Quali banchi i pargoli sceglieranno di frequentare

Generalmente uno studente di 13 anni in procinto di scegliere la scuola superiore si ritrova (o ritrovava? non sono aggiornato sui cambiamenti della scuola dell’obbligo avvenuti negli ultimi anni) due differenti percorsi: liceo o istituto tecnico/professionale (o casse al mercato).

Riguardo la base di questa distinzione, ciò che differenzia un liceo da altre scuole è secondo lo stereotipo il formare globalmente la cultura dell’individuo, l’intento è anche di dare le basi con cui orientarsi nel proseguimento della carriera che si suppone sfocerà nell’università. Questa cultura, essendo generale comprende (in teoria anche, in pratica soprattutto) il lato umanistico, che a sua volta contiene gli studi classici. Difatti esistono vari tipi di liceo (scientifico, classico, artistico, psicopedagogico ecc.) che si dovrebbero distinguere dall’impostazione privilegiata e dal settore maggiormente di riferimento, pur permettendo l’accesso a quante più università possibili anche di stampo ben diverso.
Negli istituti tecnici, per luogo comune, invece si pone maggiormente al centro la formazione professionale dell’individuo, con marcata focalizzazione sull’insegnamento delle conoscenze direttamente applicabili nel mondo del lavoro, delle conoscenze tecniche per l’appunto. Ciò non vuol dire che finite le superiori si debba per forza andare a lavorare senza poter proseguire gli studi, difatti non c’è nulla di strano se uno studente di un ITIS a indirizzo chimico si iscriva a ingegneria chimica o a scienze dei materiali, mentre da un ITC si vada ad economia & commercio. O decida di cambiare percorso e faccia ingegneria edile.

Le distinzioni non sono a compartimenti stagni.

Bisogna però tenere a mente che il momento della scelta è meno attivo e consapevole delle conseguenze.
In realtà nella maggior parte dei casi un ragazzino di 13 anni da solo NON ha già le idee chiare sul futuro, non si informa certo sul piano di studi come un laureato triennale quando sceglie la magistrale e a volte è pure condizionato dai genitori. Va anche a finire che si sceglie una scuola per moda, cioè perché “ci vanno tutti” (specialmente gli amichetti) o perché si ha sentito dire che è la scuola dei migliori, o perché fa figo il nome o l’idea di frequentarla (essere uno “studente del liceo Scientifico” è allettante).

Spesso sono i genitori a rendere la scelta dei figli condizionata dai pregiudizi che hanno loro inculcato, magari in sinergia con la sua personalità.
Contrariamente al luogo comune che vuole i pre-adolescenti e gli adolescenti in costante contrasto con i genitori, inconsciamente se ne seguono molte indicazioni da giovinetti, mentre da più grandicelli in alcuni casi si inizia addirittura a ripeterne taluni comportamenti senza neanche rendersene conto o pensando di fare il contrario, almeno finché non ci se ne rende conto.
Esiste d’altronde anche il caso in cui il ragazzino a tutti i costi decide di scegliere un indirizzo opposto a quello che i genitori si auspicano, per esempio quando essi risultano troppo invasivi ed espliciti nel voler influenzare gusti e scelte del figlio (risultando fastidiosi, asfissianti, stressanti) ma hanno una forza di carattere debole e non riescono a imporsi sul figlio. Molti dei “ribelli” che hanno scelto il tecnico che io ho visto in passato, dandogli la fama di postaccio per buzzurri, hanno avuto genitori passivi e mentalmente deboli (nel senso che Albanesi da del termine).

 

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