Su populismo, sinistra, grillini e altre amenità

Visto che nelle discussioni fra gli utenti che conosco serpeggia un po’ di confusione riguardo cosa sia la sinistra, con ognuno che ne da una propria personale interpretazione (spesso molto idealistica), penso sia meglio dare una spiegazione partendo da ciò che la storia ci dice sia stato il punto di nascita della sinistra e siano state le sue azioni.
Storicamente la concezione di sinistra nasce con la rivoluzione francese, per identificare una posizione nel terzo stato, cioè il popolo comune (borghesi, mercanti, contadini) e i rivoluzionari, nelle assemblee generali; contrapposto alle correnti monarchiche, al clero, alla nobiltà e ai grandi proprietari terrieri aristocratici.

Nell’800 tale ruolo viene poi enfatizzato da ideologie, come il socialismo o il comunismo, che in un modo o nell’altro facevano proprie le istanze del popolo operaio e lavoratore nei confronti della borghesia capitalista che componeva i ceti mercantili, gli imprenditori e i proprietari del popolo.
Le forze politiche di sinistra rappresentano quindi i bisogni, i desideri e le ambizioni della massa produttrice, della forza lavoro, di chi fornisce gli uomini agli eserciti, di chi viene assunto. La forza di sinistra vorrebbe idealmente operare un progresso, sia sociale che politico e culturale, per permettere a questi insiemi di elevarsi dalla propria condizione precedente indesiderabile. Quantomeno, vorrebbe dar loro una rappresentanza, strapparle concessioni e rintuzzare i privilegi della classe dirigente. Per vari motivi vi si associarono anche altri temi, come l’internazionalismo.
Col senno di poi, si possono definire “di sinistra” e “di destra” anche posizioni antiche, come per esempio quelle dei tribuni della plebe a Roma opposte all’aristocrazia terriera e conservatrice senatoria. Ma sarebbe in senso lato perché diverse questioni politiche, civili e sociali dell’età contemporanea all’epoca non esistevano ancora o comunque non erano concepite.

Il popolo col grande leader. Sia lodato il popolo!

Spesso e volentieri il “populismo” tanto deprecato dal PD è di sinistra, nelle origini oserei dire quasi per definizione (ma non sempre). Più populista del terzo stato o del proletariato marxista (o della plebe a cui si rivolgevano i populares a Roma) non c’è nulla. Il contrario consisterebbe nell’aristocrazia intesa come il ceto di chi ha il primato (non necessariamente meritato), cioè i nobili francesi, i grandi industriali inglesi, gli Junkers, i boiardi russi, ma anche i patrizi romani associati agli ottimati. Ma anche loro praticavano una forma a modo loro di populismo, come quando l’aristocrazia mette a confronto i valori, i meriti e le grandi capacità dei nobili che formano gli ufficiali che muoiono in battaglia o i quadri amministrativi, contrapposte al volgo sozzo e ignorante a cui va bene qualsiasi padrone purché si soddisfi la pancia.

Populista non significa necessariamente cattivo. Il terzo stato aveva fondalmente ragione nel voler ridimensionare i privilegi di una vera e propria casta corrotta e parassita, e nel dare soprattutto il via libera ai ceti medi della borghesia. Il proletariato ottocentesco viveva in condizioni orribili. Il PCI in Italia premette molto per favorire l’alfabetizzazione nonostante le resistenze dei cattolici che si vedevano intaccare il monopolio nel distribuire la sapienza.
Nella Roma antica, invece, ci videro lungo i Gracchi, che capirono come la società stesse imboccando un declino tremendo e necessitasse di riforme sociali e agrarie (ma ritrovandosi in mezzo a due fuochi dai quali ci rimisero la pelle e lasciando una situazione che sarebbe poi sfociata nelle guerre civili).
Nel linguaggio comune, soprattutto quando a menzionarlo è proprio il PD, il populismo viene confuso con la demagogia. Vi rimando a Charly per ulteriori approfondimenti se vi va.Tuttavia, il volgo è anche un bacino di gente che, effettivamente, “ragiona con la pancia” e sovente non vuole giustizia sociale, quanto riscatto sociale.
Non tutti ricordano che buona parte dell’elettorato della Lega è anche lo stesso del PCI. Si tratta spesso di persone originarie dei ceti meno abbienti, che poco soffriva il fiscalismo di Roma, temeva la concorrenza lavorativa dei migranti (anche del sud Italia) a basso costo e si lasciava sopraffare da un timore*1 generalista negli episodi di criminalità associata ad extracomunitari.
I Gracchi erano osannati dal popolino, finché non proposero di estendere i diritti conquistati ai villici del Lazio assieme alla cittadinanza, dei quali però i romani temevano la concorrenza. Le loro teste vennero riempite di piombo da un seguace, perché il senato aveva promesso di pagarne il peso in oro.
In Russia chi aveva anche solo una tettoia in metallo nella stalla veniva additato come kulako nemico del popolo e della rivoluzione, i suoi beni confiscati per la ridistribuzione.

Per questo si dice al giorno d’oggi che la sinistra italiana è un blob spesso contraddittorio, mentre ci si stupisce che Berlusconi abbia galvanizzato proprio molti esponenti della classe operaia. La sua demagogia è quella per cui votandolo si diventerà come lui, perché abbasserà le tasse, ridurrà lo stato ed eliminerà le burocrazie asfissianti.

Quella del blob in contraddizione è una descrizione ricorrente. Per esempio, è singolare la “convivenza” di cattocomunisti e radicali atei.
Meno noto è che le esigenze del popolo spesso cozzano con quelle “verdi”, che pure da noi sono considerati una forza di sinistra e su questo essa ha avuto molti diverbi interni nel corso della sua storia. L’esempio più eclatante riguarda il lago d’Aral, che negli anni ’60 i sovietici decisero di sfruttare nell’ambito di un vasto progetto agricolo e di impiego causando però un disastro ambientale.
Nei paesi socialisti sono sempre state molto applicate l’espansione dell’industria, l’antropizzazione, la creazione di posti di lavoro e la realizzazione della manodopera. L’ambientalismo in realtà non coincide con la sinsitra e viceversa. Esso nasce da varie correnti, in ambito filosofico è stato molto influenzato dal trascendentalismo, ma delle folte radici vengono dalla “destra” aristocratica e più precisamente in ambiente mitteleuropeo, dove nella cultura è molto radicata la convivenza con la natura e dove i proprietari terrieri ci tenevano a tutelare le loro foreste, le loro riserve di caccia e i loro campi. Il tutto poi ispirò buona parte della corrente romantica dell’800, mentre contemporaneamente si sollevavano anche posizioni indipendenti e di scienziati.
Fra parentesi, il nazismo ufficialmente propugnava valori come il rispetto massimo per natura e animali (e li trasgrediva, sempre per la cronaca).

Effettivamente per riscattare il proletariato e dargli benessere, bisogna potenziare l’industria e creare posti di lavoro, soprattutto quando il territorio non è così sviluppato come nei paesi più ricchi.

La tendenza ad associare l’ambientalismo alla sinistra è emersa nel secondo dopoguerra, soprattutto negli anni ’80, quando si è imposta l’idea dell’industrializzazione spinta del capitalismo occidentale (sorta per produrre reddito imprenditoriale e mercato), con anche i problemi relativi all’inquinamento che ledono direttamente il popolo. I fallimenti ambientali dell’URSS (Chrenobyl, lago d’Aral ecc.) uniti al rispetto per la natura della socialdemocrazia scandinava (che però in realtà è di origine culturale e non realmente politica) ha contribuito a far imporre come frangia politica considerevole i verdi di sinistra, di cui il partito più famoso e influente in Europa fu probabilmente il Partito Verde tedesco.
Un’altra fonte di confusione è nella tendenza all’essere guerrafondai. Vulgata vuole che la sinistra sia pace e amore, non come come le destre fasciste e nazionaliste. Pensate poi ai Repubblicani americani, che hanno fatto le guerre in Afghanistan e in Iraq, eh…
In realtà belligeranza e pacifismo non sono veramente sovrapponibili a sinistre o destre. Nei paesi democratici occidentali, possono esistere destre interventiste in caso si prospettino guadagni sottoforma di nuovi mercati o risorse da sfruttare*2, ma normalmente sono isolazioniste perché non vogliono rischiare quattrini, consenso elettorale e soprattutto l’introduzione di culture straniere indesiderate. Negli USA per esempio storicamente la maggior parte delle guerre sono state intraprese anche dai democratici, l’attitudine storica dei repubblicani invece è stato più spesso l’isolazionismo (escludendo il maccartismo e la deriva anti-comunista, ma si trattava di un discorso più ampio che rientrava nella geopolitica post-WW2 e che comincia qua con la teoria del dominio) e anche Bush jr aveva un programma abbastanza isolazionista fino all’11/09.
Nei paesi dittatoriali invece la guerra è principalmente una valvola di sfogo per la dissidenza interna e per i problemi economico-sociali che si vanno defilando, tutti elementi che si cerca di mascherare con successi esterni. La dittatura in Argentina fece così con le Falkland. Il fascismo puntò all’Etiopia. La Germania, dopo Weimar e Wall Street, non poteva che dare avvio ad un programma di riarmo e iniziare a mirare agli Anschluss e allo “spazio vitale”.
Lo stesso si può dire per la guerra di Corea, per il Vietnam, la Libia di Gheddafi e l’Iraq di Saddam.

Dipende sempre dai casi e non si tratta di attributi intrinseci.

Il punto più stringente è pero quello sul welfare. Esso è inteso come un simbolo della sinistra, ma anche qua storicamente è andata in maniera un po’ diversa. Il welfare è una sorta di tutela operata dallo stato verso le classi sociali che hanno bisogno di un aiuto. Ma i rivoluzionari, o i comunisti ottocenteschi, non sempre parlavano in questo senso, pensavano invece ad una lotta di classe che abbattesse lo stato esistente (per gli anarchici addirittura in maniera definitiva) per poi attuare politiche di redistribuzione delle ricchezze. Nel socialismo puro lo stato decideva di quanto ognuno avesse bisogno e distribueva così a ciascuno le risorse collettive.

L’idea del welfare come assistenza inizialmente trova maggiore successo invece nella destra, da un lato nella dottrina filosofica dell’utilitarismo, che attecchì anche fra liberali che volevano far fronte alle tendenze più individualiste; e fra le destre conservatrici per motivi meno ideali, cioè impedire lo scoppio della rivolta sociale, o carenze nella forza lavoro per la borghesia imprenditoriale.
Si tratta insomma di un patto, gli imprenditori pagano un poco più di tasse (o i nobili rinunciano a qualche privilegio) e in cambio ottengono più sicurezza e magari dipendenti più validi. La nobiltà inglese è sopravvissuta proprio in virtù delle concessioni fatte e nell’800 i nuovi ceti borghesi aderirono all’istituzione di assicurazioni sociali e case di lavoro. In Germania, Bismarck legiferò per lo stato sociale e la previdenza sanitaria per impedire l’emigrazione in America di operai preziosi per l’industria in espansione, come anche per impedire che gli incidenti sul lavoro gravassero sia sulla produttività che sulle tutela dovuta dai singoli proprietari. In entrambi i casi, la costruzione di uno stato sociale servì per arginare il diffondersi nel popolo delle “sinistre”, laburisti da una parte e socialisti dall’altra.
Infine, Mussolini, all’inizio ironicamente un socialista*3, offrì agli imprenditori del nord la pacificazione sociale dopo lo scontento post-guerra e al contempo sperava di inquadrare la popolazione nei suoi schemi di cittadini-soldato.

Lo stato sociale iniziò a diventare “di sinistra” successivamente, in seno ai movimenti socialdemocratici che miravano all’aiuto dello stato verso il popolo ed in maniera universale. L’intento era di appianare la distanza fra ricchi e poveri, nonché di offrire globalmente a chiunque la possibilità di contribuire all’edificazione della società.
L’esempio più famoso è forse il new deal rooseveltiano per uscire dalla grande depressione, ma era limitato dal contesto “free” americano mentre le opere più grandi vennero in realtà dalla socialdemocrazia scandinava. Dopo la seconda guerra e principalmente sotto spintarella Alleata (per impedire la diffusione del comunismo), il welfare divenne un vessillo delle sinistre, contribuendo a cambiarne la fisionomia.

Condivisione dei beni! Condivisione dei beni!

Come già detto, l’attuale sinistra italiana è un blob eterogeneo e spesso molto confuso ed in contraddizone con sé stesso quando non politicamente spaccato, come si suol notare. In essa convergono ex-PCI convertitisi al liberismo filo-atlantico per opportunismo politico dopo il crollo dell’URSS, ex-PSI convertitisi al social-liberalismo per opportunismo politico dopo tangentopoli, ex-DC ritintisi di rosso per opportunismo politico sempre dopo tangentopoli, cattocomunisti, idealisti rimasti fedeli alla linea, radical chics, radicali dai moltimila scioperi della fame, centrosocialati a cui piacciono la kefiah e la maglietta del Che, verdi, tecnocrati, funzionari statali, interisti, ingegneri informatici che abolirebbero il latino da scuola per combattere la cultura passatista/retrograda e insegnanti di latino che vogliono piani quinquennali di insegnamento umanistico per combattere la da loro intesa come cultura berlusconiana delle veline e del grande fratello.
Uno dei grossi problemi attuali è nella contraddizione di chi compone la sinistra in senso lato. Esempio storico sono gli esponenti che magari parlano di paesi poveri, diritti dei lavoratori e similia ma sono figli di papà che bevono Martini con l’oliva ai festini con gli amici. Ma questa è una cosa antica almeno dai tempi del circolo degli Scipioni.
Molto diffusi sono l’evanescenza di intenzioni, il riallineamento politico, l’adeguamento alle nuove direttive del capo e il cavalcare l’onda (controcorrente).
Avevo scritto alcune cose riassuntive, che corrispondono a quello che molti opinionisti dicono già da anni, ma mi sono reso conto che l’ha già fatto Charly qua e pure Uriel nella seconda parte di qui e in numerosissimi altri articoli (inframezzati però da tanta fuffa nella quale bisogna navigare).
Molti di coloro che votano Berlusconi in realtà votano contro la sinistra, a favore di uno che gli promette pane per la panza e scegliendo quello che sembra il più idoneo a tenere insieme una coalizione forte e soprattutto stabile. E’ il principio del Cittadino Abberlusconi.Gran parte dell’elettorato di ciò che dovrebbe essere “la sinistra italiana”, cioè il PD, è composto proprio da dipendenti pubblici e funzionari di stato, perché le destre liberiste puntano invece alle privatizzazioni, alla flessibilità contrattuale e ai ridimensionamenti d’organico – che sono ovviamente contro i loro interessi. Viene naturale la divergenza dei flussi elettorali.

*1: così come populismo e demagogia sono diversi, anche razzismo e xenofobia sono diversi, e ciò che fomentava l’elettorato medio della Lega era la seconda (a prescindere dalle dichiarazioni idiote e razziste delle dirigenze).

*2: e anche in questo caso, si preferiscono avversari molto più arretrati, oppure si fanno lavare i panni zozzi a qualcun’altro come un paese satellite. Businness as usual, ma i ricchi imprenditori o proprietari non devono mica sporcarsi le mani.

*3: altri termini su cui si fa confusione sono fascismo, dittatura, autoritarismo, autocratismo e a volte persino prepotenza. Il fascismo nacque da una costola del socialismo, prese binari reazionari e fu un partito politico specifico, con una propria agenda, delle proprie idee ed una propria concezione culturale. La coincidenza con questi venga usata per determinare se e in che misura la Boldrini o i grillini sono fascisti. Altrimenti, se il nocciolo è la tendenza al “qui comando io, ho ragione io e si fa come dico io”, sono fasciste molte cose, ANCHE di chi parla di libertà di opinioni – purché coincidano con le proprie.

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