Cultura scientifica e umanista: studiare perché “serve” o perché “è bello”?

Molti difensori cultisti dell’attuale insegnamento umanistico (che, se mi conoscete, saprete che per quanto mi riguarda è degenerato e squilibrato in Italia, fermato da una mentalità passatista e priva di versatilità) sostengono che è orribile sostenere che l’attuale formazione culturale scolastica non prepari alle sfide dell’oggi e del domani né fornisca tutti i mezzi/conoscenze per comprendere questo mondo fatto di tecnologia e scienza. Il motivo è che ciò vorrebbe dire sostenere che la scuola debba insegnare solo ciò che è utile, il che non è cultura ed è svilente perché la cultura ha un valore universale e non “utilitaristico”.

A parte che non è un discorso di tipo “utilitaristico”.

Se vogliamo metterla sul piano che la scienza va studiata in quanto cultura, bella e piacevole di per sé, e non in quanto “utile”, dovremmo ammettere che la cultura scientifica dovrebbe essere preponderante ugualmente. E’ la cultura della natura, dell’universo e delle sue leggi, è la conoscenza di ciò che esiste e con cui interagiamo. Lo sbilanciamento esiste e va risanato. A scuola si leggono un’ora la settimana i Promessi Sposi, non il Dialogo sui Massimi Sistemi. Si impara a memoria la storia della filosofia (e non il ragionamento filosofico) soffermandosi su idealisti come Hegel, ma Popper o Russel non sono neanche in programma. E ci si accanisce su questa metrica classica, sull’estrapolare pezzi di autori antichi da tradurre senza assimilare il discorso completo, sull’imparare a memoria le categorie kantiane; invece di iniziare a conoscere, comprendere e affrontare sfide neanche del domani ma di oggi, l’avere un pensiero scientifico proprio come fu per Archimede o Newton, il capire cos’è il metodo scientifico e come funziona (una cosa che ancora per molti studenti universitari deve essere spiegata, assurdamente, e che certo non è molto diffusa se ancora si diffondono le pseudoscienze o molti non sanno leggere un’indagine statistica).
Che poi, perché tanta ostilità verso il concetto di “utile”? Alla fine, noi saremo chiamati a contribuire alla società, come anche a fare qualcosa per noi stessi comprendendo e conoscendo il mondo attuale in cui ora viviamo. Per progredire e costruire una società migliore di quella in cui siamo nati, lasciando ai posteri un futuro migliore, è fondamentale riservare ampie risorse anche all’ingegno, all’affrontare la vita quotidiana, a ciò che è pragmaticamente “utile”. Non avremmo altrimenti satelliti per le telecomunicazioni, ingegneria biomedica, chirurgia avanzata, tecniche agronomiche specializzate, computer, reti idriche, non avremmo debellato il vaiolo né scoperto come utilizzare i flussi elettrici.

Tutte queste cose le abbiamo perché qualcuno ha voluto guardare oltre e pensare anche a ciò che sarebbe “utile”, e non solo continuare a contemplare il carme di Orazio che diserta dalla battaglia di Filippi per declamare quanto sia dolce e nobile morire per la patria, o ripetere il pensiero di Aristotele per descrivere la natura (egli fu poi molto più empirista, osservatore e sperimentatore di tanti che pensano che la cultura scientifica si basi sull’impararne il pensiero… oserei dire che la vera cultura classica è più simile a quella scientifica che a quella che piace a tanti passatisti).

Oh, beh, certo: a Cristiano Ronaldo non serve certo sapere di fisica, di biologia o del principio di falsificabilità. Ma neanche di letteratura o di latino se per questo.
Lo studiare qualcosa per il semplice piacere di farlo, invece, è una cosa che alla fine nessuno impedisce (io studio la storia da me per esempio anche avendo terminato l’università in biologia, ma garantisco il diritto di chiunque altro a non fregarsene una mazza di sapere cosa fece Demetrio I Aniceto e perché), mentre studiare da sé ciò che ti dovrebbe servire nel percorso che hai intrapreso (e accade) è sintomo che c’è qualcosa che non va.
Se qualcosa per un altro “è bello”, per un terzo potrebbe non esserlo. Nondimeno, magari il latino ad uno non piace quanto altri soggetti che però sono stati presentati in forma molto più limitata e ristretta. Va bene che la coperta è troppo corta, ma l’indirizzamento serve proprio a questo e se molte persone spesso ritengono il liceo scientifico non molto scientifico, un motivo ci sarà.
Altrimenti, tanto varrebbe inserire in tutte le scuole anche ore dedicate alla pratiche cerimoniali/filosofiche buddiste, della filologia finlandese (“katso merta”), della letteratura in sanscrito, o dell’antica cultura di La-tene. Sono tutte cose meravigliose in fondo. O più semplicemente mettiamo ore di studio filogenetico del death metal con riflessione critica, assimilazione e interpretazione con confronto del pensiero di Obituary, Dismember e Vader (sì, è cultura, e il death metal ha un profondo significato sociologico figlio di questi tempi).

In fondo possono sempre essere studiate per il piacere di farlo, perché è BELLO farlo. Ma sarebbe un passo troppo lungo della gamba. Solo perché “è bello” studiare qualcosa, non vuol dire che il resto non lo sia, né che non si dovrebbe guardare anche ciò che è utile oltre che bello.

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