprendo il frigorifero) E’ il deodorante del Maggiore, presumo
che lo riempia ogni volta con della birra, cosi’ non deve
ricomprarlo (Mette sul tavolo insaccati e altre lattine) Questo
e’ quello che abbiamo…
Kaworu: (Osserva) Non e’ molto incoraggiante…

In quel mentre, Pen-Pen entra in cucina, si ferma a pochi metri da Shinji
e inizia a fissarlo

Kaworu: Una-Una capra?
Shinji: E’ l’animale domestico del maggiore Katsuragi
Kaworu: (Suda) Ah si?
Shinji: Bene Pen-Pen, non c’e’ molto da mangiare, arrangiati con questo
(Butta dell’erba per terra) L’ho fregata oggi a mio padre, l’ho
sostituita con dei ciuffi di pannocchie, fatto com’era se li
sara’ fumati senza accorgersene
Pen-Pen: *Beeeeeeeee-eeee* (Inizia a mangiare l’erba)
Kaworu: (osserva Pen-Pen, poi Shinji e poi ancora Pen-Pen) Shinji, come
ti piace la carne?
Shinji: Eh?

Stanza buia, un debole ronzio elettronico rompe il silenzio.
Improvvisamente appare la figura di Keel Lorenz.

Lorenz: Ikari!

Una debole luce illumina Gendo, seduto all’altra estremita’ del tavolo.
Pochi istanti dopo appaiono i monoliti della Seele, compreso quello con
scritto “MOON” e un’altro molto simile a una testa dell’isola di Pasqua

Monolito #05: E’ sempre stato alla moda
Monolito #08: Gia’…

Lorenz: Il nostro progetto e’ quasi giunto al termine. Lo sai, vero?
Gendo: […]
Lorenz: Non accetteremo ulteriori ritardi, ne intromissioni di alcun
genere.
Gendo: […]
Lorenz: Sai bene a cosa mi sto riferendo. La prossima volta che ci
rivredremo, i nostri rapporti potrebbero essere tutt’altro che
amichevoli. (Sparisce, seguito da tutti i monoliti)
Gendo : […] ZZZZzzzzz…*Popp* Uh eh? Cosa? Mi sono perso qualcosa
d’importante?

Shinji: *Buuurp* Ah che bella mangiata… complimenti Kaworu, pero’ le
decorazioni a forma di cuore potevi evitarle…
Kaworu: (Mettendo i piatti nella lavastoviglie) Grazie tesoruccio!
Shinji: Errr… ti dispiacerebbe chiamarmi solo Shinji? Tesoruccio mi
mette inquietudine… in ogni caso, non pensavo che questo tipo
di carne fosse cosi’ buona.
Kaworu: Eh-Eh, merito del condimento!
Shinji: […+
Misato: (Aprendo la porta) Sono a casaaaaaa! Buona sera Shinji! (Guarda
Kaworu) Oh, ma tu sei…
Kaworu: Salve maggiore Katsuragi, io sono Kaworu Nagisa!
Misato: (Si avvicina) Ah, il nuovo pilota dell’Eva! Allora avete gia’
fatto conoscenza!
Kaworu: Gia’!
Shinji: Purtroppo…
Misato: Non fare caso a Shinji, e’ sempre un po’ scordiale
Shinji: (Pensa) Scordiale un cazzo, per tutta la cena quello m’ha fatto
piedino….
Misato: Bene. Meglio cosi’, domani avremo una dura giornata alla base, il
fatto che vi siate conosciuti non fara’ altro che aiutarci!
Kaworu, ovviamente dormirai qui stanotte!
Shinji: (Sta per cadere dalla sedia) Hei! Ma che caz…
Kaworu: Oh, si! Sarebbe meraviglioso!
Misato: Ottimo, preparo la camera di Shinji! (Sparisce in un’altra
stanza)
Shinji: Sono spacciato…
Misato: (Dall’altra parte della casa) Ragazzi? Ma avete visto Pen-Pen?
Kaworo & Shinji : (Sudano) E’ andato all’autolavaggio….

Misato: Sogni d’oro! (Chiude la porta e la stanza viene avvolta
dall’oscurita’)
Shinji: […]
Kaworu: […]
Shinji: […]
Kaworu: *Frush*Frush*
Shinji: […]
Kaworu: *Striscc*Striscc*
Shinji: Kaworu..
Kaworu: Si, dimmi?
Shinji: Potresti tornare nel tuo futon?
Kaworu: Perche’? Non ti piace sentire il calore del mio corpo?

Immagine di Kaworu vicino a Shinji

Shinji: No, mi fa schifo..
Kaworu: Eddai! Sei cosi’ Kawaaaaaai!
Shinji: […] Kaworu, mollami.
Kaworu: Dai non fare cosi’, ma lo sai che (Allunga una mano) ???? Hei! E
questo cos’e’??

(Si alza, toglie le coperte e rivela Shinji con un paio di mutande di
ferro)

Shinji: Bhe? Che ti prende?
Kaworu: E quelle cosa sono??
Shinji: Il mio completo da notte! (Suda)
Kaworu: Mutande di ferro?
Shinji. Sono D&G che credi?
Kaworu: Docce & Gabinetti?
Shinji: No!
Kaworu: Shinji, toglitele!
Shinji: (Si alza) Manco morto e poi ho perso la chiave!
Kaworu: Non mi lasci molte alterative (Sul viso compare un ghigno
malefico)
Shinji: Ehi… che… che… che vuoi fare?

Misato: (Sul balcone, sorseggia una birra) Che giornata… tutta questa
storia di Rei, della NERD, e’ veramente sconvolgente (Beve) ma
non so che *BURP* farci. Tanto, finche’ mi pagano…

Voce #1: Hei! Stammi lontanto!
Voce #2: Non fare lo sciocco, vieni qui!
Voce #1: AAARRGGHH! Toglimi le mani di dosso!
Voce #2: Guarda che ho trovato nel tuo armadietto!
Voce #1: NOOOO! Il mio anal intruder! AAAAAAAAAARGH!
*WROOOOOOOOOOMMMMMMMMMMMMM*BRE*BRE*BRE*BRE*BRE*BRE*WROOOOOOOOOM!

Misato: (Si gira) Ragazzi! Fate piu’ piano! (Torna a bere) Eh eh, la
gioventu’ che si diverte!

Voce #1: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAaaaaRRRRRghhhhhhhhhh….!

Il giorno dopo, base sotterranea della NERD, Hangar navette #7.
GLi EVA 00-01 e lo 02 sono stati approntati per il test di sincronia in
programma oggi.

Misato: (Consultando dei fogli) Test di sicronia, Test di sicronia e
ancora Test di sicronia. (Butta i fogli su una consolle) Mha!
sembra che facciamo sempre le stesse cose…
Fujutsuki: E’ la prassi, maggiore.
Ritsuko: In qualche modo dovremo giustificare il budget, no? (Accende un
comunicatore) Qui la dottoressa Akagi. Le macchine EVA sono
pronte?
Operatore: ++ Si dottoressa, tutto in regola.
Ritsuko: Nessun cavo scoperto stavolta?
Operatore: ++ *Errr* no.
Ritsuko: Meglio. (Si rivolge a Misato) Ho visto che Shinji e Kaworu sono
gia’ arrivati.
Misato: (Beve del caffe’) Si, sono diventati molto amici! Non ho mai
visto Shinji cosi’ (Indica un monitor)

Nel monitor si vede Shinji camminare un po’ goffamente verso il Plug
dello 00, seguito da Kaworu che pare voglia aiutarlo a salire. Shinji si
gira di scatto, con fare minaccioso e urla qualcosa a Kaworu poi, entra nel Plug.

Ritsuko: Cosa gli ha detto?
Misato: Le prime parole erano “Stammi lontano” le ultime due mi pare…
“Rutto filotto?”
Fujutsuki: […]
Ritsuko: Mha… ora manca solo Rei.
Misato: Eccola, e’ con il comandante Ikari… (Guarda bene) ma mi sembra
un po’ strana, e’ quasi come se il comandante la stesse
trascinando…
Ritsuko: Hmmm, magari e’ solo un po’ stanca.
Fujutsuki: Si, si, ieri ha fatto un po’ tardi… (Suda)
Misato: (Cerca di avvicinarsi al monitor) E poi ha un’espressione cosi’
strana, sembra che abbia la bocca aperta… ma da quando si
mette il rossetto?
Ritsuko: (Si gira) Ma com’e’ gentile Ikari oggi, guarda la sta aiutando
ad entrare nel Plug
Misato: […] Piu’ che altro ce la sta infilando a forza

Immagine dello schermo, con Gendo che infila Rei nel Plug dopo un po’ di
problemi. Alza lo sguardo e fa il segno della vittoria.

Fujutsuki: (Mano in faccia, sottovoce) Un perfetto “Dummy Plug”..
Ritsuko: Bene, siamo pronti! Immissione LCL nei Plug!
Operatore: ++ Ricevuto!
Ritsuko: Iniziate l’analisi delle armoniche!

Immagine di Kaworu, che si volta a destra e da un bacetto
“Sincronia 99.5%”

Immagine di Shinji, che con un occhio di accorge del bacio di Kaworu e ha
un movimento di stizza
“Sincronia 96.5%”

Immagine di Rei… con la bocca aperta, immobile.
“Sincronia 100%”

Ritsuko: ++ Magnifico! Rei, il tuo tasso di sincronia e’ al massimo!
Rei: (Bocca sempre aperta) ++ SI
Ritsuko: ++ Mi complimento!
Rei: ++ SI
Ritsuko: ++ Pensavo che l’incidente di ieri potesse aver…
Rei: ++ SI
Ritsuko (Suda) … conseguenze peggiori… ma Rei stai ben..?
Rei: ++ *Fzzzz*Shhhht* Lesson Two. The pencil is over the table
Ritsuko: ++ (Suda di piu’) Rei?
Rei: ++ The window is open
Misato: Ma che succede?
Ritsuko: (Fa spallucce) Non lo so!
Fujutsuki: Bene, il test e’ concluso. Potete andare.
Ritsuko: Ma vicecomandante.. Rei e’…
Fujutsuki: Non si preoccupi dottoressa Akagi, e’ tutto sotto controllo
Ritsuko: Ma..
Fujutsuki: HO detto che e’ tutto sotto controllo, CAZZO!
Ritsuko e Misato: (Sudano) Ah… ok ricevuto! (Escono velocemente dalla
sala controllo)
Fujutsuki: (Guarda il monitor) Ikari… tu e le tue idee…
Rei: ++ Hello! Nice to meet you! My name is Mr.Flannagan…

Shinji: (Si sta rivestendo) Non credevo che Ayanami recuperasse cosi’ in
fretta… (Si siede e subito si rialza) AAAAAAAAHGH! Che male (Si
massaggia una chiappa) Ma-Maledetto Kaworu! Appena mi capita fra
le mani!
Misato: (Entra nella stanza) Ottimo test Shinji! (Si guarda in giro) Ma
dov’e’ Kaworu?
Shinji: Non lo so, spero il piu’ lontano possibile dal mio culo!
Misato: Eh?
Shinji: Culo? Eh, no! No! Volevo dire… dal mio… dal mio.. piffero!
Misato: COSA?
Shinji: Ah, eh, no! Niente piffero io…

Improvvisamente inizia a suonare l’allarme livello rosso

Voce: ++ A tutte le sezioni! Allarme priorita’ uno!! Rilevata presenza
intruso nel livello 7!

Misato: (Si volta) Cosa?
Shinji: *Fiuuuu* Salvato!
Misato: Presto! Nella sala comando!

Sala comando. Livello 2.

Operatore: Livello 8 sorpassato! E’ in discesa!
Fujutsuki: Chiudete le paratie dei successivi livelli!
Gendo: […] Maledizione…
Operatore: Chiusura paratie stagne in corso!
Fujutsuki: Speriamo almeno lo rallenti…

La porta alle spalle di Gendo si apre ed entrano Misato (Trafelata) e
Shinji (Scazzato)

Misato: Situazione?
Operatore: Abbiamo un intruso nel livello 8, e’ in discesa verso il
Terminal Dogma!
Misato: Com’e’ possibile?
Operatore: E’ lo 02!
Misato: (Primo piano) COSA? Asuka??
Operatore: No! E’ ancora all’ospedale

Immagine di Asuka che gioca al Due con dei vecchietti in ospedale
bevendo, fra una mano e l’altra, del rosso mischiato con la spuma.

Shinji: (Si scaccola) Ah bhe… se la passa bene… (Attacca la caccola
sotto una consolle)
Operatore: Abbiamo le immagini registrate dall’hangar dello 02!
Misato: Sullo schermo!

La registrazione delle telecamere di sicurezza mostra lo 02 dopo il test
di sincronia, dal pontile si avvicna una piccola figura che si piazza di
fronte allo 02

Kaworu: Eva…

Misato: Ma e’…
Shinji: … Kaworu cosa…

Kaworu: Eva.. servo dei Lilim… andiamo (Alza la mano e preme un bottone
su una piccola scatoletta)
EVA-02: (Gli occhi lampeggiano di arancione 3 volte) *BLIP**BLIP**BLIP*
(Si apre l’entry plug) *BEEP*

Misato: (Suda) […]
Fujutsuki: Deve aver rubato la chiave dell’antifurto nell’armadietto di
Asuka
Operatore: Allarme! AT Field rilevato…. E’ un Angelo!
Misato: Cosa? Kaworu…
Gendo: E’ il messaggero finale, la Seele ha deciso di anticipare i tempi
Shinji: Kaworu….tu…. (Si gira) PADRE!
Gendo: (Rolla) Vai.
Shinji: Grazie pa’. (Si rigira verso il monitor che inquadra l’EVA02 e
Kaworu in discesa) (Alza il pugno) Gran fijo de’na mignotta, mo’
te lo rompo io il culo!
Misato: Preparate lo 01!

Shinji, in men che non si dica, e’ a bordo dello 01 e sta scendendo verso
il Terminal Dogma attraversando le paratie sfondate in precedenza dallo
02.

Misato: ++ Shinji! Lo so che sei turbato ma…
Shinji: L’ammazzo… l’ammazzo…
Misato: ++ …devi renderti conto che Kaworu e’ un Angelo…
Shinji: Eddai ammasso di latta, muovi… che devo fare scendere a
spingere?
Misato: ++ … per quanto tu lo consideri un amico…
Shinji: Kaworu, maledetto ricchione stanotte mi hai colto di sorpresa…
Misato: ++ … potrebbe causare l’estinzione dell’umanita’…
Shinji: Ti sei approfittato di me!
Misato: ++ … devi fermarlo!
Shinji: IN TUTTI I SENSI!
Misato: ++ Mi hai capito Shinji?
Shinji: Si, si, l’ammazzo, non ti preoccupare.

Misato: […] Com’e’ diventato freddo quel ragazzo
Gendo: Si e’ reso conto di essere diventato un uomo finalmente *Smoke*
Misato: (Si gira) Comandante! non avrei mai pensato che… Hey, ma che
cos’ha in bocca?
Gendo: Cosa? (Prende la _sigaretta_ tra le dita) Non lo so, dev’essere
una novita’ sul mercato pero’ non sa di nulla, e’ da ieri che
cerco di fumarla ma non ha effetto…
Misato: (Si rigira con una mano in faccia) Meno male che siamo alla fine
Operatore: L’Eva 01 e’ a poca distanza dallo 00!
Fujutsuki: E’ la resa dei conti.
Ritsuko: La fine del nostro lavoro
Misato: La sopravvivenza dell’umanita’ e’ in gioco
Gendo: *Poff* A me sembra di fumare del mais…

Shinji: ++ KAWORU!
Kaworu: ++ Shinji… ti stavo aspettando

L’EVA-01 ha raggiunto lo 00 ed entrambe stanno completando la discesa nel
Terminal Dogma, dopo un attimo entrambe le unita’ si ritrovano circondate
da un mare di LCL.

Shinji: (Non dando peso a cio’ che lo circonda) ++ Kaworu! Tu.. tu sei
l’ultimo Angelo!
Kaworu: ++ Io sono della stessa natura di Adam, della stessa materia
degli Eva, che voi Lilims avete creato per diventare degli Dei.
Shinji: ++ Cosa ti stai inventando Kaworu! Diventare Dei? E’ un’idea
folle! Solo un pazzo poteva pensare a una cosa del genere…

Gendo: *Etci’!* *Sniff* Qualcuno ha un fazzoletto?

Kaworu: ++ Puoi non crederci, ma questa e’ la verita’. Io devo completare
la mia missione
Shinji: ++ Kaworu, non farlo!
Kaworu: ++ Mi spiace, quello che c’e’ stato fra noi non potra’ mai essere
cancellato..
Shinji: ++ […] Ce lo so..

L’entry plug dello 02 viene espulso e Kaworu, levitando, si allontana
dall’unita 02 che senza pilota attacca lo 01

Shinji: ++ KAWORU! *Offffff!* (Lo 01 e’ caricato e colpito in pieno dallo
02, entrambe sprofondano nell’LCL)

Kaworu si avvicina ad un’enorme porta corazzata

Kaworu: Adam, nostra genesi. Finalmente (Bussa alla porta)

Operatore: Sigilli rilasciati! Terminal Dogma invaso!
Misato: N-Non ce l’ha fatta!
Operatore: L’Heaven’s door si sta aprendo
Gendo: (Shorts rossi, bandana e occhiali da sole, salta sulla scrivania)
Kno-Kno-Knocking on the Heavens doooorrrr UO UOO UOOOOUOOOOUOOOO
Misato: Comandante! NON ORA!
Gendo: (Si siede) Mi scusi…

La porta della sala di comando si apre e appare Asuka.

Asuka: HEIL!
Misato: Asuka?? Ma stai bene?
Asuka: Mio prode alleato nipponico! Noi tedeschi essere gente cazzuta. La
nostra capacita’ di recupero e’ impressionante, condiderando che
non hanno avuto difficolta’ a rimettere in sesto il criceto che
avevo in testa.
Misato: […]
Asuka: Piuttosto… cosa succede? Ho sentito l’allarme venendo qua
(Sgranocchia un po’ di crauti)
Misato: Vuoi il riassunto lungo o quello breve?
Asuka: Quello breve.
Misato: Allora…ieriearrivatiltuosostitutochehafattoamiciziaconShinjipoi
oggic’estatoiltestdisincroniachee’andatomoltobeneanchesenonhoben
capitoilcomportamentodiReipoic’e’statocasinosiinsommaKaworuchee’
iltuosostitutoinrelata’e’unagelochehaciulatol’unita02eoraenel
terminaldogmaconShinjicheselestannodando *HANF*HANF*
Asuka: (Smette di mangiare i crauti) Torno in ospedale…

L’Heaven Door si e’ aperta e Kaworu e’ entrato nella sala piu’ segreta e
protetta di tutta la NERD. L’intero posto e’ dominato da una gigantesca
croce rossa, sulla quale e’ crocefissa una strana forma di ex-vita

Operatore: AT FIELD! Un altro a AT Field nel Terminal Dogma
Ritsuko: Un altro angelo?

Kaworu: Adam. No….. Non e’ Adam! (Alza lo sguardo e vede Rei su uno
spalto piu’ in alto)
Rei: (Bocca aperta) […] Lesson 5. The weather for the next week…
Kaworu: (Sorride) Adesso capisco… (Guarda la creatura) Lilith…

Con un fragore, una parte delle mura viene divelta e il corpo senza la
testa dello 02 viene buttato nell’LCL attorno alla croce. Dopo entra
l’unita’ 01, tenendo la testa dello 02, con relativa colonna vertebrale,
nella mano sinistra

Shinji: FATALITY! (Butta la testa dello 02 nel mare di LCL) Scusa
Asuka…
++ KAWORU! Come over here! Avro’ il tuo culo!
Kaworu: Wow! Shinji.. cosi’ davanti a tutti!
Shinji: Errr, non sottilizziamo ora. (Si guarda intorno) Hei, ma dove
sono finito?
Kaworu: Non ti sei mai chiesto cosa cercavano gli angeli? Perche’ solo
Neo Tokyo-3 era il bersaglio degli attacchi
Shinji: Bhe, no… dopotutto questo e’ un anime robotico, gli alieni
attaccano sempre il Giappone…
Kaworu: Il motivo era questo (Indica dietro di se)
Shinji: Eh??? Un piu’ di legno?
Kaworu: Non e’ un piu’, e’ una croce…
Shinji: Allora intendi l’acrobata…
Kaworu: (Mano in faccia) Non e’ un acrobata… e Lilith, l’origine.
Shinji: Aaahhhhh! Darkstalkers! Ma che c’entra?
Kaworu: Non quella Lilith! La Litith, prima moglie di Adamo, secondo il
vecchio testamento. Ripudiata prima che Eva venisse creata.
Lilith, l’essenza dalla quale sono stati creati gli Evangelion!
Shinji: Cosa?
Kaworu: Non puoi capire, lo so. (Si gira) Ma non ha importanza, la mia
missione e’ fallita.
Shinji: Kaworu…
Kaworu: Che pieta’ mi fate… esseri umani..
Shinji: Cos..?
Kaworu: Cosi’ deboli da cercare la pace in un falso dio…
Shinji: (Vena a forma di corce sulla tempia) Debole a chi?
Kaworu: Cosi’ deboli da volere l’immortalita’…
Shinji: (Stringe un pugno) Kaworu…
Kaworu: Non siete molto diversi gli uni dagli altri.. qual’e’ il tuo
scopo nella vita, Shinji? Pilotare un Evangelion, non sai fare
nient’altro…
Shinji: (Inizia a emanare un alone rosso intorno alla sua figura) […]
Kaworu: Shinji, la decisione di unirmi a Lilith non spetta a me. Lo so
che sara’ dura ma… devi uccidermi… La mia esistenza non ha
piu’ senso ora. Solo adesso posso morire… altrimenti, sarei
condannato all’eterna agonia..
Shinji: […]
Kaworu: […]
Shinji: […]
Kaworu: Shinji… io *SPLAT*

Immagine dell’EVA-01 con un piedi in avanti

Shinji: E porta i miei saluti agli altri ricchioni che ti hanno
preceduto!
++ Con questo chiudiamo il discorso Angeli, eh…. Papa’?
(Guarda in alto)
Gendo: Ottimo lavoro Shinji.
Misato: E cosi’… e’ tutto finito…
Gendo: No
Misato: Cosa?
Gendo: La Seele non permettera’ che il loro piano venga rovinato da noi.
Ritsuko: La Seele? Ma comandante…
Gendo: Mantenete il livello d’allarme a rosso, recuperare lo 01 e 02.
(Apre un cassetto e prende la Rosa) Io sono nei sotterranei a
concentrarmi… Fujutsuki… lascio tutto in mano sua.
Fujutsuki: Capisco…
Asuka: Io non afere capito una ceppa.
Misato: Vuoi che ti rispieghi il tutto?
Asuka: Si, ma con qualche spazien tra una parola e l’altra… Ja?

Alcune ore dopo, lo 01 e lo 02 sono stati recuperati e, mentre le
riparazioni d’emergenza sull’unita di Asuka sono in progresso, una
riunione d’emergenza e’ in corso nella sala comando della NERD…

Fujutsuki: .. e questo e’ tutto.
Misato: Cosi’ lo scopo della Seele era quello non di prevenire, ma di
attuare il Third Impact.
Ritsuko: Roba da non credere.
Fujutsuki: Ora che il messaggero della Seele e’ stato eliminato, possiamo
aspettarci di tutto.
Shinji: (Si alza in piedi) E adesso, cosa facciamo?
Voce: La cacca!
Shinji: […] Intendo, la Seele non ha piu’ i mezzi per attuare il suo
piano, percio’…
Fujutsuki: Non e’ esatto. Kaworu e’ una specie di Rei, creato dal
materiale genico di Adam, un perfetto pilota..
Misato: … per gli Evangelion. Questo significa che…
Fujutsuki: Ci attaccheranno.
Shinji: (Si alza in piedi) SIIII! Che fico! L’attacco dei cloni!
Asuka: Alleaten, siediti e smettila di dire idiozien.
Shinji: (Si siede) Scusate.
Fujutsuki: La produzione di massa degli Eva e’ gia’ attiva da un po’ di
mesi, la Seele ha le armi, deve solo usarle.

La stanza viene illuminata da una luce rossa d’emergenza.

Voce: ++ Allarme livello 1! Intrusione informatica in corso.

Ritsuko: I MAGI!

(Immagine dei MAGI con addobbi natalizi e musichetta natalizia in
sottofondo)

Voce: ++ Abbiamo perso le comunicazioni con il livello superiore.
Intrusione! Intrusione!

(Rumore di spari)

Asuka: Ci attaccano!
Misato: Presto! Tutti ai posti di combattimento!

Le sedie, sulle quali sono seduti tutti, compiono una mezza rotazione e
spariscono nel pavimento.

Voce: E le maschere?

Sala di comando. Alcuni istanti dopo

Misato: Situazione!

Su un megaschermo appare la mappa di Neo Tokyo-3, la base della NERD in
giallo ocra, le unita’ nemiche in rosso

Operatore: Eva 01 e 02 pronti al combattimento, registriamo scontri nelle
sezioni interne 4 e 6. Forze di superfice localizzate vicino
alle rovine della citta.
Misato: Mandate gli harvester nel settore 4-B, iniziate la costruzione di
torrette difensive e carri. Il cannone a ioni orbitale?
Operatore: Pronto in 5 minuti
Misato: Dov’e’ il comandande?
Fujutsuki: E’ nei sotterranei, con Rei… status dei MAGI?
Misato: Se ne sta occupando Ritsuko

Immagine di Ritsuko che riaccende la lancia termica e si mette a maschera
da saldatore

Fujutsuki: Chi vincera’ ora… decidera’ il destino dell’umanita’.
Misato: Lanciate gli EVA!

[Solita squallida BGM di lancio]

Shinji: ++ Hey, niente monnezza stavolta!

Superficie, diverse colonne di carri della JSDF stanno penetrando in
citta’, trovando nessuna resistenza da truppe terrestri. Un gruppo di
Tank gira l’angolo di un palazzo, nel momento in cui lo 02 appare
dall’elevatore sulla strada, mentre lo 01 esce da un palazzo.

Asuka: ++ Arh Arh! Nulla di cui preoccuparsi! Queste unita’ terrestri non
potranno nulla contro le unita’ Eva
Shinji: ++ In ogni caso, prudenza!
Asuka: ++ Certo…

Lo 02 estrae un’enorme ascia bipenne e si lancia alla carica

Asuka: ++ PER CROM!!!
Shianji: ++ (Mano in faccia) Gesu’…

Operatore: Unita 01 e 02 in combattimento.
Fujutsuki: La Seele non si limitera’ a questo…
Operatore: Contatto aereo! Bombardieri in rapido avvicinamento da sud,
rotta 3-4-5
Misato: Non vorranno mica distruggere la zona?
Fujutsuki: Ikari… (Guarda vero l’alto) Che vuoi fare ora?

Immagine di Gendo che “infila” Rei nello 00

Asuka: (Dando un calcio a un paio di tank) Misere formichen! Inchinatevi
al vostro Fuhrer!
Shinji: ++ Asuka! Comunicazione dalla base, abbiamo in arrivo un attacco
aereo.
Asuka: ++ *Pffff* Sono pronta anche a questen! AH AH AH Virgola AH!
Shinji: ++ E’ matta…
Asuka: ++ Hai detten qualcosa?

7 bombardieri strategici, in formazione “V” serrata escono da un banco di
nubi e dispiegano la formazione. I portelloni delle bombe vengono aperti
ma, invece che del carico esplosivo, lasciano cadere altrettante figure
bianche, molto simili agli Eva della NERD, la caduta libera dura un paio
di secondi, poi i misteriosi umanoidi dispiegano delle ali e iniziano a
planare verso Neo Tokyo.

Misato: Eva? Evangelion?
Fujutsuki: La Serie Eva XP… interessante.
Misato: Sono dei dummy?
Fujutsuki: Dummy del messaggero, quindi… ognuna di quelle macchine puo’
causare il Third impact!
Misato: […] Shinji!

Shinji: ++ Ho sentito. Vediamo di ricapitolare. Due macchine Eva, di cui
una danneggiata, contro 7 macchine della nuova generazione. E se
non ce la facciamo, il mondo scoppia come una palletta.
Misato: ++ Gia’
Shinji: (Aprei il cruscotto dell’Eva, estre un cannone e l’accende)
Capisco perche’ mio padre e’ diventato cosi’… Asuk…

*BAM!*BLANG!*

Uno degli Eva XP viene colpito da qualcosa e, in una nuvola di piume si
avvita e precipita al suolo

Shinji: (Mani sulle orecchie) Ma che diav… (Si gira e vede lo 02 con
una doppietta ancora fumante) ++ Asuka!!
Asuka: ++ Maledetten uccellacci! (Inizia ad agitare la doppietta) Venite
qua che vi riempio di piombo!
Shinji: ++ Eh eh, si e’ aperta la caccia vedo *Grin*
Asuka: ++ Vuoi partecipare? *Grin*
Shinji: ++ Ovvio, almeno stasera mangero’ carne diversa da quella di
capra *Evilgrin*
Misato: ++ SHINJI!!!
Shinji: ++ Merd…

Sotterranei della NERD… Gendo esce dal bagno allacciandosi i pantaloni.

Gendo: Scusa Rei, ma proprio non ce la facevo piu’.
Rei: […] (Bocca aperta)
Gendo: Andiamo a finire cio’ che abbiamo iniziato.

I due percorrono alcuni corridoi del Terminal Dogma fino ad arrivare alla
stanza dove e’ conservata Lilith

I rimanenti Eva atterrano intorno alle unita’ 01 e 02, circondandoli. Le
ali si ritraggono e la serie XP assume la posizione d’attacco.

XPs: *Plinnnn pliiinnnnnn pliiiiiiiiiin!*
Asuka: ++ Oddio oddio, che schifen! Ma sembra che hanno pure il
rossetten!
Shinji: ++ Basta Angeli/Eva culattoni eh! Io ho gia’ dato… purtroppo!
Asuka: ++ Due contro sei, potrebbe esseren la nostra ultima battaglien…
Shinji: ++ Gia’, cara la mia crucca.
Asuka: ++ Shinji…
Shinji: ++ Cosa c’e’?
Asuka: ++ Ti amo.
Shinji: […] (Lo 01 si gira verso lo 02) COSA?

In quel momento un XP colpisce con un calcio volante la nuca dello 01
lanciandolo decine di metri piu’ in la’

Asuka/EVA-02: *Oh*Oh*Oh* (Porta le mani intorno alla faccia e alza una
gamba) Ma io scherzavo *Oh*Oh*Oh*
Shinji: […] Mortacci… tua… A-suka…
Asuka: *Oh*Oh*Oh* Mi sento ancora me stessa! AHAHAH!

Lo 02 si avvita e colpisce l’XP05 in pieno petto, mandandolo a sbattere
contro un palazzo.

Shinji: (Si rialza) ++ Moooolto divertente!
Asuka: ++ Sai fare di meglio?
Shinji: ++ Questa volta non ho lasciato nulla al caso… (L’Eva porta la
mano dietro la schiena ed
estrae l’elsa del Progressive Knife)
Asuka: ++ Shinji!
Shinji: (Flash di quando viene percepito un pericolo) Lassu’! (Alza lo
sguardo e il sistema di tracciamento dello 01inquadra un XP che
da attaccando dall’alto)

L’XP si sta gettando sullo 01, ma questi salta verso di lui a sua volta,
e dall’elsa del Knife si estende una lama di energia rossastra, ben piu’
lunga e simile a una…

Asuka: ++ Una spada laser!

.. che taglia in due l’XP prima che questo possa rendersi conto di cosa
e’ successo. Lo 01 atterra in piedi e si rivolge verso lo 02

Shinji: ++ Eh eh eh
Asuka: ++ Ma-Maledetto!
Shinji: ++ Non mi faccio fregare due volte dallo stesso coltello
impasticcato, sono passato dal magazzino 83 e ho preso qualche
souvenir…
Asuka: ++ Forse possiamo vincere…
Shinji: ++ Forse…

Gli XP attaccano tutti assieme.
Centro comando NERD.

Operatore: 01 e 02 in combattimento con serie XP
Misato: Bene, sembra che riescano a tenerli a bada, MAGI?
Ritsuko: (Appare sporca d’olio) Melchiorre ha grippato. Devo sostituire
la testata. Zuzzurro sta ripristinando gli OS.

Un’esplosione smuove la sala

Operatore: Centrale energetica colpita! (Va via la luce e si accende
quella d’emergenza)
Misato: Cosa e’ successo?
Operatore: Elementi R6 hanno disabilitato la centrale energetica, perdita
di potenza alle torrette del perimetro esterno, spegnimento
sistemi non-vitali. Energia non sufficente!

Sullo schemo e nelle cabine dello 01 e 02 appare il countdown dei 5 minuti

Shinji: ++ Misato!
Misato: ++ Mi spiace ragazzi!
Shinji: ++ Maledizione! Asuka, dobbiamo fare in fretta!
Asuka: ++ Shinji… abbiamo un problema.
Shinji: ++ Un altro?
Asuka: ++ Guarda… (Indica gli XP colpiti che si stanno rigenerando)
Shinji: ++ Impossibile! Li avevamo colpiti a morte!
Fujutsuki: E’ la serie XP… maledetti punti di ripristino…

Due XP si gettano sullo 02, colpendolo e strappando pezzi della corazza

Asuka: ++ AAAAAArrghhh!
Shinji: ++ Asuka! Eh? (l’Eva 01 riceve un pallone da football) Cos…?
(Immediatamente e’ placcato da 3 XP) AAAAHHHHI!

Gendo: (Davanti alla croce di Lilith) Rei, ritorna alla madre… forse
cosi’ riuscirai almeno a toglierti quell’espressione idiota dal
volto
Rei: […] Today is a rainy day…
Gendo: Si vabbhe, ho capito (Prende Rei e la butta addosso a Lilith,
lentamente il corpo di Rei viene assorbito) Bentornata….
Lilith: […] *Grummmbbbblw*AAAAAAHHHHH* *SPUT!*

Rei viene sputata dalla bocca di Lilith sul pontile, a pochi passi da Gendo.

Gendo: Re-Rei? Ma cosa??
Rei: (Alza, tenendosi la testa) Porca troia, che botta…
Gendo: Rei! Ma tu dovevi fonderti con Lilith! (Mette la mano sul seno di
Rei)
Rei: (Si toglie la mano di Gendo da addosso) E’ un vizio di famiglia?
Gendo: *ERRRRR*
Rei: Ho sentito la voce di Shinji che mi chiamava. Devo andare.
Gendo: Rei, non puoi! Non avevo previsto cio’!
Rei: Non sono la tua bambola…
Gendo: Bhe, no infatti, pero’ con i punti delle merende…
Rei: Addio, dottor Ikari. La ringrazio per tutto… (Si allontana)
Gendo: Rei! REI! NOOoooooooo…..! Almeno lascia le cartineeeeeee!

Shinji: (Con un XP che gli sta morsicando una chiappa) Ahi! Ahi! Levati!
<TIMER -1.5 mins>
Asuka: ++ E’ impossibilen! Non ce la faremo! *ARGH!* (Colpita da un XP in
tenuta da Hockey)
Voce metallica : Critical Hit! Gyros!
Asuka: ++ Presto Shinji! inventati qualcosen! Berserk, fucili ad onde
moventen, palle di fuochen, tira fuori la sorpresa della
settimanan!

Shinji si alza e inizia a slacciarsi i pantaloni

Asuka: ++ Non quella, idioten!
Shinji: (Si risiede) ++ *Uff* Tarpano le ali alla mia creativita’

<TIMER -1.0 Mins>

Lo 00 appare all’orizzone, camminando lentamente verso la battaglia, il
calore del terreno crea un’effetto di distorsione ottica… lo 01, 02 e
la serie XP interrompono per un attimo il combattimento.

XP#6: Errore di registro?
XP#9: Missing entry in @SDFSJ!LFF#5644!
XP#8: Recovering from last saved position…

Shinji: ++ Ayanami? (Dal sistema di comunicazione si alza una musica) Eh?
Che c’entra Jesus Christ Superstar?
Rei: ++ Ikari, sono qui. Ho sentito il tuo richiamo
Shinji. ++ Veramente non ho chiamato nes…
Rei: ++ Per una volta, voglio essere io a decidere il mio futuro
Asuka: ++ Hei, piccioncini! Poche ciancie, gli XP hanno ripreso a
muoversi e il limiten energetichen e’ quasi esauriten, tiraten
fouri un’idean!
Rei: ++ Io… che sono stata la causa di tutto cio, saro’ anche la fine
Asuka: ++ Questen mi pare ein stronzaten.
Rei: ++ Lasciate fare a me!
Shinji: ++ Rei, non potrai mai farcela, siamo al limite!
Asuka: ++ 30 secondi all’esaurimento dell’energia.
Rei: Non ho altra via. (Ravana nel cockpit ed estrae un controller)
Shinji: ++ Ma quello…
Rei: ++ E’ ADAM, il controller Wireless.
Shinji/Asuka: ++ Sti cazzi!
Voce: Lamminkiaaaa!
Gendo: ++ Non vorrai mica..
Rei: (Preme START) ++ Facciamola finita.

<HERE COMES A NEW CHALLENGER!!>

<TIMER -20 Secs>
Rei: ++ Amici, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto.
Asuka: ++ Ripeto. Questen mi pare ein stronzaten!
Shinji: ++ Ayanami! No! Non un’altra volta!

Lo 00 si attiva e si mette in posizione di guardia, un’alone azzurro
inizia ad avvolgerlo.
Gendo: ++ Rei! non farlo!
Rei: ++ Un mio solo errore e sara’ la fine! La mia vita… per la
sopravvivenza dell’umanita’!

<TIMER -10 Secs>

Rei: (Smanaccia) Avanti, avanti, mezzaluna indietro, X, O, O, indietro,
avanti, X….

<Colpo della distruzione dell’universo!>
Un solo errore e tutte le forme di vita dell’universo saranno
spazzate via ! E’ un colpo che solo i piu’ grandi maestri posso
tentare di eseguire!

Shinji rimane a bocca aperta, Asuka rimane a bocca aperta, Misato rimane
a bocca aperta, Ritsuko ha cambiato lo scarico a Zuzzurro che ora ha una
Proma, e rimangono anch’essi a bocca aperta, Gendo apre leggermene il
labbro…

Gendo: ++ NOOOO! Era avanti, avanti, mezzaluna indietro, X, O, O,
indietro, avanti, O !!

Rei: ++ Ah, ho sbagliato?
Shinji: ++ Merda…
Asuka: ++ Lo dicevo che era ein stronzaten!

>>TIME OVER!<<

Su tutti appaiono delle goccioline di sudore.
Lo 00 detona e ondate d’energia investono tutte le macchine EVA
innescando esplosioni a catena che rapidamente investono tutta Neo Tokyo
3, il bagliore dell’esplosione ingolfa anche la NERD, l’ultima canna di
Gendo si spegne nel momento in cui tutto sparisce in una luminosa palla
bianca.

Gendo: (Voce che sparisce) Siamo arrivati al filtro… e alla fine…

L’ondata di energia si espande dal Giappone colpendo tutte le altre
nazioni del mondo, la terra inizia a creparsi colonne di fuoco salgono
nel cielo, dopo attimi che sembrano durare in eterno, tutto il pianeta
esplode in una nube a forma di teschio…

[…]

Alcuni attimi di silenzio. Il corpo di Shinji appare fluttuando nel nulla

Voce: Ogni uomo ha il diritto di scegliersi il proprio futuro
Shinji: (Apre gli occhi) Ma-Mamma?
Voce: Shinji, sei riuscito a crearti il tuo futuro, sei cresciuto.
Shinji: Mamma! Sei tu?
Voce: Gli uomini hanno creato gli Eva per diventare degli Dei, ma non
hanno capito che la vera immortalita’ era gia’ in loro
Shinji: Ma.. ora? Che cosa succedera?
Voce: Dipende…
Shinji: Da cosa?
Voce: Dipende dalla volonta’ degli uomini, dalla loro volonta’ di crearsi
un futuro. Chi lo vorra’ potra’ ritornare nella sua forma
originaria, nel modo in cui vuole… e’ una scelta.
Shinji: Mamma…
Voce: Shinji, ora e’ il tuo momento di scegliere, te lo sei meritato.
Shinji: Lo so. E’ stato bello sentirti ancora.
Voce: Shinji…
Shinji: Dimmi mamma…
Voce: Mica hai dei biglietti del metro’?
Shinji: […]

Ancora una volta tutto e’ invaso da una fortissima luce bianca.

[…]

Il sole, in alto nel cielo, qualche piccola nuvola bianca avvolta nel
blu. Rumore della risacca del mare… un mare cristallino che si infrange
su una lunghissima e bianchissima spiaggia. Un piccolo granchio emerge
dalla sabbia e iniza ad allontanarsi dal bagnasciuga. Dopo poco arriva
vicino ad un piede e inizia a salirvici sopra. Improvvisamente il piede
ha una scossa e il granchio ritorna velocemente nell’acqua. Shinji e’
placidamente seduto su una sdraio in riva al mare, occhiali da sole,
cappello di paglia e con indosso le cuffie del MD, un tavolino al fianco,
sul quale e’ appoggiato un Cuba Libre e una ciotola piena di salatini

Shinji: *Dudedummm* *Dadadada* (Spegne il MD) Ahhh, liberta’ di scelta.
Liberta’ di scegliere il proprio futuro. Certo e’ una gran bella
cosa, basta avere le idee chiare in testa *Eh*eh* (Si toglie il
cappello di paglia e si stiracchia) Basta robottoni giganti,
entita’ disgustose, riferimenti alla Cabala o altre minchiate del
genere (Allunga la mano e prende il Cuba) e’ tempo di divertirsi
(Alluna la mano e prende dei salatini) *Gnam*Gnam* almeno da qui,
fino al resto dell’eternita’ (Allunga ancora la mano) Uh?
*Palp*Palp* Ma che… ?? *Palp* Ancora un budino fra i salatini?
Pero’… mi sembra piu’ consistente di quello dell’altra volta.
Rei: (In bikini) Shinji Ikari! (Si alza dalla sdraio) vuoi forse
insinuare che quella ha le tette piu’ grosse delle mie?
Asuka: (Anch’essa in bikini, si alaza da una sdraio a fianco di Shinji)
Hei, come ti permetti, bambolotto delle merendine?
Shinji: (Con la mano sul seno di Asuka) *Eh eh eh eh*
Rei: Bambolotto a chi? Senti, mettiamo le cose in chiaro, finiamola con
sta storia dell’involucro, della pazza psicolabile e di tutte le
altre cavolate successe negli scorsi mesi, OK? Finita la serie,
finita la parte!
Shinji: *Eh eh eh ghe ghe*
Asuka: Ah si? Senti cocca, perche’ non te ne torni a piagnucolare dal
comandante Ikari, eh?
Rei: Ma non ci penso nemmeno!
Shinji: *Ah!* Ma chissa’ che fine a fatto il vecchio…
Asuka: Shinji, scusa… potresti levare la mano da li? (Indica il seno)
Shinji: Ho una paralisi…
Asuka: *Grrrrrrrrr!*
Shinji: Eh eh eh…

Immagine del cielo… delle nuvole… ma e’ un cielo piu’ differente,
piu’ mite. Non c’e’ piu’ il mare, siamo sulla terraferma, una strada che
attraversa la campagna… un trattore fermo ai bordi di un campo e due
uomini seduti sul cassone posteriore…

Fujutsuki: Non avrei mai immaginato che potesse andare a finire cosi’
Gendo: Gia’, e’ veramente strana la vita. Un giorno sei il comandante di
una mega-organizzazione per migliorare l’umanita’ e il giorno
dopo… bhe, il tuo piu’ grande sogno si realizza (Si mette in
bocca una ‘sigaretta’e indica una vasta distesa di piante dal
lungo fusto le cui foglie hanno un particolare aspetto)
Fujutsuki: Amico mio, sante parole. Dovremmo pero’ tornare a casa ora,
senno’ chi le sente quelle due la. Piuttosto… come va con il
Maggiore?
Gendo: *Poff* Mha, odia farsi chiamare cosi’… pero’ devo ammettere che
non e’ male… e tu, con la dottoressa?
Fujutsuki: Facciamo a turno a giocare al paziente e al dottore…
Gendo: Vecchio maiale eh eh eh!
Fujutsuki: Mi conosci… (Salta giu’ dal cassone) Guido io.
Gendo: Come vuoi… io mi rilasso qui dietro.

Il trattore si rimette in moto, levando polvere dalla strada sterrata
mano a mano che si allontana dal campo, Gendo fissa il tramonto, come se
fosse la prima volta che lo vede.

Gendo: Gia’… come nuovo inizio non c’e’ male… *Pofff* (Guarda la
_sigaretta_) pero’ e’ vero che certe cose non cambiano proprio
mai!

Sigla finale, con lo 00, 01, 02 e gli XP che svolazzano, in stormo, verso
il tramonto…

<Titoli di coda>

[Basato su Neon Genesis Evangelion
[Gainax, 1995

Shinji: (Si mette una mano in faccia) […] Papa’… non ti fai
vivo per un fracco di tempo, ad un tratto mi dici di
raggiungerti. Arrivo qui e tentano di uccidermi, trovo
un’ubriacona a ricevermi…
Misato: Ubriacona a chi?
Shinji: …infine giungo in questa vasca gigante, ci trovo un
robottone e tu mi dici di salirci e pilotarlo? Di la verita’.
Ti fai ancora… vero?

[Involontariamente ispirato dalla versione italiana
[Edita dalla Dinamic, o Dynamix o Dinamix o Dinamo o Dinablaster o
Minni…

Ritsuko: Il supercomputer e’ composto da 3 macchine indipendenti:
Melchiorre, Baltasarre e Gaspare.
Shinji: (Nota una piccola scatola blu, con una lucina verde, posta
di fianco alle 3 macchine) E quello cos’e’?
Ritsuko: Quello? E’ Zuzzurro, lo ZiP Drive per i backup.

[Stesura originale; Lord V 1997-1998
[Ristesura episodio 6; Lord V 1998-2002

Rei: ++ *AH! AH! AH!* Chiamatemi Rei “Nightmare of Solomon” d’ora in
poi! *AH! AH! AH! AH! AH!*

[N.B. L’episodio 6 si era perso in un CD d’archivio
[Sia lodata Minni per averlo ritrovato

Misato: ++ Shinji! Asuka! L’ammiraglio ha un piano!
Amm.Okita: ++ Statemi a sentire, ragazzi. Questo e’ il mio piano.
In questa zona e’ affondata durante la seconda guerra
mondiale una corazzata giapponese, bene, noi la tireremo
fuori da li la rimetteremo in sesto e la renderemo una
nave volante. Poi intraprenderemo un viaggio verso un
pianeta lontano lontano dove faremo rifiorire la civilta’
umana (Si gira) Signorina Katsuragi! Saremo i nuovi
Adamo ed Eva! *ZOMP* <Click>

[La FF e’ nella sua interezza (c) della LVMM
[Ma puo’ essere distribuita liberamente

Asuka: Hei! Hei! Che e’ sta storia della purezza?
Rei: ???
Asuka: C’ho quasi 15 anni io!
Ritsuko: ???
Asuka: Mica pretenderete che sia ancora vergine… vero?

[Lord V ringrazia tutti per l’attesa
[E ricorda che tutte le offerte saranno raccolte da Sailor Pluto

Shinji: Belle scope… davvero… e’ forse una metafora?
Ritsuko: *OpS!* Sbajato! Scusate…. (Si avvicina ad un’altra porta)
Qui dietro c’e’…. REI! (Apre la porta)
All’interno c’e’ Gendo, seduto su un W.C., pantaloni calati, canna
in bocca e la Gazzetta dello Sport in mano…
Gendo: Occupato!

[E se pensate che questo sia stato l’insulto finale…
[Molto probabilmente vi accorgerete che vi siete sbagliati…

Voce di Gendo: La devo finire di fumarmi l’impossibile…

————————————————————————-
Neon Genesis EvangHelion
Parola di Lord V
1997-2002
——————————————————————–FINE!

Akiba Girls

Il seguente testo venne originariamente scritto da Chibi Goku. Dato che è divertente e che la fonte originale è perduta, ve lo ripropongo:

“Io non parlo quasi mai di hentai”.

Ed infrangiamo subito questo quasi mai visto che mi è capitato tra le mani l’hentai più idiota e stereotipato che abbia mai visto (per il momento).

Inizia, abbiamo il protagonista in giro per Akihabara (quartiere famoso per i negozi dove puoi trovare tutto quanto esista di elettronico/informatico/otakuistico), il tizio è ovviamente uno sfigato, mezza cartuccia impegnato nel classico giro alla ricerca di h-games, la sua vera passione.
Tornando a casa incontra una tipa in un parco e al solo guardarla si innamora di lei.
Torna a casa e ad accoglierlo c’è sua sorella, una discreta fighetta ingrifata come non mai che cerca in tutti i modi di trattenerlo, lui però scappa in camera perché per lui niente è più importante degli h-games.
Di notte però fa delle fantasie sulla tipa incontrata al parco e così, il giorno dopo, decide di mettere fine a questa sua deviazione dalla via otaku e per dimenticare questa tizia si iscrive ad un club otaku al 100%.
Entra nella stanza del club e trova una tipa mezza nuda, ovviamente la tipa si veste e iniziano a conversare, lei è iscritta al club, la conversazione però langue così la tipa decide di spogliarsi di nuovo e di chiavare, perché lei è una senpai e deve istruirlo.
Poi arriva anche il presidente (altro sfigato) e si danno tutti appuntamento alla fiera di sabato

Se la storia fino a qua vi sembra idiota sappiate che non avete ancora visto nulla.

Quartiere di Akihabara, lo sfigato™ questa volta è andato a stringere la mano ad una seiyuu (doppiatrice), appena esce dal locale esclama le tipiche frasi da sfigato (non mi laverò più le mani, è un giorno grandioso ecc ecc) ma una voce femminile lo interpella, cosa fare a quel punto? ovviamente rispond in modo sgarbato.
Poi si gira verso la tizia e scopra che è la figa™ di cui si era innamorato perdutamente 10 minuti (di episodio) prima.
“volevo comprare un asciugacapelli però non so orientarmi, non è che potresti aiutarmi?”
“io?”
“sì”
“ah ah ah ah, certo, ti mostro io la strada”
e passano alcune ore come una coppietta felice con lui che passa da sfigato assurdo a super-playboy.
lei “possiamo incontrarci ancora una volta”
lui(pensa) “io? com’è possibile bla bla”
lei “possiamo?”
lui(pensa) “seghe mentali qualunque”
lui “certo, è un piacere”
lei “allora facciamo questo sabato”
lui “certo, nessun problema, ci sarò”
Non appena lei sparisce dalla vista lui si rende conto di essere un emerito coglione perché ha sovrapposto i due impegni.
Ma ora viene il bello, lo sfigato™ si dirige al club, apre la porta della stanza e, sorpresa, trova un’altra ragazza mezza nuda.
La tipa si incazza come una bestia, si veste e lo fa entrare.
“infame, come ti permetti di entrare bla bla bla”
“la porta non era bloccata e poi cazzo ne sapevo bla bla bla….
…ehi, ma tu sei setsuko (la seiyuu)”
“gosh, come fai a conoscere il mio nome d’arte”
“sono un tuo grande fan, fin dai tempi di &nomeidiotadiungioco”
-calcio nella pancia-
“mi hai fatto venire in mente brutte memorie”
“perché era un h-games”
-calcio nella pancia-
“sì, gli h-games sono così difficili, poi quando l’ho fatto ero davvero inesperta”
“non sarai mica vergine?”
-calcio nella pancia-
“ho avuto il ruolo per un altro h-games, devo imparare, aiutami”
“aiutarti in cosa”
“ecchi”
“gosh”
-lei si spoglia-
lui”tu non pensi ai miei sentimenti”
-lui ce l’ha in tiro in modo scandaloso-
-fanno sesso-

Per chiudere l’episodio fanno vedere la sorellina ninfomane in attesa del fratello che riceve una telefonata e sgrana gli occhi.
A quel punto parte la sigla di cosa.

Questo è tutto.
Se la storia vi pare stupida, cretina e stereotipata, bè, sappiate che dal vivo è anche peggio :lol:
L’hentai più assurdo che abbia mai visto :lol:

OK, ora passiamo al secondo episodio.
Premetto che anche questo non delude.

Il primo si era chiuso con il protagonista nei casini, come fare per risolvere?
Ovviamente invitando la tipa alla fiera, tra le altre cose portandosi dietro anche la sorella rosicona.
Non si capisce perché ma al loro gruppetto si aggiunge anche la seiyuu (visibilmente gelosa dello sfigato) ma tant’è, l’apice della stupidità lo si raggiunge quando la tipa (Ren) e la sorellona si mettono pure loro in cosplay per la gioia di tutti i fotografi…
Chiusa questa triste parentesi lo sfigato™ si becca le rosicate della sorellina, cosa fare quindi? Ovviamente va a casa della sorellona, l’altro elemento della famiglia.
Apre la porta della sua camera e la trova SEMINUDA ovviamente.
In questa parte dell’episodio assistiamo ai dialoghi migliori di tutto l’hentai.
“sveglia”
“ci vuoi provare con una che dorme”
“ma sono tuo fratello”
“sono 25000yen a botta”
“ma è caro”
“ok, ti faccio uno sconto”

“la sorellina rosica come non mai”
“non capisci i suoi sentimenti, lei ti ama!”
“gosh”
“e non capisci nemmeno i miei, anch’io ti amo”
-iniziano a scopare-
lui “non capisci ciò che provo”
“dottore, ho un dolore al petto” (gli sbatte le tette in faccia”
“gosh, che figata”
-si mettono in cosplay da paziente + dottore e continuano a trombare-
-dopo se ne va a casa-
a quel punto cosa farebbe una persona intelligente?
Cercare di far capire alla sorellina (ah, non sono ovviamente parenti di sangue, tutti adottati, poi i genitori adottivi sono schiattati) che non possono stare insieme perché lui ama Ren?
No ovviamente.
Torna a casa.
“sorellina, ecco, io ti amo”
“onii-chan, anch’io ti ho sempre amato”
-scopano-
Poi si scopre che la telefonata shockante era quella dei veri genitori della sorellina che la rivolevano indietro pentendosi di non averla amata, lei però ora che il fratello la ama vuole restare con lui…
Scena successiva, lo sfigato™ è in mensa a mangiare, lo raggiunge Ren, discutono un po’, lei fa capire di essere innamorata però lui essendosi promesso alla sorellina (ma perché? per un episodio e mezzo non la caga e poi la ama, boh) non reagisce più di tanto.
Lei però lo invita a casa sua e gli chiede di dormire con lei.
Durante la notte lei si strofina contro di lui, a lui diventa incredibilmente duro e le chiede “posso abbracciarti”.
Cambio scena, lei è nuda.
-scopano-
Lo sfigato torna quindi a casa di mattina e si fa pestare a sangue dalla sorellina.

E qui finisce con una bella scritta “to be continued” (non continuerà però, sono solo 2 OAV).

Senza ombra di dubbio l’hentai più stereotipato, bislacco e idiota che abbia mai incontrato.

Resoconto.
in pochi giorni uno sfigato vergine otaku ha:
– trombato 5 volte
– sverginato 3 tipe
– trombato con entrambe le sorelle
– si è unito ad un club di otaku
– è andato ad una fiera
– trovato 3 potenziali ragazze (seiyuu, ren e sorellina)

Devo ancora trovare qualcosa di meno realistico :lol:

Probabilmente i più vecchi di voi si ricorderanno del mirabolante hentai Akiba Girls.

Mi illudevo fosse di soli 2 episodi, purtroppo sono venuto a conoscenza dell’esistenza del terzo episodio.
Se i primi 2 erano stupidi, irrealistici e semplicemente brutti il terzo riesce ad essere perfino patetico e irritante.

Pronti via, la sorellina rompicoglioni sale subito nella camera dello sfigato™ iniziandogli a rompere i coglioni.
Indovinate un po’ che fanno dopo circa 3 secondi?
ovviamente partono con una bella scopata di prima mattina :lol:
Il caso vuole che nonostante stesse dormendo fino a 2 secondi fa la televisione fosse lì bella accesa su un canale che, ovviamente, si mette a trasmettere un anime di maghette ecchi, tra l’altro l’anime preferito dal protagonista.
Inutile dire che lui continua a trombarsi la sorellina mentre guarda anche l’anime, tra l’altro le parti ecchi lo attizzano ancora di più :lol:
La sorellina quando lo scopre ovviamente non la prende granché bene e gli tira un bello schiaffone :lol:
Passa un po’ di tempo e lui è chiamato da qualcuno e deve uscire, la sorellina rosicona lo segue.
Lui si dirige da gran figo ad Akihabara e flirta inpunemente con Ren in un maid café, facendo visibilmente incazzare la sorellina.
Subito dopo va in università e si ritrova a fare sesso con la doppiatrice e l’altra maniaca dalle tette gigantesche.
Patetica la scusa per convincerlo a tradire la sorellina.
“ah, mi avete chiamato solo per farmi vedere le foto”
“come puoi essere così cattivo, sei veramente un bastardo per averla fatta piangere” *la maniaca nel frattempo scoppia in lacrime*
“scusatemi, farò tutto ciò che volete per farmi perdonare”
“ok, trombiano”
:lol:

Nel frattempo la sorellina incazzata era andata ad ubriacarsi dalla sorellona, così quando lo sfigato™ torna a casa rimane da solo e, ovviamente, Ren va da lui a fargli da mangiare, dopo ovviamente scopano a più non posso.
Però, colpo di scena, a Ren spunta un’aureola…

Nel frattempo la sorellina dopo essersi ubriacata sogna l’incidente in cui sono morti i genitori dello sfigato™

Gli eventi si sono messi in moto, Ren sparisce e lo sfigato™ (nonché dio del sesso) corre la parco e riesce ad incontrarla, è arrivato il momento della spiegazione.
Lei era un angelo, però ha disobbedito a Dio salvando un bambino da un incidente perché lo amava troppo (un bambino di 5-6 anni eh, chissà che rapportone!), per questo è stata condannata a stare sulla terra non come angelo né come umano, ora però pare sia stata perdonata e torna ad essere angelo, se ne va quindi augurando felicità allo sfigato™ e alla sorellina odiosa, che sopraggiunge solo per vedersi il fratello correre via perché c’è un episodio di anime fra poco e non può perderselo…

Titoli di cosa, episodio finito, anime finito (se dio vuole)…

The Gathering

Gathering

Trip-rock all’olandese

di Alessandro Mattedi

Gathering

Già pionieri del gothic-metal, dopo l’ingresso della talentuosa cantante Anneke van Giersbergen gli olandesi Gathering hanno cambiato forma, penetrando nei lidi di un sound melodico e atmosferico – da loro stessi ribattezzato “trip rock” – ed evolvendosi costantemente. Fino alla dipartita della van Giersbergen e alla nuova ripartenza con la norvegese Silje Wergeland

Gathering

 

Negli ultimi anni il confine fra metal e “resto del mondo” è divenuto relativamente più sfumato, sia per l’innovazione apportata da alcuni generi (per esempio il post-metal) sia per i cambiamenti radicali avvenuti nelle discografie di certi gruppi inizialmente appartenenti proprio al filone metal, ma che poi si sono diversificati, a volte abbandonandolo del tutto. L’esempio più eclatante sono forse gli Ulver (passati dal black-metal all’elettronica sperimentale), ma ugualmente creativa e spiazzante è la storia degli olandesi The Gathering.

Con i primissimi lavori furono fra i pionieri del gothic-metal, ma ben distante dalle produzioni laccate e sbrodolate degli ultimi anni, bensì in linea con quello originale (più duro, oscuro e viscerale). Eppure, quando la formula stava iniziando ad avere successo, voltarono del tutto pagina e abbandonarono quel genere, per poi approdare nei lidi di un rock alternativo molto atmosferico e lasciando che influenze melodiche, tonalità sognanti e “raffinatezze” compositive prendessero il sopravvento.
Una svolta analoga a quella dei vicini inglesi Anathema (che partendo da origini molto simili hanno percorso una strada parallela a quella dei Gathering, con i quali d’altronde hanno mantenuto rapporti stretti e occasionali collaborazioni nei concerti), guidati dalla cristallina voce di Anneke van Giersbergen, degna di essere accostata a una Elizabeth Fraser o a una Rachel Goswell in quanto a melodiosità.

Gli inizi

I Gathering vengono formati nel 1989 a Oss, Paesi Bassi, dai fratelli Hans (batteria) e René Rutten (chitarra) assieme al vocalist Bart Smits a cui pochi mesi dopo si aggiunge il tastierista Frank Boeijen. Successivamente i quattro reclutano il bassista Hugo Prinsen Geerligs e il chitarrista Jelmer Wiersa. Per il nome si ispirano a una scena del film “Highlander” in cui si parla con insistenza di un’adunanza (in inglese “the gathering”) di tutti gli immortali. Gli olandesi rilasciano due primi Ep death/doom-metal abbastanza grezzi e primordiali (An Imaginary Symphony nel 1990 e Moonlight Archer nel 1991) per poi pubblicare il debutto ufficiale, Always…, nel 1992. Nel frattempo s’erano aggiunti Henk van Koeverden come ospite temporaneo al sintetizzatore e Marike Groot come voce femminile secondaria.
Se oggi i Gathering del periodo metal sono più noti e rinomati per pubblicazioni successive più pulite e rifinite, in questa fase iniziale il gruppo è invece molto più vicino a un death-doom macabro e oltretombale, come quello dei Tiamat di “The Astral Sleep” e soprattutto di “Gothic” dei Paradise Lost, ma anche agli esperimenti dei Type 0 Negative e dei Celtic Frost. Tuttavia, già dai loro primi dischi inizia a intravedersi anche l’influenza delle particolari sonorità del movimento goth anni ’80, e quindi da gruppi come Sisters Of Mercy o Dead Can Dance.

Il full-length d’esordio Always, pur nel suo essere tetro e duro (soprattutto dal punto di vista ritmico), presenta già diverse aperture melodiche e riflessive, sia come distensioni del riffing roccioso, sia come contorno tastieristico e atmosferico. Le tastiere svolgono una funzione d’accompagnamento rilevante e partecipe, spesso sfociando quasi in un mesmerizzante death sinfonico (“In Sickness and Health”, “Gaia’s Dream”), fungendo da base esclusiva del brano solo nel caso della parentesi atmosferica della title track. Non mancano anche riff, immersi in tappeti di tastiera angoscianti, che ricordano la Bay Area, come nel thrash-doom dell’iniziale “The Mirror Waters”. Anche i testi si orientano verso tematiche più romanticizzate e decadenti, “gotiche”.
La principale novità è la presenza del duetto fra la voce maschile di Bart, impegnata principalmente in un canto in growling basso e cavernoso, e quella più lirica di Marike Groot. Questo binomio è stato simbolicamente introdotto nel gothic-metal dai Paradise Lost e proprio dai Gathering, tre-quattro anni prima che i norvegesi Theatre Of Tragedy ufficialmente lo “inventassero” (dando il La al cosiddetto concetto del “the Beauty and the Beast vocals”, cioè del contrasto fra una voce maschile oscura e ruggita e una voce femminile soave ed eterea).
In questo stadio iniziale, tuttavia, il ruolo della cantante è ancora molto marginale. A condurre le redini per la maggior parte del disco è Smits e la sua voce è predominante anche nelle canzoni in cui compare Marike, come “King For A Day” o la malinconica “Stonegarden”. Se il suo growl riesce a essere ben inserito nel contesto, per quanto banale, lo sporadico aspetto canoro “pulito” lascia a desiderare, risultando poco espressivo. La produzione ovviamente è sporca, date l’epoca e le risorse disponibili, ma migliore di quanto ci si potrebbe aspettare.
In generale il death/goth-metal del disco si mantiene su coordinate più ruvide già collaudate, aggiungendovi tratti peculiari solo nell’ispirata propensione ad arricchire le canzoni con pregevoli e ricercati contorni di tastiera, intermezzi melodici e digressioni d’atmosfera, elementi influenzati molto dalla dark-wave ottantiana e in parte anche da “Slow, Deep & Hard” dei Type 0 Negative. Nonostante un songwriting ancora acerbo e in alcuni punti ancora derivativo, non mancano spunti originali che consentono di includere i Gathering fra i pionieri del gothic-metal, genere che vede la luce proprio in questo periodo grazie anche a dischi meno death-doom e un po’ più gothic come questo.

Successivamente alla sua pubblicazione Smits lascia il gruppo per divergenze musicali (formerà i Wish) , poiché era interessato a sonorità più oscure e pesanti mentre i Gathering volevano sviluppare qualcosa di più sperimentale. Anche la Groot se ne va (collaborerà con gruppi minori) e viene rimpiazzata con Martine Van Loon.

Col secondo disco Almost A Dance assistiamo a una sensibile evoluzione degli olandesi, che raffinano la loro musica metabolizzando e diluendo gli elementi doom-metal e soprattutto death-metal in uno stile più compatto e assimilabile. A risaltare è la voce di Niels Duffhuës, subentrato a Bart Smits: una voce pulita, dal timbro tipicamente vicino a quello delle formazioni new wave, una soluzione innovativa nel gothic-metal del disco che ne risulta così rinfrescato oltre che rifinito negli arrangiamenti. Niels è molto influenzato dal periodo post-punk e in particolare da gruppi goth-rock come Sisters Of Mercy o Christian Death (ma anche Nick Cave and the Bad Seeds o gli Swans di “Children Of God“). L’influenza è filtrata con un’ottica più diretta e meno ossessiva, conferisce un tocco decadente più interiore e vissuto alle canzoni più di tutti gli elementi introdotti in quest’album, inoltre mette in risalto il distacco del genere dalle sue origini death-doom per imboccare un sentiero proprio e sfaccettarsi in realtà diverse.

Ciò non toglie che in Almost A Dance permangano riff più duri e passaggi marcati con attacchi aggressivi e granitici, ma è notevole la progressione melodica rispetto al debutto, così come la cura per il songwriting, fattosi più rifinito, orecchiabile e aperto a più frequenti interventi di tastiera o di sporadici strumenti esotici (come il flauto o il didjaeridoo), oltre che a un’atmosfericità più densa ed esotica. Le iniziali “On A Wave” e “The Blue Vessel”, poste l’una dopo l’altra senza soluzione di continuità, introducono queste atmosfere, non disdegnando anche stacchi più veloci e refrain epicizzati dalle tastiere di sottofondo. Ma è la successiva, lunga “Her Last Flight” a porre in risalto le influenze più goth-rock con distensioni melodiche, tappeti atmosferici di supporto, chords rallentati a fare da muro sonoro. “The Sky People” si pone a metà strada fra le due canzoni precedenti: le tastiere melodiche, la comparsata di voce femminile e l’intermezzo placido si miscelano ad altri elementi più metallici come l’assolo tagliente. “Nobody Dares” è una parentesi acustica mesta e intimista, una sorta di placida ballata che distende l’atmosfera dopo le canzoni precedenti. Le trombe campionate di “Like Fountains” e le tastiere esotiche di sottofondo si ricollegano al lato più solenne e cerimoniale dei Dead Can Dance, impiantato su di una batteria decisa e su cadenzati chords di chitarra che cedono poi il posto a riff più thrashy, mentre gli interventi femminili nel ritornello sono invece da angelica voce dream-pop. La successiva “Proof” si riallaccia a “Her Last Flight”, ma contiene stacchi più brucianti e riff-arabeschi, comunque diluiti e dosati fra lunghi riempimenti ambientali di tastiera di sottofondo su cui si inseriscono bassi pulsanti, placidi assoli prolungati e arpeggi delicati in lontananza. “Heartbeat Amplifier” non aggiunge molto al discorso dell’album, mentre “A Passage To Desire” sfuma in un’outro atmosferica oscura e depressiva.
Almost A Dance si rivela un’interessante evoluzione del tema primordiale del gothic-metal, aperto a nuove strade e condito da una classe invidiabile negli arrangiamenti, ma la sua ricezione dal mondo metal è negativa: stroncato da parte della critica metal, soprattutto per la voce di Niels (percepita come “fuori posto”), il gruppo manifesta la propria delusione per l’album e decide di cambiare pagina, incominciando col cambiare i due vocalist. E sarà la svolta più importante della loro carriera.

L’arrivo di Anneke

Gathering con Anneke van GiersbergenNel 1994 una giovane (appena 21enne) e talentuosa cantante e chitarrista di nome Anna Maria Van Giersbergen venne a sapere da un suo amico che c’era un gruppo di cinque ragazzi in cerca di una voce femminile e venne accompagnata a suonare in un caffè frequentato da questi ultimi. Ella da due anni faceva parte assieme a Deniz Cagdas del duo jazz/blues Bad Breath ed aveva già esordito su disco con il gruppo rock sperimentale The Mess (definito come “immaginate Frank Zappa che incontra i Tubes”). I ragazzi erano naturalmente i Gathering, che rimasero positivamente colpiti dalla sua performance e la invitarono a un’audizione per sceglierla quasi istantaneamente. Mai decisione fu artisticamente più azzeccata per un gruppo musicale metal.

Assieme alla cantante, soprannominata Anneke, i Gathering iniziano una lunga e proficua collaborazione con cui raggiungeranno i loro vertici. Nel 1995 rilasciano per l’importante etichetta metal Century Media la pietra miliare Mandylion, titolo riferito all’immagine di Edessa, un telo venerato dalle comunità cristiane orientali sul quale era raffigurato il volto di Gesù e ritenuto di origine miracolosa come la Sindone. L’album si rivela un’opera di enorme pathos e ricchezza musicale in cui la punta di diamante del disco è la potente ma vellutata voce di Anneke, carica di enorme emozionalità e personalità.
Lo stile del gruppo nel frattempo, allontanandosi molto dal suono tetro e opprimente degli esordi, si è evoluto in gothic ricercato, particolarmente intenso ed evocativo. Trasporta con sé un leggero velo psichedelico nelle chitarre di René Rutten e Jelmer Wiersma, ma è caratterizzato soprattutto da un certo sapore esotico mutuato dall’ethno-dark dei Dead Can Dance, che sono il riferimento principale per il gruppo assieme a gruppi molto diversi come Slowdive, Paradise Lost o Motorpsycho. Il paragone più evidente rimanendo in ambito metal però è con l’esordio “Tears Laid in Earth” del gruppo doom-metal norvegese The 3rd and the Mortal, uscito l’anno prima e anch’esso guidato da una voce femminile che Anneke ammira moltissimo (quella di Kari Rueslåtten, meno potente ma più delicata).
Le tematiche liriche mostrano un romanticismo carico di passione e malinconia, che descrive la natura, le persone e i rapporti con loro, le maschere indossate. “Strange Machines” descrive la fantasia di un viaggio nel tempo ispirato dai racconti di H.G. Wells, con i riff meccanici che divengono un tutt’uno con le atmosfere delle tastiere e lasciano entrare appieno nel vivo della canzone. Un oscuro tappeto di tastiera introduce invece “Eléanor”, modulata lentamente attorno ad Anneke con la sua angelica voce in preparazione del chorus più veloce e ancora più intenso. La prima parte di “In Motion” si costruisce su giochi di melodie esotiche e sulla forte voce di Anneke, fino all’assolo lungo, sentimentale e malinconico. Il dolce arpeggio di “Leaves” riporta subito alla mente le importanti influenze goth, ma subito tornano riff distorti, ripetuti e macabri, che fungono da base per i giochi vocali dell’ugola di Anneke: l’assolo si fa più rilassato e onirico, e culla l’ascolto fino al ritorno dei refrain. “Fear The Sea” trasmette subito sensazioni impetuose, come una scarica leggera al tatto ma capace di colpire a fondo. I lunghi intermezzi riempiono l’atmosfera di una consistenza palpabile a mano nuda. La title track “Mandylion”, originariamente pensata per un side-project dei due fratelli Rutten chiamato Diep Triest (poi messo da parte per i Gathering), è una parentesi strumentale che lascia senza respiro: l’infuocato flauto, le percussioni tribali, il forte sfondo di synth-strings e il breve intervento di Anneke che intona il suo canto angelico formano un amalgama denso ed etereo, che fa percorrere in un lampo immensi scenari e distese lontanissime, degno dei Dead Can Dance. La lunga cupa suite di “Sand And Mercury” (quasi 10 minuti, la più lunga dell’album) sembra un’altra parentesi strumentale, ma a metà brano Anneke scende in campo di nuovo con il suo canto magnetico. È il picco gothic-metal dell’album, con immensi intrecci di tastiera e di chitarra distorta. L’angusto monologo finale, un estratto da una trasmissione radio in cui J.R.R Tolkien parlava del senso della vita e della morte nel Signore degli Anelli, ci fa trattenere il respiro prima che inizi la seconda parte di “In Motion”, che conclude il disco con le sue tenui orchestrazioni di viola e contrabbasso ad accompagnare il passionale canto di Anneke e le corrosive distorsioni in un contrasto dolce-amaro dal sapore decadente.

Due anni dopo i Gathering approfondiscono la strada intrapresa: il successo di critica permette loro in questo periodo di guadagnarsi sempre più consensi nel settore, ed è sotto questi buoni auspici che nel 1997 rientrano in studio per realizzare il loro quarto album (il secondo, dopo l’ingresso della van Giersbergen) Nighttime Birds, anticipato dall’Ep “Kevin’s Telescope” in cui si notano delle stupende cover di “When the Sun Hits” degli shoegazers Slowdive e “In Power We Entrust the Love Advocated” dei Dead Can Dance. Dedicato alla da poco scomparsa madre di Hugo Prinsen Geerligs, che si sfoga scrivendo i temi del disco pensando alla sua malattia, l’album non rinuncia alla passione, all’eleganza e alla personalità mostrate fino a questo momento. Si inizia con i corposi muri di chitarre del gothic psichedelico di “On Most Surface” accompagnati da bassi penetranti e inserti di flauto, che subito ci catapultano nel vortice di suoni e sensazioni del disco, seguito anche dalla lenta ed evocativa “Confusion”, incentrata su placidi giri di chitarra alternati a distorsioni corrosive, mentre un basso cupo sostiene la canzone assieme alla cadenzata batteria. Il gusto retrò e malinconico dell’elegante “The May Song” è uno degli episodi più interessanti e piacevoli del disco, mentre “The Earth Is My Witness” è una piccola gemma di oscura dolcezza e di gran classe; così come l’onirica “New Moon Different Day”, ottantiana ma metallica, con intense cavalcate di pedale da parte della batteria in alcuni frangenti. “Third Chance” è una delle tracce più melodiche e al contempo energiche del disco, che troverà la sua ideale consacrazione in veste live. “Kevin’s Telescope” propone tappeti di tastiera atmosferica di sottofondo e imponenti distorsioni di chitarra, mentre si aggiungono piccoli inserti di archi che che però nella loro magrezza e sporadicità suonano come delle aggiunte minori fini a sé stesse. La title track ha uno stile notturno, dolceamaro, delicato e potente al tempo stesso. La chiusura è affidata alla memorabile “Shrink”, una esibizione di piano melanconica e cupa, che non scade mai nella banalità o nella scontatezza manieristica, al punto da surclassare quella “My Immortal” degli Evanescence, per la quale in tanti, oggi, gridano al miracolo.

Con queste due opere, i Gathering si posizionano nell’olimpo delle band dark pesanti e si pongono come punto di riferimento imprescindibile per moltissime formazioni gothic-metal successive: tutti i gruppi del genere venuti negli anni immediatamente seguenti, sia con voce femminile (come i primi Theatre Of Tragedy, i Leaves Eyes, i Provenance, gli Autumn, i Flowing Tears o i Lacuna Coil) sia senza (come i Madrigal o i To/Die/For) si sono dovuti prima o poi confrontare con l’imponente statura del complesso olandese e l’apice compositivo da loro raggiunti, per poi trarne importanti influenze. In pochi casi però avvicinandosi qualitativamente agli olandesi, anzi, spesso invece riuscendo fortemente sconfitti dal confronto, perché il “metal gotico” col cambio di secolo sarebbe gradualmente diventato un trend spesso scarsamente creativo ed eccessivamente propenso a riproporre stereotipi molto più blandi e banali, privi di reale spessore emotivo. La definizione “gothic-metal” applicata ai Gathering non deve trarre in inganno e far incorrere al pregiudizio di uno stile stereotipato e dell’appiglio commerciale, perché si tratta di ottimi predecessori di numerosi gruppi manieristici, radio-friendly e senza nulla di originale da dire. Persino i già citati 3rd and the Mortal si lasciano influenzare (ma con un’altra vocalist), soprattutto nelle contaminazioni più esotiche, prima di evolversi in un gruppo rock sperimentale e molto psichedelico.
Il punto di riferimento di Anneke sarebbe stato obbligato anche per tre formazioni symphonic-metal a voce femminile venute alla ribalta pochi anni dopo, i Within Temptation, gli Epica e gli After Forever, anch’esse olandesi; e probabilmente sarebbero stati accostati ulteriormente negli anni successivi se i sei di Oss non avessero deciso di staccarsi dal mondo metal. Scelta matura e sinonimo di cultura e apertura musicali, ma anche coraggiosa, dato che come già detto di lì a poco il goth con i suoi surrogati sarebbe diventato commercialmente molto fruibile e avrebbe garantito incassi sicuri.
Nighttime Birds infatti è l’ultimo album “metal” degli olandesi. Vediamo perché.

La svolta

Verso la fine del 1997 il secondo chitarrista Jelmer Wiermsa decide di abbandonare il gruppo per concentrarsi sul suo lavoro come tecnico del suono e lasciando così solo René Rutten. I Gathering nel frattempo sentono di essere come in un vicolo cieco creativo: tanto l’etichetta quanto i fan nutrono determinate aspettative nei confronti del gruppo, che le avverte come limitanti. I Gathering non appartengono a quel mondo, vogliono esprimere maggiormente il loro bagaglio culturale diversificato che spazia dai Rush agli ultimi Talk Talk e vogliono comporre in maniera più libera e creativa.
L’incontro con il produttore Attie Bauw, che gli mostra nuove tecniche di registrazione e incoraggia la loro volontà di sperimentare, è la spinta finale a cambiare genere musicale.
I Gathering rompono così col passato, attuando un radicale cambiamento nella loro musica che viene presentato con il loro quinto disco pubblicato nel 1998, How To Measure A Planet?: niente più gothic-metal lento e atmosferico, via i riff cadenzati e intensi, così come l’uso delle tastiere nel ruolo di tappeti imponenti di sottofondo. Anche Anneke Van Giesbergen rinuncia al ruolo di carismatica front-woman facendosi più calibrata, intimista e dolce nella sua voce angelica, e armonizzandosi meglio col resto del gruppo (per “essere più globale e meno individualista, e ridurre le urla”, spiegherà lei). Gli arrangiamenti sono più raffinati e soffusi e le influenze base dei componenti del gruppo, amalgamati in un universo musicale tenue, mesmerizzante e meditato. Il risultato è un disco fresco, coraggioso e di gran classe; l’avvio di un nuovo corso che proseguirà per altri tre album studio, in cui i punti di riferimento stavolta sono le atmosfere spaziali dei Pink Floyd e degli Spacemen 3, la libertà e l’attitudine dei Motorpsycho, l’estro dei King Crimson, gli onirismi dream pop di Ride, Slowdive e Cocteau Twins, ma anche i giochi di suoni pieni e intensi dei Radiohead.
Stilisticamente i Gathering si accostano a una personalissima forma di rock alternativo influenzata dalla corposità shoegazer in una veste più stratificata, cupa e psichedelica, assimilando e rielaborando un caleidoscopio ricchissimo di sonorità che proiettano verso il futuro. Il gruppo conierà il termine “trip-rock” per definire il loro stile, il cui significato lo avrebbe poi spiegato Anneke in un’intervista per Eutk: “Quello che intendiamo con trip-rock è fondamentalmente ‘trippy music’… ti puoi sedere e rilassarti ascoltandoci. È una cosa diversa dal trip-hop, perché è radicata nella musica rock… Non una musica pesante, certo, ma al contrario molto melodica e intensa. Heavy pop o soft melodic rock sono definizioni brutte, che non ci piacciono… Trip-rock è una bella parola”.
Questo termine, “trip-rock”, richiama alla mente anche un’altra scena musicale, il da poco esploso trip-hop con le sue atmosfere dense e moderne. Senza dubbio anche il mood oscuro di un disco come “Mezzanine” dei Massive Attack o dei Portishead ha ispirato gli olandesi, che dichiarano di sentirsi molto legati a quel sound. A volte però questo termine è stato impiegato impropiamente da recensori e giornalisti musicali, suscitando l’equivoco che i Gathering suonassero trip-hop o ne proponessero una variante. Ma in realtà è difficile trovare altre assonanze oltre allo spirito e alle atmosfere: mancano di fatto i tasselli costitutivi del genere, cioè il battito downtempo derivato dall’hip hop, il dub o il turntablism.

Opera sentita e profonda in due CD, intensa rappresentazione del tema del viaggio con digressioni eteree e quasi silenziose, How To Measure A Planet? incontra le critiche di molti fan di vecchia data. Il pubblico metal si sente tradito e grida alla “commercializzazione” della band, rea di aver abbandonato il metal in favore di una musica più soft e apparentemente più immediata. Addirittura le vendite non raggiungono neanche i due terzi rispetto al precedente full-length, complici anche i dissensi con l’etichetta Century Media, ostile al nuovo corso del gruppo e destinata a rompere presto i rapporti. Un risultato di grande amarezza. Eppure, è vero l’esatto inverso: la commercializzazione vi sarebbe stata insistendo sul goth-metal melodico e romantico che di lì a poco sarebbe diventato un trend estremamente banalizzato e pre-confezionato. La critica, allora, intuisce il potenziale della formazione olandese e gli perdona anche qualche difetto – come una certa tendenza alla sovrabbandonanza e alla prolissità – a fronte del coraggio di sperimentare e cambiare rotta, che invece loda apertamente.
Il primo disco viene aperto dalla tenue e delicata “Frail”, che lascia intravedere il vasto campionario di influenze reinterpretate dagli olandesi. “Great Ocean Road” sfoggia una effettistica avvolgente arricchita anche dal theremin, mentre “Rescue Me” si adagia su arpeggi più delicati, pur annoverando un intermezzo distorto e psichedelico. “My Electricity” è introdotta da una batteria lenta e cadenzata e dagli accordi di chitarra, in linea col filo conduttore dell’album. E se il singolo “Libery Bell” si riavvicina a “Nighttime Birds” in una chiave più sperimentale, “Red Is A Slow Color” sembra riprendere il discorso di “My Electricity” intensificandolo e culminando nel ritornello con le tastiere “string” di sottofondo. Non è da meno “The Big Sleep” con la sua elettronica densa e fumosa, mentre “Marooned” ammicca ai Massive Attack più nostalgici ma con più morbidezza. Chiude il primo disco la stupenda “Travel”: ben nove minuti di passaggi cadenzati e intensi in un viaggio sonoro di grande emozione. Il secondo disco è più psichedelico: se la strumentale “South American Ghost Ride” è lenta e ipnotica, “Illuminating” emerge più con il suo basso funky/dub, il theremin e le atmosfere quasi ambient delle tastiere a sostenere la superba prestazione vocale di Anneke. “Locked Away” – tre minuti – è il brano più corto del disco: un lento e ipnotico brano dove Black Sabbath e Pink Floyd trovano il punto d’incontro più assimilabile: un preludio agli emozionanti sette minuti di “Probably Built In The Fifties”, forse l’unico vero brano che presenta qualche traccia trip-hop, con una sezione ritmica decisa e il canto filtrato di Anneke ad arricchire l’atmosfera quasi allucinogena. A chiudere, la lunga suite della title track, quasi trenta minuti ottenuti dilatando una jam session rumoristica in cui vengono rielaborate tutte le sonorità finora incontrate, smontate pezzo per pezzo, e poi ricostruite con una vena più minimalista, riverberata e arricchita di delays.

Due anni dopo anticipano il loro ritorno con l’Ep “Amity”, che propone una divertente cover di “Life Is What You Get It” dei Talk Talk (il cui percorso è stato anch’esso di esempio per il gruppo) e vari remix electro/trip hop dell’omonimo singolo, e con il live Superheat. Col seguente full-length i Gathering espandono ancora l’influenza nella cura effettistica. Al contempo scelgono un approccio più “d’impatto” rispetto al precedente disco, con chitarre spesso più corpose e arrangiamenti più diretti, al punto che if_then_else (2000) sembra quasi un punto d’incontro a metà strada fra i due album precedenti. In realtà la musica viene in ogni caso sviluppata unendo un impeto rock ancora una volta molto intenso ed emozionale ad atmosfere che si susseguono ora cupe, ora sognanti, scandite soprattutto dai bassi corposi di Geerligs. Il disco inoltre è stavolta prodotto dai Gathering stessi, con l’assistenza di Zlaya Hadzich che rimarrà fino al successivo full-length incluso.
Così le atmosfere evocative che introducono “Rollercoaster” vengono subito squarciate da riff corposi e ribassati, attorniati da effetti elettronici oscuri e dalla voce cristallina di Anneke, mentre “Shot To Pieces” tocca influenze stoner ed è più spedita, veloce ed energica (ma resa profonda dai bassi da shoegazer); e lo è ancora di più in rapporto all’eterea ed emozionante “Amity”, che sfocia in un vero e proprio dream-rock che ha il suo culmine emotivo nel climax della tastiera di Boeijen. La famosa “Saturnine” gioca a rimescolare tastiere atmosferiche, riff cavernosi, inserti acustici, nostalgici giri di pianoforte e stratificazioni d’archi, ma questi ultimi sono più presenti nella successiva “Morphia’s Waltz”. E’ una ballata semiacustica dolce e rilassante, a metà strada fra pop-rock e dream-folk, dove gli archi non prendono banalmente il sopravvento, ma rimangono un accompagnamento vellutato, ben calibrato all’interno della canzone. Già nel precedente album erano presenti inserti di strumenti classici, ma si trattava di campionamenti perché il gruppo giudicò troppo costoso aggiungere musicisti addizionali, ma su quest’album compaiono realmente per la prima volta. A chiusura dell’album c’è la strumentale “Pathfinder”, interamente costituita da melodie tenui e cullanti e un’atmosfera notturna adatta a chiudere l’album.
Come per il predecessore, molti vecchi fan storcono il naso, mal digerendo questo nuovo corso. if_then_else scorre liscio e perfettamente godibile, meno “rivoluzionario” ma anche più compatto nella composizione del suo predecessore, e come sempre non mancano brani molto melodici ma dotati di una indubbia ricercatezza ed eleganza.

L’era della Psychonaut Records

Gathering - Anneke van Giersbergen Nel frattempo i rapporti con la label si complicano ulteriormente. La Century Media non gradisce l’operato dei Gathering, fa storie sulla loro libertà artistica mettendola in discussione per esigenze commerciali e tenta di promuovere Anneke come sex-symbol, ruolo per cui ella stessa provava disagio. Il gruppo si ritrova in difficoltà economica e per un periodo medita anche di smettere di suonare. I Gathering così non rinnovano il contratto e si concentrano sulla loro etichetta personale che avevano fondato già nel 1999 con lo scopo di produrre la propria musica con pieno controllo, la Psychonaut Records, unica strada possibile per potersi esprimere in autonomia.

Il debutto per la nuova etichetta avviene nel 2002 con un Ep di ottima fattura, Black Light District: si notano “Debris”, un rock orecchiabilissimo ed effettato incentrato sul riff allucinogeno, sui bassi modulati à-la Muse e sul chorus accattivante; “Broken Glass”, commovente pezzo di pianoforte che mette in risalto la voce di Anneke, che sarà riproposta nel successivo album con un arrangiamento differente; e la title track, una lunga ed evocativa suite dove si intrecciano crescendo da post-rock, spunti jazzy e momenti più distorti. C’è anche un pezzo nascosto, “Over You”, con chitarra acustica, effettistica alienante che ricorda i Radiohead di Amnesiac e voce filtrata per avere un effetto retrò.

Il vero nuovo full-length esce un anno dopo: più soft, cupo e intimista del predecessore, Souvenirs rappresenta un nuovo cambiamento verso sonorità più melodiche e che abbandonano definitivamente ogni ulteriore residuo distorto e riff-centrico, ma anche più oscure e psicologicamente tese, soprattutto nei testi molto cupi. La figura-chiave di Anneke continua a sublimare le sonorità con le sue linee vocali che si sono ulteriormente evolute: lontane dalle potenti tonalità di tempo, sono sempre più nostalgiche, vellutate e dall’accento candido.
L’iniziale “These Good People” è una vera perla dolente e commovente, con tastiere atmosferiche, sofferti riverberi di chitarra, drumming a metà fra quello degli shoegazer e il downtempo, tenui linee di basso che accompagnano il pianoforte. L’attitudine che emerge fra le note si fa più oscura nel dark-rock angosciante di “Even The Spirits Are Afraid”, con note che ricreano fiumi di immagini cupe e interiorizzanti, incalzante parte ritmica vicina ai Porcupine Tree, atmosfere che assumono contorni quasi spettrali grazie alla cura riposta dal gruppo nelle scelte melodiche e compositive, o nella spettrale title track. La versione di “Broken Glass” qui presente è diversa da quella proposta nell’Ep precedente, parte stordente e depressa con synth à-la Portishead, per poi divenire sempre più struggente fino al climax di vibrato di chitarra che riporta agli shoegazers. La successiva “You Learn About It” è più distesa, un pop radioheadiano condito da incanti celestiali degni dei Cocteau Twins. Una certa tensione psicologica di fondo tende a emergere nel corso dell’album, con il picco nella spettrale title-track e soprattutto nella pulsante elettronica di “Monsters”: un brano feroce nelle sue atmosfere, sinistro, il cui culmine è il chorus, dove le chitarre assordanti e l’intensa batteria generano un getto di fuoco che per poco non trapassa da parte a parte l’ascolto, mentre un mood metropolitano e una ricerca effettistica da trip-hop acuiscono la tensione; da brividi le linee vocali, che seguono un testo allusivo e alienante scritto da Zlaya Hadzich. “We Just Stopped Breathing” è più morbida e soffusa, filtrata con atmosfere elettroniche metropolitane. “Golden Grounds” richiama alla memoria i Pink Floyd, impiantandoli su di una base molto più dark e alienante, a tratti quasi claustrofobica, soprattutto per via degli effetti di riverbero applicati alla batteria e agli effetti sonori di sfondo. “Jelena” è aperta da una serie di chords riverberati che danno origine al punto più oscuro e spettrale di tutto l’album. Si trasforma in poco tempo in una marcia lenta, nebbiosa, densa e surreale, accompagnata da linee vocali eteree, pulsante battito di sottofondo e campionamenti alienanti. Nella conclusiva “A Life All Mine”, scritta in collaborazione con Garm degli Ulver (reduce dal loro “Perdition City”), abbiamo invece un pezzo a metà strada fra elettronica, dark-ambient e trip-hop, in cui si avverte la mano del compositore norvegese.
Una produzione ricercata, delicata ma al tempo stesso intensa, romantica e mesta, che si dipana in 58 minuti tra i più ricercati della discografia del gruppo.

Nel frattempo, la Century Media esaurisce le pubblicazioni a firma Gathering previste dal precedente contratto. Se si escludono varie raccolte e dvd non ufficiali pubblicate in questi anni, che il gruppo prontamente rifiuta (e che rappresentano materiale del tutto trascurabile), l’etichetta pubblica l’interessante compilation di inediti e b-side Accessories (comprensiva delle cover di Dead Can Dance, Slowdive e Talk Talk prima citate) ma soprattutto l’ottimo live Sleepy Building – A Semi Acoustical Evening. Si tratta di un consigliatissimo concerto, tenuto nell’estate 2003, in cui i Gathering hanno proposto materiale di tutta la loro carriera fino al 2000 più l’inedita title-track, ma riarrangiandolo e ricostruendolo totalmente in maniera semi-acustica e minimalista. L’attitudine rivela affinità con gruppi come i Pink Floyd e gli Slint, ma è sempre fortemente personale. Tutto il disco suona compatto ed essenziale, riducendo ai minimi termini la strumentazione. Il risultato è di esaltare ancora di più la voce di Anneke che brilla proprio per questo motivo. Tutto è rallentato, diradato nei dolci rintocchi di pianoforte e nelle tenui chitarre che accompagnano Anneke. L’effetto è ancora più dirompente e stupefacente sui vecchi brani e la classe mostrata non saprebbe essere eguagliata da innumerevoli gruppi pompati dalle riviste e dalle case discografiche come next big thing: il death-metal sinfonico di “Like Fountains” diventa una meravigliosa, commovente e dolcissima ballata scandita dal pianoforte e dalle percussioni, “The Mirror Waters” e “In Motion # 2” si tramutano in un gothic-rock mesmerizzante, “Stonegarden” si avvicina allo slowcore.

Subito dopo la pubblicazione di questo disco viene annunciata una nuova defezione dalla line-up: stavolta è il bassista Hugo Prinsen Geerligs, che non se la sente di proseguire l’impegno oneroso col gruppo a fronte dei numerosi impegni personali.
La sostituta è la giovane bassista Marjolein Kooijman e il modo in cui è stata “assunta” a soli 24 anni è curioso: nel 2004 lavorava in un negozio di dischi e strumenti musicali e per una fanzine musicale, mentre nei ritagli di tempo libero suonava in un gruppo blues di nome leDimanche (nel 2009 avrebbero poi pubblicato un interessante disco con influenze jazz, trip-hop e post-rock). Un giorno viene concordata un’intevista a René Rutten, che viene condotta al tavolinetto di un bar. Mentre i due chiacchierano, René la informa che il bassista avrebbe lasciato il gruppo e, su due piedi e senza neanche pensarci, propone alla giovane Marjolein di rimpiazzarlo.

Con la formazione rinnovata, i Gathering nel 2005 collaborano al disco d’esordio degli acid rocker Drive By Wire; dopodiché pubblicano il DVD A Sound Relief (primo ufficiale, ma non primo in assoluto come già detto), che recupera il discorso di Sleepy Buildings e che avrà un seguito nel 2007 con A Noise Severe, che mostra invece il lato più rock del gruppo.
C’è poi quello che è a tutti gli effetti un album “perduto”, ovvero Passengers in Time: The Musical History Tour. Quest’album è praticamente sconosciuto a molti, anche perché il gruppo non lo considera una sua pubblicazione ufficiale e non compare nemmeno sul loro sito. Pubblicato in accompagnamento a un trattato di storia del professor Wim Kratsborn, che mette la firma sul disco, e scritto assieme ad Anja Sinnige, si tratta di un lavoro che cerca di musicare i vari appuntamenti storici dei capitoli dell’opera. Si inizia così con l’ambient-folk di “Deer Hunter” a rappresentare l’uomo primitivo, per poi scorrere tra le epoche con l’effettistica simile alla prima Goldfrapp di “The Philosopher and the Soldier”, il tetro pianoforte di “Everyday Is Like a Thousand Years”, il malinconico folk acustico di “Mediaeval City”, le melodie di piano di “New Horizons”, il clavicembalo barocco di “Golden Age”, gli effetti psichedelici di “Talking About the Revolution”, il pianoforte dissonante di “Lost in Munch’s Scream”, la cupa e disperata “Thunder Without Frequencies”, l’elettronica kraftwerkiana di “Coldwar Child” e i ritmi upbeat di “Anachrone Circles”. Tutto sommato l’opera non sembra essere nelle corde dei Gathering, che si limitano a eseguire un compitino di maniera, senza troppa ispirazione e con pochi guizzi. Ma probabilmente ha poco senso concepirla slegata dal lavoro scritto di Kratsborn.

Nel 2006, nuovamente sotto l’egida di Attie Bauw come produttore, vede la luce l’ottavo disco in studio Home: meno dolente anche se sempre malinconico, esso accentua ancora l’aspetto melodico senza sminuire il lato più intimista e quello più effettistico. La base resta quella di Souvenirs, ma i Gathering si evolvono di nuovo in favore di una vena melodica più “pop” e aperta, elaborano ancora il loro suono abbinandolo a spunti relativamente più sperimentali, reinterpretano quello stile personale, dando alla luce un’opera singolare e dalle molte sfaccettature. Vengono presentate così atmosfere evocative su cui si adagia la voce limpida di Anneke, ma anche brani più catchy e tirati. La cantante olandese utilizza ormai sovente un canto a “mezza-voce”, con acuti sfiorati quasi sottovoce (in ciò influisce anche la sua recente maternità, che influisce anche sui testi che si fanno più speranzosi e positivi). Poche le occasioni in cui prende di petto le canzoni, ma è sempre grazie a lei che la musica dei Gathering può esprimersi al massimo. Il gruppo definisce questa perfetta sinergia semplicemente come “chimica”, quella esatta che viene a combinarsi fra musicisti e cantante. Ad aprire l’album provvede una hit pop-rock come “Shortest Day”, orecchiabile, semplice e diretta, in contrasto con brani più caratterizzati come “A Noise Severe” (con suoni che rievocano un folklore retrò che si congiungono a lenti e massicci riff distorti di sottofondo e ad atmosfere quasi drone/post-rock), “Solace” (immersa in effetti allucinogeni di chitarra, ritmi marziali sostenuti dalla batteria e dalle ultime corde in muting della chitarra elettrica) o la stupenda title track (un denso viaggio fra tappeti di tastiera, distorsioni psichedeliche ed effetti riverberati). Il punto più oscuro è la lisergica “Alone”, con una componente elettronica maggiore espressa tramite refrain tenebrosi di synth e una batteria filtrata elettronicamente a sostegno delle chitarre acide. La conclusione cambia registro a partire da un intermezzo trance/ambient eleva all’ennesima potenza il lato più onirico dei Gathering e prepara la voce di Anneke che intona a pieni polmoni un messaggio ottimistico e di speranza. Il punto più dolce è diviso fra “Forgotten” (composta soltanto da un timido piano che costruisce tutta la melodia e dal cantare dolce di Anneke, e poi rielaborata in chiave più elettronica, onirica e commovente con “Forgotten Reprise”) e “Box”, timidamente suonata da leggere chitarre appena distorte e da un pianoforte coperto, fino alla tradizionale effettistica da trip lisergico in chiusura. “In Between” coniuga spunti più progressivi e tempi dispari d’esecuzione con una forte componente melodica soprattutto vocale, la breve “The Quiet One” è un cupo brano acustico e “Fatigue” è una parentesi ambient/noise, “Your Trobles Are Over” è orecchiabile ed eterea. Il capolavoro dell’album è forse “Waking Hour”, malinconico duetto fra la voce di Anneke e il pianoforte di Boeijen che raggiunge il suo apice negli acuti centrali e nella chiusura psichedelica e spaziale.
In questo periodo e col tour seguente ad Home i Gathering sono all’apice della loro popolarità, contribuiscono alla colonna sonora di un cortometraggio giapponese intitolato “The Quiet One” e vengono riscoperti anche da quel pubblico che prima li aveva snobbati e iniziano timidamente ad essere scoperti anche negli ambienti indie-alternativi. Purtroppo, è un sogno da cui gli olandesi si risveglieranno bruscamente perché dopo quest’album ci sarà l’ennesima dipartita, la più significativa di tutte, e stavolta non sarà tanto immediato trovare un rimpiazzo.

L’abbandono di Anneke

Gathering con Silje Wergeland Durante l’estate del 2007 i Gathering annunciano a sorpresa sul loro sito che Anneke van Giersbergen avrebbe lasciato il gruppo per concentrarsi sulla vita privata (i tour sono stancanti e la tengono lontana dalla sua famiglia) e sulla sua carriera solista, che da tempo progettava di avviare ma per cui non aveva tempo: “Dopo molte considerazioni e serie riflessioni personali, penso che sia giunta per me l’ora di cambiare la direzione della mia vita e pormi nuovi obiettivi da raggiungere”, recita il comunicato.
L’annuncio coglie tutti di sorpresa, soprattutto i membri del gruppo che non si aspettavano assolutamente la decisione di Anneke; ma soprattutto non si aspettavano che avesse già pronto, con un disco prossimo alla pubblicazione, il suo progetto personale (in cui partecipa come batterista suo marito Rob Snijders proveniente dai Celestial Season). Gli altri non la prendono molto bene, soprattutto i due fratelli Hans e René Rutten, dato che già da un anno avevano percepito che Anneke fosse leggermente provata e le avevano offerto tutto il sostegno e lo spazio personale possibili, compresa l’eventualità di mettere in pausa il gruppo per 3-4 anni prima di tornare assieme in studio, di modo da darle tempo di riposare e condurre la sua attività solista. Nonostante la delusione, gli olandesi accettano comunque la separazione e augurano buona fortuna ad Anneke.
L’evento ad ogni modo lascia un dubbio duplice: cosa avrebbe fatto Anneke senza i Gathering? Cosa avrebbero fatto i Gathering senza di lei?

Il debutto si intitola Air e conserva qualche residuo del Gathering-sound, assestandosi però su coordinate più convenzionali e molto meno ricercate. Nel complesso si tratta di un modesto pop-rock essenziale, intimista e intriso di venature dark, senza troppe pretese o ambizioni se non di esprimere le sensazioni più personali di Anneke con un’attitudine tendenzialmente minimalista. Il lavoro nel complesso però non è granché e i pochi episodi positivi sono parentesi che non riescono a bilanciare quelli trascurabili. Lasciamo ora la carriera solista di Anneke alla monografia dedicata. Nel frattempo, i Gathering, pur scossi dall’abbandono della loro celebratissima voce e icona, non demordono, convinti che in fondo ciò che si riteneva speciale nella loro musica non aveva alcun motivo di sparire completamente assieme a lei. Così, lanciano un annuncio online per dei provini, ascoltano centinaia di brani spediti da aspiranti nuovi cantanti, e alla fine scelgono Silje Wergeland, proveniente dagli Octavia Sperati (un discreto gruppo goth norvegese) e con un timbro vocale limpido e avvolgente. Per lei è una svolta nella carriera, anche se sarà tremendamente difficile il giudizio di pubblico e recensori perché il paragone con Anneke incomberà immediatamente a ogni nota.
La formazione entra in studio per dar vita all’Ep City From Above (con l’inedita “Miniatures”, pezzo atmosferico e dai bassi pulsanti, e la meno riuscita “title-track”, lunga e spettrale rarefazione ambient) e a The West Pole, nono sigillo di una carriera ormai ventennale e prodotto dal solo René Rutten. Viste le esigenze, ci si poteva aspettare probabilmente il loro lavoro più ambizioso e sperimentale, ma in realtà i Gathering percorrono il sentiero inverso, puntando piuttosto a un lavoro molto più semplificato, etereo e melodico, e con più aperture al lato chitarristico rispetto ai recenti predecessori.
The West Pole si richiude nella dimensione più intima del gruppo, che sembra quasi dare uno sguardo al proprio passato per ricapitolare la situazione e trovare le basi da cui ripartire con un nuovo ciclo. Come a voler andare sul sicuro, senza rischiare, prima di aver metabolizzato a dovere il cambiamento e assestando Silje su linee vocali ricalcate su quelle di Anneke (e anche per questi motivi probabilmente non è presente in tutti i brani e partecipano due ospiti). Ciò che emerge principalmente è la divisione fra un’anima più distorta e immediata, espressa principalmente nelle prime canzoni in cui prevale l’elemento “riff-centrico” abbinato a spunti che esaltano il lato più sognante del gruppo, e una maggiormente psichedelica/atmosferica, concentrata invece nella parte centrale dell’album e che tocca i picchi più oscuri. Se la prima suona gradevole ma scontata (con i vertici della solare “Treasure” e della corposa title-track), la seconda mostra più spessore e caratterizzazione (“No Bird Call”, cupa e raggelante; “Capital Of Nowhere”, che riprende il discorso di Home in chiave più dream-pop; la mesmerizzante e psichedelica “Pale Traces”) pur rimanendo lontana dagli acuti dei precedenti lavori. A far da collante al tutto ci sono comunque la classe infinita dei Gathering e tutta la loro perizia in studio – dalla presenza nitida dei bassi fino alla produzione – nonché piccoli inserti sonori a sorpresa, come gli archi aggiunti in piccole dosi lungo diversi punti del disco per aumentare l’emozionalità delle canzoni (con risultati, per la verità, non sempre convincenti e a tratti lambenti il manierismo). Insomma, il ritorno della band olandese, pur orecchiabile ed easy, si rivela però meno ricco ed espressivo di quanto ci si aspettava. La sensazione che i Gathering siano regrediti mina il risultato finale, facendo sembrare i brani più deboli delle b-side di if_then_else e limitando l’efficacia di quelli migliori. The West Pole è dunque un album di transizione, per forza di cose un “checkpoint” per guardare al futuro.

Dopo una breve pausa e una mini-reunion con alcuni dei vecchi membri per alcuni concerti dedicati agli esordi del gruppo, nel 2012 esce il decimo album studio del gruppo, Disclosures. Il disco della “stella” rappresenta nella sua totalità un apprezzabile distacco dall’approccio maggiormente chitarristico del precedente The West Pole (il quale a sua volta si distacca dai lavori immediatamente precedenti, più atmosferici ed introspettivi), basandosi maggiormente su un crogiolo di giochi compositivi che navigano fra dark, elettronica, pop, a volte ambient e psichedelia – con diversi collegamenti al binomio Souvenirs/Home. Ma è anche a tratti un po’ manierista e artificioso, ed è questo il sassolino nella scarpa che gli impedisce di raggiungere i picchi di espressività ed innovazione raggiunti in passato; anzi, per certi versi The West Pole, pur essendo meno ricco e curato, suonava più spontaneo, diretto e coinvolgente. Inoltre permane un alone di incompiutezza nel disco, accentuata dal fatto che è l’album più breve dai tempi di Nighttime Birds, 51 minuti in “sole” 8 canzoni (di cui due suite ed un riarrangiamento di un altro brano); la sensazione che manchi qualcosa è emerge dando l’impressione che il gruppo abbia terminato le idee presto.
Non si tratta di un lavoro sperimentale o avanguardistico, facendo anzi riferimento a due formazioni che sono state importanti per il gruppo come i Pink Floyd e i Dead Can Dance (dei quali ritornano in auge le influenze più esotiche e mesmerizzanti che si erano un po’ perse negli anni); ma il risultato suona certamente più variegato e soffuso che nel predecessore. Anzi, va detto che spesso e volentieri le chitarre in Disclosures si congedano tranne che per contribuire con note e fraseggi atmosferici di contorno. Non troverete un intenso riff principale attorno a cui incentrare le canzoni, lasciando che il disco nel complesso sia molto equilibrato e certosinamente arrangiato in maniera variopinta, mentre le redini vengono prese dai tappeti atmosferici e dalla voce molto bella di Silje, che si mostra più a suo agio col gruppo ed ha personalizzato le sue linee vocali.
L’iniziale “Paper Waves” è molto orecchiabile ed accattivante, con le sue note esotiche ad evocare viaggi verso paesi lontani, gli archi (un po’ banalotti) a tingere il tutto di emozionalità, la batteria incalzante e il finale melodrammatico. “Meltdown” è un brano pop-rock effettato e negli intenti molto incalzante, con bassi penetranti e synth trascinante, a metà strada fra prog anni ’70, Sonic Youth e il gusto per l’effettistica del britpop britannico. Rilevante la comparsata della voce maschile del tastierista Frank Boeijen, primo duetto dagli arcaici tempi degli esordi, forse come primo “esperimento” per qualche futuro approfondimento. Da metà brano in poi, però, il tutto sfuma in una tenue ballata elettronica onirica a tinte cupe. Il risultato complessivo non è qualcosa di inaudito o particolarmente suggestivo (a parte forse quando subentra la tromba dell’ospite Noel Hofman), ma si ritaglia il suo piccolo spazio senza lode e senza infamia. La successiva “Paralyzed” coniuga il dark atmosferico dei primi Antimatter con il dream pop. Ma il risultato è un po’ banale, melenso e di maniera. La poliedrica “Heroes for Ghosts” è un meraviglioso omaggio ai Pink Floyd sia per la citazione del titolo sia per gli arpeggi psichedelici, il tutto fuso con un’atmosfericità onirica ed esotica. Poi i soliti archi, che cozzano un po’ con l’evocativa tromba… il brano è però, con tutta probabilità, il più intenso ed affascinante del disco, una lunga suite che rappresenta la summa dell’album. “Gemini I” è un crogiolo di sferzate dark acustiche, climax emotivi nell’efficace ritornello, minimalismo che si riallaccia ad How to Measure a Planet? ed umori tanto penetranti quanto passionali. La ballata “Missing Seasons” è un breve rimando a Mike Oldfield piacevole nel suo intrecciare dolenti accompagnamenti di pianoforte e vellutati arpeggi acustici, ma un po’ anonima rispetto al resto dell’album. “I Can See Four Miles” (titolo che cita i Who) è un’epica suite a metà fra spunti jazz, rock sinfonico e crescendi post-rock, emozionante pur un pizzico ripetitiva. La conclusiva “Gemini II” non aggiunge nulla di nuovo e suona più piatta e melensa.
Contemporaneamente al disco, i Gathering rilasciano anche l’Ep Afterlights, limitato a sole 1000 copie e che contiene 3 inediti, che un anno dopo saranno raccolti nell’ultimo full-length Afterwords, assieme ad alcune reinterpretazioni di brani di Disclosures.
Afterwords sembra quasi un filler nella discografia del gruppo. Rispetto al predecessore, mostra una maggiore contaminazione ambient, elettronica e in parte trip-hop, con interessanti sperimentazioni nella realizzazione dei soundscape, ma è permeato ancor di più da un senso di incompiutezza. “S.I.B.A.L.D.” è un ambient onirico e psichedelico che si dilata in un post rock arricchito dalla tromba e dagli strati di tastiere elettroniche che accompagnano la batteria. “Echos Keep Growing” è un remake di “I Can See Four Miles” che combina battito elettronico e strings, ma sembra più una b-side ripetitiva e senza spessore emotivo (eccetto per il distortissimo riff finale) dei Lamb. La ballata elettronica “Areas” ha il suo momento di maggior interesse nel duetto fra Silje e Frank Boeijen, ma scorre via senza incidere. La title-track vede il ritorno di un vecchio amico: nientemeno che Bart Smits, uno dei fondatori, dopo circa 20 anni, ora alle prese con la sua voce pulita (simile a quella di Brendan Perry dei Dead Can Dance) adagiata su un’elettronica downbeat minimale. Si rivela un abile interprete, e durante il 2012 lo si è visto anche tornare con la stessa formazione del primo album in una serie di concerti “nostalgia” per l’anniversario del debutto su disco. Silje torna comunque con l’esotica “Tuning in Fading out”, mentre “Gemini III” riarrangia “Gemini II” e la breve parentesi strumentale “Afterlights” è un piacevole tappeto di tastiere e sintetizzatori minimalisti che rievoca in parte le atmosfere dei Mogwai e dei Sigur Ròs; suonano godibili ma senza offrire sostanzialmente nulla di nuovo. “Sleep Paralysis” riprende “Paralyzed” in maniera più onirica e lisergica, mentre la conclusiva “Bärenfels” è una versione più atmosferica e dilatata di “Heroes for Ghost”, vicina allo space-ambient e alle tonalità dilatate di “How to measure a planet?”.
E qui si conclude la storia (almeno in studio, per ora) dei Gathering: subito dopo la pubblicazione di Afterwords, che come dice il nome funge da epilogo e poscritto alla carriera del gruppo, Marjolein Kooijman annuncia a malincuore che lascia il gruppo per proseguire la propria strada indipendente (ha intanto pubblicato il debutto dei leDimanche, intitolato “Colours of Shade”, ed è entrata nel gruppo noise-pop The Sugarettes, con cui ha inciso “Destroyers of World” nel 2012 ed è in forte fermento) e il gruppo annuncia su Facebook di prendersi una lunga pausa a tempo indeterminato “per riconsiderare che forma dare al futuro del gruppo”. Frank Boeijen inoltre ha da alcuni anni il proprio side-project, i Grimm Limbo, e collabora nel collettivo elettronico Glaxclock; mentre i due fratelli Rutten
Gli ultimi due dischi forse deluderanno chi è alla ricerca di opere più rock-oriented o avanguardistiche. Si sarebbe potuto fare di più? Forse no. Come già detto, suonano più variegati di The West Pole e permangono classe compositiva, maturità e cura negli arrangiamenti.
Risultano in ogni caso superiori alla maggior parte degli ultimi lavori di Anneke van Giersbergen, che con gli Agua de Annique sembra essersi impantanata.
Già, Anneke che fine ha fatto?

Insieme per il domani

Anneke non si è limitata a pubblicare dischi solisti (altri 4, nel frattempo il monicker Agua de Annique era stato sostituito dal suo solo nome in copertina), ma si è dedicata anche a collaborazioni varie e comparsate nei dischi degli artisti di più o meno mezzo mondo. Che compaia in pochi brani o per tutto il disco, in studio o in live, la contiamo assieme a più di 15 artisti differenti dal 2008 al 2015 (nomi del calibro di Arjen Lucassen, Danny Cavanagh o Devin Townsend), dei generi musicali più disparati. Non male per una artista che nel 2007 sentiva il peso degli impegni e la mancanza della famiglia al punto da dover lasciare il gruppo con cui ottenne la consacrazione.
Fra tutte queste apparizioni, viene spontaneo ipotizzare un possibile ritorno con i Gathering, magari per un solo brano. L’eventualità viene paventata dalla stessa Anneke nel 2009 in un’intervista in cui afferma che tutto è possibile, ma la reazione di René Rutten è testualmente di porte chiuse per lei. D’altronde, non avrebbe senso trattare il gruppo come un divertissement in cui tornare a discrezione dopo avere scelto strade separate.
Ma si sa, il tempo guarisce le ferite e la nostalgia è canaglia, così viene alla fine trovato un compromesso: in occasione del 25° anniversario della formazione del gruppo, il 9 novembre 2014 a Nijmegen presso il Doornrosje, i Gathering si riuniscono assieme ad Anneke e a tutti i membri passati del gruppo (tranne Duffhues, che dopo varie collaborazioni ha avviato una carriera solista di nicchia, e Martine Van Loon che non suona più dal 1997) per un doppio concerto-tributo di compleanno. L’evento è un successo e si nota soprattutto Bart Smits, frontman carismatico al microfono, che nonostante la grande distanza temporale coinvolge e si integra alla perfezione con un gruppo che per oltre due decenni è proseguito per un’altra strada. Marike Groot invece si mostra meno a suo agio sul palco, è più statica e certo invecchiata di più; mostra comunque delle capacità vocali degne della serata, anche se un po’ offuscate da un volume migliorabile. Ad ogni modo tutto il pubblico era concentrato su Anneke van Gierbsergen: è lei la frontwoman storica dei Gathering, anche dopo aver lasciato il gruppo, e per lei erano gli applausi più scroscianti e le invocazioni più sentite. Silje, per quanto brava e in ottima sinergia con lei nei duetti, non può sostituirla nei ricordi del pubblico e, consapevoli forse di questo, le due cantanti hanno cercato in tutti i modi di pensare più che altro a divertirsi e a condividere la loro passione per la musica e per il gruppo in sintonia.
L’evento viene immortalato con un doppio album intitolato TG25: Live at Doornrosje, pubblicato ufficialmente solo il 31 gennaio 2016, e questa per ora è la conclusione di una carriera all’insegna della sperimentazione e della personalità.
Dopo 25 anni di musica, dei Gathering rimane il rammarico per l’ostracismo ricevuto quando decisero di virare stilisticamente e imbracciare nuove sonorità. Nonostante opere di indubbio valore composte durante la prima fase del gruppo, l’eredità di complesso metal agli esordi ha inciso negativamente sul loro percorso, tanto per la freddezza ricevuta dalla label e dai fan della prima ora dal 1998 in poi, quanto perché spesso li si è seguitati a invitare in festival metal (più per il loro passato che per il loro presente) dove risultavano spesso delle mosche bianche e nei quali non sono mancati episodi amari, come parte del pubblico che se ne va e commenta negativamente l’essere troppo “soft” (il sottoscritto ha assistito di persona a uno di questi episodi, nel 2006 all’ottimo Evolution Festival di Toscolano Maderno).
Ciò nonostante, agli olandesi non è mai importato di sfondare commercialmente, preferendo rimanere coerenti con loro stessi e scrivere buona musica che il gruppo stesso vuole “provenga dal cuore”. Così facendo si sono ritagliati una propria nicchia personale di qualità, hanno ricevuto apprezzamenti dai componenti di gruppi tanto diversi come Morbid Angel, System of a Down o gli Ignite, e ispirato gruppi che vanno dai messicani Elfonía ai britannici The Eden House passando per i norvegesi Pale Forest (questi ultimi in particolare particolarmente supportati dal gruppo, assieme agli olandesi TeNK, Green Lizard e Telefunk).
Resta da chiedersi se i Gathering torneranno prima o poi in studio (eventualità per ora non presa in considerazione) e se magari replicheranno la reunion concertistica, per esempio per il trentennale della formazione. La risposta la conosce soltanto il gruppo di Oss.

Discografia

An Imaginary Symphony (demo autoprodotto, 1990)
Moonlight Archer (demo autoprodotto, 1991)
Always… (Foundation 2000, 1992) 6
Almost A Dance (Foundation 2000, 1993) 7
Mandylion (Century Media, 1995) 8 *
Adrenaline/Leaves (Ep, Century Media, 1996)
Nighttime Birds (Century Media, 1997) 7
How To Measure A Planet? (Century Media, 1999) 8 *
Amity (Ep, Century Media, 2000)
Superheat (live, Century Media, 2000)
if_then_else (Century Media, 2000) 7
Downfall – The Early Years (antologia, Hammerheart records)
Black Light District (Ep, Psychonaut Records, 2002) 7
In Motion (Dvd, Century Media, 2002)
Souvenirs (Psychonaut Records, 2003) 7,5 *
Sleepy Buildings – A Semiacoustic Evening (live, Century Media) *
Accessories – Rarities and B-Sides (antologia, Century Media, 2005)
A Sound Relief (Dvd, Psychonaut Records, 2005)
Home (Psychonaut/Noise/The End, 2006) 7,5 *
A Noise Severe (Dvd, Psychonaut Records, 2007)
Downfall (antologia, Vic Records, 2008)
Sand And Mercury – The Complete Century Media Years (antologia, Century Media, 2008)
City From Above (Ep, Psychonaut Records, 2009)
The West Pole (Psychonaut Records, 2009) 6,5
Disclosure (Psychonaut Records, 2012) 6,5
Afterlights (Psychonaut Records, 2012)
Afterwords (Psychonaut Records, 2013) 5
TG25: Diving into the Unknown (antologia, Psychonaut Records, 2015)
TG25: Live at Doornrosje (live, Psychonaut Records, 2016)

Pseudo-generali wannabes da tastiera

Total Annihilation

ta-custvsreg

Il titolo non è messo tanto per impressionare, rispecchia letteralmente quel che il gioco presenta.
Di ambientazione futuristica, TA consiste nello scontro senza alcuna pietà su pianeti differenti fra due fazioni costituite da androidi da guerra, carri armati, aereoplani, navi, sottomarini e torri di difesa varie. Quando dico “scontro” intendo dire che dovete immaginarvi un flusso fino anche a centinaia di unità che con mitragliatrici, cannoni, missili, razzi, laser e roba varia si distruggono sparando in continuazione fra rottami ed esplosioni. Esse si ingaggiano in una situazione caotica dove è talmente incasinato cercare di organizzare una qualche tattica che conviene di più gettare quanta più roba possibile nella mischia, soprattutto se grossa e PESANTE.

La trama… boh, l’essenziale è avere una scusa per far accumulare rottami e far levitare le statistiche finali sulle unità prodotte, perse e distrutte.

Non esiste population cap da potenziare con strutture specifiche, il che vuol dire che si può tranquillamente continuare a sfornare unità fino a raggiungere il limite massimo di codice. Considerando che gli edifici possono avere code di produzione senza limite (o quasi, mi pare) e che si possono ragionevolmente costruire tanti edifici per la produzione, ciò vuol dire che si può avere un costante ed ininterrotto flusso di nuove forze sul luogo di scontro, risorse permettendo.
Le risorse in TA sono due: energia e metallo. Per raccoglierle non si usano unità, ma si costruiscono direttamente le strutture adibite allo scopo e forniscono un flusso costante e cumulabile di materiale; il che permette di concentrarsi solo sulla parte militare senza gestire più di tanto la microgestione delle risorse, se non per potenziarla quando non può sopperire alla produzione. Per l’epoca si trattava di una concezione molto originale, ma la maggior parte dei giocatori era abituata al sistema di raccolta delle risorse di WC e AoE, quindi trovavano spaesante questo stile.
Per l’energia si costruiscono edifici appositi, che possono essere posizionati ovunque (tranne gli impianti geotermici che necessitano di apposite fessure sul terreno).
Il metallo invece viene raccolto con le miniere nei depositi che ogni tanto affiorano in superficie. Queste sono più o meno gli archetipi degli strategic points che bisogna conquistare e fortificare in giochi come Dawn of War (o dei pozzi petroliferi extra in C&C Generals). Spesso quindi è importante conquistare e proteggere questi punti, tranne che su di un pianeta che è completamente metallico e quindi toglie ogni problema di raccolta risorse.

Come già detto il gioco è sostanzialmente un grosso macello: soprattutto nel sopracitato pianeta metallico, non essendoci problema di risorse, la produzione di unità è continua e tutto si trasforma in un gigantesco carnaio (o in un deposito rottami, più attinente).
Le unità sono taaaaante, fra terra, acqua e aria (gli aerei e i missili per l’epoca inoltre erano le più realistiche mai viste), di primo e secondo livello, fanteria robotica e veicoli, come anche tanti tipi di torrette difensive. Fra le due fazioni risultano quasi tutte equivalenti fra di loro: non ci sono differenze di approccio e strategia fra le due, solo estetiche.
Sono anche relativamente personalizzabili nel comportamento, potendo settare regole d’ingaggio e di manovra. Non che alla fine contasse molto, visto che difficilmente sarebbero sopravvissute nell’immenso casino spara-spara; ma era certo qualcosa in più rispetto ai vari AoE, C&C e altri.
Nell’espansione (Core Contingency) vengono aggiunti anche vari tipi di hovertank, androidi anfibi e altra roba. Ci sono poi i mod.

Il single player in realtà era abbastanza facile, considerando la stupidità dell’IA (e curiosamente, anche fallendo una missione si poteva proseguire oltre). Perciò si possono avere poche perdite distruggendo con comodo il nemico. Però in multi player le cose cambiano.

Da provare almeno una volta per divertirsi con la distruzione più totale e gratuita, oltre che per provare un differente, innovativo e pionieristico metodo di raccolta.

Ne fu tratta poi una versione fantasy intitolata Kingdoms che non provai mai.