Mike Patton – Mondo Cane

Il ritorno del celebre e multiforme Mike Patton con un lavoro a firma solista dopo tredici anni da Pranzo Oltranzista è sicuramente particolare: infatti Mondo Cane (titolo che cita un documentario di Jacopetti e Prosperi del ’62) non è altro che una raccolta di vecchie canzoni d’autore italiane, provenienti soprattutto dagli anni ’50 e ’60, reinterpretate con freschezza spigliata e un pizzico di humour, sotto l’egida della regione Emilia-Romagna che ha supportato la produzione.
Non si tratta di una novità in senso assoluto, già in passato molti artisti stranieri anche molto celebri (persino Stewie Wonder o Joan Baez) usavano reinterpretare canzoni popolari del Bel paese, ma si tratta di una tradizione che s’è andata perdendo negli anni, un po’ per la perdita di interesse verso di noi per le leggi del mercato, un po’ per la situazione stagnante della nostra scena musicale poiché il mercato discografico a livello maistream da troppo tempo non fa altro che supportare fotocopie di fotocopie e cantanti fatti con lo stampino per il pubblico statico di alcuni famosi festival.

L’album comunque è il coronamento di una serie di concerti tenutisi negli anni passati assieme a Roy Paci, Alessandro Stefana e l’orchestra di Arturo Toscanini che hanno proprio presentato questa nuova veste di Patton, che da sempre è sempre stato in qualche modo legato all’Italia musicalmente e non. Per la precisione è composto dalle registrazioni dal vivo degli stessi, opportunamente rivedute in sede di produzione (che è stata molto ricercata e attenta da parte di Patton) per renderle conformi ad un canone più da album studio.
Ogni canzone è fedele all’originale, non certo per mancanza di capacità rielaborative ma per valorizzare gli arrangiamenti di un’epoca ed una scena particolari, ma in ogni caso la personalità carismatica e travolgente di Patton rimane perfettamente avvertibile nelle cover e questo porta spesso i pezzi ad assumere un brio ironico aggiuntivo. Sul lato canoro, se la pronuncia italiana di Patton è buona ma non perfettissima, viene ovviato a questo piccolo neo ricercando linee vocali molto malleabili che conferiscono con disinvoltura sfumature mordaci, ironiche e scanzonate a ciascuna traccia; sentire il buon vecchio Mike che canta per esempio Il cielo in una stanza di Mina e Gino Paoli suona anche divertente, non solo per la voce leggermente “sgraziata” ma anche per qualche inserto giocoso negli arrangiamenti, mentre Che notte! del compianto Fred Buscaglione risulta anche più briosa.

La selezione di cover comunque come avrete notato non tocca i più noti successi radiofonici che tutti conoscono (sarebbe stato troppo banale riproporre l’onnipresente Volare e del tutto privo di mordente eseguire le “hit” più popolari degli ultimi trent’anni di San Remo & classifiche italiane) ma è ben più ricercata, per di più pesca anche dalla tradizione regionale (per esempio, lo struggente e acustico classico napoletano Scalinatella) che è senz’altro una nota positiva. Ancor più positivo è il fatto che di personaggi celebri come per esempio Ennio Morricone o Gianni Morandi vengano coverizzati anche brani minori, del primo Deep Down (che proviene dalla colonna sonora del film Diabolik) e Quello che conta (con testo di Luciano Salce, proveniente dal film La cuccagna), del secondo Ti offro da bere (in realtà scritta da Gianni Meccia).
Da segnalare anche e soprattutto l’ibrido fra rock dissonante e pop melodico de L’urlo negro, dei praticamente sconosciuti Blackmen, e Ore d’amore, che è forse l’unico brano non italiano, essendo stato in principio un pezzo di Frank Sinatra e Fred Bongusto (The world we knew) poi modificata da Franco Migliacci.

Le canzoni coverizzate dall’eclettico Patton comunque non sono solo queste, sono molte di più quelle presenti nei concerti e che possono essere viste magari su Youtube. Per questo full-lenght infatti si è dovuta fare una buona scrematura, non sarebbe però male l’idea di un DVD contenente anche filmati delle esibizioni live per godere della sua espressività e della sua disinvoltura, come anche per assistere al suo umorismo alle volte sarcastico e caustico come quando impersona personaggi stereotipati secondo i tipici luoghi comuni sull’Italia – una provocazione mordace per un paese in cui ha vissuto molti anni, gli ha dato la moglie e di cui adora la musica, soprattutto quella leggera d’altri tempi.

Voto: 6.5

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