Uno scorcio della mente degli animalisti

Vi ricordate quando parlai dell’assalto dei vegani pazzi ad una sagra gastronomica?

Adesso è accaduto che, in occasione della maratona di Telethon il Partito Animalista Europeo ha pubblicato un articolo pieno di calunnie all’associazione. Molti estremisti animalisti, fondendosi anche con i sostenitori di Vannoni, si sono accodati lanciando insulti pesanti e minacce gravi.
Ecco allora che due ragazze affette da malattie grave, Caterina Simonsen e Julia Mincato, hanno cercato di reagire e hanno pubblicato dei videomessaggi per testimoniare quanto siano importanti in realtà queste ricerche. Le risposte degli attivisti estremisti non si sono fatte mancare, con auguri di morte, minacce, insulti pesanti e chi più ne ha più ne metta (un ulteriore video di risposta a questi ingiusti attacchi è stato poi pubblicato qui). Nel nome della lotta per gli animali e dell’amore verso i propri “amici pelosoni”, abbiamo assistito ad una lunga serie di comportamenti folli, insensati, assurdi.

Avevo scritto cosa secondo me accadeva nella loro testa, ma penso che adesso sia meglio rendere di più l’idea con delle immagini, anzi, con un video (non aprite se siete impressionabili):

La scena è trattaè tratta da una serie animata giapponese, Elfen Lied, la cui protagonista è “diversa” (non importa per cosa) e per questo subisce affronti, umiliazioni, vessazioni e violenze portate all’estremo, delle iperboli pazzesche. Addirittura ad un certo punto i suoi compagni delle elementari la bloccano mentre si divertono ad ammazzare gratuitamente e nella maniera più brutale possibile un dolce cagnolino che lei aveva trovato. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di malvagità e crudeltà patologiche, di violenze fisiche e soprattutto psicologiche estremizzate al massimo.
La protagonista però sviluppa dei poteri telecinetici con cui, completamente accecata dal suo rancore, è capace di fare a pezzi tutti quelli che la fanno star male o cercano di danneggiarla/sfruttarla/violentarla, a partire dai bambini della scena del cane, per esercitare la sua vendetta.
Si tratta di qualcosa di irreale ma incredibilmente allucinante.

L’ho scelta perché secondo me come allegoria ricorda ciò che avverrebbe nella testa di certe persone, dove si materializzano scenari simili, compreso il desiderio di “reagire” e sfogare il proprio desiderio di rivalsa sui “malvagi”.
Di certo certe immagini volutamente sanguinolente scelte dagli attivisti, come certe operazioni di propaganda (es. quella della madre-mucca con il neonato-vitello), alimentano questo circolo dell’odio.

A mio parere molti estremisti, quando covano il loro odio, elaborano fantasie simili, non nel senso che hanno guardato la scena, nel senso che ho notato delle similitudini negli schemi e nei sentimenti provati, e allora *io* la uso come esempio, come metafora.
Fantasie con protagonisti tutto quell’ammasso indistinto di “malvagi” composto da “vivisettori”, assassini, torturatori, “gente che si compiace e gode nel lucrare sulle sofferenze altrui per ottenere fama e denaro sporcandosi volentieri di sangue le mani”. E che ridono come quei bambini.
Tutti gli animali sarebbero come quel cagnolino, e loro inconsciamente come gli animali.
In quei tre minuti di sequenza allegorica, secondo me, c’è tutta una psiche collettiva, tutto un disagio generazionale, tutta una sottocultura.

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