Non siete Leonardo da Vinci

Non sempre sono d’accordo con quelli di Fare (anche se le discussioni sono molto più piacevoli e costruttive che con tanti altri), ma Boldrin in questa intervista ha riassunto quello che dico sempre su uno dei principali agenti patogeni che condannano l’Italia alla sua condizione degenerativa:

“L’idea che emerge è quella di un Paese che, essendo stato in grado di offrire al mondo una personalità eccezionale come Leonardo da Vinci cammina con la testa girata. Solo è il passato è bello. Il presente è brutto. Il futuro un pericolo.”

Come dico sempre, questo è uno dei fulcri del Terminal Italic Disease. Ma non mi sto riferendo alla questione Euro, è solo un esempio descrittivo, potrebbe essere qualsiasi cosa. Anche la prima volta che usai questo termine mi riferii agli OGM (che la ministra Di Girolamo aveva ammesso voler bandire a costo di violare la legge comunitaria), ma non per gli OGM in sé, quanto per la mentalità che vi è dietro certe scelte, certi atteggiamenti e certe posizioni. Mi risposero in privato di esser stato superficiale perché il problema in Italia sono la corruzione e l’arretratezza culturale, non certo “gli oh-gì-emme”, ma questo in realtà equivale a guardare il dito che punta la Luna e non la Luna stessa. Ciò su cui mi soffermo non sono i vegetali transgenici, o in questo caso l’Euro, di per sé, sono solo effetti, degli esempi sul momento per rendere l’idea appunto di quella arretratezza culturale che è alla base del processo.

Mi ripeto.

La nostra classe politica (e chi l’ha prodotta) teme il confronto, teme di lasciare l’amata culla, di mettersi in gioco, di ammettete i propri limiti e imparare da fuori. È immersa nell’illusoria convinzione che tutto gli sia dato e tutto otterrà solo in virtù della propria italianità, condizione necessaria e sufficiente per essere nell’Olimpo e che quindi deve essere mantenuta intoccata, immutabile, statica, ingessata, soprattutto nei confronti di quegli agenti esterni e modernizzanti che non possono che corromperne la svperior virtvs.
È il mito del pensare di essere i migliori perché nello stesso territorio si hanno avuto i Leonardo, i Michelangelo, i Galileo; e quindi di non dover prendere lezione da nessuno. Il mito di produrre il meglio del meglio perché si hanno la Ferrari, il Chianti, il parmigiano; e di non dover neanche guardare cosa c’è la fuori perché solo nella propria tradizione c’è quanto basta e quanto merita.

Badate non sto dicendo che l’italianità non possa dare esempio di eccellenza, anzi, abbiamo prodotto grandi cose. Ma quel che di buono facciamo o possiamo avere spesso finiamo per rovinarcelo con le nostre mani. Dalla Olivetti alla Lancia, passando per la ricerca nucleare.
Anche i romani in fondo, conquistarono il Mediterraneo per poi trasformarsi in una società viziata, immobile e destinata al collasso.

Che si crogiolava sugli allori.

Ma chi si crogiola sugli allori perde pesantemente di vista il contatto con la realtà. Come il bimbo viziato che pensa tutto gli sia dovuto, solo perché i suoi babbi e nonni erano personaggi importanti e di tutto rispetto.

Ma lui non è i suoi babbi e nonni.

Ed il nascere casualmente nella stessa città di Raffaello o nella stessa regione di Galileo non rende automaticamente altrettanto geniali e meritevoli dei medesimi riconoscimenti. Bisogna guadagnarseli. Con le proprie forze.

Tanto, al limite, si può sempre dare la colpa a qualcun’altro come da tradizione, no?*

*: lettura interessante, by the way

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