Abbigliamento giusto per iniziare a praticare Brazilian Jiu Jitsu, Submission Grappling o MMA

Per chiunque volesse iniziare a praticare queste discipline sportive altamente gratificanti e impegnative, come il BJJ, il grappling o le MMA, ho deciso di riepilogare le indicazioni migliori su quali linee direttrici seguire nella scelta degli indumenti accessori come i keikogi del jujitsu brasiliano o le magliette aderenti (rash guards).
Sarò molto breve, in quanto mi limiterò a riportare le migliori guide disponibili sulla rete, e poi passerò alla roba seria, cioè ciò che serio assolutamente non è.

Partiamo dai gi del Brazilian jiu-jitsu.

Non ho in realtà molto da dire perché esistono già innumerevoli punti di riferimento, i principali dei quali sono la guida del sito BJJ sports sulle caratteristiche del kimono da acquistare e poi il famoso blog di meerkatsu. Qui c’è la sua già abbondantemente esauriente guida su quale gi comprare per il BJJ.
Per delle recensioni molto puntuali e affidabili sulle marche e sui vari kimono, ci sono Joker’s Jiu-Jitsu e gi-reviews. Anche MyBJJ è molto interessante per guide e recensioni.
Si tratta però di siti inglesi, se volete qualcosa in italiano noi abbiamo il buon maxbjj da consultare per commenti, notizie, info e spigolature varie (anche se non ha ancora i dettagli di meerkatsu).

Per la cronaca io possiedo questi gi di fascia “economica”:

Budda Sports D-Light nero, molto comodo, leggero e comunque resistente, con tessuto in singola trama rinforzato antistrappo (ripstop). Ha un colletto foderato in gomma antibatterica ed un taschino per il paradenti. Non ha dato alcun problema di ritiro del tessuto dopo il lavaggio.
Tatami Blue Nova, anch’esso molto leggero. È notevolmente resistente ma non è in ripstop e non ha gli ulteriori dettagli del precedente, che lo rendono un po’ più curato e me lo fanno preferire. I pantaloni sembrano leggermente corti e larghi, mentre la giacca calza alla perfezione. Comunque il rapporto fra qualità e prezzo rimane molto buono (per quanto i gi da BJJ costino mediamente molto più degli altri) e resiste al ritiro.
Shimai bianco, un “classico” per chi inizia, ma che personalmente ho trovato inferiore agli altri due, inoltre si è ristretto molto e ogni tanto si sporca con aloni che vanno via difficilmente.

In passato un mio amico e collega mi ha anche fatto interessare ai kimono della Tuff Fightwear (ottimi e a buon prezzo a parte le spedizioni, azzurro o blue navy il Tuff è anche molto bello), ma un pochino anche al Lutador Blitz che mi è sembrato di buona fattura per quelle poche volte che l’ho visto in azione. Naturalmente, avendo già quelli sopra che bastano e avanzano, non ho alcun bisogno di acquistarne altri per il momento. Però mi piace considerarli e magari consigliare di farci un pensierino, soprattutto al posto di quelle sostanziali mezze-truffe per gli amatori che sono i gi da oltre 100 € (purtroppo non vengo mai ascoltato e vedo gente spendere anche 130 o 150 € per avere il figo marchio della Venum o della Atama salvo poi ricredersi e lamentarsi che il gi nuovo fiammante si sfilaccia, si restringe e altre cose negative, quando Conny che aveva ragione allo stesso prezzo se ne sarebbe presi due degnissimi e duraturi).
In realtà però pare che il maestro brasiliano a cui fa capo il mio team abbia stabilito che bisogna usare un gi apposito della squadra obbligatorio per le competizioni. La trovo un’imposizione odiosa, ma spero si riesca ad aggirarla e che non debba comprare per forza.

Se dovete iniziare la pratica del BJJ, però, vi dirò la verità: va benissimo prendersi un semplice judogi Domyos da 30 € al Decathlon. Così ho iniziato io e ho usato solo quello per un anno, operando egregiamente per il contesto amatoriale e senza pretese – a parte che dovevo lavarlo continuamente non avendo un ricambio, però si è rivelato eccezionalmente robusto e resistente al ritiro.
L’acquisto di un gi da BJJ a mio avviso andrebbe preso in considerazione solo da chi volesse intraprendere le gare, dato che a quel punto per forza bisogna usarne uno conforme a tutte le specifiche di regolamento non essendo sempre accetti quelli da judo. Al limite, anche da chi comunque si è inserito abbastanza nel mondo del BJJ e quindi vuole personalizzarsi oltre che rifinire la tecnica alle condizioni standard di pratica. Ma a chiunque trovasse scomodante il prezzo dei gi, ripeto, a mio avviso per allenarsi in tranquillità senza chissà quali ambizioni vanno benissimo i judogi del Decathlon.
Anzi, chi non fa gare potrebbe benissimo prendersi uno o due ulteriori judogi ultraeconomici di ricambio e allenarsi in tranquillità solo con quelli, non gli cambierà più di tanto il lavoro tecnico; per un livello dilettantistico non farà praticamente differenza dato che ciò che conterà sarà sudare, divertirsi e crescere. Ne gioveranno le tasche senz’altro.

Quando poi si vorrà scegliere un vero gi da BJJ, relativamente economico e pratico, le guide di sopra daranno utili e preziosi consigli.

Esistono però dei gi che risultano in ogni caso i Migliori™?

Ebbene, uno è sicuramente l’Estilo verde della Tatami, per il semplice motivo che è talmente un pugno in un occhio che probabilmente l’avversario si arrenderà prima ancora di combattere:

Che dire, se amate immaginarvi forti come Hulk, potrebbe fare al caso vostro. A immaginarmelo però non mi sembra molto gradevole alla vista (soprattutto con le cinture bianca, viola e marrone).
Non che quelli rosa zuccherini e trallallà per donne, popolarizzati soprattutto da Kyra Gracie (sulla quale ovviamente calzano benissimo ed elegantemente), possano essere da meno nel garantire la vittoria a tavolino se indossati da un maschio. In tal caso l’avversario probabilmente morirebbe dalle risate:

https://i0.wp.com/imguol.com/blogs/3/files/2011/08/kyra11.jpg

Notare i delicati fregi con ramoscelli e fiorellini sull’Atama di Kyra. Nell’altra foto invece abbiamo quelli che sembrano più degli accappatoi, sempre da donna. Niente fiorellini però.

In realtà, comunque, oltre ai colori ufficiali da gara (bianco, blu/azzurro, nero), esistono gi in praticamente tutti i colori e le combinazioni possibili. Viola (molto eleganti imho), rossi (molto chiccosi), gialli (banana, è una metafora della possibile gaiezza degli sport di grappling), militari, a scacchi, multicolor…

Normalmente non sono ammessi nelle gare. Alcuni open però sono molto “liberali” e lasciano partecipare concorrenti di tutti i colori, purché i gi rientrino nelle misure e siano integri.

Senza dubbio i più eccezionali e spettacolari da vedere sul tatami, a meno di essere dei bacchettoni pinzoccheri tradizionalisti rompiscatole, sarebbero quelli della Happy Kimonos, che praticamente fondano una nuova disciplina, il PJJ, Psychedelic Jiu-Jitsu:

Se non fosse che mi fanno venire in mente gli hippies, li giudicherei una figata assoluta. Purtroppo costicchia molto averne uno. E molti maestri neanche ti ammetterebbero in palestra, persino se normalmente non sono tanto severi, sulla base del principio che va bene, non siamo a Sparta, ma non siamo neanche a Disneyland.

Ora passiamo alle rash guards. Qui mi dilungo un po’ di più perché per la rete in realtà non si parla molto di esse. Segnalo comunque questo mini-prontuario.

Vengono utilizzate per praticare submission grappling ed MMA, a volte qualcuno le indossa anche sotto i gi da BJJ per far traspirare il sudore.
Anche in questo caso, i prezzi tendono ad essere alti rispetto a quelli delle rashguards di altre discipline (sport acquatici).
Ed anche in questo caso, vi dirò la verità: almeno per un contesto amatoriale, per iniziare vanno benissimo quelle che trovate al Decathlon da 10-15, max poco più di 20 €, entro un certo limite fanno il loro lavoro egregiamente e, a parte magari che a volte sono un po’ strettine di collo (dove gli strangolamenti non sono rari), sono comodissime.
Non serve la super grafica da arlecchino a 55 € col marchio tamarrissimo.

Anzi, mi spingo oltre: se non si hanno troppe pretese e si vuole solo sudare in compagnia, andranno bene delle semplici T-shirts o delle canottiere aderenti, io le ho usate per anni così come le usano spesso molti miei compagni e raramente sono capitati strappi o intralci come un piede infilato nella maglia. Certo per andare oltre un certo livello inizieranno ad essere limitanti, però per chi non ha pretese non c’è bisogno di tanto e ci si allena ugualmente e con comodo.
Una rashguard sarà indicata per perfezionare ulteriormente l’allenamento, potendone sfruttare le caratteristiche di aderenza, protezione e freschezza, ma anche in quel caso ci sono molte opzioni economiche.

(se poi siete gioiosi e giocondi come l’ipotetico maschietto di prima che indossasse il kimono banana o rosa, potreste anche fare sempre a torso nudo… e con questa battuta pessima direi che ho stabilito il record di squallore del blog)

https://i2.wp.com/www.graciemag.com/pt/wp-content/uploads/2011/12/KyraNicoliniDaren.jpg

Qui sopra la nostra solita Kyra, ma anche Gina Carano nella seconda foto, usano delle rashguards; in realtà però spesso usano solo dei top.

Volendo trovare una giustificazione ai prezzi più alti anche negli articoli di base, doppi e oltre, si può considerare questo: il tipo di composizione (qualitativo e quantitativo-percentuale) nei materiali ed il tipo di intessitura sono rifiniti e specializzati di modo che le rashguards “da mare” durerebbero alla lunga di meno sottoponendole all’attrito continuo e al sudore della lotta, mentre le rashguards “pensate per la lotta” si rovinerebbero facilmente a contatto col Sole e l’acqua salata. Pertanto per praticare grappling risulteranno alla fine più durature e resistenti quelle apposite. Solitamente le rashguards da lotta sono più sottili, hanno tagli e cuciture un po’ diverse, e come già detto sono più larghe al collo.
Inoltre, e soprattutto, sono progettate per disperdere calore e sudore, mentre quelle da surf o da sub al contrario cercano di preservare il calore quando chi indossa è in acqua (e rotolare in un allenamento intenso può sviluppare molto calore).

In alcuni casi le rashguards da grappling di livello più alto hanno caratteristiche accessorie che contribuiscono ad alzare il prezzo, come le striscie gommizzate antimicrobiche, un’ergonomia studiata al micron e con cuciture molto raffinate, tessuti almeno a parole ultradurevoli, attributi antiodore e soprattutto stampe sublimate che rendono il design accattivante ma senza che vada via con i lavaggi. Possono valere il prezzo, come potrebbero comunque risultare eccessive. Io personalmente non raggiungerei mai i 45/50 €. Andrebbe valutato articolo per articolo.

Comunque, avendone di ricambio da alternare, se le si tratta e conserva con cura anche quelle da mare dovrebbero durare ugualmente molto a lungo, ed il praticante dilettante di grappling o MMA sarà soddisfatto senza spendere troppo. Ne ho visti usarle occasionalmente e senza problemi, al limite un po’ di afa d’estate.

Poi chiaramente ci sono le gare FIGMMA che esigono per forza l’abbigliamento Everlast ed è un altro discorso.

Io personalmente ho acquistato online un completo della Odin Fightwear perché avevo a disposizione degli sconti molto vantaggiosi e ne volevo approfittare: la Berserkur è molto buona, ha la gomma antibatterica, grafica figa sublimata e resistente. Inoltre mi intrigava l’idea dell’azienda scandinava ed esordiente che cerca di ritagliarsi la propria nicchia di mercato e ho voluto contribuire a mio modo al gentilissimo e disponibilissimo Kári Gunnarsson (che si merita il nostro supporto). Ogni tanto compare qualche puntino bianco che si è attaccato alla trama, ma è una cosa normale per tutte le rashguards.
Poi mi sono preso una Venum brasileira perché c’erano i saldi, sul sito di Maza Fight Shop era in corso una delle loro solite promozioni con le spedizioni gratuite e perché è semplicemente troppo bella (anche se normalmente la Venum è un po’ la D&G degli accessori da sport da combattimento, spesso paghi il marchio più che altro). Non offre lo stesso della Berserkur e di base costa di più, inoltre tende ad accumulare un po’ più batuffolini che rimangono attaccati sul tessuto; ma avendola rimediata in condizioni particolari è un buon acquisto.
Infine ho acquistato in primavera una rashguard blu di persona da un maestro brasiliano venuto in Italia, Vinicio Maximo, per 30 €. Come qualità mi sembra paragonabile alla Venum, mentre il costo è nettamente più basso. L’ho presa più che altro per sfizio, essendo anche personale della sua scuola, e come consolidamento dei rapporti (i brasiliani tendono ad essere incredibilmente amichevoli e fraterni con chi gli compra articoli, chissà perché).

Direi che mi bastano così e non comprerei altro.

Per le rashguards da mare… beh, ho una classicissima Tribord blu che mi piace tantissimo e che fino ad ora ho usato solo e specificatamente per il mare, non credo la userò mai per fare grappling avendone già tre ad hoc e potendo a volte anche usare delle magliette, così evito di lavare troppo spesso una sola unità.

Mi sono però dilungato troppo nei discorsi seri e immagino starete aspettando tutti le foto astruse.

Per cominciare questa è sicuramente la rash guard più elegante possibile, con cui sottomettere un avversario con disinvoltura e distaccato senso di superiorità da radical chic:

https://i2.wp.com/fighterxfashion.com/wp-content/uploads/2011/11/bjj-life-tuxedo-rashguard.jpg

Queste qui invece non so proprio come commentarle:

http://mrticklebjj.files.wordpress.com/2013/04/20130415-224733.jpg

Ma il meglio, però, è riservato a questo video:

Buon allenamento e buon divertimento a tutti quanti!

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