Gli errori di traduzione di Game of Thrones

Linko questo articolo, con cui concordo in toto, poiché una bruttissima tendenza di molte edizioni italiane di qualcosa è quella di modificare, reinterpretare se non addirittura inventare le traduzioni. Non capisco il perché, ci sarà senz’altro un motivo culturale dietro, forse pensiamo che ogni opera sia un po’ anche di chi la legge e che si è legittimati a cambiarla come più aggrada, forse crediamo di essere migliori e saperne di più dell’autore originale, forse ci attribuiamo ruoli/talenti artistici quando non ci sono e soprattutto non sono né necessari né richiesti. Boh.
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Hai to Gensou no Grimgar

Hai to Gensou no Grimgar

Anime fantasy di soli 12 episodi, quindi si guarda abbastanza con scioltezza. È molto simile come estetica al più famoso Record of Lodoss War, e quindi indirettamente a D&D, anche se i dettagli sono differenti. Graficamente molto valido.

L’aspetto più interessante della storia è che i 6 membri del party sono tutti umani e soprattutto sono deboli e scarsi. I mostri affrontati sono in realtà deboli e non c’è una quest importante di sfondo: semplicemente questi ragazzi si ritrovano all’improvviso catapultati in un mondo sconosciuto e devono sopravvivere cacciando goblin per guadagnare pochi spiccioli con i quali per acquistare cibo, equipaggiamento migliore e addestramento per nuove abilità. Vivono praticamente alla giornata e il nocciolo della storia non è raggiungere chissà quale obiettivo epico, né tornare a casa, ma semplicemente la crescita interiore dei protagonisti.

Anziché duelli e incantesimi, al centro di tutto ci sono le interazioni tra i personaggi, i loro botta e risposta, le loro debolezze, le loro paure e le loro riflessioni personali riguardo la situazione (in particolare quelle di uno dei membri del gruppo che funge anche da voce narrante o meglio da commentatore). In questo si mette particolarmente in evidenzia che i protagonisti non sono guerrieri stagionati abituati ad affrontare pericoli immani in chissà quale mondo alieno e ostile, bensì ragazzi come possono essere degli adolescenti giapponesi insicuri, in un mondo a dire il vero molto familiare nei suoi paesaggi ma con i suoi pochi fenomeni magici a cui ci si abitua rapidamente.

I mostri in più di un’occasione mi hanno dato l’impressione di non meritare di essere aggrediti perché si stavano semplicemente facendo i fatti loro come fossero normalissimi abitanti o animali del mondo – colpevoli solo di essere mostri. Ma sicuramente a motivare la caccia ai mostri per la quale si formano gruppi di umani armati c’è un discreto background spiegato nella light novel da cui è tratta la serie, che nella trasposizione animata è stato messo un po’ da parte per concentrarsi sui sentimenti dei personaggi.

È interessante se volete qualcosa di diverso dal solito high fantasy o epic fantasy, con personaggi ordinari che superano ostacoli e avversità tramite impegno, sacrificio, collaborazione, acquisendo confidenza nei propri mezzi e soprattutto tanto trial&error guardando in faccia i propri sbagli, anziché poteri incredibili o armi leggendarie.

“Il me di ieri è diverso dal me di oggi. Come sarà il me di domani?
Giorno dopo giorno, viviamo nel presente per poter incontrare i noi di domani.”

Children of Bodom – Hexed

Alexi Lahio e soci ritornano con “Hexed” che recupera parte dei tratti distintivi delle sonorità passate del gruppo e li rimescola di maniera. Nel farlo, l’album ci mostra un gruppo di base sempre grintoso negli intenti e, al solito, ancorato a un certo passatismo e a una certa staticità stilistica di fondo (nonché a un lato tematico post-adolescenziale). C’è equilibrio tra i due aspetti, nel senso che alla fine il risultato è senza lode e senza infamia. Il songwriting è abbastanza diretto e d’impatto e la tendenza a ricapitolare la discografia del gruppo è probabile soddisferà gli appassionati rimasti delusi dagli ultimi lavori.

I brani scritti sono alla fine onesti e di genere, anche se a volte mancano di dinamismo e in più la batteria è spesso monotona. Complice l’età, lo screaming di Lahio si è fatto più basso e catarroso; si lascia all’ascoltatore la preferenza sulle sue linee vocali di adesso o del passato. I duelli di chitarra e tastiera ricordano aspetti più vicini ai primi dischi del gruppo, in particolare al periodo di “Hatebreeder” e “Follow The Reaper”, e probabilmente entusiasmeranno gli appassionati di quel periodo che hanno mal digerito le ultime prove; mentre molti riferimenti più immediati toccano anche gli album “Hate Crew Deathroll” e “Are You Dead Yet?” per il riffing pesante ma dal piglio rockeggiante e orecchiabile. Ma fra i vari periodi del gruppo c’è sempre un filo conduttore continuo senza rotture e le impronte digitali del loro suono sono riconoscibili. I fanciulli di Espoo alla fine sono così e non è che abbiano dato prova in passato di chissà quale varietà stilistica.

Tutto sommato, “Hexed” è prevedibilmente in stile Children of Bodom, con qualche canzone discreta se non godibile e alcuni elementi sicuramente migliorabili. I fan lo apprezzeranno.

(approfondimento)

In Flames – I, the Mask

Il nuovo full-length targato In Flames convince più dei suoi predecessori ed è probabilmente il miglior album del gruppo degli ultimi otto anni, per quel che può valere. Nel disco cercano di esprimersi due tendenze contrapposte, una che insiste sul lato radiofonico (purtroppo continuando a mancare di personalità e facendo ricorso a stilemi pre-confezionati) e un’altra che vuole rinverdire il riffing più genuinamente svedese del gruppo (ma senza troppa convinzione). Se la speranza è che ciò offra varietà nonché spunti godibili, in realtà a lungo andare manca l’equilibrio tra i due aspetti.

Permane di fondo la formula ripetitiva ormai consolidata, che attinge da una versione annacquata delle tendenze più mainstream del metalcore melodico americano, enfatizzandone le melodie vocali e gli impeti emotivi con risultati altalenanti ed evitando di infondere maggiore originalità nel songwriting o anche un minimo di sperimentazione sonora. Ciò dipende anche dalla direzione ottenuta assieme al produttore Howard Benson, che nuovamente partecipa (interferisce?) nella scrittura dei brani, assecondando le idee di Fridén dandovi un’impronta pop-metal al solito orecchiabile ma eccessivamente autoindulgente e datata, o che ricicla gli stereotipi di mille gruppi post-hardcore/screamo californiani..

In generale tutto il disco alterna alti e bassi. Alcuni brani vedono un egregio lavoro chitarristico porre una pezza a un cantato migliorabile; oppure, al contrario, quest’ultimo viene rovinato da un ritornello pessimo. In altri momenti la parte strumentale si rivela piatta e impersonale. Brano migliore è l’iniziale “Voices”, mentre il peggio è concentrato in “(This Is Our) House” e “In This Life”.

(approfondimento)

Soilwork – Verkligheten

Il nuovo album dei Soilwork può essere suddiviso fra canzoni che coniugano melodia ed estremismo e altre più incentrate sull’aspetto melodico. Però nelle prime gli spunti più aggressivi sembrano quasi limitare la tendenza al melodicismo, cercando di ripescare punti di contatto con i primi dischi del gruppo ma senza troppa convinzione, mentre nelle seconde il tutto si riduce a un esercizio di stile con poche sorprese. Per tutto il disco, comunque, le aperture melodiche sono basilari e offrono gli spunti migliori, tra convincenti attacchi vocali pop-metal, stacchi più rockeggianti, assoli taglienti.

L’aspetto ormai consolidato del gruppo è (complici i frequenti cambi di formazione degli ultimi anni) il ruolo di primo piano del cantante Björn Strid. Purtoppo per contro la parte chitarristica su “Verkligheten”, escludendo gli assoli, è più in secondo piano e mostra meno ispirazione rispetto agli album precedenti. Strid inoltre ha di recente avviato un progetto hard-rock/Aor intitolato The Night Flight Orchestra, del quale si possono avvertire piccoli spruzzi in brani come i due singoli “Witan” o “Stålfågel”.

Il disco si rivela un lavoro di mestiere senza infamia e senza lode, che rimescola un po’ i tratti salienti del sound soilworkiano ma senza rinnovarlo davvero. È senz’altro consigliato ai fan degli ultimi lavori del gruppo – gli altri potrebbero considerarlo una minestra riscaldata.

(approfondimento)

Manwha: se il buongiorno si vede dal mattino…

Prima dell’anno scorso non avevo mai toccato fumetti coreani. Purtroppo la curiosità nello scoprire se ci sono opere interessanti è ostacolata dalla mancanza di tempo generale. Ma le varie inserzioni su Facebook, nonché il crescente fenomeno dei webtoons e di siti di scansioni, mi hanno spinto a provare due titoli.

Sfortuna vuole che tramite tali inserzioni abbia trovato proprio alcuni dei fumetti più idioti che mi siano mai capitati.

Oltretutto sono mezzi pornografici, ma non si vede nulla comunque (almeno nelle versioni che mi sono capitate ci sono censure dove i genitali sono rimpiazzati da chiazze bianche) e il tutto sembra confezionato solo per far gasare le fantasie di qualche maschietto represso.

Sono sicuro che in giro ci saranno anche manwha validi, ma penso valga la pena spendere due parole per mostrare la mediocrità a cui si può giungere, almeno per avvisare di diffidare di certe pubblicità che si stanno diffondendo su questi webtoons.

Il primo si intitola “He does a body good”. In teoria una sorta di commedia erotica sci-fi thriller, ma non credeteci manco per un istante.
Il protagonista è una sorta di sfigato imbranatissimo che viene preso in giro dalle ragazze e ha una cotta per la sua nuova vicina di appartamento, che è veramente una bellezza mozzafiato. Un giorno viene truffato da una sua ex collega di università che gli rifila una specie di elettrostimolatore muscolare dopo avergli fatto credere che voleva uscire con lui. Il nostro eroe non gradisce ma compra lo stesso tutto quanto in maniera molto passiva e pentendosi dopo di aver buttato denaro. Ormai l’ha preso e tanto vale provarlo. L’apparecchio ha un guasto e lo fulmina facendogli acquisire il potere di generare una sensazione di benessere intensissimo nel prossimo con il semplice tocco. Basta una stretta di mano per avere un orgasmo, in pratica. Ovviamente il piacere è ancora più intenso se si tratta di condividere fluidi corporei, e potete capire dove si finirà a parare. Il protagonista, con questo nuovo superpotere, rivoluzionerà il suo rapporto con l’altro sesso e finirà al centro di un intrigo mosso da un vecchiaccio tiranno di una qualche multinazionale malvagia.

A parte i disegni molto ben fatti, vi assicuro che il tutto è ancora più stupido di quanto possa trasparire dalle mie parole.

Menzione speciale per un cameo di quello che è praticamente Danny Trejo, essendo il momento umoristico massimo della serie vi potete immaginare il resto:

Il secondo manwha mi è capitato tra le mani ieri, si intitola “My Stepmother”, e già dal titolo dovrei intuire di cosa si tratta.

Si inizia con stereotipi tra i più insulsi. In pratica un padre tipo cinquantenne vedovo (o divorziato?) si è risposato con una donna, indovinate un po’, molto più giovane, una bella trentenne. Il figlio è ventenne, ma è un po’ un fannullone e anche lui imbranatissimo come sopra. Il padre vorrebbe che lui iniziasse a considerare lei sua madre, come se fosse un bambino e non un adulto. La neomatrigna a quanto pare è birichina, le piacciono molto gli ortaggi per i quali ha una certa venerazione (soprattutto cucurbitacee…) e si diverte a stuzzicare il figliastro cresciutello che non riesce a nascondere una certa attrazione. Lo fa pure in maniera molto spinta, anche se senza concludere. In fondo sono entrambi adulti ed è tutto legale. Sembra comunque ci siano non meglio specificati problemi con il matrimonio che (ma chissà perché) non è esattamente 100% regolarizzato e lei (che casualmente sembra insoddisfatta) nemmeno ha ancora dormito col marito, che per di più è pure un burbero ubriacone così da suscitare antipatia nel lettore.
Toh, ma allora forse i film mentali che il giovane ventenne si fa sulla liceità di eventuali relazioni con la matrigna, anche se non ci sono legami di sangue, potrebbero cadere…

Comunque sia il nostro giovane ventenne non è del tutto imbranato, ha un’amica che a quanto pare ha una cotta per lui, e nel capitolo successivo mezza ubriaca gli si offre per la sua prima volta con molta audacia. Lui a questo punto si atteggia in maniera ridicola a espertone maturo nonostante abbia avuto un solo contatto ravvicinato con la matrigna, anche se prima si faceva mille film mentali ed era preda di tante insicurezze. Davvero, il mutamento di pose e atteggiamenti mostrato da lui è involontariamente comico, ma in senso negativo.

Mi sono fermato a poco dopo queste vignette perché è davvero ridicolo e non so se farmi del male e continuare per vedere:

Il protagonista è molto insicuro di sé quando la sua amica si mostra disponibile a fraternizzare. Non viene mostrato nulla del resto della zona anatomica inquadrata, c’è sopra una censura, non so se già in originale o se aggiunta in un secondo momento.

 

Il pensiero dell’amica quando il protagonista decide che ormai il dado è tratto e deve andare fino in fondo.

Va tutto proprio male? Ok, diciamo che almeno in questi due titoli sono tutti maggiorenni e non ambientati in un liceo (a differenza di un mediocre hentai qualunque, che però non si prenderebbe tanto sul serio cercando di sceneggiare una storia per davvero da tali premesse).

Missione di oggi… fallita. (cit.)