Ancora sull’utilità del latino

Dato che mi hanno abbaiato che non si può essere tanto empi da accostare la nobile questione della lingua latina a volgari immagini di fanciulle avvenenti, lottatori sudaticci e rumorosi bolidi di metallo, per questo articolo le didascalie d’accompagnamento per alleggerire la lettura saranno invece tematicamente in linea*1 con la cultura classica ed in particolare quella latina, con la sua arte e tradizione.
Mi spiace ma gli umanisti vogliono così, sennò è mercificazione della figura femminile, leggerezza nel parlare del sacro cvltvrame e superficialità nel trattare la nobile civiltà romana.

La puntata precedente è qui.

Avevo promesso di spezzare qualche lancia a favore del latino. Però anche qui dovrò muovere qualche critica, perdonatemi per questo.
Passiamo dunque ai benefici che il latino apporterebbe nella formazione personale.

Autodromo nazionale di Roma, gran premio delle “500 miglia imperiali”. Foto tratta da qui. Sapete per caso se al giorno d’oggi esiste ancora una cultura a cui piace vedere bolidi girare in tondo e magari darsi sportellate?

In genere i difensori del latino esordiscono subito citando la comprensione delle nostre origini linguistiche, della consapevolezza del retaggio culturale o dell’ampliamento delle conoscenze con il pensiero degli antichi.
Sono cose vere.
Ma in realtà non sono applicate, come concorderebbe anche il vecchio Charly, soprattutto quando nota l’inesistenza della dicotomia fra cultura scientifica e cultura umanistica.

Il sistema scolastico è evanescente su questo punto di vista e non riesce a trasmetterlo, difatti puntualmente vedo che nella maggior parte dei casi di tutto ciò non è rimasto molto a chi poi è uscito dal liceo ed è un gran peccato. Forse una visione più critica e realmente approfondita della cultura classica dovrebbe tralasciare un po’ di esercizi sulla metrica, poesie e commenti di letterati da imparare a memoria per l’interrogazione, senza sfogarsi troppo sui “ggiovini che non hanno valori e non studiano”.

Inoltre è una questione spesso trattata, come già detto, con una mentalità troppo statica e ancorata al passato, ignorando anche il continuo mutamento della società e del pensiero. Si studiano eterni monumenti, non persone come noi, con gli stessi desideri e vizi.

Ammettiamo che tutto ciò però sia solo per un limite della scuola d’oggi e dell’educazione, non per l’insegnamento del latino in sé; comunque sia stiamo divagando e parlando della cultura classica in generale, per semplificare voglio parlare invece di una questione un po’ più materiale, cioè dell’utilità del solo studio del latino e per l’appunto all’atto pratico, anche se questa definizione a volte fa storcere il naso.
I cultisti non gradiscono questa tesi perché non gli piace l’idea di considerare il latino in maniera tale, che considerano meccanicista, come cioè un freddo strumento; e non come quel solenne bagaglio culturale, da amare in quanto tale (anzi, più è inutile meglio è!), che plasmerebbe l’individuo facendolo crescere anche come persona e cittadino a detta loro a 360°, non solo come tecnico, o peggio come una macchina che adempie a funzioni e utilizza quel che serve. Sarà. Però poi li vedo riutilizzarla (quando non si trovano d’accordo con me) per sostenere che il latino serve, citando gli esempi che farò ora.

Donne romane che spettegolano, con bene in mostra ciò che piaceva a chi ha colto l’immagine e a chi le avrebbe dovute ammirare. Copyright di qua.

Il primo esempio è in teoria direttamente spendibile nella formazione scientifica: capire il perché tassonomia e sistematica utilizzino una certa nomenclatura. Onestamente, studiare per 5 anni una lingua solo per questo irrisorio motivo sarebbe uno spreco esorbitante di tempo e risorse mentali, nonché uno sminuimento di tutto il suo carico culturale, con tutto rispetto per la tassonomia (difatti mi strappano un sorriso tutti quelli che, per giustificare la presenza del latino e la sua utilità nel mondo della scienza, si affrettano a ribadire che permette di comprendere il significato dei nomi scientifici e cose simili*2).

Ha più senso dire che il latino dovrebbe allenare ad applicare la logica, quindi può essere un esercizio per la mente, così come lo erano gli scacchi per i russi se è vero che li insegnavano a scuola. Effettivamente, tradurre le versioni richiede una certa applicazione mentale, perché bisogna sapersi destreggiare con una sintassi complessa, le declinazioni e anche costrutti che nemmeno esistono in italiano. Bisogna riflettere e affinare le proprietà di ragionamento, ancora di più quando si vuole tradurre dall’italiano al latino (pratica che però ormai non si fa più perché ritenuta irrealistica). Tradurre attivamente il latino abituerebbe a ragionare. E curiosamente spesso a dirlo sono pure ingegneri e informatici.

Forse non sarà vero che diventando bravi nel latino si diventa bravi nelle applicazioni logiche e matematiche, però molte persone chiamate ad eseguire queste ultime han trovato un esercizio per la mente utile lavorare anche con il latino.
Naturalmente tutto ciò diventa inutile quando i ragazzi si copiano le versioni su internet oppure, chiamati alla cattedra, si nascondono gli appunti in una piega del libro. Ma essere chiamati a spiegare l’analisi del periodo, l’analisi logica e tradurre, senza segnarsi alcuna nota, è abbastanza impegnativo per un fanciullino.

C’è però un problema, il tempo dedicato alla traduzione è sottratto a quello dedicato alla comprensione culturale reale, la coperta è corta e bisogna fare scelte.

Ma per esercitare la logica e allenare la mente, serve per forza il latino?
Non per forza. Ma avere anche questa opzione fra varie alternative non fa male, anzi.

Pompei, scena di pratiche di fraternizzazione, molto comune e apprezzata dai popoli di tutti i tempi. Noi abbiamo Playboy e Penthouse, loro avevano questi affreschi. Occielo, vuoi vedere che Hugh Hefner non ha inventato nulla e che il giovinastro senza morale d’oggi non vò solo fà l’ammerigano?

Una alternativa è quella del fare matematica (o fisica) in più, ma senza gli orari pieni del tecnologico. Che si tratti di allungare il tempo dedicato ad analisi o a geometria, che si tratti piuttosto di riservare le ore extra allo studio delle dimostrazioni e alle applicazioni logiche, sarebbe la scelta scontata da fare. Inoltre allenerebbe di più alla seconda prova.
Ma attenzione, non è detto che gli studenti l’accoglierebbero con entusiasmo. Ricordo che per molti ragazzi certe materie sono uno spauracchio, al momento di scegliere la scuola, e la matematica viene spesso poco digerita. Non credo servirebbe rimpiazzare, piuttosto si potrebbe pianificare un indirizzo differente in contemporanea.
Invece, mantenere anche un indirizzo che comprenda 2/3 ore di latino permette un quadro maggiormente flessibile e soprattutto vario. Non fare sempre le stesse cose, staccare un attimo da un discorso per scaricare la mente pensando ad altro, è parimenti importante. Una certa distribuzione delle ore potrebbe risultare più efficiente e proficua di 8 ore di matematica – e farla odiare di meno dai pargoli.

La seconda alternativa citata spesso è l’informatica, che capiterebbe a fagiolo perché ai ragazzi piace l’idea di utilizzare i computer e saperli sfruttare è importante. Qualche rudimento di programmazione poi risulterebbe utile nell’affinare le capacità logiche anche se non si dovesse proseguire con questo percorso all’università, perché l’informatica è pura logica.
Ma ciò ugualmente non necessita di rimpiazzo, esiste già il PNI (per quanto dai racconti che recepisco pare che a volte si faccia tutto tranne l’informatica) che si può sviluppare in maniera interessante a riguardo.

Terza alternativa è studiare una lingua straniera, come per esempio il tedesco che ha anch’esso una sintassi particolare e necessita di rifletterci per capire cosa viene detto. Inoltre ha il vantaggio di essere una lingua viva, direttamente spendibile nel formare una collettività europea e nel relazionarsi con culture straniere. Ma anche qua, i piani bilingue esistono già, andrebbero semmai potenziati (e di PARECCHIO) per permetterne una maggiore diffusione e magari anche per ampliare il parco di lingue studiabili.

Quarta alternativa non ha a che fare con l’esercizio logico: potrebbe essere l’aggiungere progetti alternativi normalmente extrascolastici o non previsti, come quelli sportivi, musicali, insegnare sociologia, psicologia, economia e diritto. Sono cose molto importanti e belle, ma attenzione a non fare un minestrone che sfrona mediocri jolly, con poche nozioni sparse su tutto.

Bassorilievo rinvenuto ad Alicarnasso di due gladiatori. Anzi, di due gladiatrici, antenate di Gina Carano e Ronda Rousey. Ripetete con i tradizionalisti: la cultura ammerigana è superficial spettacolo, si gasano vedendo gente che si picchia nell’ottagono, corre in tondo con bolidi al metanolo o insegue una palla ovale per fare touch down. Stanno contaminando la nostra società con il culto dello show.

Abbiamo visto già prima, esistono diversi indirizzi che rispondono a varie richieste e che si potrebbero potenziare riservando le ore addizionali ad altri insegnamenti. Per casi più estremi ci sono anche scuole proprio diverse come gli istituti tecnici (per esempio, un bell’ITIS a indirizzo chimico sarebbe una base perfetta per cui poi approdare a scienze dei materiali). La soluzione esiste già, anche per questo sono contrario all’abolizione.

Al limite, il piano tradizionale potrebbe sparire da sé, se in futuro nessuno studente dovesse più iscriversi ad esso, e sarebbe semplice selezione.

Ma ciò mi porta a questo punto a pensare ad una drastica riforma della scuola che consisterebbe nell’adottare, per alcune materie più “selezionabili” (come il latino, la lingua straniera, un’attività pratica laboratoriale o le ore extra di fisica o ginnastica) una soluzione vicina a quella nelle università, dove non c’è una classe presso cui si recano i professori per fare lezione, ma delle aule predefinite per le lezioni alle quali poi giungono gli studenti che devono seguirle.
Permetterebbe di mantenere le classi, ma darebbe maggiore flessibilità a chi magari ha deciso di non seguire più latino e iniziare a studiare altro. Purtroppo questa è un’idea che NON verrà mai neanche discussa, è quasi anatema per molti cultisti e tradizionalisti perché intacca la consuetudine italica.
Comunque, è un discorso che andrebbe sviluppato a parte e che non si può certo riassumere in poche righe come qui sopra.

E di cui non penso di avere le competenze, non essendo ministro dell’istruzione.

 

I soliti graffiti di Pompei. Erano come noi, ed erano pure divertenti. Vogliamo ancora considerarli per l’Eneide o la lettura metrica?

*1: caso mai qualcuno trovasse sconvenienti belle ragazze, automobili e lottatori, suggerisco di ripassarsi un po’ degli usi e costumi dei romani, soprattutto nel periodo di Virgilio ed Orazio. Scoprirete non solo che gli abitanti dell’Urbe erano concordi con me e apprezzavano le medesime cose, ma che erano talmente “scostumati” secondo il metro di giudizio cattolico che a confronto io sono Ignazio di Loyola. D’altronde i primi cristiani odiavano la romanità e la consideravano spregiativamente Babilonia (cioè il peccato e la malvagità) e le foto di questo articolo sono di opere di realizzazione romana esatta, cosa volete di più?
Inoltre ai romani piacevano molto le opere pragmatiche, il mito del self-made man e lo spettacolo.
Per certi versi è divertente vedere a volte personaggi, probabilmente convinti che Roma fosse solo quella dei busti di Cesare e dell’epica artificiosa delle Storie di Livio o del Carme Secolare di Orazio, dare contro agli Stati Uniti accusandoli delle stesse identiche cose che praticavano i romani (poi ci sono i nostalgici™ che comicamente si lamentano dell’imperialismo e della fantomatica “invasione culturale”). E si offendono quando gli si fa notare che di Orazio erano più sincere le descrizioni delle Satire, che Seneca fu un gran filosofo ma anche un usuraio e che Ovidio incarnava lo spirito dei cittadini molto più di tutti gli altri.
Oserei dire che se c’è una cultura che è la più vicina possibile a quella classica è l’americana, non certo quella dei cultisti.

*2: l’unica scusa che mi è sembrata più buffa è stata quando Benedetto XVI ha dato le dimissioni, c’è stato chi ha addirittura osato dire che il latino serve per essere preparati a queste situazioni come fece la giornalista che in diretta tradusse l’annuncio di abdicazione del papa mentre tutti gli altri non capivano ancora.
Oh, certo, che gran vanto. Che gran utilità. E’ proprio significativo prepararsi a dovere per casi come questi, caso mai capitasse un’altra eventualità incommensurabilmente influente per noi come l’abdicazione di un papa.

L’aver fatto menzione delle lingue ad ogni modo ci introduce al potenziale secondo beneficio: essendo una lingua complessa grammaticalmente, sarebbe un valido esercizio nello sviluppare dimestichezza con l’apprendimento di altri idiomi. In teoria, allenandosi già con una lingua complessa, si potrebbe poi trovare più facile apprendere una nuova lingua piuttosto che se si fosse appreso un idioma povero grammaticalmente o se si partisse da zero. Esistono per esempio studi condotti su bambini che mostrerebbero che chi ha studiato per primo l’esperanto ha avuto poi meno difficoltà ad imparare l’inglese di chi ha fatto il contrario; potrebbe essere un buono spunto di partenza.
Sì, certo, anche il tedesco adempirebbe a questo scopo e in più avrebbe il vantaggio non indifferente di essere una lingua viva: ma come già detto esiste già l’indirizzo che prevede l’insegnamento di una lingua straniera, non vedo perché rimuovere totalmente un piano che prevede l’insegnamento del latino quando entrambi possono coesistere contemporaneamente come due alternative reciproche equivalenti.

Inoltre, le persone realmente non sono macchine:
Inoltre, allontanare lo scientifico dal classico non significa avvicinarlo agli istituti tecnici; tanto varrebbe lasciare solo quelli allora.

Altri abolizionisti invece sostengono che piuttosto si potrebbe insegnar

, perché se l’interesse è di fare esercizio di traduzione, piuttosto che aggiungere 4 ore la settimana di ulteriori esercizi matematici che magari oltre una certa quantità romperebbero un po’, è evidente che NON solo non serve, ma neanche interesserebbe

http://www.matematicamente.it/forum/abolizione-latino-liceo-scientifico-t33314.html

Peccato però che la maggior parte di chi esce fuori da questo ordinamento nell’ala scientifica ritiene eccessiva la ripartizione nella formazione, quando non apertamente dice che molte cose sono state per sé stessi totalmente inutili (e non serve portare esempi di scienziati o studenti usciti dal liceo scientifico che invece affermano di aver trovato utile fare tantissima roba umanistica, perché sono eccezioni sporadiche; paradossalmente a me piacciono pure la storia, la cultura classica e il latino ma come PASSIONI PERSONALI a me circoscritte, e avrei di buon occhio visto un’inversione nelle ore dedicate).

, difatti per quell’indirizzamento non dico niente e lo difendo da chi lo critica. Ma non ha senso sentirmi fare storie quando parlo del *mio* indirizzamento (ed è ridicolo quando qualcuno se ne esce con “avresti potuto fare il PNI, lo sperimentale tecnologico ecc.”).

Quando dico che

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3 pensieri su “Ancora sull’utilità del latino

  1. Le belle fanciulle sono sempre le benvenute, guarda i quadri a carattere classico! Il bello dei latinisti è che non si rendono conto che se si vuole studiare il mondo classico lo si deve leggere e non tradurre un pazzo qui e un pezzo là. Così facendo prendi una loro arma e la usi a tuo piacimento. Comunque avrei studiato con piacere gli scacchi a scuola.

    Rispondi
    • Io ho sempre saputo che nelle scuole russe era proprio previsto l’insegnamento di teoria degli scacchi, non so se è una leggenda metropolitana.

    • Ch’io sappia all’epoca dell’URSS i maestri erano sovvenzionati, ma non mi è difficile credere che si insegni il gioco. Magari come attività extra scolastica.

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