Swans – [s/t] [1982, Labor/Young God]


La prima pubblicazione dei terrificanti Swans è questo EP omonimo datato 1982, prodotto interamente dall’uomo-gruppo Michael Gira e pressoché introvabile (venne prima distribuito su vinile che è la versione che i fan del gruppo tendono a preferire, poi ristampato su cd con le traccie invertite per ogni “lato” del disco, entrambe erano però edizioni a tiratura limitata).
Il sound progettato dal gruppo è una marcia ossessiva, cacofonica e dissonante, che già si allaccia alla no wave e alle tendenze meno melodiche del noise, ma il mini ancora non presenta la medesima profondità psicologica e a visceralità brutale dei successivi dischi e mantiene ancora vari legami con la new wave e il post punk in generale (ma il tutto suona comunque molto alienato e noisy, strizzando l’occhio alle sue “deviazioni” più aberranti).
A spiccare sono soprattutto l’uso di un caustico sassofono raggelante e di un basso percosso in maniera ossessionante, che rendono ancora più disumani i pezzi.

Si parte dunque con la prima metà dell’EP.
L’iniziale Laugh costruisce un’atmosfera allucinata mandata avanti dalla combo di distorsioni alienanti (soprattutto nell’intermezzo etereo ma a tratti anche raggelante), basso slappato e ossessivo abbinato alla batteria percussiva, mentre la voce tipicamente post-punk enfatizza l’osticità della canzone.
Speak invece propone un mood più cupo ed un incedere maggiormente “fangoso”, con droni noise secchi di chitarra su ritmi sincopati che poi durante il ritornello percorrono un andamento più regolare ma anche molto più ipnotico che poi si dipana in una lunga coda ossessiva e rumoristica.
La seconda metà viene introdotta dal noise-funk di Take Advantage, brano oscuro, a tratti gotico per umori e atmosfere, senza mai concedere una distensione o un attimo di tregua.
Infine c’è la bruciante e quasi psichedelica Sensitive Skin, scandita dalle distorsioni corrosive della chitarra che si fondono alla perfezione con il basso inquietante per costruire un noise rock acido, una nenia ossessiva, disturbante e disturbata dove i fraseggi di chitarra squarciano l’aria rendendo il tutto terrificante come non mai.

Entrambi i due lati del disco sono allucinati, anche se non ai livelli degli album successivi. Ma di certo rimane un’interessante sperimentazione nel panorama musicale degli anni ’80.

(recensione pubblicata anche qua)

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