Imparare la storia non è intelligenza; capirla però sì.

Un altro dei temi ricorrenti fra i sostenitori delle verità alternative, delle teorie non ufficiali e delle “scienze di confine” è che la storia sia esclusivamente quella che i vincitori scrivono. In quanto tale, è a priori viziata se non falsata,  pertanto inaffidabile.
Non si può quindi dar credito agli storici accademici, di riflesso chi propone idee o teorie non convenzionali necessariamente ha una sua autorevolezza minima garantita, anzi: chi viene osteggiato per le sue idee, per quanto astruse siano, lo deve essere in quanto afferma cose scomode per la “storiografia ufficiale”, la quale oltretutto è bigotta perché celebra solo i fasti di una nota SUperpotenza a caso e della civiltà Occidentale, ignorando l’esistenza del resto.È vero che i libri di storia possono essere viziati da propaganda politica, che assieme ai fatti può aggiungere giudizi (di parte e parziali). Ma c’è chi per questo da automaticamente fiducia a tutte le teorie non convenzionali.

Con “non convenzionali” intendo dire, tipo, che gli alieni abbiano costruito Stonehenge e i moai, o che le somiglianze strutturali fra piramidi egizie, mesoamericane e khmer non fossero dovute ad una implicità funzionalità della struttura ma al fatto che esisteva una civiltà iper-tecnologica (o di nuovo gli alieni) che aveva messo in contatto fra loro popoli diversi. O che ci fosse una civiltà perduta ipertecnologica, o che i massoni abbiano già deciso nel ‘700 gli avvenimenti dei cinque secoli successivi, o che l’Olocausto non esiste, o che in America ci fossero fiorenti colonie sino-romano-ottomano-templariche in cui è stato nascosto il Graal assieme al motore Tesla per l’energia libera infinita e alla cura per la calvizie.

Spesso viene così accusato il “sistema” di essere stato subdolo e di indottrinare le giovani menti con nozioni fittizie e faziose, ignorando invece il sapere perduto degli antichi, le conoscenze del paranormale (o sovrannaturale) e l’operato di paesi veramente patria di umanità come quelli orientali, celebrati soprattutto per Gandhi, il qi gong, il buddismo, l’ayurveda e cose simili – in genere facendo capo soprattutto alle filosofie new age o di ispirazione simile.

Sarà un discorso probabilmente noioso per molti; così inserirò qualche rappresentazione di Alexandra Stan per ricordarci che è estate ed è bene godersela – lavoro o esami a parte.

Innanzitutto c’è da dire che coloro che fanno lamentele del genere di solito sono i primi a ignorare la storia di popoli lontani (oltre alla propria), che conoscono solo per 4 nozioni e magari non sono neanche vere. Spesso lo fanno come reazione alla società in cui vivono, perché la trovano magari deludente rispetto alle loro aspettative, e preferiscono rifugiarsi nei miti più esotici ed esoterici: Shangri La, i maya divinatori, il Tibet terra di amore, i paesi islamici amichevoli, i millenari profondi saperi dell’antica Cina.

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Così c’è chi celebra il buddhismo per via del Dalai Lama e del Tibet (che vede un po’ come il papa e lo Stato Pontificio del buddhismo), ma ignora che esso non è solo quello, ha innumerevoli scuole di pensiero, correnti ed interpretazioni differenti. Ed ignora anche che il Tibet in precedenza era una teocrazia feudale in cui non si stava poi così bene.
Raramente capita qualcuno che intenda il Theravada, lo Yogacara e lo Shingon, invece di pensare solo al Dalai Lama, a Richard Gere e all’iconcina di moda (un po’ come chi si compra le magliette con il ritratto del Che).

E c’è chi decide di affidarsi ciecamente alle medicine tradizionali cinesi o indiane, convinto della malafede di quella occidentale.
O chi è convinto che andrebbe biasimata qualunque religione, tranne l’Islam perché vittima di discriminazione. O che certi comportamenti siano una violazione della dignità umana, ma bisogna rispettare i fondamentalismi islamici e permetter loro di farlo perché è la loro cultura.

Ma rimane un dubbio di fondo: perché in Europa viene citata più spesso e in dettaglio la storia europea piuttosto che quella cinese o indonesiana?
Mah, davvero è inspiegabile, non trovate?

Non si tratta certo di un complotto di chissà quale setta illuminata per plagiare le nostre conoscenze. Si tratta del normale spazio dedicato alla propria storia, che in quanto tale assume più rilevanza di quella di una regione sperduta dell’Andocazzostan.

Certo, molte volte il programma scolastico storico qui da noi lascia a desiderare; ma per un europeo più in generale sarà più importante l’ascesa, il programma politico e gli sviluppi dell’era napoleonica, piuttosto che la formazione del governo mancese in Cina sotto la dinastia Qing e i successivi cambiamenti sociali.
Sarà più importante per lui studiare la società europea rinascimentale, con la nascita del metodo scientifico, l’ascesa del ceto borghese e gli scismi religiosi; oppure il rapporto tra filosofia shintoista e ordine sociale nel Giappone feudale e in particolare nell’epoca sengoku e nel periodo Edo?

Non è neanche vero che si ignora in toto il resto del mondo: per esempio nei libri di storia sul XX secolo c’è ampio spazio dedicato all’Impero giapponese, alla Cina maoista, alle guerre in Corea e Vietnam, alla situazione indo-pakistana e soprattutto alle questioni del vicino oriente, poiché tutte queste cose acquisiscono rilevanza e influenza globali intrecciandosi con la nostra storia.

Dipende dal contesto temporale e da qual è la relazione con la nostra storia.

L’invasione mongola venga vista da una prospettiva europea piuttosto che cantonese.
Gli stati ellenistici vengono studiati in rapporto ai romani piuttosto che agli indo-battriani o indo-saci (ammetto però che in Italia c’è un’eccessiva impostazione romanocentrica e si tralascia troppo altre culture vicine e importanti).

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Se bisogna conoscere l’intero continente e la totalità delle culture, bisogna farlo come, in che misura e fino a quando?

Il programma scolastico di base della storia pre-epoca industriale di uno studente italiano, svizzero o ungherese, deve comprendere vita morte e miracoli di tal Demetrio I Aniceto allo stesso modo dell’opera di Giulio Cesare per capire i perché e i percome del regno di Battria nel suo fondere ellenismo e induismo?

Ad uno spagnolo dovrebbe fregare di più della società iberica agli albori del siglo de oro con la successiva espansione verso l’America, oppure dovrebbe essere equanime con i conflitti religiosi nella Persia safavida?

Perché allora non inserire nei programmi scolastici tutta la storia della civiltà etiope dall’Impero di Axum alla penetrazione di cristiani e islamici? Perché non i conflitti etnico-politici all’interno della confederazione inca?

Ma cosa gliene dovrebbe fregare alla maggior parte della gente? E lo dico da amante della storia.

Cosa vorrebbe dire che “i vincitori scrivono la storia”? La storia odierna è in funzione dell’operato internazionale di paesi come gli Stati Uniti o l’Unione Sovietica, per forza che sono i più presenti e assidui, è naturale che nei libri ci sia maggior spazio dedicato a loro.

Se l’Asse avesse vinto la WW2, adesso i libri di storia parlerebbero del millenario regime nazista e dei suoi interventi dalle colonie africane ai Reichskommissariat orientali, della gestione italiana dell’Impero, degli stati vassalli giapponesi in Asia orientale e dell’eventuale guerra fredda fra USA, Europa e Giappone.
Se Stalin avesse conquistato da solo l’Europa, adesso si parlerebbe della fortezza comunista dalla Manica fino a Shanghai, della moltitudine di rivoluzioni rosse in plurime paesi e del predominio geopolitico del Comintern.

Non ci vedo nulla di strano.

Che vuol dire che tutto questo sarebbe falso perché “i vincitori scrivono la storia” e perché le cose “ufficiali” occultano ciò che fa scomodo agli interessi dei potenti, come dicono molti alternativi?

Non è vero che gli Alleati sono arrivati fino all’Elba, hanno incontratto le truppe di Baffone e hanno poi instaurato il piano Marshall?
Non è vero che Tito e Mao si disallinearono rispetto a Mosca?
Non è vero che il Commonwealth britannico è emerso dal processo di decolonizzazione?

Bisogna per forza buttarci in mezzo i complotti massonici, i relitti extraterrestri e le civiltà perdute?
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Aggiungo come postilla finale anche che andando per esempio in Giappone, in India, in Iran o in Cina, si studierebbe una storia dettagliata e approfondita sulle loro vicende, mentre si tangerebbero molto poco le vicende delle signorie italiche o della lega anseatica.

Hanno i loro ineluttabili e scontati motivi: su un libro di storia cinese troveremmo quasi tutta la storia della Cina con le sue dinastie, le sue condizioni interne e le sue trasformazioni, ben poco sui conflitti fra patrizi e plebei, o sulle eresie cristiane, o sui moti carbonari.
Lo spazio che noi dedichiamo al ventennio fascista, loro lo dedicano alla rivoluzione culturale maoista, gli iraniani magari alla rivoluzione islamica del ’79.

Della storia dei Balcani (colonialismo italico, rapporto col fascismo, cetnici e ustascia, rappresaglia delle foibe, cortina di ferro, le dichiarazioni di Togliatti, il disallineamento titino e a sua volta gli incasinamenti politici nella NATO per via degli interessi strategici che mandavano in loop i cervelli dei nostri politici) a loro non frega la metà di quanto fregherebbe a noi dell’azione politica del Guomindang e della questione taiwanese.
Mi pare ovvio, giustamente: è la loro storia.

Sapere, per un giapponese, chi fossero Tokugawa Ieyasu, Toyotomi Hideyoshi e Oda Nobunaga, oppure per un indiano, chi fossero Babur, Ibrahim Lodi o Jahan, è una nozione banale come per noi sapere chi fossero Lorenzo de’ Medici, Rodrigo Borgia o Niccolò Machiavelli (anzi di più, non c’è giapponese che non sa chi fosse e cosa fece Tokugawa, molti italiani invece a malapena sanno che c’era un tale chiamato Lollo il Magnifico e che Machiavelli scrisse dei libri); ma così come l’italiano medio probabilmente non li ha mai sentiti nominare, al jappo o all’indù medio poco gli gratta sapere dei fattacci nostri.

Sono forse anche loro faziosi e disinformatori, nemici della Verità?

E negli Stati Uniti si studia approfonditamente la loro storia locale, con i presidenti nel dettaglio e le varie politiche a livello di singoli stati, mentre da noi prima del XX secolo spesso si riassume tutto in guerra d’indipendenza con George Washington e guerra di secessione con Abe Lincoln.

Mentre un russo che non sapesse delle rivalità fra il granducato di Mosca e la repubblica di Novgorod, dell’emancipazione dai khanati mongoli, delle azioni di Ivan il Grande e Ivan il Terribile, dei conflitti con i boiardi e delle contese con svedesi/lituani/ottomani/nomadi delle steppe, suonerebbe un po’ ignorante; da noi prima del XX secolo si insegna giusto che dopo la caduta di Bisanzio l’erede dei paleologo sposa lo zar di Russia e poi ridendo e scherzando compaiono Pietro il Grande che occidentalizza il paese e Caterina la Grande che introduce l’illuminismo.

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Ovviamente anche a loro (yankees e russi), entro un certo livello di studio della storia, non potrebbe sbattere di meno sapere perché nel Principe c’erano scritte certe cose o cosa caratterizzava la repubblica veneziana.

Meno male che i vincitori impongono la loro storia subdola e fittizia.

Come dovrebbe essere la storia invece? Cosa non fa parte di chi? Cosa è relitto storico e cosa no?
Ha più autorevolezza un flippato che va ad esporre la sua teoria su Voyager o un libro di storia “ufficiale”?

Perché?

C’è chi spesso obietta che “l’intelligenza non è imparare la storia”. Giustissimo e sacrosanto: imparare la storia non è sintomo di intelligenza; capirla, però, sì.

Per tutto il resto c’è Rasputin:

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4 pensieri su “Imparare la storia non è intelligenza; capirla però sì.

  1. Discorso che condivido ma in parte: esiste veramente un faziosismo subdolo che può essere insito nella storiografia per motivi di ideologismo politico, non è del tutto sbagliato lamentarsene

    Rispondi
    • Sono d’accordo (anche per questo ho detto che il nostro metodo a volte lascia a desiderare), ma in realtà è un’altra questione.
      Quella da te citata verte sostanzialmente sull’interpretare i fatti e nell’associare giudizi morali ad essi, effettivamente un hobby tradizionale qui in Italia, che ha portato anche a distorsioni e omertà per direttive di partito; ma che non impedisce che si sappia delle foibe o di Matteotti o delle corrispondenze in seno a PCI, DC o MSI.

      Il discorso invece è su chi nega a priori i fatti o stabilisce per vere le proprie supposizioni o elucubrazioni solo perché non suffragate dai documenti “ufficiali”. E così gli alieni hanno costruito le piramidi, i massoni hanno pianificato le guerre mondiali, le lobby petrol-farmaco-alimentari hanno occultato l’Eden vegano d’oriente, gli americani non sono mai andati sulla Luna e l’Olocausto è un’invenzione degli ebrei.
      Inoltre c’è anche una risposta a della gente che non capisce perché deve studiare delle cose invece che quello che gli garba (e che guarda caso è convinta delle teorie di qui sopra).

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