“When machines learn to feel, who decides what is human?”

“Che siano esperienze simulate o sogni, le informazioni sono al tempo stesso realtà e fantasia. E, in ogni caso, tutti i dati che una persona accumula durante il corso della propria esistenza non sono che una goccia nel mare.”

Batou

Questo forse sarà un post più fideistico e sognatore, poco “scientifico” nel senso duro del termine per quel che richiede l’argomento, ma non è il mio compito né il mio campo spiegarlo in questi termini.

Pochi giorni fa è stata annunciata la sperimentazione riuscita della prima connessione cervello-cervello. La ricerca ha la sua pagina qui.

Prima ancora, Kevin Warwick era riuscito a collegarsi telematicamente con un computer. Lui è un ingegnere cibernetico e in questo campo i suoi studi e il suo operato sono un po’ ciò che per la missilistica fu Werner Von Braun, per l’informatica fu Alan Turing o per il telefono il nostro Meucci. Ha dato importanti contributi nel campo dell’intelligenza artificiale, dell’ingegneria biomedica, della bionica, della modellizzazione matematica e della sperimentazione empirica della biomeccatronica. Ha piani molto ambiziosi: diventare uno con il suo computer.
Che per allora sarà forse un neuromante?

Non mi dilungherò sui dettagli di queste ricerche, mi limito a darvene notizia, sinteticamente e asetticamente perché profondamente stupito. Lancio spunti, indico strade: sperando qualcun’altro possa incuriosirsi e provare a saperne di più.

Un futuro possibile sviluppo quindi sarà la possibilità di collegare persone fra di loro tramite semplici innesti neurali o veri e propri cervelli cibernetici.
Immaginate quindi di poter condividere informazioni e comunicazioni con un’altra persona tramite la trasmissione di un segnale. In maniera analoga a ciò che i sostenitori del paranormale attribuivano alla loro telepatia, si potrebbero riferire notizie criptate, scambiare conoscenze, persino condividere emozioni nel tempo necessario per ricevere e decodificare l’input. Ma è tutto un mondo opposto a quello del paranormale – bello smacco!

Ci sarà lo sviluppo e la progressione delle tecnologie degli impianti cibernetici in organismi, in esseri umani. Le componenti saranno le più disparate.

Pochi giorni fa è stata annunciata la dimostrazione di Anthony Antonellis, capace di accedere in wireless ad uno smartphone tramite un chip sottopelle. Chissà, magari un giorno sarà direttamente il cervello cibernetico ad interfacciarsi con un dispositivo remoto.
Se trovate interessanti questi esperimenti dimostrativi, ci sono molte info a riguardo da approfondire: una fucina di idee e di ingegno.

“La vita è per definizione cambiamento. Tutte le cose cambiano in un sistema dinamico, essere umani significa mutare continuamente. È il tuo desiderio a rimanere come sei ciò che continua a limitarti.”

– Master Puppeteer

Un caso relativamente noto è questo: da alcuni anni, Neil Harbisson è in grado di “sentire i colori” tramite un occhio bionico, realizzato nel 2003 per la prima volta proprio con la sua collaborazione.
La capacità di intervenire sulla nostra percezione sensoriale potrebbe anche essere estesa, come alcune ricerche stanno indagando. Il neurologo Miguel Nicolelis con delle cavie di laboratorio ha condotto esperimenti per indagare la possibilità di poter vedere gli infrarossi.
Qualche burlone potrebbe immaginarsi una super vista come nei fumetti, con cui scandagliare gli ignari passanti. Qualcuno più preoccupato potrebbe aspettarsi applicazioni militari di una tale tecnologia, per compiti di rilevazione, ricognizione e spionaggio.
Ma il grosso del nocciolo sarà semplicemente il (ri)dare la vista a chi non ce l’ha (più), è l’obiettivo principale. A Pisa recentemente sono stati condotti rimpiazzi parziali molto promettenti, è una gran cosa che la ricerca medica in Italia offra anche queste sorprese quando non c’è Golia a convincere i politici a sborsare milioni di € per una terapia a cui un sacco di boccaloni hanno creduto.

Un prodromo della visione artificiale è William Dobelle, che realizzò le prime apparecchiature di questo tipo nella seconda metà del secolo scorso. Si tratta di una delle prime applicazioni delle ricerche condotte per rimpiazzare parti del corpo umano danneggiate o private di funzionalità, in sé uno sviluppo medico senza implicazioni volute di “potenziamento” o di trasformare gli uomini in organismi cibernetici, semplicemente un grandioso metodo di “guarigione” o di ripristino della funzionalità.

Naturalmente non esiste solo questo, ciò indica anche che sono varie le possibilità di rimpiazzi artificiali per parti dell’organismo umano (oltre alle già esistenti e “normali” protesi per gli arti, valvole cardiache artificiali o apparecchi per l’udito). Per esempio, biopolimeri per rimpiazzare tessuti danneggiati, nanocomponenti, o innesti biomeccanici.
Le mani bioniche sono già operative e funzionali da alcuni anni:

Con ancora un po’ di sviluppo si potranno rifinire la destrezza e la precisione.
In Italia, invece, pochi mesi fa è stato realizzato il primo trapianto di mano bionica con il senso del tatto.
Sembrerebbe fantascientifico, eh?

Una volta perfezionata la capacità di ricreare e modulare lo stimolo sensoriale tattile, il passo per la riproduzione totale degli impulsi sarà breve: temperatura, pressione, orgasmi e quant’altro saranno riproducibili, magari anche modificabili per escludere determinate sensazioni in certi momenti, o per accentuarle, o per provarne di nuove. Ma forse sto correndo troppo con l’immaginazione.

Non è poi così lontano neanche l’imitare le funzioni muscolari, comprese quelle mimiche e facciali. Alcuni robot sono già in grado di emulare in maniera abbastanza verosimile il comportamento cinestetico umano. Non è così remota l’ipotesi di un involucro artificiale talmente realistico nelle microespressioni e nelle manifestazioni emotive da passare inosservato. È principalmemte un gioco di volumi, fibre motrici e connessioni nervose.

Tutti questi sono tasselli del puzzle.
Verranno cercate e trovate combinazioni. Verranno messi assieme. Lo saranno.
Perché non sono più il futuro immaginato dalla mente di qualche scrittore di fantascienza o ricercatore un po’ sognatore, questi tasselli sono il presente. Li vediamo qui, ora. Si progettano. Si realizzano. Funzionano, pian piano.

Probabilmente negli sviluppi futuri ci saranno anche complicazioni, ostacoli da superare, possibili sviluppi malevoli, ma ciò non ha mai impedito di intraprendere un percorso e si affronteranno i problemi. Qualsiasi strada battuta in passato ha nascosto dei pericoli, ma non erano le strade ad essere cattive.
Niente ha impedito si potesse esplorare lo spazio, sviluppare intelligenze informatiche, manipolare le molecole della vita, uscire dalla savana per colonizzare il mondo. Nonostante propaganda politico/religiosa apriorista, film di fantascienza che per coinvolgere lo spettatore devono far ricorso a dramma e violenza, indolenza di chi è ignorante o timoroso del futuro e delle nuove possibilità che alterano lo status quo.

Forse la mia è solo “fede”, più che fiducia, ma sarà solo questione di tempo: prima o poi i tasselli verranno accostati. Il puzzle verrà intrapreso.
Lo sarà.

E verrà in principio detestato.

Non si tratta più di esplorare nuove frontiere prima irraggiungibili o di scoprire le leggi più recondite della fisica, né di realizzare “solo” delle soluzioni mediche a dei problemi: questa è la soglia di un’era ancora più rivoluzionaria nella tecnologia, nella scienza e nella cultura umani, perché si andrà letteralmente oltre la convenzionale umanità.
Transumanesimo?
Untermensch? Homo superior?
Potrebbero forse esserci sviluppi negativi su cui fare attenzione?

Le sento già, le voci, di chi è contro a prescindere, di chi vede solo (o se lo inventa…) il potenziale negativo di qualcosa e ha come unica strategia il rifiutare e ostacolare senza neanche provare a capire; di chi tutto ciò lo trova intrinsecamente abominevole o orribile, non etico, blasfemo; di chi si appella alla inviolabilità della santità del corpo umano; di chi farnetica del complotto globale per controllare la popolazione.
Da chi rimpiange i vecchi tempi e rigetta la tecnologia perché non riesce ad adattarvisi, a chi è immerso in una dimensione religiosa o etica tutta sua, passando per i vecchi faziosismi politici che troveranno di sicuro il modo di elevare ad archetipo totale le loro preoccupazioni teoriche.
Parleranno, protesteranno, si opporranno. Potete stare sicuri, per ogni cosa ci sono sempre dei luddisti, dei no-qualcosa. Ci sono stati per l’industria meccanica, per i trapianti di organo e per l’ingegneria genetica, anche per questo ci saranno, il loro contrasto lo faranno.
Lo farete, se state leggendo ora indignati.
Ma invano, perché è solo questione di tempo.

In più ci saranno gli scettici sempre e comunque, quelli che pensano si tratti solo di fantasia qualsiasi cosa sia al di fuori dal loro quotidiano, gli inguaribili pessimisti, i sostenitori del “non si può fare” applicato ad ogni idea, aspirazione o sogno.

Certe idee non sono più solo negli scritti di William Gibson, Pat Cadigan o Bruce Sterling; o nei disegni di Masamune Shirou; o negli script di Warren Spector; o nella regia di Mamoru Oshii, di Ridley Scott, di Paul Verhoeven o dei fratelli Wachowski.
Stanno pian piano diventando realtà, un passo alla volta.
È solo questione di tempo.

In maniera iterativa, si scaleranno ulteriori gradini a quelli già percorsi e nuovi tasselli verranno aggiunti a quelli che già esistono. Si farà.
Vedremo dove questo porterà.

Benvenuti nel 3° millennio.

“E ora dove andrà questo nuovo essere creato? La rete è vasta e infinita.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...