Siete troppi

Come al solito c’è molta confusione attorno ai concetti malthusiani,
Innanzitutto è sicuramente vero che nel caso globale le risorse sono finite e quindi c’è un limite a quanto una popolazione o una civiltà possa crescere senza incappare in problemi (già solo per mancanza di spazio fisico).

Tuttavia, questo discorso è un attimino diverso nel caso locale. Prendiamo per esempio l’Italia: la popolazione è in gran parte composta da gente matura, i giovani sono in minoranza e la speranza di vita media cresce di anno in anno. Tradotto in poche parole, fra pochi anni avremo una popolazione composta in gran parte da anziani, con pochi giovani che possano sobbarcarsi la conduzione delle attività lavorative e la tassazione finalizzata al welfare e alla previdenza sociale (le quali dovranno essere attuate per molte più persone e molto più a lungo). Avete presente la famosa piramide demografica, che in Italia (e in generale in molti paesi avanzati) assomiglia un po’ a un fungo? Ecco, e preoccupa molto sociologi e politici.
Per questo si parla spesso di incrementare la natalità, l’immigrazione o rivedere le pensioni, con tutte le problematiche sociali annesse.
In generale, parlare semplicemente di curva malthusiana in questo caso sarebbe una stronzata, perché l’Italia è un paese che nel caso particolare rischia di scoppiare fra pochi decenni, mentre magari fuori dal nostro recinto ci sono crescite eccessive, decrescite o stagnazioni. Chiudere le frontiere dipende dalla capacità di un paese: se uno è sovrappopolato, per esempio uno povero traboccante di manodopera inutilizzata che però ha un suo consumo delle risorse, di certo l’impatto sociale in quel paese di tot individui disoccupati sarà maggiore rispetto a quello che avrebbero in un paese progredito che però ha carenza di braccia giovani. Per dire, in Angola ci sono circa 27.000.000 di abitanti, in Germania circa 80.000.000, se la popolazione dell’Angola raggiungesse le cifre di quella tedesca senza averne le medesime infrastrutture sarebbe un bel grattacapo.

Un altro fattore di cui tenere conto è che la problematica malthusiana non è nemmeno esponenziale, oserei dire logaritmica se proprio, in realtà è variabile in funzione dell’organizzazione sociale e del progresso tecnologico.
Mi spiego con un esempio: un tempo, il petrolio, l’uranio, il titanio erano materiali inutili, non si sapeva che farsene e il progresso era limitato a ciò che era utilizzabile (legna, ferro, al massimo carbone). Nel corso della storia si è però trovato il modo di rendere queste risorse accessibili e poter sfruttarle, il che a sua volta permette altre ricadute tecnologiche e di sostenimento alla popolazione. Con i carburanti si sono potenziate la produzione e il trasporto di cibo, potendo sfamare più persone, che di fronte al sacrosanto problema dell’approvvigionamento energetico hanno i mezzi per poter trovare soluzioni (energie rinnovabili, sviluppo della fusione nucleare ecc.). E’ un po’ quasi come se si generassero risorse e il processo permettesse di generarne altre. La prossima grande sfida è riuscire a utilizzare elementi come l’elio-3 come fonti di eneriga.
Ciò è possibile anche dal fatto che una persona in più è sì una bocca da sfamare in più, ma anche una mente in più che può contribuire a sviluppare scienza e risolvere problemi. 2000 anni fa ciò non sarebbe stato possibile, perché quasi tutta la popolazione era costretta a lavorare nei campi analfabeta per il proprio sostentamento.
Per questo, con le tecnologie giuste, la giusta allocazione delle risorse e la corretta progettazione della crescita, si può avere un impatto minore pur con una popolazione maggiore (nell’800 le metropoli erano molto meno popolose, ma inquinavano di più e le malattie erano più frequenti; lo sviluppo urbano in verticale permette di risparmiare terreno da cementificare ed esistono metropoli più piccole ma più popolose).
Naturalmente questo non significa che si può crescere in eterno né che non esistano casi locali di sovrappopolazione: la materia è pur sempre finita, lo spazio è pur sempre limitato e il tempo è grande. L’ideale è sempre quello di raggiungere la stagnazione, evitando i problemi globali di una popolazione che cresce sempre di più, quelli locali di una popolazione che invecchia sempre più e raggiungendo quindi l’equilibrio.

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