Dark Tranquillity – We Are the Void

Ritornano gli svedesi Dark Tranquillity, veri e propri veterani della scena metal nordica, con We Are the Void, nono album studio di una carriera ormai ventennale.
L’attesa è stata molto alta per via della popolarità del gruppo, capace di difentare un punto di riferimento importante in ambito metal al punto da generare aspettative sempre più crescenti. Troppo crescenti, forse, per le effettive ambizioni del gruppo.
Senza girarci troppo attorno, si tratta del disco più debole e meno ispirato della carriera degli svedesi (nel complesso anche più di The Mind’s I che almeno aveva alcune perle melodiche che risplendevano molto), che dopo tanti anni sembrano ormai essere precipitati in una fase di stagnazione creativa fulminante. Se magari è vero che il gruppo stia procedendo per inerzia lungo un sentiero collaudato e sicuro che loro stessi hanno tracciato, un qualcosa che può almeno garantire delle produzioni di buona fattura anche se non si diventa punte di diamante della scena; è però fin troppo deludente la carenza del songwriting, non solo scontato e prevedibile come mai era capitato, ma anche poco incisivo di suo, con alcuni dei riff meno coinvolgenti e dei chorus più ripetitivi in assoluto del gruppo. Con una produzione oltretutto relativamente meno ricercata, mancano anche molti dei contrappunti sonori che impreziosivano Fiction e i refrain graffianti di Character, che pure non brillavano certo per innovazione: la sensazione è che i Dark Tranquillity si siano limitati ad operare al massimo per non fare dei dischi in tutto e per tutto identici come con i Motorhead o gli AC/DC (e ora non ce ne vogliano i loro fan, sono comunque gran gruppi), giusto con qualche piccola influenza qua e là (qualcuna più americaneggiante, qualcuna più europea) ed un timido accenno a mettere la tastiera maggiormente in primo piano, seppur di poco, come boccate d’ossigeno sfiatate.
Ma a discapito di questo i momenti in cui sembra di sentire la solita solfa abbondano e si assiste persino a ripetizioni di uno stesso riff, in un generale riciclo di stilemi assolutamente necessitanti di un’immediata iniezione di nuova linfa vitale. Menzione particolare va per il lato elettronico/tastieristico, che urla ad alta voce il suo sottoutilizzo e il potenziale inespresso se non per ripetere meccanicamente una breve sequenza melodica di contorno… ma il talento di Martin Brandstrom andrebbe impiegato con più partecipazione e ambizione.

Ad assistere dall’alto, è evidente la parabola discendente dei Dark Tranquillity nel corso degli ultimi dischi, da cui speriamo che loro si risollevino con un disco molto più efficace, vitale e creativo. Il loro percorso nella seconda metà di carriera è iniziato con la potenza coinvolgente e irresistibile di Damage Done, speriamo che se We Are the Void è la sbiadita chiusura di questa fase allora è perché gli deve seguire un nuovo ciclo, quello finale, che si spera molto più intrigante.

Voto: 5.5

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