Soia e suoi flavonoidi

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Questo articolo è ispirato ad un post di PalleQuadre di marzo, al quale avevo promesso di rispondere in tempi brevi. Sono un po’ in ritardo, lo so, ma nel mentre ho tratto spunto dagli articoli da lui citati per compilarci una tesina sulla soia da presentare ad un mio professore nell’ambito del programma di un corso di nutraceutica (per la cronaca il prof. Pousada dell’Università dell’Aquila che saluto caso mai googleasse qua).

Nel suo post Piquadro cita degli articoli scientifici che dovrebbero smontare la tesi secondo cui i flavonoidi fanno bene, anzi, dimostrano che in realtà sono dannosi per via di importanti effetti collaterali, mentre chi ne suggerisce l’assunzione, in particolare consumando soia, è sostanzialmente un veg-minchione.
Il principio della diatriba è sostanzialmente questo:

Cosa vanno raccontando i “salutisti” del web? Che consumare flavonoidi in quantità industriali fa bene! Dicono che sono “antiossidanti!11!”.
In realtà sono molto pericolosi: nei bambini provocano il gozzo, e la disfunzione tiroidea porta a ingrassare incredibilmente e senza motivo.


Che abbiano proprietà benefiche come quelle antiossidanti è vero. Mentre la frase sui neonati presa così è un po’ fumosa, perché non specifica se i ricercatori citati si sono limitati a raccogliere constatazioni precedenti (“in passato è stato riportato di bambini che mangiavano soia e gli è venuto il gozzo, quindi ora facciamo dei test in vitro e in vivo sulle sostanze associate sospettando ci sia un nesso”) o se hanno raccolto dati statistici da campioni di volontari (“ci siamo messi d’accordo con queste persone che vogliono nutrire i loro bimbi con la soia, ci avrebbero detto passo per passo cosa succede ed abbiamo constatato che ai bimbi è venuto il gozzo, così ora facciamo i test”). Inoltre la capacità di reagire ad una sostanza da parte dell’organismo di un neonato è diversa da quella di un adulto sano, anche l’aspirina per esempio può essere somministrata ad un adulto ma ad un neonato farebbe molto male (lo stesso dicasi per soggetti in condizioni particolari o patologiche).
Mi pare esagerato ribaltare la positività associata al consumo di flavonoidi per dare spazio ad affermazioni sulla loro grave pericolosità, a cui fanno seguito queste generalizzazioni che sembrano accostare qualsiasi nutrizionista ai naturopati, agli omeopati e ai “Testimoni di Vega” (anche se poi sono biologi o medici competenti):

Se non è cibo sono rimedi “naturopati salutisti omeopatici” o che minchia di termini si inventano per farsi pagare 30 volte più del normale.  […] Quindi, cosa stanno facendo quei disgraziati laureati in minchiologia dell’alimentazione su la vera bestia o qualche sito naturopata del cazzo? Si stanno rovinando!

Al post aveva risposto anche il dott. Giuliano Parpaglioni, affermando “un po’ poco per smontare la bontà dei flavonoidi, no?”. Poi però ha cancellato tutto, forse anche perché non è stato precisissimo nemmeno lui (effettivamente ogni tanto gli scappa qualche leggerezza sporadica), ma vabbè.
In ogni caso lui fra l’altro è pure collaboratore occasionale di MedBunker e quindi non è certo il primo veg-naturopata-omeopata-salutista che si fa pagare 30 volte più del normale che capita, e ci si potrebbe intavolare una discussione costruttiva, dato anche che solitamente è molto cordiale.
Eppure alcuni visitatori hanno poi commentato facendo di tutta l’erba un fascio, accostandolo agli animalardi più invasati e dicendo che era praticamente un vegano-animalardo. L’ho trovato un po’ fastidioso quest’ultimo atteggiamento, compresi poi alcuni commenti di sfogo in un articolo successivo che erano tipo “eh hanno contestato dicendo ‘sai io ssono BHIOLOKOH’ e blabla”, che fanno sembrare la figura del biologo quella dell’eminente cazzaro al pari di certi sostenitori alternativoidi (oddio magari non era quella l’intenzione ed effettivamente ho visto anche cazzoni assurdi fin dall’università, però l’idea suscitata è questa).

In realtà anche Parpy ha effettivamente peccato di superficialità leggendo con un po’ di fretta gli articoli e saltando diversi passaggi, e soprattutto va giustamente fatto notare che PQ nei commenti poi corregge il tiro:

La soia in basse quantità non fa male, è l’abuso che porta ad assumere troppi flavonoidi che inibiscono la tiroide.
Come per tutte le cose ci sono le giuste quantità.
Quelli che si sfondano di soia e altre cose perchè piene di flanonoidi sono dei minchioni, perchè l’effetto benefico si ha solo nelle giuste quantità.

Questa frase è giusta e sacrosanta e, prendendola così, è vero che consumare soia in eccesso fa male e ci sono alcuni estremisti vegani che praticamente mangiano solo soia e rischiano di suscitare problemi al loro fisico e a quello dei loro pargoli che magari costringono a seguire la loro dieta.
Ma qualsiasi cosa in realtà fa male se presa in troppa quantità (comprese carni, frutta, latticini e pastasciutte), il tono generale dell’articolo e dei commenti è molto caustico e distruttivo, c’è comunque generalizzazione e il punto è se effettivamente si possa smontare o meno la bontà dei flavonoidi (e quindi se Parpy non abbia tutti i torti). Insomma è chiaro che mangiare esclusivamente soia darebbe problemi, così come il mangiare solo lattuga, o solo formaggio, o solo bistecca di maiale, o solo vitamine, o solo saccarosio. Tutto, oltre una certa soglia, fa male. Persino l’ossigeno è tossico. Paracelsus docet.

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La soia ha comunque anche effetti benefici.
Come riassunto dagli stessi articoli scientifici, con una concentrazione pari al 42% del contenuto totale, la soia è uno degli alimenti più ricchi di proteine che esistano in natura. Un suo consumo costante è in grado di abbattere del 10-15% la quantità di colesterolo LDL rispetto ad un’alimentazione ricca di carni animali, pertanto il suo uso viene in genere consigliato per le diete che vogliono un’alternativa alle stesse. La soia sembrerebbe in grado anche di contrastare la proliferazione di cellule tumorali, in particolare al colon. Grazie alla sua abbondanza di fibre, che impediscono l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale, la soia ha effetti protettivi sulle arterie. Tali effetti sono ottenuti grazie anche soprattutto alla presenza di isoflavoni come la genisteina, la daidzeina e la gliciteina.

Questo per dire di non essere precipitosi nel dire “assolutamente i flavonoidi fanno male” solo perché ovviamente oltre una certa quantità possono causare problemi, per poi insultare chi s’è posto dei dubbi sull’affermazione (ovviamente se poi le ricerche dovessero illustrare che senza bisogno di quantità abnormali di soia anche un adulto sano finirebbe assai male, è lecito dirlo). Dobbiamo ricordare anche che i flavonoidi sono una classe di sostanze, quindi se una ricerca parlasse esclusivamente di un membro della classe non si potrebbero attribuire i suoi effetti a tutti gli altri flavonoidi.

Andiamo quindi a vedere le ricerche (in particolare questa che è un riepilogo di altri studi) e a tradurne i contenuti per capire se i toni e l’aggressività dell’articolo sono giustificati, nonché per chiarire di più quanto soia e flavonoidi facciano bene o male, per evitare che i lettori occasionali si limitano a barricarsi in atteggiamenti faziosi del tipo “solo sì” o “solo no”.
Perdonatemi se il linguaggio sarà tecnico e magari poco accessibile, e se l’articolo è molto lungo (ho però inserito immagini per rendere più scorrevole e godibile la lettura oltre che dei link a wikipedia per chi volesse approfondire), comprendo che attingendo da fonti a livello accademico si possa inevitabilmente essere un po’ ampollosi ed ostici, ma potete pure saltare quello che non vi interessa e giungere subito alle conclusioni.

Posso già anticipare che gli effetti collaterali derivanti dal consumo di flavonoidi, che comunque sono descritti già da molto tempo quindi non è che siano una novità, esistono, ma non da catalogarli come “molto pericolosi”.
Ma prima riassumiamo quelli che possono essere i benefici dell’assunzione di soia in generale.

La soia ha diversi attributi attraenti sia come alimento funzionale, cioè dal lato della prevenzione e della pianificazione di un particolare profilo nutrizionale, sia come alimento nutraceutico, cioè andando ad agire direttamente su condizioni di cattiva salute per migliorarle. Le sue proteine possono ridurre l’incidenza di malattie cardiache coronarie (CHD), decrescono i livelli del colesterolo LDL, mentre aumentano quello HDL a buoni livelli. Ciò è un vantaggio su altri interventi dietetici, come l’assunzione di crusca d’avena o la riduzione dell’assunzione di grassi saturi che diminuiscono significativamente i livelli di HDL.
Gli isoflavoni della soia, hanno proprietà antiossidanti che proteggono gli LDL dall’ossidazione ed effetti favorevoli sulla circolazione sanguigna. La FDA ha riconosciuto la soia come cibo che riduce il rischio di CHD. Le proteine della soia hanno anche la proprietà di ridurre il rischio di cancro al seno e alla prostata. Il 74% dei consumatori intervistati negli USA ritengono la soia salutare, mentre il 34% cerca prodotti che contengono specificatamente soia (United Soybean Board 2004). Il 38% di essi sono consapevoli della riduzione del rischio di CHD, mentre il 26% delle donne sono consapevoli del sollievo che la soia può offrire ai sintomi della menopausa. Esistono però anche possibili effetti collaterali che verranno presi in esame in seguito.

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Le proteine della soia sono presenti in varie forme, una delle quali è il latte di soia. Circa il 17% dei consumatori americani assumono latte di soia regolarmente (United Soybean Board 2004). Essa è un sostituto del latte per bambini, adolescenti ed adulti con allergie o intolleranze al lattosio. Il latte di soia fortificato (che contiene più calcio e vitamine dato che vi sono stati aggiunti) è una fonte nutritiva importante per i bambini. In genere la soia è considerata una fonte completa di proteine (John Henkel, 2000), cioè una che tutti gli amminoacidi essenziali che devono essere forniti al corpo umano per il suo fabbisogno insopperibile data l’incapacità di sintetizzarli autonomamente. Per questo motivo, la soia è una buona fonte di proteine, soprattutto per chi segue una dieta vegetariana o vegana, o comunque che intende ridurre la quantità di carne ingerita.

Secondo la US Food and Drug Administration:

I prodotti della soia possono essere dei buoni sostituti per quelli animali perché, a differenza di molti altri legumi,  la soia offre un profilo proteico “completo”… le proteine della soia possono rimpiazzare quelle di origine animale – che contengono ugualmente in maniera completa le proteina ma contengono anche più grassi, soprattutto saturi – senza richiedere drastici aggiustamenti in qualche parte della dieta. (FDA Consumer)

I requisiti principali per misurare la qualità delle proteine, dal 1990, costituiscono il punteggio degli amminoacidi regolato sulla digeribilità delle proteine (PDCAAS) e secondo i suoi criteri le proteine di soia sono un equivalente nutrizionale di carne, uova e prodotti caseari per la crescita e la salute umana. Le proteine di soia isolate hanno un valore biologico di 74, la soia intera di 96, il latte di soia 91 e le uova 97 (FAO, 1989).

Le proteine della soia sono essenzialmente identiche a quelle di altri legumi (Derbyshire et al, 1979). Inoltre, la soia produce almeno il doppio delle proteine per acro di qualunque altro vegetale maggiore o campo di frumento (eccetto la canapa), da 5 a 10 volte più proteine per acro di terreni adibiti all’allevamento di animali da latte, e fino a 15 volte più proteine per acro dei terreni adibiti all’allevamento per la produzione di carne (National Soybean Research Laboratory, 2012).

I principali carboidrati solubili dei semi maturi di soia non sono zuccheri digeribili, pertanto contribuiscono a flatulenza e disturbi addominali negli umani ed altri animali monogastrici, in maniera analoga al disaccaride trealosio. Gli oligosaccaridi non digeriti sono scissi nell’intestino dalla microflora batterica, producendo diossido di carbonio, idrogeno e metano.
Poiché i carboidrati solubili della soia si trovano nel siero di latte e vengono scissi durante la fermentazione, concentrati di soia, proteine isolate di soia, tofu, salsa di soia e semi macinati non provocano flatulenze. D’altro canto, possono esserci alcuni effetti benefici dall’ingestione di oligosaccaridi come raffinosio e stachioso, come per esempio, il favorire la crescita dei bifidobatteri nel colon a discapito dei batteri putrefattivi.

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Nell’olio di soia o nella porzione lipidica del seme sono contenuti i fitosteroli: stigmasterolo (17–21%), sitosterolo (53–56%) e campesterolo (20–23%) a costituire il 2.5% della frazione lipidica. Le saponine, una classe di surfattanti naturali, sono steroli presenti naturalmente in una larga varietà di piante usate a scopo alimentare: ortaggi, legumi e cereali, spaziando dai fagioli fino agli spinaci passando per pomodori e patate. Mentre la soia contiene dallo 0.17 al 6.16% di saponine, nella farina di soia degrassificata troviamo dallo 0.35 al 2.3% mentre nel tofu dallo 0.06 all’1.9%. Legumi come la soia o i ceci sono la maggiore fonte di saponine nella dieta umana. Fonti di saponine non dietetiche includono l’alfalfa, il girasole e il barbasco. Studi recenti hanno mostrato per le saponine buone proprietà fisiologiche (Jun Lin et al., 2005).

L’articolo prosegue a pagina 2, che potete raggiungere dai rimandi qui sotto.

3 pensieri su “Soia e suoi flavonoidi

  1. Pingback: Vade retro, carnem! (cap. 1) | haven for us

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