Lasciate stare i cerbiatti

Questo è un lungo messaggio a tutti gli aspiranti salvatori di mammiferi dei boschi in ascolto.
 
Intorno a giugno è il periodo in cui nascono i piccoli cervidi, cuccioli di cervo, capriolo e daino, nel linguaggio comune detti cerbiatti*, o anche Piccoli Bambi Pelosetti.
Come tutti i cuccioli, sono vulnerabili. Quando qualcosa è vulnerabile, o si fa proteggere o si nasconde.
I piccoli cerbiatti, per evitare i predatori, fanno affidamento sul loro manto che li mimetizza nel sottobosco e sull’assenza di odori particolari che li rendano rintracciabili, rendendo per loro facile nascondersi. La madre si allontana per non attirare predatori sul posto. Il cerbiatto rimane isolato, al punto da sembrare abbandonato, ma in realtà la madre è ancora nei paraggi pronta a tornare dal suo cucciolo.
La strategia è molto efficace. In teoria.
Tuttavia, nella spietata corsa alle armi della selezione naturale, si è evoluta una specie che ritorce contro il cerbiatto questa strategia: il Cretino (Homo cretinus**).
 
Il Cretino un giorno esce e va a passeggiare per boschi, quando all’improvviso si imbatte tra le fratte in un piccolo Bambi. Non sembra esserci nei paraggi la madre. Abbiamo visto che è normale che manchi la madre mentre un piccolo cerbiatto si nasconde nel sottobosco, soprattutto se lei ha notato un grosso mammifero estraneo nei dintorni (come può essere un Cretino adulto). Ma molte volte questo incontro scatena una complessa serie di reazioni chimiche nel cervello del Cretino che lo portano a provare forti emozioni di fronte al musino, gli occhioni, le zampine. Purtroppo, non sempre questo fenomeno avviene per altre specie meno fotogeniche come molti invertebrati.***
 
Dicevamo, l’emozionometro del Cretino va fuori scala. Ignaro della scia chimica che lascia con la sua sola presenza, il nostro eroe si avvicina e decide, in buona fede, di fare qualcosa che non dovrebbe fare, una cosa apparentemente innocua ma in realtà molto molto, molto, molto molto molto stupida:
 
ACCAREZZA IL CERBIATTO
 
Così facendo impregna il cucciolo del proprio odore, cosa facile perché il piccolo di suo odora davvero poco per non essere fiutato dai predatori. È un guaio doppio: non solo ora è molto più vulnerabile, ma la madre non lo riconoscerà più e lo abbandonerà per davvero. Se non sarà predato da un altro animale, morirà di fame.
A volte basta anche solo avvicinarsi troppo per spargere le proprie molecole e diffondere uno sgradevole (per mamma cervide) olezzo di cretinaggine. Ma la probabilità di attaccarglielo è maggiore soprattutto perché il Cretino pensa che il cerbiatto sia molto carino e vuole coccolarlo. Soprattutto se è in compagnia di altri esemplari di Cretino.
 
GUARDA CHE BELLO
 
Purtroppo, come già detto, quasi sempre non pensa lo stesso per insetti, molluschi, chirotteri o altri animali meno fotogenici.
Esiste però una sottospecie di Cretino, il cosiddetto Paladino Croceverdino o Paladino di Darwin (Homo cretinus ssp. imbecillis), che mostra una serie di comportamenti elaborati dei quali gli studiosi stanno analizzando tutt’ora le funzionalità cognitive. Infatti il Paladino si imbatte nel piccolo Bambi isolato e, colto da un irrefrenabile istinto iperprotettivo, arriva a dedurre che il cerbiatto è stato abbandonato ed è in pericolo. Ed è qui che svetta il lampo di genio brillante con cui “salvare” il cucciolo da non si sa bene chi:
 
SE LO PORTA VIA
 
Il Cretino Paladino raccoglie in spalla o in automobile lo sventurato cerbiatto e lo porta presso il più vicino veterinario o centro faunistico per “aiutarlo”. Qualche volta fa tappa presso amici e amiche (in caso di esemplari maschili soprattutto presso le amiche) per far vedere quant’è bravo a salvare il cerbiatto abbandonato.
Nel 99% dei casi l’aitante Paladino si sente rispondere dai professionisti in cerbiattologia che no, il cucciolo non era stato realmente abbandonato, la madre era sempre lì nei dintorni, ora c’è il serio rischio che con tutto l’odore che si sarà preso lo respinga. Anche se molti esperti faunistici si sono ormai per forza di cose impratichiti ad allevarli, non tutti i cerbiatti tollerano il biberon, non tutti digeriscono il latte di capra, non tutti resistono allo stress della manipolazione, molto spesso non riescono a sopravvivere anche tenendoli in cattività.
La madre poi rimarrà con mammelle cariche di latte e rischieranno mastiti.
 
C’è poi un’ulteriore sottospecie che a volte viene menzionata, il Cretino Esponenziale (Homo cretinus ssp. neperi), che si porta sì il cerbiatto a casa, per allevarselo lui come fosse un gattino. Fortunatamente pare che sia estremamente rara, forse non esiste nemmeno realmente questa sottospecie.
.
Ogni anno ripetiamo o condividiamo le stesse indicazioni ma puntualmente qualche centro di conservazione della fauna si lamenta che qualcuno gli ha portato un cerbiatto che secondo lui aveva bisogno di aiuto. Evidentemente il messaggio, nonostante i comandi molto semplici, non circola a sufficienza e non viene recepito.
Pertanto lanciamo un appello:
 
NON TOCCATE I CERBIATTI
 
Immaginate di camminare in un bosco e di imbattervi in un piccolo Bambi tra le foglie.
Che cosa fate?
 
NON LO TOCCATE
 
Vi girate e andate via, tenendo le mani rigorosamente in tasca.
 
Adolf Hitler è risorto e minaccia di scatenare la nuova guerra mondiale se non gli consegnate un cerbiatto vergine delle foreste. Mentre uscite di casa ne trovate uno.
Che cosa fate?
 
NON LO TOCCATE
 
Oppure vi state arrampicando su una parete rocciosa. Il volo sarebbe di 80 metri. L’unico appiglio possibile è un cucciolo di capriolo. Che cosa fate?
 
TENETE LE MANI IN TASCA
 
Incontrate un cerbiatto accovacciato sotto a un roveto che arde ma non si consuma. Dalle fiamme si sprigiona una voce imponente che dice “tu prenderai il cerbiatto e lo porterai in una terra dove scorrono latte e miele, ma il faraone potrebbe non ascoltare, stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i miei prodigi”. Dietro di voi Beppe Grillo e Roberto Burioni si sono messi d’accordo per una causa comune e dirvi di raccogliere il cerbiatto. Si aggiungono Piero Angela, Enrico Mentana, Gianni Morandi, Nina Moric e Stanley Milgram a dirvi che dovete raccogliere il cerbiatto. Gandhi minaccia di scatenare l’inferno nucleare se non raccogliete il cerbiatto, l’OMS di obbligare a mangiare spaghetti col ketchup e pizza con l’ananas. Nel cielo compare Mufasa tra le nuvole che dice di raccogliere il cerbiatto.
Che cosa fate?
Esatto, bravi:
 
LO LASCIATE STARE
 
Se non è chiaro, passiamo a qualche referenza forte.
È scritto in Ezechiele 25-42: “Il cammino dell’uomo timorato interseca cerbiatti acquattati nel sottobosco. Benedetto sia colui che lo lascia stare e cambia strada, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che proveranno a toccarli.”
Uno dei risultati di Jumanji fu: “Nella giungla dovrai stare, finché il cerbiatto starai a toccare.”
Quando Arminio tradì i romani a Teutoburgo, disse che a lui piaceva raccogliere cerbiatti nei boschi.
 
Oltre a ciò, tornando seri il prelievo non autorizzato di cervidi selvatici come il capriolo e il daino è un illecito penale sanzionato con un’ammenda di competenza del tribunale, ai sensi della legge 157/92. È vietato impossessarsi di animali selvatici anche per custodirli in ambito domestico. Anche se avete buone intenzioni e pensate di aiutarli, rischiate solo di far danni. Rivolgetevi piuttosto a un professionista che si occupa di conservazione della natura e che vi dirà cosa fare quando vi incamminate nei boschi e non sapete che cosa fare.
 
La regola aurea rimane sempre di non fare nulla se non sapete nel più minimo dettaglio cosa fare e tenere le manacce a posto invece di toccare toccare e toccare.
Per tutto il resto c’è Darwin.
 
*: in realtà il cerbiatto sarebbe il cucciolo del solo cervo, ma per comodità
 
**: sfortunatamente lo IUCN non riconosce la validità tassonomica di questo taxon, ignoriamo ancora le motivazioni
 
***: in etologia e psicologia comportamentale questo fenomeno si chiama Effetto Bambi (non scherziamo, si chiama proprio così), è insomma quella forza che spinge a simpatizzare e commuoverci oltre misura per dei simpatici mammiferi carini, mentre poi ci schifiamo per un invertebrato innocuo e magari facciamo i complimenti a qualcuno che schiaccia con un quaderno una terribilissima scutigera.
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