Halves – It Goes, It Goes

Gli irlandesi Halves iniziano a farsi notare nel 2008 con due EP, l’omonimo e Haunt Me When I’m Drowsy, che consentono loro di ingaggiare come produttore Efrim Menuck (già alle spalle di celebri acts post-rock come Godspeed You Black Emperor o A Silver Mt. Zion)
L’esordio It Goes, It Goes (Forever and Ever) avviene nell’ultimo trimestre 2010 ed è probabilmente la rivelazione post rock dell’anno, riuscendo a trovare qualcosa da dire in un settore fin troppo saturo, prevedibilmente monotono, e andando a superare anche i connazionali God Is an Astronaut.

Album atmosferico e particolareggiato, con contrappunti sonori di strumenti classici eleganti e tipica aura malinconica senza scadere in sentimentalismi faciloni, It Goes It Goes rientra sia in quella cerchia di dischi che propongono un post rock contornato da elementi da chamber-music sia in quella che diluisce e rende più evocativi i brani con diverse tinte ambient, che in quest’ultimo caso riconducono spesso a influenze di sigurrossiana memoria. Il fine però si differenzia, laddove il gruppo islandese ricostruiva soundscapes eterei e cristallini, con una malinconia dall’innocenza quasi fanciullesca, gli Halves invece suonano relativamente più cupi, quasi pessimisti in certi frangenti ma sempre mantenendo fra le righe una dolcezza palpabile con mano, come a scandagliare (e rappresentare) le particolari emozioni vissute dall’uomo in un panorama a metà strada fra la ruralità e la modernità.
Difatti uno dei punti più interessanti dell’album è la contrapposizione fra infiltrazioni di strumenti classici, che fanno capolino ogni tanto come contorno di classe con un’orchestrazione organica e sempre dosata, e fra tenui e sottili spruzzi di elettronica a levigare il tutto.
Il songwriting si rivela solido e naturalmente sempre morbido e delicato, finendo per quest’ultimo motivo per risultare ogni tanto un po’ di maniera, ma i brani sono tutti costruiti con cura certosina nelle atmosfere, senza sfociare in un tedioso ripetersi dello schema soft/loud bensì stratificando gradualmente umori dolceamari, accompagnamenti orchestrali, lievi fraseggi degli strumenti rock e inserti tastieristici.

Comunque sia, quello degli Halves è forse l’esordio post rock più convincente negli ultimi anni da parte di un gruppo non proveniente dai grandi paesi anglosassoni (assieme ai Mooncake e ai Long Distance Calling) e fra le migliori uscite del settore nel 2010, accanto a gruppi già affermati come Ascent of Everest, post harbor o Crippled Black Phoenix.

Voto: 7

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