Limiti dell’informazione libera

(NOTA: pubblicato anche qui)

Spero di concludere con questa tripletta gli articoli consecutivi riguardanti i tòpoi dei sostenitori delle verità alternative, anche perché dovrei dare un esamone di ingegneria genetica & genomica prima di agosto e poi risolvere alcune faccende personali – quindi stare a debunkare non è esattamente la mia priorità in questo momento.

L’occasione viene data dall’incredibile scoop per cui Snowden avrebbe svelato che le scie chimiche esistono veramente, ma ci tornerò alla fine.

Questa volta la questione è sulla libera circolazione delle idee e delle informazioni, sulla libertà di comunicazione e di stampa, sull’informazione da fonti indipendenti.
Qui c’è da dire che tutti costoro, dal semplice frequentatore del centro sociale al complottista più efferato, hanno effettivamente un motivo di avere ragione (anche se con una riserva che vedremo a breve): il mondo della stampa è una grossa cagnara, è incline alla distorsione sulla base delle idee personali di chi scrive, è facilmente manipolabile e sulla competenza di chi riporta le notizie non sempre c’è da esserne sicuri.

Non si tratta semplicemente di paura che sopraggiunga un nuovo regime hitleriano o staliniano a dire cosa devi scrivere e se non lo fai arriva la polizia militare a manganellarti per bene; è questione del fatto che anche in un paese democratico, è facile che un giornale rifili tarallucci e vino confezionati per imbonire il lettore o compiacere un pezzo grosso (un editore, un imprenditore, un politico, una qualsiasi figura di spicco), o che rifili solo parte della verità, di modo da portare a conclusioni fuorvianti.
Ciò accade perché i giornali qui da noi non si limitano a riportare dati e numeri, ma ci aggiungono anche le interpretazioni dei fatti.

Il principio fondamentale di chi contesta l’operato di questa stampa maggioritaria è che non si può essere veramente liberi se le cose vengono presentate diverse da come sono realmente, a quel punto non si è molto distanti dalla negazione del più elementare dei diritti. Qualora si controllasse il flusso di informazioni si sfocerebbe prima o poi verso il dispotismo.

Non si tratta del tutto di di fantasie, lo vediamo tutti i giorni da anni nel nostro paese: non c’è periodo senza il quale non vi sia neanche un episodio che venga strumentalizzato, rigirato per bene o “commentato da più punti di vista”, oppure che una notizia venga gonfiata a dismisura oltre il suo reale valore mentre un’altra venga snobbata come se avesse poco valore.
Non accade naturalmente solo da noi: in America, per esempio, per attaccare Obama in campagna elettorale si insinuò che fosse un kebab in incognito, mentre in precedenza si sposavano le accuse verso Saddam di detenere armi di distruzione di massa. I democratici dal canto loro non facevano che favoleggiare di incredibili successi raggiunti non si sa bene dove né quando, persino nei casi in cui avevano ricevuto sonori pali in faccia, ma non importava: erano i Democratici, erano più cool per definizione e avevano addirittura un candidato abbronzato, quindi avevano ragione a prescindere.
Non intendo impelagarmi nella situazione in Siria, in Iran, in Cina o peggio ancora in Corea del Nord.

Su Malainformazione ci sono dei comodi riassunti sulle tipiche mistificazioni che la stampa può adoperare NON per informare, ma per far passare un messaggio, cioè fare propaganda.

E contrariamente a quello che certa retorica supporrebbe, il grosso del lavoro non lo ha operato (soltanto) la destra, supposta chiusa e conservatrice nonché covante sempre e comunque la nostalgia per quando i treni arrivavano in orario™, ma (anche) la sinistra progressista, illuminata e moralmente superiore, soprattutto quando discuteva di diritti dei lavoratori precariati gustando Martini con l’oliva in salotti eleganti e quando aveva come unica strategia politica il pensare solo a come screditare l’orco Berlusconi, radice unica e prima d’ogni male. Mostrandoci anche una spiccata tendenza nel sentire una sola campana, o nell’applicare due pesi e due misure diverse (o nel fare i voltagabbana come nel clamoroso accordo con il Berlusca).
Questo per dire sostanzialmente che il discorso non è vincolato ad un partito o a quell’altro, qualsiasi ala politica tira acqua al proprio mulino e non esistono coscienze linde, nemmeno fra chi si atteggia ad oplita del bene.
Berlusconi dice che la Bindi è un cesso e Calderoli definisce un orango la ministra Kyenge? Sdegno e biasimo, giustamente. Però Crozza può paragonare liberamente Lupi alla figlia di Fantozzi ed è sacrosanto dire che qualsiasi ministro donna del PDL (e solo del centro-destra) lo è in quanto ha offerto prestazioni sessuali. Sono solo esempi e in giro ci sono esempi di campagna mediatica ipocrita ben poco credibili.
Sul piano internazionale invece la propaganda più distorta è forse quella sulla situazione israelo-palestinese: non è raro che si pubblichi qualcosa il cui messaggio implicito sia “Israele è il male, solo Israele ha torto, è tutta colpa dell’Occidente capitalista e imperialista” (prima di accusarmi, naturalmente non sto dicendo neanche che sia il bene, penso semplicemente ci sia molta stupidità da entrambe le parti, ma non sono qui ora per parlare della questione del Vicino Oriente).

Ma torniamo a chi “contesta” tutto questo.

Essi, sfiduciati e privi di alcuna considerazione per la stampa “ufficiale”, sono soliti invece affidarsi alla stampa “alternativa”, che nella loro ottica (ingenua) dovrebbe compensare i difetti dei media d’alto rango diffondendo ciò che questi distorcerebbero (o peggio censurerebbero).
Ed ecco un fiorire di siti web più o meno “di cronaca” come LoSai?, Informare x Resistere, La Leva, Disinformazione, Stampa Libera e nocensura, attorno i quali orbita una costellazione di blog più o meno “divulgativi” come quelli della Scienza di Confine, di Rosario Marcianò, di Claudio Messora o di Gianni Ianes (che fanno a gara a chi la spara più grossa).
L’intento dichiarato è quello di dare spazio a quelle notizie che in altri luoghi verrebbero pesantemente filtrate, manipolate o omesse, probabilmente perché risulterebbero quindi scomode a qualcuno. La realtà dei fatti è che si tramutano in accumulatori di corbellerie.

Qual è il problema di fondo però di questo tipo di siti, che li scredita fino a renderli inaffidabili e poco credibili almeno quanto i media “ufficiali”, come minimo?

Esattamente lo stesso che affligge questi altri: chi riporta le notizie, non riporta semplicemente le notizie, cioè i fatti, ovvero dati e numeri, bensì riporta (magari anche inconsciamente) la propria opinione personale, fa divulgazione delle tesi proprie dell’ideologia sovrastante.
Essa si basa sul fatto che nell’Occidente è implicito ogni male, che su ogni notizia vi mentono (tranne loro, ovviamente), che esistono poteri nascosti che prendono le decisioni per tanti, che qualunque ente o associazione agisce contro il bene comune per tutelare il proprio interesse, eccetera.
Anche quando tali siti si limitano effettivamente a riportare i fatti nudi e crudi, lo fanno con un bias di fondo. Le fonti spesso sono dubbie, o addirittura non vengono neanche controllate. Spesso copiaincollano o condividono notizie senza verificarle, senza alcuna conoscenza di base o competenza minima in materia, selezionando ciò che fa comodo (anche se falso) e ignorando ciò che non lo è (anche se vero) qualora vada in accordo con le loro opinioni.
Il risultato è che anche quando passano notizie esatte e/o che è stato giusto pubblicare, sono accompagnate da un mare indecifrabile di altre notizie viziate dalle idee di chi le pubblica, raffazzonate ad arte, basate sul sentito dire, fuffa pura. Più adatte ad uno studio di sceneggiatori di serie televisive che ad una redazione giornalistica seria.

Non c’è da stupirsi che soprattutto i complottisti e le loro tesi ci sguazzino in siti del genere, anche accanto a notizie che sarebbe interessante invece diffondere.

L’informazione libera, a conti fatti non è per niente più libera di quella ufficiale, a meno che non la si intenda come la libertà di diffondere e condividere qualsiasi fesseria passi fra le mani. In tal caso un sito come Disinformazione, ironicamente, ha senza renderse conto scelto il nome più azzeccato per questa attività.
Ne perdono credibilità anche coloro che si affidano molto a queste fonti di notizie, motivo per cui molti grillini hanno autorevolezza quando espongono le loro opinioni quanto Berlusconi ne avrebbe partecipando ad un congresso sulla castità.

Per tornare all’esempio su Israele e Palestina, per esempio fecero scalpore l’anno scorso le foto che mostravano i bambini morti a causa dei raid israeliani. Immediatamente la macchina della “stampa libera” nel mondo riportò in lungo e in largo le immagini che testimoniavano delle atrocità che accadevano fra Gaza e Gerusalemme, dove la situazione era una qualche via di mezzo fra l’apartheid e i rastrellamenti nazisti (e anche alcuni media ufficiali ci cascarono ripetendo la notizia per non rimanere tagliata fuori dall’avere una fetta di share). Quando non era esplicitato, il giudizio morale sugli israeliani veniva lasciato trasparire fra le righe o silenziosamente incoraggiato fra i commenti, per cui Israele e l’Occidente volevano occultare un genocidio.
Il popolo della blogosfera e dei social network non si attardò a sua volta a fare da amplificatore di risonanza della notizia, come sempre per tutte le notizie delle fonti “alternative” – e come esse senza verificarne la veridicità.
Poi qualcuno notò come le foto fossero le stesse identiche diffuse tempo addietro dalla guerra civile in Siria, dalle autorità turche dopo un terremoto o dagli stessi israeliani sulle loro vittime, e in poco tempo si scoprì l’inghippo: Hamas aveva preso foto di altre vittime e le aveva spacciate per proprie, strumentalizzandole unicamente per la propria propaganda.

La cosa più assurda è che c’è chi comunque giustifica questi taroccamenti con ragionamenti del tipo “comunque sia i Malvagi sono là e compiono misfatti, quindi è giusto sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti che altrimenti verrebbero dimenticati”.

Ok, ma questo significa ammettere apertamente di non essere neutrali, non essere imparziali, in poche parole di non essere per niente attendibili e non aver alcun valore informativo.
L’ho anche constatato in prima persona in occasione della bufala sull’estinzione del rinoceronte nero: fra i molti lettori che lasciavano commenti ai siti che hanno copiaincollato alla cieca la notizia senza controllarla, molti continuavano a ribadire pensieri il cui senso è “anche se non è vero, sarebbe comunque una cosa ingiusta e bisogna sollevare gli animi”. Sembra nobile ma in pratica vuol dire “inventiamoci le notizie che vogliamo, l’importante è diffondere le nostre idee”. Con tutte le conseguenze che comporta.

Gli animalisti più estremi (quelli che vengono soprannominati “animalardi”) e molti vegani sono altri che ragionano spesso per sentito dire e condividono ciò che li compiace e supporta le loro idee, senza però verificarle. Per esempio, sentono parlare che esistono metodi alternativi alla ricerca sperimentale sulle cavie, senza però saper spiegare quali; oppure vengono convinti di panzane grossolane sugli effetti di tal alimento o sulla natura fisiologica degli esseri umani (che dovrebbero risultare fruttariani se non melivori), suscitando l’ilarità anche di chi magari non è più aperto mentalmente ed istruito di loro.
Infine collezionano interi book fotografici che a detta loro testimonierebbero delle crudeltà e delle vessazioni subite dagli animali, spesso facendo anche nomi, luoghi e date (per boicottare un’azienda o delle persone, oppure stimolare un’azione degli attivisti in un posto). Un buon 90% di queste foto è però falsa (autopsie di animali già morti, visite veterinarie, addirittura pupazzi) o decontestualizzata (laboratori o allevamenti illegali, magari lontani nel tempo e nello spazio, ma fatti passare per la norma). Intanto però molti ricercatori in Italia se sacrificano un topo in più per una ricerca biomedica rischiano conseguenze penali assai gravi, mentre in certi allevamenti intensivi si fa molto peggio – lì però è molto più difficile che li lascino fare irruzione ed occupazione.

Veniamo quindi, adesso, all’ultima novità, citata ad inizio di articolo: Snowden avrebbe svelato che le scie chimiche esistono realmente.

In Italia la notizia è stata diffusa per la prima volta pochi giorni fa da Stampa Libera, a quanto mi risulta, traducendo una semplice bloggata francese la quale a sua volta faceva riferimento ad un articolo in inglese di Internet Chronicle, che è la fonte originale. Subito naturalmente la notizia è stata trasmessa da molti altri siti, blog e pagine social. Naturalmente gridando all’imminente censura da parte dei media ufficiali.
Nessuno di costoro l’ha fatto per diffusione libera e imparziale, bensì perché convinti delle scie chimiche e pronti a cogliere la palla al balzo per propagandare notizie che supportano la loro idea (come farebbe un giornalista repubblicano fazioso che sente dire che Obama è in realtà un musulmano socialista e magari anche rettiliano).
E nessuno di loro si è accorto che IC è un sito umoristico, un po’ come il nostro Lercio.
Bastava spulciare un po’ sul sito e fra gli altri articoli per rendersene conto, a meno di credere che Snowden abbia realmente svelato anche che gli USA vogliono lanciare dei satelliti spia nome in codice Sauron, o che il papa lo ha proclamato il Messia“.

In tutto ciò il web 2.0 ha una sua responsabilità. Perché se è vero che la rete permette la libera circolazione delle idee, di mettere in contatto tutti e di poter raggiungere informazioni molto più facilmente e velocemente, è anche vero che ciò vale anche per ogni palla uno si potrebbe immaginare e diffondere. La condivisione facile e immediata rimpiazza lo studio e l’approfondimento, l’aggregazione diventa mentalità di gregge, l’ideologia (e il pregiudizio) di pochi viene ripetuta a pappagallo di molti. Ma tutto ciò esisteva già: il pettegolezzo, il conformismo sociale, la demagogia, l’imbonimento delle masse. Non è quindi colpa di Internet se esistono questi problemi, essa semplicemente offre la possibilità di velocizzare e facilizzare anche la cattiva informazione, è pertanto l’uso scorretto della rete da biasimare.
Sono i principi dell’informazione della menzogna e della declassazione della competenza.

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8 pensieri su “Limiti dell’informazione libera

  1. Dice bene Humphrey. Ti accusano di essere pagato e ti coprono di insulti. Gli ho fatto pure notare a questi “profeti” che se si ha la presunzione di fare informazione, bisogna astenersi dall’insultare perché ciò li fa perdere di credibilità.

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  4. la propaganda è in funzione degli interessi di chi la fa, il punto è se sono quelli dei potenti a spese del popolo o del popolo che deve difendersi dai potenti

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