Korn – The Serenity of Suffering

Chi sono i Korn oggi?
Rispondere a questa domanda è arduo e non si può prescindere dai numerosi cambiamenti incorsi lungo la loro carriera, in primis (ma non solo) per via del fatto che dopo gli esordi eccezionali la parabola discendente degli statunitensi è stata lunga e inesorabile, soprattutto negli ultimi tredici anni tra mal riuscite sperimentazioni sonore (a cavallo di industrial, synth-rock, heavy-rock, darkwave e persino dubstep/brostep) e meno convincenti ritorni alle origini.
Eppure, nonostante negli ultimi anni i Korn abbiano scarsamente convinto pubblico e critica con degli album davvero trascurabili, “The Serenity Of Suffering” è in un certo senso il loro disco migliore dal 2003 a oggi, a livello di scrittura delle canzoni, arrangiamenti e coinvolgimento sonoro. Per contro la ripetitività e la scontatezza rimangono ombre palpabili. La copertina sembra giocare con i cliché più stereotipati del nu-metal, quasi a farne una parodia, ma i Korn non stanno prendendo in giro i luoghi comuni su di loro e al tempo stesso non credono realmente di essere ancora gli stessi di un tempo. Jonathan Davis ha ormai 45 anni, può continuare a impersonare il ruolo dell’adolescente a disagio e risultare credibile? “The Serenity Of Suffering” è il disco dei Korn più ascoltabile dai tempi di “Take A Look In The Mirror”, ma è un lavoro estremamente di maniera. Una ennesima operazione-nostalgia, solo verso album differenti rispetto agli altri lavori korniani pubblicati su tali premesse? È fuori tempo massimo che, a oltre quarant’anni suonati di età, i Korn ripropongano quelle vesti? Oppure tali vesti sono quelle reali dei Korn, quelle che più si confanno alla band, ed è un gradito ritorno perché gli americani si mostrano coerenti con loro stessi invece di indugiare in maldestre uscite dagli schemi (che portarono all’abbandono di Silveria)? Chi sono i Korn? Cosa vogliono esprimere e comunicare dopo oltre 20 anni di distanza dal debutto? Se la risposta, come potrebbe essere interpretata, sia viaggiare sul sicuro e vivere sugli allori delle formule passate recitando ancora il ruolo della sofferenza adolescenziale, allora emergono ancora più dubbi sulla creatività artistica del gruppo.

Approfondimento.

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