Cosa differenzia una leva del BJJ da una del judo

Spesso chi viene a conoscenza dello sport da combattimento noto come Brazilian Jiu-Jitsu, sapendo che è nato da una costola del judo, e magari notando che segue modalità di confronto apparentemente simili sia per le azioni compiute che per l’aspetto esteriore dello scontro, è portato a chiedersi in cosa consistano le differenze, pensando magari a qualche divergenza nello stile esteriore delle “mosse” compiute così come due personaggi di un videogioco tipo Tekken possano avere dei movimenti esteticamente diversi.
Qualcuno più ferrato, magari perché già inviluppato nel mondo lottatorio e in particolare nel judo, potrebbe invece chiedersi magari quali principi nei movimenti e nell’applicazione delle tecniche differiscano le due discipline.

Proverò adesso a spiegare cosa è e cosa non è differenza nel mio umile.

Kyra_gracie

Prima di tutto riassumiamo in breve cosa è il “jujitsu” o “jujutsu”.

Nell’arte marziale del jujutsu, storicamente, convergono un fracco di cose anche diverse nei dettagli fra di loro ma facenti capo a dei denominatori comuni. Andrebbe infatti più correttamente inteso come un complesso di scuole, basate sul principio del ju (che può essere tradotto come “cedevolezza”, “morbidezza” o “flessibilità” che dir si voglia) e collettivamente note, per l’appunto, come jujutsu.

Alla base di tutto c’è il manipolare la forza dell’avversario invece di scontrarvicisi, e quindi, concettualmente, “cedere”. Si sfrutta l’impeto dell’avversario accompagnandone la forza piuttosto che opponendovicisi.
Per esemplificare, immaginate due tizi che stanno tirando una corda ai capi opposti, se uno dei due all’improvviso mollasse la presa, l’altro franerebbe da solo in direzione opposta; oppure se si stessero spingendo fra di loro, uno potrebbe sfruttare la spinta dell’avversario per portarlo a sè e farlo cadere. In soldoni è questo il principio “ju”.

Il jujutsu, come contenitore di varie scuole (koryu), “nasce” durante l’epoca dei samurai, come metodo per combattere in caso l’arma fosse andata persa o distrutta. Anche per questo motivo, dato che l’ipotetico avversario indossa un’armatura e che comunque non si deve perder tempo a scambiare calci e pugni, si è sviluppata come arte lottatoria e finalizzatrice, con prese dolorose, proiezioni, manipolazioni varie e quant’altro.

Molte scuole comunque implementano lo studio di colpi in qualche maniera, soprattutto in combinazione o in ausilio alla lotta. In ogni caso, un jujitero rispetto ad altri stili più noti come il karate o la kickboxing avrà un atteggiamento più da incontrista; egli si trova certamente molto più a suo agio nel corpo a corpo, senza per forza non sapere come reagire ad un avversario che cerca uno scambio di colpi sulla distanza.

Comunque, esistevano ed esistono molte diverse scuole di jujutsu ciascuna con la propria interpretazione del metodo, tanto che un paio di secoli fa lo si poteva intendere come un termine ombrello per varie scuole diverse piuttosto che un qualcosa di unitario ma “frammentato” in stili successivi alla fondazione; un tentativo di organicizzazione, sistematizzazione del metodo e unificazione lo fece prima un noto maestro della fine del XIX secolo, Jigoro Kano, che fondò la scuola del kodokan judo, poi diffusosi in tutto il mondo e risquotendo molto credito per la validità del metodo di allenamento e l’efficacia in combattimento.
Un maestro di judo, Maeda, emigrò in Brasile, dove insegnò ai Gracie la sua disciplina negli anni ’20.

Lasciamo ora da parte cosa ne fu del jujutsu e cosa accade al judo e come nacque il BJJ, per passare direttamente alle differenze sostanziali.

Farò un esempio pratico: nel judo c’è una tecnica articolare che si chiama ude garami (sopra nella foto), che si fa in un certo modo sul braccio per “avvitarlo” come se si girasse la chiave in una serratura. Il nome significa infatti “torsione del braccio”.
Nel BJJ c’è la stessa identica tecnica, solo che la chiamano figure four, americana o paint brush.
Così esiste una variante detta gyaku ude garami che in giapponese significa semplicemente “torsione del braccio inversa” e che nel BJJ chiamano Kimura, in onore di un famoso judoka che battè Helio Gracie. Anche qui il movimento è sempre lo stesso, l’azione è identica, perché ciò che vuoi fare è lo stesso.
Esiste in realtà una differenza dovuta al regolamento: nel judo per motivi di sicurezza non puoi costringere l’avversario ad arrendersi con una torsione a livello della spalla, ma solo mettendo in leva il gomito, perciò eseguendo questa tecnica bisognerà stare attenti a far sì che l’avversario avverta l’effetto solo sul gomito e non sulla spalla. Nel BJJ invece tale limitazione non esiste e si può procedere più liberamente.
Ma i principi fondamentali della tecnica rimangono gli stessi, dal posizionamento dei corpi, ai punti da afferrare, al modo di girare gli arti.

Medesimo discorso per altre “tecniche” (preferirei chiamarle “azioni” secondo me, rendono di più l’idea) come il sankaku jime/triangle choke o il juji gatame/arm bar, ciascuna che poi avrà le sue varianti perché magari possono essere applicate da più situazioni o tenendo conto di differenti corporature dei lottatori.

Nell’immagine qui sotto invece vediamo un’immobilizzazione detta kesa gatame, tipica del judo per bloccare l’avversario per una ventina di secondi e vincere; ma utilizzabile benissimo anche nel BJJ, che praticano i signori (lo si capisce dalla grafica della cintura e dal logo della marca del gi):

kesa_gatame_in_BJJ

Dov’è, o meglio, quand’è che emergono quindi delle differenze? Come già detto, nel regolamento: se nel BJJ per esempio non c’è la regola dell’ippon per la schienata, tu sarai indotto a praticare molto la posizione di guardia (che difatti è diventata tipica) e tralasciare le difese a tartaruga con le relative contromosse, mentre nel judo non ti converrà lottare in quel modo perché altrimenti dopo tot secondi perderai e preferirai chiuderti schiena all’aria (costringendo l’avversario ad agire in un determinato modo anche solo per ribaltarti, eventualmente per sottometterti).

Proseguendo, nel judo sono vietate certe leve alle gambe, quindi svilupperai un senso del movimento ed un modo di concatenare tecniche e controtecniche che prevede ciò, laddove nel BJJ tu puoi farlo e allora tralascerai la tecnica X che diventa superflua se non deleteria senza i vincoli del regolamento per effettuare invece la tecnica Y che a sua volta apre la possibilità di proseguire nel combattimento con la tecnica Z che il judoka non conosce perché non gli serve.

Questo discorso del regolamento, però, riguarda più che altro la strategia adottata, la focalizzazione su certe tecniche invece di altre per quanto riguarda studio, allenamento, esecuzione in combattimento. In pratica si tratta solo di un bagaglio più o meno ampio di mosse impiegabili, piuttosto che una differenza concreta nell’esecuzione stessa delle tecniche.
Su questo punto, che è quello che di solito interessa per chi vuole capire le differenze fra una “tecnica del BJJ” ed una “tecnica del judo”, come abbiamo già visto, abbiamo azioni fondamentalmente medesime in cui le differenze consistono solo in semplici variazioni, inezie, dato che la base è la stessa, il fondamento della tecnica rimane sempre quello.

Infatti è da sottolineare un assunto: il corpo umano quello è. Le tecniche fondamentalmente sono le stesse in tutto il mondo, una chiave al braccio si farà sempre allo stesso modo e i principi fisici delle leve sono sempre i medesimi. Cambiano i metodi di allenamento, i contesti, gli scopi e l’impostazione/intenzionalità dovuta agli stessi.

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A parità di contesto (o di “regole”) per avvitare un braccio o effettuare una leva si useranno gli stessi movimenti e le stesse posizioni perché l’anatomia umana e le leggi della fisica sono gli stessi in tutto il mondo. Anche nel wrestling ritroviamo certe chiavi, dove si afferra un braccio in un certo modo e lo si gira in un altro, perché è quello più efficiente.
Sostanzialmente non esiste la “leva del BJJ”, né essa è diversa dalla “leva del jujutsu” che magari è diversa ancora dalla “leva del pancrazio” (gli archeologi sperimentali combattentisti che ne dipingono le tecniche come ignote e perdute chiedendosi cosa facessero, bollando il valetudo e il grappling come qualcosa di estraneo in toto, a mio parere infatti, peccano di conservatorismo deduttivo).
Esistono in questo caso piuttosto variazioni di un’applicazione dovute a necessità differenti.

Le sole differenze le fanno i contesti, i metodi d’allenamento, gli scopi e gli eventuali regolamenti sportivi. Ma un gyaku udenti garami è la stessa cosa di una kimura.

Il BJJ nella fattispecie è più adatto, escludendo le competizioni interne alla disciplina di per sé, ad un combattimento interstile in una gabbia dove devi fare molta lotta; il jujutsu nelle scuole antiche era concepito per i samurai che si ritrovavano corpo a corpo in una situazione spinosa.
Differenti situazioni che imporranno differenti modi di uscirne pur utilizzando la stessa anatomia di base e le stesse regole della fisica, come una BMW da rally sarà diversa da una da dtm pur essendo in entrambi i casi delle macchine con quattro ruote, uno sterzo ed un cambio.

Ma i Gracie non hanno inventato dal nulla delle tecniche che nessun maestro di judo/jujitsu dei secoli precedenti non conosceva manco di striscio e che solo il BJJ ha fatto sì che potessero essere “scoperte”.
Le “tecniche” non si inventano ex novo (almeno nella lotta), nel senso che sono state già scoperte. Il BJJ ha ereditato le stesse tecniche del judo tramite Maeda. Maeda si fece insegnare quelle tecniche al Kodokan da Kano, che le apprese da una koryu di jujutsu, la fusen-ryu.

Io vedo più differenza a livello di tecnica quando si passa da un contesto col gi ad uno no-gi come nella submission grappling, ma anche qua (escludendo ciò che non si può materialmente fare perché richiede per forza il gi per la sua esecuzione) il principio di base è lo stesso, cambia solo il modo di applicarlo perché non puoi più far presa sulla tunica o altre cose; però per fare uno strangolamento a triangolo metterai sempre le gambe in un certo modo e per fare la kimura ti posizionerai sempre in un modo per afferrare il braccio e torcerlo in un altro. Per questo si dice che il corpo umano è sempre quello e che i vari tipi di lotta per sottomissione nel mondo alla fine convergono nello stesso punto.

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Qualcuno potrebbe obiettare con la storia che Hélio Gracie modificò il judo per adattarlo alla propria corporatura (si dice altresì che fece lo stesso Jigoro Kano con il jujutsu che aveva incontrato).
Se si vuol fare un discorso di corporature diverse, in tal caso si tratta di un semplice adattare le tecniche, più che di differenze sostanziali nella tecnica.
Io qui parlerei di stili personali dei vari praticanti. Hélio Gracie era piccolino e allora gli riusciva meglio compiere un’azione in un certo modo piuttosto che in un altro, senza grosse differenze: magari spostava il piede più in là, afferrava il gi con più mano, faceva un ribaltamento posizionandosi con un equilibrio leggermente diverso… non è che stravolgeva il meccanismo fondamentale.
Un esempio di spiegazione che mi venne fatto è che accademicamente una tecnica si compie così, ma qualcuno preferisce farla cosà perché con la sua fisionomia gli riesce meglio; per esempio un istruttore potrebbe spiegare che l’arm bar da monta di norma si fa in un certo modo, però lui, chessò, magari tende a poggiarsi un po’ più sul tallone e ad afferrare un po’ più sul gomito perché riesce ad essere più efficiente. Alla fine la tecnica è la stessa, ci sono solo quelle piccole sfumature che diversificano il modo di combattere di ciascun lottatore.

Questa almeno è la mia opinione.

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Un pensiero su “Cosa differenzia una leva del BJJ da una del judo

  1. “Le “tecniche” non si inventano ex novo (almeno nella lotta), nel senso che sono state già scoperte. Il BJJ ha ereditato le stesse tecniche del judo tramite Maeda. Maeda si fece insegnare quelle tecniche al Kodokan da Kano, che le apprese da una koryu di jujutsu, la fusen-ryu.”

    Una volta ho letto in un forum di arti marziali l’indignazione degli utenti nei confronti del Krav Maga o del Jee Kune Do. Perché? Perché avevano copiato una tecnica! L’evoluzione convergente e la selezione naturale, questi sconosciuti…

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