Addio Nando.

La differenza fra Alonso e Schumacher non è che il primo diceva nel team radio con spocchia “certo che siete scemi ragazzi” mentre il secondo andava a ringraziare tutti i meccanici nonostante il motore rotto a Suzuka 2006.
Chiunque, dopo aver vinto tutto quel che c’era da vincere con quel team, ed essere entrato nella storia dello sport, avrebbe fatto ciò nonostante la perdita del probabile ottavo titolo mondiale. Ne aveva vinti altri 7 d’altronde.

Anche Alonso, se avesse vinto gli ultimi 5 campionati di fila, concederebbe volentieri alla Ferrari una rottura di motore sul finale di stagione, ringraziando comunque tutto il team per i grandi successi conseguiti assieme.

E non ci scommetterei sul fatto che, se avesse perso anche nel 2000 (e magari pure nel 2001), Schumacher avrebbe rinnovato il contratto ugualmente per guidare la rossa invece di andare ad accasarsi col fratello alla Williams motorizzata dalla tedesca BMW (alla McLaren-Mercedes non ci andò per contrasti con Ron Dennis, anche se la casa della stella già nel 1995 lo voleva per il 1998). Ma non lo sapremo mai perché a differenza di Alonso lui vinse e non si dovette porre il problema di lasciare un team in crisi tecnica.
Per quanto riguarda il prendere in mano un team allo sfascio come la Ferrari nel 1996, beh, in fondo, lo stesso Agnelli ammise che il signor Schumacher non concedeva i suoi servigi per pochi spiccioli.

Ai ferraristi piace pensare che la storia, il simbolo, l’idea di Ferrari attraggano i piloti anche in tempi di crisi, perché erano abituati a gente come Villeneuve o Alesi; ma i piloti di F1 vogliono garanzie che potranno competere e adeguato stipendio a supporto. Nemmeno Senna, che pure disse che sarebbe stato il suo sogno guidare una Ferrari (a proposito, lo disse veramente?), ci volle andare in quegli anni di crisi tecnica, preferendo prima rimanere sulla super McLaren-Honda e dopo andare sulla ancora più super Williams-Renault. Nella quale affermava di volerci andare già dal 1991/1992, e solo per farsi ritoccare il contratto da Dennis pur di rimanere alla Mecca in fase calante.

Il fatto è un altro.

Schumacher di sfuriate ne faceva eccome al team, come quelle di Alonso. La differenza è che lui le teneva in privato, per poi mantenere un profilo pubblico accomodante e tornare a lavorare a testa bassa con gli uomini di Maranello per risolvere quei precisi problemi che criticava. Nando invece si lamentava pubblicamente e poi sempre più spesso se ne andava per i fatti suoi (concediamogli pure che senza più i test non c’era molto da lavorare assieme, ma saltando in alcune occasioni le poche prove concesse non ha dimostrato molta dedizione). Questa era la vera differenza.

Se Alonso avesse vinto nel 2010 e nel 2012, forse adesso ne staremo parlando diversamente? Chissà. Forse non avremmo mai sentito dichiarazioni tipo “certo che siete scemi”, “vorrei avere un’auto competitiva” o “Massa con la Williams è terzo, io sono decimo”. Ma chi può dirlo.

L’unica cosa certa è che nella F1 di oggi conta il progetto di base della vettura. Puoi assumere Alonso, Vettel o Hamilton, se l’auto non è competitiva non cambia nulla. Se non ci sono i test, non puoi porre rimedio allo svantaggio. Se i motori sono congelati, ti devi tenere la tua power unit più pesante e meno potente del Mercedes mostro che domina.

E con il caos che vige in questo preciso istante in GES, spero per Sebastian e Kimi che il 2015 non sia troppo gramo.

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