Supersilent – 10

Dopo il controverso 9, accolto con scetticismo da pubblico e critica, i norvegesi Supersilent tornano sulle scene con il loro ennesimo album (casualmente chiamato 10) e tutto l’intento di esplorare i risvolti più intimisti della loro musica.

Il disco si focalizza sul dualismo tromba/piano, con tocchi di musica da camera delicatamente malinconici, e su di una particolare vena kraut-ambient, dall’atmosfericità rarefatta e funzionale ad edificare un suono tenue, spaziale, a tratti angosciante ma meditato come a scandagliare (e rappresentare) i meandri della psiche umana.

Tutto è molto minimale, non ci sono stratificazioni di strumenti classici o medley ampollose, bensì un lavoro in fase di arrangiamento che riduce all’osso la presenza dei suoni, focalizzandosi sull’evocatività dei pezzi, sugli umori particolari pennellati con poche note al posto giusto, ma anche ricorrendo a distensioni e momenti silenziosi.
Il problema di fondo è che forse i Supersilent eccedono in questa formula, finendo in alcune occasioni per far suonare il tutto o troppo placido, quasi monotono, o troppo abbozzato, con contrappunti sonori piacevoli ed eleganti che però finiscono presto, come se non si sapesse come sviluppare ulteriormente le idee atmosferiche.

In definitiva un lavoro che forse convincerà più del suo predecessore, spesso criticato, anche se probabilmente convincerà di più gli appassionati dei Supersilent e dell’ambient minimale.

Voto: 6

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