Gli scaricabarile

Scrivo questo post ispirato da una conversazione col solito PalleQuadre che fa sempre sganasciare quando decide di scagliarsi verso qualcuno, anche se a volte tende a generalizzare un po’ (da cui le mie precisazioni).

Partiamo da questo grafico:

Ciò di cui ci informa è quanto nella percezione comune di varie cittadinanze il proprio successo sia dovuto a sé stessi o a fattori esterni.
Salta subito all’occhio, in quanto evidenziata, l’Italia, in cui è altissima la convinzione nel campione di intervistati che il proprio successo sia dovuto a cause di forza maggiore.

Bisogna innanzitutto però chiarire cosa si intende con “cause di forza maggiore”. Anche l’India, per esempio, ha riscontrato valori alti analoghi, e noi sappiamo che in quelle regioni sono diffuse convinzioni religiose e superstizioni come, su tutto, il karma, o la metempsicosi; in generale le divinità induiste hanno molta influenza sulla vita degli umani. Per questo è comprensibile un tale valore, che va contestualizzato.

Per l’Italia, a parte forse per chi crede ciecamente che “il Signore dà, il Signore toglie” in maniera assoluta (ma non sono molti), il discorso può non essere lo stesso.
In Italia esiste una certa condizione psicologica, forse anche un po’ culturale, che fa sì che fra gli italiani serpeggi un costante senso di vittimismo.
Effettivamente basta guardarsi attorno per notare che fra gli abitanti del belpaese è diffusissimo lo sport del fare scaricabarile. Molte persone, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità, oppure riconoscere che gli esiti di qualcosa siano dipesi anche da propri errori, preferiscono puntare il dito verso qualcuno (molto spesso impalpabile, un ente o un insieme generico di persone più che qualcuno di specifico) e accusarlo di ogni minimo avvenimento. Conosciamo tutti la frase ironica “piove, governo ladro!”, no?
Non penso che sia una rarità incontrare qualcuno piagnucolare perché il professore stronzo lo ha bocciato all’esame, perché quella ragazza carina non vuole saperne di concedersi o perché non c’è mai occasione di fare qualcosa/realizzarsi. Per poi scoprire che costoro studiano poco e male, sono zerbini appiccicosi oppure non si attivano mai per cogliere occasioni al volo o crearle.

C’è un significato più profondo dietro il fatto che l’Italia sia in evidenzia, cioè la diffusione di complottismi, la sfiducia verso le istituzioni e il mondo accademico, il fare ricorso a pratiche non convenzionali e sostenitori di verità alternative, l’aspettarsi che i poteri forti provvedano a tutto come se ci fosse un intervento divino altrimenti sono collusi e corrotti.
Quante volte abbiamo visto gente lamentarsi del fatto che sia tutto colpa dello stato, o delle banche, o che sia colpa della medicina se non si riesce a guarire?
Non che i vari politicanti non abbiano responsabilità, o che fra i medici non esistano anche incompetenti, però molta gente si aspetta di essere imboccata, di ricevere ogni forma di sussidio e finanziamento, di poter guarire in maniera indolore e immediata da qualsiasi malocchio; se ciò non avviene, è colpa dell’altro.

Si tratta di un fenomeno endemico. Anche se il detto napoletano “il pesce comincia a puzzare dalla testa” ha sempre un fondo di verità (la stessa storia ce lo insegna), è innegabile che fra la moltitudine siano diffuse a priori l’irresponsabilità, la mancanza di autocritica e autoironia, il voler trovare la pappina pronta senza sudarsela. Sono lontani i tempi in cui “homo faber fortunae suae”.

L’esempio opposto sono gli Stati Uniti, in cui è diffusa la mentalità del “self made man”, della libera iniziativa del singolo, difatti nel grafico il valore preso in esame è molto basso.
Sarà un caso che una nazione è arretrata e irrisa nel mondo, l’altra è una superpotenza? Forse in parte, visto che anche paesi come la Corea del Sud hanno riscontrato valori alti come l’Italia, pur essendo delle potenze tecnologiche di tutto rispetto. Forse è più significativo notare che i valori alti si ritrovano spesso in paesi con molte zone povere e rurali (Cina, India, Brasile ecc.) mentre quelli bassi in paesi molto progrediti (USA, GB, Scandinavia ecc.); ma non sono un sociologo o un antropologo.

Naturalmente qui in Italia esistono anche molte persone che lavorano sodo, si impegnano, colgono sempre le occasioni al volo, hanno sempre le orecchie tese e gli occhi svegli per captarle, cercano di dipendere unicamente da sé stesse e di realizzare con le proprie capacità e i propri talenti i propri sogni; ma il panorama complessivo è spesso desolante.

Bisogna anche prestare attenzione a non schierarsi contro un estremo per sposarne un altro: il rischio è di legittimare porcate con la scusa del “se tu sei fesso non prendertela con me”, cosa che accade ugualmente in Italia (e che è avvenuta anche negli USA). Non è vero nemmeno che si è unicamente i soli responsabili di sé stessi e del proprio successo, senza che c’entrino terzi, altrimenti le vittime di bullismo saranno sempre nel torto, i truffati non avrebbero diritto a tutela legale, diverrebbe giusta la mentalità del metterla in culo agli altri. Quest’ultima è pure, paradossalmente, molto diffusa sempre in Italia. C’è però da dire che molti l’adottano perché ne sono stati vittime a loro volta e non vogliono essere i fessi della situazione (anche se lo diventano perché poi puntualmente si fanno sgamare o non gli riesce il trucco).

L’equilibrio è la chiave di tutto, ma bisognerebbe allargare il discorso di parecchio e per adesso mi fermo qua, lasciando questi spunti di riflessione sulla “cultura del piagnisteo” e quella del “metterla in culo agli altri”.

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