Sperimentazione animale

Negli ultimi mesi è tornato alla ribalta il tema della “vivisezione”, in particolare dopo gli avvenimenti di Green Hill.

Quello della sperimentazione animale (non chiamiamola vivisezione, perfavore) è un argomento spinoso, su cui purtroppo incombono tanta ignoranza condità da patosensibilità, nonché sensazionalismo spicciolo che fa solo leva sull’emotività ingenua dei più.

In parole povere, sentimento popolare vuole che i ricercatori che effettuano esperimenti sugli animali siano tutti dei mostri assassini che, unicamente per il vil denaro e per l’interesse delle solite lobby di Mordor del caso, si divertono in ogni quando ed in ogni dove a tagliuzzare, sbudellare e percuotere poveri cuccioli, compiacendosi di vederli soffrire ed agonizzare.

Le cose in realtà non stanno esattamente così.

Innanzitutto, come già detto, bisogna evitare il termine “vivisezione”, cioè il dissezionamento in vivo di una creatura. Retorica para-animalista (o “animalara”, magari in futuro scriverò le differenze fra gli animalisti e gli “animalardi” per capire di più questi ultimi estremisti) vuole che ogni volta scappi la parola “esperimento su animali” debbano entrare in gioco sventramenti sanguinosi su animali vivi; è un fare di tutta l’erba un fascio carico di pregiudizi, che dipingono una realtà come la vogliono persone molto faziose (sorvoliamo ora sulle implicazioni psicologiche del perché tutto questo) che vogliono credere a quello a cui preferiscono credere, invece di cercare prove che confermino o smentiscano qualcosa che può essere possibile o probabile, invece di provare a capire.

Anche per i casi più “atroci”, come direbbero, è inutile, infatti, citare a certa gente tutte le leggi atte a salvaguardare il trattamento etico degli animali, nonché le condizioni di assistenza, anestesia e il cercare di ridurre al minimo ed evitando qualsiasi stress o sofferenza agli esemplari da impiegare per una determinata ricerca (in casi estremi si usa anche il termine “sacrificare” nell’ambiente perché non tutti i ricercatori sono mostri sadici senza scrupoli, ma hanno anche loro una coscienza). Gli animalari, per conto loro, continueranno a pubblicare foto di decenni fa in condizioni etico-legali nulle che mostrano animali vittime di chissà quali torture al solo scopo di suscitare indignazione nel lettore. A volte però neanche vere: si tratta di dissezionamenti di cadaveri, oppure di biopsie al termine delle quali la creatura viene rimessa in sesto, ma ciò è irrilevante, l’importante è far vedere qualcosa di scioccante e far credere che nei laboratori di tutto il mondo attualmente si prendano gli animali più disparati e li si aprano liberamente, così, per il piacere di farli soffrire.

Bisognerebbe piantarla di usare i termini che più ci piacciono per fare leva sui sentimenti nonché trovare un capro espiatorio su cui scaricare tutto addosso (ci manca solo adesso che un normale cacciatore che si procura da mangiare venga equiparato ad un bracconiere che uccide animali per divertirsi o per strappargli le zanne).

Dopodiché, è il caso di vedere perché si effettuino certi esperimenti. Il campo comune è quello biomedico, cioè la ricerca di vaccini, medicine e quant’altro, per esempio analizzando l’efficacia o gli effetti collaterali di un farmaco. Forse potrete non essere d’accordo sui mezzi, ma il fine non mi pare sia tanto crudele e sadico.
Se io somministro un principio attivo ad una cavia da laboratorio per verificarne eventuali effetti tossici a livello bio-molecolare in vivo, prima che tale principio attivo possa essere per esempio impiegato per la sintesi di un farmaco o di un integratore alimentare, non mi sto divertendo a giocare al piccolo avvelenatore sadico di creature innocenti con gli occhioni luccicanti.
Questo spero sia chiaro anche per il più convinto animalista. Ma certi ribadiscono: avvelenamento gratuito di questi poveri cucciolotti, solo perché noi umani siamo crudeli e insensibili, e le case farmaceutiche ci inzuppano avidamente il loro biscotto per fare quattrini su quattrini.

Ragazzi, capisco che non vi piaccia l’idea della sperimentazione animale, ma non è vero che si tratti di una menzogna atta a guadagnare soldi e compiacere crudeli macellai, anzi ha avuto i suoi riscontri ed è grazie ad essa che si è potuto di rimando aiutare molte vite umane. Tanto per fare un esempio, la ricerca su insulina e diabete, i primi articoli scientifici che trovo sono questi:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15787657
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16131605
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17488384

Attualmente ogni anno vengono sintetizzate migliaia di nuovi composti, dei quali solo una manciata passano le prime prove farmacologiche, il resto viene scartato.
Ciò è stato pensato apposta per aumentare i margini di sicurezza ed evitare la speculazione commerciale sul farmaco, tipica dell’800 quando si dava poca attenzione alla terapia razionale e alle prove cliniche controllate, nonché l’incuria, avvenuta per esempio nel famoso caso del talidomide osteggiato da un noto scrittore animalaro, Ruesch (e smontato pezzo per pezzo qua per chi fosse interessato).
In pratica le ditte farmaceutiche investono un sacco di soldi per ricercare, produrre e sottoporre a verifica una quantità enorme di farmaci, di cui solo pochi poi verranno effettivamente commercializzati (e, contrariamente a quel che si crede, la sperimentazione animale costa abbastanza).
Sarebbe molto più semplice e conveniente decidere di mettere solamente in circolazione centinaia di placebo diversi o semplici varianti di uno stesso farmaco, preoccupandosi solo che un minimo funzionino e che non si rischi di compromettere le persone in qualche modo altrimenti poi pioverebbero feci sulla ditta.
Basterebbe darsi solo all’omeopatia in pratica. Ma non credo che ne gioveremmo.

Tanto per aprire una parentesi nel discorso, la farmacologia viene spesso accusata ferocemente, soffermandosi sugli effetti tossici dei farmaci come a dire che i ricercatori bastardi sintetizzano deliberatamente composti dannosi. Invece si tratta di una specificazione di un concetto più ampio abbastanza banale: tutto può causare danni. In particolare un farmaco, essendo un composto in grado di indurre modifiche in funzioni biologiche, anche nei casi più sicuri può comportare effetti nocivi (per via di dosaggio, di interazioni, di condizioni fisiologiche alterate ecc.). Persino una vitamina può risultare tossica, persino l’ossigeno!
Farmaco, medicina e veleno sono potenzialmente la stessa cosa, dipende da tanti fattori che ne influenzano l’azione, una stessa sostanza può agire in un modo come nell’altro e per questo . Però se ad un profano dicessimo che un medicamento può essere tossico, subito partirebbe il volo pindarico “ah case farmaceutiche avvelenano la popolazione interessi corruzione sbroc sbroc noi però PENSIAMO e rifiutiamo le porcherie sintetiche” (per poi magari assumere porcherie del tutto “naturali”).
Il gioco sta nel trovare le caratteristiche giuste che permettano ad un composto di essere benefico in determinate condizioni, o almeno che i benefici superino gli svantaggi.

C’è chi dice che non si possono fare stime sugli effetti negli umani perché siamo diversi dagli animali su cui vengono sperimentati i farmaci: è teoricamente giustissimo dire che un topo e un essere umano sono diversi, quindi non è detto che gli effetti dell’uno si manifestino sull’altro e viceversa (in realtà non è sempre vero). Ma anche qui un profano ignorerebbe per esempio tutto l’iter di sviluppo farmacologico, in cui la sperimentazione animale corrisponde solo ad un certo grado ed ha misura preventiva/cautelativa prima di passare a fasi successive come la sperimentazione su umani volontari. Esistono norme, leggi e codici di comportamento appositamente per non far sì che la sperimentazione animale diventi una mattanza gratuita di nazistona memoria, come a molti animalari piace immaginare nei loro paragoni estermisti; e non la si compie pensando sia la prova definitiva per l’uomo (altrimenti non esisterebbero poi i test clinici). Non significa che se non succede niente all’animale allora il farmaco è sicuro, però se all’animale qualcosa succede risuona un campanello d’allarme.
Cliccando qui potrete avere delle informazioni sul procedimento.

Se poi somministrando ad un topo una sostanza innocua per una ricerca su qualcos’altro che non ha nulla a che vedere con tossicità farmacologica o similia, esempio stupido il suo stesso ormone responsabile della crescita della peluria perché ho il pallino di vedere quanto peloso può diventare un topo solo per espandere la conoscenza umana (ma magari ottengo dati che potranno in futuro essere utili nella ricerca per la cura della calvizie, chissà?), non vedo neanche perché prendere in esame il discorso del veleno.

Infatti la sperimentazione animale, ovvero l’effettuare degli esperimenti (di qualsiasi tipo) sugli animali, non implica per forza il dover iniettare o somministrare qualcosa al soggetto. Anzi, spesso non implica nemmeno l’entrarci in contatto direttamente. Per andare nell’estremo opposto alla vivisezione propriamente detta, Pavlov faceva anch’esso sperimentazione animale; il nocciolo in ogni caso è su tutto quel che c’è in mezzo.
Ma per certe persone è ugualmente giusto, sacrosanto, razionale e oggettivo fare l’equazione che sperimentazione animale = vivisezione e magari che un qualsiasi ricercatore che ha a che fare con animali da laboratorio = mostro disumano.

Nella maggior parte dei casi da parte degli animalisti vedo solo tante reazioni emotive, anche quando gli si controbatte con articoli, dati, numeri, resoconti di analisi. Esternazioni molto cariche di emotività, a volte stracariche di insulti e minaccie, al di là del loro essere giuste o sbagliate, con tutto l’intento di enfatizzare una visione negativa dell’altra parte (e meno male che secondo gli attivisti animalari sono gli scienziati a distorcere le cose). Quindi permettetemi di vedere poca razionalità e molta patosensibilità in certe prese di posizione assai ideologiche, che ce l’hanno contro cose a priori brutte e sporche fatte da scienziatoni pazzi intenti a giocare a fare il dr. Frankenstein.

Recentemente, per esempio, la PETA si è divertita a diffondere immagini shock di gatti maciullati e innestati di misteriosi impianti, a quanto pare senza scopo alcuno se non ottenere finanziamenti fingendo di fare ricerca. La notizia è stata trattata qui.

In parole povere, ricerca su apparecchiature in grado di restituire l’udito. Non mi pare un abominio truffaldino su commissione di plutocrati sanguinari. Quindi non proprio un chirurgo sporco di sangue che tagliuzza random un gatto compiacendosi delle ostriche e dello champagne che potrà gustarsi anche quella sera.

Gente, dopo tanto tempo è ripartito il blog con questo articolo, sintetico e per forza di cose approssimativo di un argomento molto più vasto e tanto dibattuto (non cito per esempio il dibattito sulle “tecniche alternative”, che purtroppo in realtà non sono vere alternative alla sperimentazione animale), che non vuole essere la risposta definitiva a tutti gli estremisti animali, ma solo un invito, a chi preferisce informarsi più approfonditamente piuttosto che ragionare per patosensibilità e idealismo, ad approfondire certe tematiche ed il mondo scientifico. La settimana prossima ne pubblicherò anche un altro che tratta un argomento sempre animalista: quello sul veganismo e sul consumo di carne animale. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: emotività, sensazionalismo, poca scientificità.

Detto questo, a scanso di equivoci sono sempre stato amante degli animali e a favore della tutela di ambiente ed ecosistema, inoltre ritengo anch’io che certe metodiche siano dannose e vadano rimpiazzate; per esempio, esistono anche ricercatori che abusano totalmente della sperimentazione animale (nel caso della stima delle dosi letali sopra citate, si può abusare di ciò partendo subito a razzo con dosi improponibili anche per un essere umano al solo scopo di dire “potrebbero esserci effetti collaterali per le persone” e scoprire che a concentrazioni abnormi un composto è tossico, ma grazie al cazzo), al solo scopo di accumulare pubblicazioni e fare carriera. E’ contro questi abusi e questi esempi di corruzione, che gli attivisti animalisti dovrebbero prima di tutto impegnarsi; ed invito anche i lettori più sensibili verso gli animali a non partire subito con le barricate e la caccia alle streghe verso qualsiasi sperimentatore solo in quanto tale, dandogli del “vivisettore” e insultandolo gratuitamente.

Poi, se proprio si vuol prendere l’immagine della vivisezione nuda e cruda, concordo anch’io che nella maggior parte dei casi non serva quasi ad un cazzo e sia atrocemente crudele aprire la calotta cranica di uno scimpanzè e dargli le scosse lì, solo per vedere che succede. E infatti sono a favore di tutte le legislazioni sorte negli anni per tutelare gli animali in tal senso (che esistono eccome, e grazie alle quali certe scene mostrate da foto d’altri tempi non sono più una realtà legale, a meno di andare in paesi più arretrati e molto meno coscienziosi di noi sporchi occidentali che dobbiamo sempre essere i cattivi di turno).

Ma non demonizziamo la ricerca nè l’impiego di animali a tal fine, solo perché ci si stringe il cuore a pensare a tanti cuccioli di beagle che subiscono chissà cosa per mano di chissà quale orco (a proposito: chiudendo Green Hill, i laboratori importeranno animali da laboratori di paesi con legislazioni più rozze e in cui i veri canili lager vedranno aumentare il loro giro d’affari, a discapito degli stessi animali).
Oppure anche gli esperimenti verso i moscerini da frutta, con tutte le importanti conoscenze genetiche che ne derivarono (compresa la comprensione e la lotta verso certe malattie), furono crudeli barbarie?

Trovo infine ipocrita che un farmacologo, se sacrifica un topo in più rischia la galera, ma poi non si dica niente per le condizioni di certi allevamenti, per le pelliccie di visone inutili di certe star impegnate in campagne animaliste o per l’abbandono di feti nei cassonetti, feti che però non hanno gli occhioni dolci di un beagle.

E trovo stupido e insensato vedere certi animalisti volere a tutti i costi adottare gli animali esotici di un “allevamento dell’orrore” dopo aver dichiarato di averne fatti morire altri (complimenti per l’incuria e la negligenza) e di voler addirittura andare nel loro habitat animale a prelevarli. Amore per gli animali, o bisogno forzato di compagnia per far fronte a problemi emotivi, psicologici e sociali?

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2 pensieri su “Sperimentazione animale

  1. Pingback: Lunga vita all’ignoranza | haven for us

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