Viva il naturale! Ma, aspettate un attimo…

Una “curiosità” (in realtà più che una semplice curiosità) sulle pannocchie dorate che sgranocchiamo arrostite, le carote con il loro bel colore arancione, il pompelmo rosa che fa tanto Mediterraneo, i pomodori rossi e sugosi con cui abbiamo condito migliaia di piatti tradizionali… ebbene questi vegetali NON sono sempre stati così.


Erano in origine, in natura cioè, un po’ diversi.

Un tempo, neanche tanto lontano, non esistevano infatti le carote arancioni o i pomodori rossi: le prime erano bianche o viole/nerastre, i secondi erano delle bacche giallognole. Furono i botanici del XVI secolo a renderli così, tramite selezioni e incroci.
Ed il mais selvatico è praticamente irriconoscibile da quello che mangiamo normalmente (vedere il teosinte).

Non sono i soli: quanti di voi hanno mai visto le vere specie selvatiche di peperone o di riso? Difficilmente si trovano al supermercato.

Ancora più curioso è sapere che molte delle tradizionali specialità italiane, come l’arancio dolce di Sicilia, non sono mai neanche esistite e non le abbiamo inventate noi.
Non nel senso che sono stati importati dalle Americhe o dall’Oriente durante l’Età delle Esplorazioni (cosa comunque vera per molte piante dal ciliegio al fagiolo) per poi dar origine a varietà nostrane; ma proprio nel senso che non c’erano fisicamente, non esisteva la specie, è stata realizzata tramite incrocio di due specie differenti.

Esistono tante storie interessanti sulle varietà vegetali (nostrane e non), dal triticale ottenuto incrociando segale con frumento alle tante varianti di Brassica oleacea (cioè cavolo, cavolfiore, broccoli… sono la stessa specie!). E seguendo i nostri aggiornamenti avrete tante informazioni a riguardo, per meglio chiarire le cose.

Ma questo non vale solo per i vegetali. Abbiamo manipolato, selezionato, incrociato, alterato innumerevoli specie animali: cani, maiali, capre o mucche sono tutti risultati della nostra opera di intervento artificiale e possiedono caratteristiche che non si sarebbero mai verificate in tempo tanto breve in natura per semplice evoluzione, sempre che si fossero verificate invece di essere seccamente selezionate (difficilmente un bassotto potrebbe sopravvivere come un suo progenitore lupo).

Ma se tutte queste specie neanche esistevano, le abbiamo realizzate noi tramite varie tecniche e spesso per avere una paricolare caratteristica meramente per vantaggio…
Se molte di queste specie non erano neanche originarie del nostro paese, ma le abbiamo importate, adattate e diversificate per poi integrarle subito nelle nostre usanze…
E se alla fine ogni attività umana è un modificare se non proprio sovvertire le condizioni naturali, dagli occhiali per correggere la miopia alla terapia genica…

Sarebbe davvero logico e coerente fare appello alla “tradizione”, all’essere “naturale”, alla non “eticità” di un metodo?

Perché una variazione dello status quo avvenuta tot tempo fa è “tradizione” ed è “sana”, mentre una qualsiasi idea che lo modifichi adesso non può diventare tradizione a sua volta ed è assolutamente da rigettare?

O forse si tratta di pregiudizi (e magari sotto sotto di marketing per qualcuno) dettati unicamente dal fatto che certe cose le conosciamo dalla nascita e quindi sono “consolidate”, come se fossero state sempre così, mentre la variazione, la novità, le idee nuove, devono essere affossate sotto il peso degli avi (che per primi vollero cambiare)?

Ricordatevi: il sugo rosso un tempo NON esisteva. Addirittura la tradizione generale della pasta e della pizza conditi con il pomodoro, a parte le prime invenzioni locali, è più giovane della nostra stessa bandiera.
Ma nessuno contesta che sono stati impiantati artificialmente nella nostra “tradizione” secolare, o che per coltivare agrumi o patate si è violato il sacro equilibrio della penisola introducendovi materiale forestiero.

Qualcuno però adduce le stesse ragioni per dirvi che è giusto distruggere una cosa (come un campo sperimentale in una università), o immorale farne un’altra, e NON solo in ambito agroalimentare: esiste anche chi, per gli stessi motivi, è contrario al trapianto d’organi, alle vaccinazioni, all’uso di bioreattori; piuttosto che discutere di cose almeno più sensate come problematiche socioeconomiche o difficoltà tecniche.
Però continuano a guidare SUV, a indossare occhiali per correggere la miopia, a mangiare pasta e a consumare energia elettrica con i loro computer per scrivere che una vitamina “di sintesi” è diversa da una “naturale” (sottintendendo che non va bene).

Un uomo, Norman Borlaug, padre della cosiddetta Rivoluzione Verde, certuni li definì “ecologisti con la pancia piena” per distinguerli da quelli che realmente si sporcavano sul campo per risolvere problemi invece di fare retorica comodamente da casa.

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3 pensieri su “Viva il naturale! Ma, aspettate un attimo…

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  2. Come ebbi a dire in un mio post recente: “nei fatti nulla di quello che mangiamo oggi è secondo natura. Meno male: la natura ci vuole morti entro i 30 anni.”. Ma tu lo hai spiegato molto meglio di me ;)

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