Front National, UKIP, Lega Nord e il perché di altri cazzari

Visto il grande successo della Le Pen, ho notato che alcune persone  (in genere quelli che hanno scelto SEL/Tsipras e simili) hanno sentenziato di odiare la Francia e i francesi, perché sono tutti razzisti schifosi di merda con ideali nazi-fascisti che ti guardano dall’alto al basso e non vogliono unirsi al grande ideale europeo. Parbleu, sarebbe un po’ come dare del comunista-stalinista a chi vota a sinistra a dire il vero…

Potremmo in ogni caso dire allora che ogni inglese è un nazista per via del successo dell’UKIP, o accostare gli italiani alla Lega Nord che ha avuto un discreto successo con la sua campagnia anti-euro.

Premessa: si votava per le europee, quindi il voto è stato in funzione della politica europea (non di come dovrebbe essere il proprio paese) e della sua influenza su quella nazionale, inoltre va tenuto conto anche dell’affluenza, perché se tipo questa è del 50% e alle votazioni un partito prende il 50% dei voti, in realtà solo il 25% della popolazione lo ha sostenuto.

In sostanza c’è da rilevare in chi fa ragionamenti del genere una confusione abissale fra:
1 – l’agenda globale dei quadri dirigenziali politici (es. statalismo, privatizzazioni, liberalismo sociale, isolazionismo estero, protezionismo economico);
2 – le istanze dei singoli candidati (es. nel PD trovi quello meno credente e quello più cattolico, in FI trovi il medico a favore della sperimentazione animale e l’amico della Brambilla che aderisce a stop vivisection);
3 – le istanze dell’elettorato con tutte le sue sfaccettature e le sue singole esigenze (gli animalisti voteranno per il partito che propone la Brambilla, a prescindere dalle idee in materia economica o politica, gli industriali con imprese private lo voteranno fregandosene delle cliniche veterinarie pubbliche);
4 – il fatto che l’elettorato occupa strali sociali diversi (il che rende due cittadini sensibili a tematiche diverse, oppure può far convergere il voto degli stessi per motivi diversi).

Per dire, io alle prossime nazionali potrei votare, chessò, Fare perché sul piano delle tematiche scientifiche sono gli unici che hanno soddisfatto ciò che vorrei venisse presentato; ma esisterebbe anche un mio disaccordo con la dimensione del rapporto pubblico-privato, perché sono dubbioso verso il turboliberismo a go-go. Alternativamente potrei votare per qualcuno con una forte componente sociale (SEL?), nonostante dica baggianate orripilanti su biotecnologie, ricerca di base e digitalizzazione. Oppure potrei trovare un partito che promuove tematiche scientifiche come prediligo ma anche abbia una visione su sociale/pubblico/privato che mi interessi, ma essere composta da personaggi screditati e disonesti (come le vecchie cariatidi che da decenni ancora infestano il settore della superiorità antropologica), oppure incompetenti e idioti (come in chi li vorrebbe mandare a casa).

A sua volta, il partito potrebbe coalizzarsi con altre liste che però non soddisfano ciò che cercavo, ma portare candidati indicabili che ovviano al problema. O il contrario. Poi naturalmente di ciò che cerco io non frega nulla all’artigiano o al giurista. Si capisce cosa intendo?

Detto questo, il punto è cosa cerca chi vota un partito, come quegli estremisti votati alle europee – i quali a loro volta hanno magari le idee non molto chiare, perché l’elettorato, le elezioni e la politica sono un attimo più complessi delle solite dicotomie che si sentono in giro.

Per spiegare un po’ questo fenomeno, con la crescita dei movimenti “populisti”[1], partiamo dall’esempio della Lega.

L’elettorato della Lega per la cronaca ha varie provenienze. Una parte da aree cattoliche o dall’imprenditoria liberale e autonomista del nord est, ma una parte componeva anche l’elettorato dell’ex-PCI e si è ritrovato a scegliere i faccioni busoni di Bossi & Calderoli per vari motivi, non solo perché vogliono “fora da i ball i terùn”. Il fatto è che la Lega nasce come partito proletario. Cioè va a pescare proprio fra la gente comune, gli operai, i contandini, gli artigiani. Che erano per definizione quelli che andavano alle riunioni del PCI, dato che questo si rivolgeva soprattutto a loro. Solo che, cosa accadde in primis negli anni ’70, ’80 e ’90?

Accadde che il falegname o il raccoglitore nei frutteti che si ritrovavano la concorrenza della manodopera a minore costo del sud o dei paesi esteri, andava a chiedere tutela lavorativa al sindacato e si sentiva rispondere che tutti avevano diritto al lavoro e quindi picche. D’altronde il programma ufficiale è internazionalista e quello meno ufficiale è di mantenere tensione sociale per vari motivi, i lavoratori di tutto il mondo devono poter trovare un’opportunità ed essere aiutati, sono anzi una grande risorsa [2].
Accadde che la casalinga che usciva di casa e si ritrovava il clandestino che spacciava vicino alla scuola dei figli o il nomade con precedenti in periferia, andava a chiedere protezione da questi singoli individui e si sentiva dire che era razzista e quelli erano fratelli emarginati di paesi dalle condizioni orribili che andavano aiutati.
Accadde che il commerciante che non voleva saperne di burocrazia, bolli e tasse varie, si vedeva contro un muro di funzionari statalisti che consideravano eresia il solo pensare ad una deregolamentazione anche minima.
Accadde che il provinciale che voleva tutelare i propri prodotti agricoli o manufattieri dalle insidie della globalizzazione, come il sopraggiungere in grande quantità di merce industriale a basso costo, si ritrovava davanti il crollo del muro, con il comunismo in rottamazione e i politici “proletari” che si riconvertivano al social-liberalismo filo-atlantico per opportunismo politico [3], e insomma vuoi forse ostacolare la libera circolazione di merci e capitale?
Se questo è giusto o sbagliato, decidetelo voi, io spiego cosa è accaduto a mio parere.

Ed ecco così che una buona massa di gente, che alle assemblee del PCI diceva le STESSE identiche pantomine che oggi si sentono fra i grillini o in qualsiasi movimento “populista”, accorsero in massa da un gruppo di incamiciati verdi che fra gli anni 80 e 90 gli diede dei nemici comodi responsabili dei loro disagi (Roma ladrona, extracomunitari, globalizzazione ecc.) e delle soluzioni facili, ma mostrava anche di dare orecchio alle esigenze di una parte della popolazione. Ripeto, se a ragione o meno, se legittime o no, non spetta a me dirlo; ma la dirigenza leghista le condì di retorica demagoga e la accostò alle sparate-cazzate su negri, terroni e simili.

Ancora, il punto è che l’elettorato è un attimino più complesso di “mi stanno sulle balle i negri in quanto tali”. Anche alle locali può capitare che qualcuno possa decidere di votare Lega perché il candidato si è mostrato efficiente nel gestire un comune o perché ha promesso di tutelare qualcosa (una scuola, un quartiere di commercianti), a prescindere dalle idee delle dirigenze sugli stranieri. L’elettorato può anche divergere su alcuni punti rispetto a chi gestisce il partito.
 Ciò è tanto più grande quanti più voti prende il partito: o volete credere che coloro che votavano Berlusconi erano tutti solo silvioboys che lo facevano perché volevano i festini con le veline e la magistratura in carcere? C’erano i semplici sostenitori del pensiero liberale, c’erano quelli che la ritenevano la sola coalizione stabile (e in tempi di crisi non è mica poco), c’erano quelli che ritenevano di ricevere benefici economici, c’erano quelli che semplicemente non volevano votare a sinistra ecc. [4]

Per inciso in Francia ci fu già un antecedente ai vari movimenti populisti col poujadismo. Esso nasceva in un periodo in cui la grande distribuzione commerciale soffocava i piccoli negozietti, le merci globali soppiantavano il piccolo artigiano, il mondo “tradizionale” e provinciale (e la Francia è MOLTO provinciale) andava in crisi, il parlamento veniva visto come qualcosa di inefficiente e incompetente che non proteggeva i singoli cittadini. Poujade propose una sorta di restaurazione reazionaria che tutelasse queste singole istanze e favorisse corporativismo artigianale e tradizionalismo provinciale, ma introdusse anche un’instabilità politica non da poco (c’erano anche manifestazioni violente) e minacciava la paralisi socio-economica. De Gaulle dovette inventarsi la Quinta repubblica per evitare grane.

Così, oggi, di tutti quei milioni di cittadini (che poi non sono tutta la nazione) che votano partiti euroscettici o nazionalistici, in buona parte non lo fanno perché bramano il nazismo, ma perché:
– vogliono maggiore sovranità in casa propria a livello comunitario e soprattutto verso la Germania e le direttive della banca;
– vogliono protezionismo a livello economico dagli effetti della recessione;
– vogliono una tutela dell’identità dagli effetti della modernizzazione e della globalizzazione;
– non gliene frega un cazzo di gay o profughi ma vogliono qualcuno che gli parli di imprese loro che chiudono e cittadini nazionali che fanno la fame. 

Caratteristiche che, giuste o sbagliate che siano, alla fine, sono presentate proprio da partiti come il FN, che così raccolgono molti dei voti fra costoro. A prescindere dal fatto che il sindaco di Valmônt è un negazionista o che il tal socio della Le Pen è omofobo. Il problema piuttosto è che poi tali idee trovano modo di diffondersi sfruttando il sostegno elettorale, così come molte idee razziste di dirigenti leghisti attecchirono fra gli elettori insicuri, dubbiosi e intimoriti, non appena gli presentarono il nemico facile su cui sfogare il proprio disagio socioeconomico.

E questo accade perché la politica è molto complessa ed è essenzialmente un confronto fra le parti (da cui il termine “partito”) che supportano determinati punti i quali possono fare appello a vari ceti o tipologie di persone.

Certo, possiamo sempre pensare che tot milioni di individui vogliano veramente instaurare il Frankenreich e schiavizzare gli Üntermenschen e null’altro

Ripeto, non sto dicendo se è giusto o sbagliato (io per esempio però sono molto modernista e molto controreligioso, e non gradisco il tradizionalismo provinciale mentre adoro i grandi centri commerciali, quindi non supporterei certe istanze), ma solo quello che accade. Che è più complesso di una dicotomia buoni/intelligenti/progressisti vs cattivi/fascisti/razzisti/omminidemmerda.

In definitiva, prendendo un cittadino francese che ha votato FN a caso e chiedendogli perché, è più probabile che risponda “vogliono tutelare i miei interessi e io non credo nell’Europa o nell’Euro, guardate che crisi”, piuttosto che “voglio che brucino i negri! Sieg Heil!” [5]

P.S. uno sfogo del tipo “odio i francesi, per loro sei così, hanno questa mentalità così e si comportano cosà” è perfettamente intercambiabile con altri discorsi con le stesse identiche parole ma dove al posto di “francesi” ci sono meridionali, cinesi, ebrei, zingari, omosessuali o quant’altro… cioè, immaginatevi uno dire “odio gli ebrei, si considerano la razza suprema, ti considerano una merda”, lo biasimereste senz’altro.
È cioè una generalizzazione, ed una stereotipizzazione di un gruppo nazionale/etnico, suvvia, non caschiamo in questo fare di tutta l’erba un fascio. Almeno se vogliamo spacciarci come persone progressiste e di sinistra.

[1] https://havenforus.wordpress.com/2014/02/03/su-populismo-sinistra-grillini-e-altre-amenita/

[2] anche se è opinabile come i casi di sfruttamento lavorativo per far comodo agli imprenditori, che altrimenti delocalizzano dove la manodopera costa meno, possano essere d’aiuto.

[3] l’ideale contemporaneo dell’Unione Europea ha una forte componente liberista nel voler dare libero accesso e transito a risorse, merci, capitale, persone, senza tutti i dazi e gli scazzi che le frontiere impongono; ed una socialista per l’opportunità di abbattere i confini e regolare tutto dall’alto, visto che fra gli ariani del mondo certe cose non si fanno e insomma noi vogliamo essere europei internazionali multiculturali non trogloditi nazionalistici. Purtroppo o per fortuna, non si fanno i conti senza l’oste, e per fare la frittata bisogna rompere le uova.

[4] http://idiotaignorante.wordpress.com/2009/10/07/464/

[5] il che ovviamente NON vuol dire che non esistano anche costoro, così come fra gli elettori di Silvio c’erano anche dei fascisti, che constatando che Forza Nuova, La Destra o simili non avrebbero mai vinto le elezioni piccoli come sono, e constatando che la coalizione berlusconiana era solida e stabile, scelsero chi nelle sue speranze avrebbe di sicuro arrestato i partiti di centro-sinistra o simili.

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