Molti latinisti sono fermi al passato

C’è una nostalgia statica nel rapportarsi col pensiero e la società degli antichi che ripeto, neanche viene compreso a dovere o trattato in maniera realmente accurata da tutta una marea di commentatori, bloggers, opinionisti e giornalisti: quanti ricordano e ricorderebbero di considerazioni sulla decadenza civile dalla tarda repubblica in poi per farci parallelismi con i fenomeni culturali odierni? Molti storici e umanisti si limitano ad apprendere nozioni sequenziali e non sanno poi spiegare ciò che pretendono di conoscere, né a trarne spunto per produrre cultura nuova che superi quella vecchia. Hanno un approccio mentale fermo al passato.

A me come la lingua latina pure piace ugualmente come linguaggio. Ed ironicamente, la uso pure quando parlo o scrivo, come espressione idiomatica. Invece di ugualmente avrei voluto scrivere “idem”, e prima di approccio mentale stavo per scrivere “forma mentis”, ma poi mi sono reso conto che sarei apparso forse un po’ ipocrita.

Ma questo non giustifica certo accanimento o l’enorme sproporzione fra insegnamento del latino e quello scientifico a scuola oltre un certo limite il latino è totalmente inutile per ciò che sono e ciò che faccio, al di là del bagaglio culturale (che, ripeto, NON viene compromesso se la smettiamo di essere classico-centrici). Se avessi voluto formarmi in maniera principalmente umanistica probabilmente avrei fatto il liceo classico dieci anni fa.

Molti discorsi in difesa del latino dei suoi cultisti spesso mi sembrano più un’arrampicata sugli specchi per difendere a tutti i costi l’attuale sbilanciamento a favore dell’insegnamento umanistico anche dove non deve esserci, nonché un’impostazione globalmente sbagliata. Anche il voler esortare a non alimentare “guerre fra poveri” non mi convince sempre, perché induce a congelare il dibattito e stallare la situazione, è immobilismo per mantenere lo status quo (ironia, ancora latino). Altrimenti una sua modifica comporterebbe il ridimensionamento e la svalutazione di quelle materie tanto amate e con le quali si ha speso tanto tempo. Si dovrebbe ammettere che effettivamente gran parte di questa “cultura” altro non è che nozionismo privo di contenuti e risvolti pragmatici. Essa sforna una collezione di monumenti aulici che degenera in una mentalità passatista che concepisce solo le epoche perdute, viste come il picco già raggiunto e insuperabile, per sopperire alla delusione verso la realtà attuale. Tale mentalità non insegna né come capire il mondo né come affrontarlo. Non serve a molto rispondere alle sfide o alle difficoltà con il rinchiudersi nel proprio mondo, il piangere i mala tempora e i mores, lo scaricare responsabilità, il pretendere ausilio e sovvenzionamento. La vera cultura classica dovrebbe essere fortemente orientata a prendere fra le mani la scienza, gli elementi tecnici, al voler esplorare nuovi orizzonti, esattamente come facevano i grandi personaggi antichi e rinascimentali. Forse che Leonaro o Michelangelo si limitavano a celebrare le opere del passato che tanto li affascinano? Forse che Aristotele o Plinio non fossero attivi nello scoprire il mondo, la natura, i fenomeni, le leggi che governano l’universo, piuttosto che sedersi a contemplare e ripetere i vecchi discorsi dei filosofi antichi?

Ecco un esempio di questa mentalità: prof precaria, che testualmente esige che sia la sua terra (cioè lo stato, la collettività, gli altri) a darle un lavoro, che piagnucola di essersi “spaccata la schiena” traducendo versioni da ragazza per avere miseri 1250 € quando va bene (con buona pace di chi la schiena se la spacca sul serio dall’alba al tramonto magari per meno) e che sa solo puntare il dito verso donnine e televisione, piuttosto che fare anche un po’ di autocritica e magari avere più amore per la propria vita. Magari scoprirà anche che c’è chi riesce a compiere il proprio dovere e ad essere felice vivendo la propria vita, chi riesce a realizzarsi e ad avere una cultura ricca senza “spaccarsi la schiena sulle versioni” (da notare poi la solita furbizia di quelli di Repubblica, che propone un sondaggio sull’utilità del latino invece di notare il riferimento al fatto che la cultura non paga).

Effettivamente molti dei poeti latini a cui fa riferimento campavano proprio sulle spalle altrui*, di sussidi e donazioni, ma non penso che sia uno traguardo a cui tutti potrebbero e meriterebbero di ambire.

Per carità, signora, se insegnerà la cultura classica ai ragazzi sarà di certo una bella cosa, ma non pretendi che ciò sia dovuto e che debbano essere gli altri a provvedere a lei.

*: tipo un Catullo o un Orazio, quello che buttava le armi per andare a scrivere poemi su come fosse bello morire per la pace.

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