Chrome – The Visitation [1976, Siren Songs]


Fra le meteore del rock sperimentale vanno sicuramente annoverati i Chrome, partiti un po’ in sordina nell’orbita della psichedelia ma successivamente autori, verso la fine degli anni ’70, di due dei dischi più significativi del decennio (Alien Soundtracks e Half Machine Lip Moves), giusto appena prima di iniziare al principio del successivo una repentina quanto spiazzante parabola discendente.

La storia del gruppo ha inizio nel 1976 a San Francisco quando il cantante/batterista Damon Edge incontra il tastierista Gary Spain. I due hanno il pallino per l’acid rock californiano e lo space rock britannico e l’intesa funziona da subito, così che non tarda molto prima che reclutini anche John Lambdin (chitarra, basso) e Mike Low (chitarra, voce) per registrare immediatamente un album, The Visitation, che venne proposto alla Warner Brothers A&R.
Il rappresentante dell’etichetta rispose loro che il disco gli sembrava una versione confusa dei Doors. Edge lo prese come un complimento, ma l’album non vollero punto pubblicarglielo, così il musicista americano decise di fare tutto da sè fondando la propria etichetta personale, la Siren Songs, fra mille difficoltà e traversie.

Come anticipato, a far da padrona lungo tutto il corso dell’album è l’eredità della psichedelia anni ’60 e ’70, si potrebbe dire anzi che l’album non è altro che fra gli ultimi di una lunga serie di uscite che si pongono sulla scia di quanto era già stato detto (e spesso con maggiore espressività) nei dieci anni precedenti. Oltre che ai Doors, i riferimenti naturali dei Chrome sono Grateful Dead e Jefferson Airplane, ma di suo il quartetto statunitense ci aggiunge anche buoni riferimenti a gruppi garage rock come gli Stooges, per rendere un pochino più ruvida la loro musica, e un certo interesse per percussioni esotiche che fanno capolino ogni tanto.
Non si tratta comunque di novità in senso assoluto e che in qualche modo non fossero già state proposte da altri gruppi psych rock, ma queste influenze nel caso dei Chrome sono comunque certosinamente algamate e fanno sì che venga portato avanti un discorso musicale omogeneo e coerente, senza suonare come spunti appena abbozzati – hanno cioè delle coordinate chiare su cui andare a parare.
In realtà comunque c’è anche una novità vera e propria in quanto proposto dal gruppo, ed è il lato lirico del disco visto che i testi che introducono tematiche horror o di fantascienza relativamente innovative.

Sostanzialmente The Visitation è un disco di rock psichedelico negli standard del genere, tale che qualcuno potrebbe parlare di cliché, in realtà semplicemente ne vengono portate avanti le caratteristiche, sonorità e tonalità tipiche in maniera fedele e formalmente impeccabile; e ogni tanto subentrano divagazioni più distorte (e tendenzialmente noisy) o aperture più esotiche, come è parte integrante del DNA dei gruppi psichedelici di San Francisco.
Purtroppo, anche se non mancano riffs e assoli catturanti (e qualche tappeto di tastiera piacevolmente atmosferico), proprio per questo non ci sono brani che spicchino in particolar modo, tutto è in fondo livellato senza guizzi su di un canone da cui i Chrome non si affrancano più di tanto, così come le altre garage bands californiane a loro precedenti o contemporanee rispetto alle quali i quattro statunitensi presentano solo un certo margine in più nella maturità e personalità stilistica.

Ed è a partire da questo margine particolare che i Chrome costruiranno il loro prossimo futuro, in cui evaderanno dagli schemi consueti e conieranno uno stile molto più sperimentale, innovativo e personale.

(recensione pubblicata anche qua)

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