Massive Attack – Heligoland

Il quinto album studio dei Massive Attack (quarto, se si considera 100th Window come un album solista di Robert Del Naja) viene alla luce dopo un periodo di gestazione immensamente lungo e travagliato. Problemi nella stabilità della formazione, un lavoro di produzione tribolato, il titolo che ha subito diverse modifiche prima di giungere a quello definitivo e gli innumerevoli rinvii hanno fatto di Heligoland uno dei dischi più attesi degli ultimi anni.
Il parallelo è con Third dei concittadini Portishead, anch’essi fra i pionieri del trip hop e che hanno rilasciato un nuovo album dopo molti anni dall’ultimo. Ma se Third risultava inaspettatamente inedito e con uno stile completamente trasfigurato rispetto a quello dell’epoca d’oro del Bristol sound, Heligoland cerca di mediare maggiormente fra alcune delle tendenze esplorate dai Massive Attack nel corso della loro discografia e assemblarle in qualcosa di familiare e ugualmente oscuro, introverso e alienato – anche se molto più soffuso e meno angosciato nei toni, decisamente meno spiazzante nella novità.
Un’altra differenza è nel songwriting ben più elettronico, nonostante pure gli strumenti acustici qui abbiano un ruolo attivo in fase di composizione e il disco rimanga in larga parte “suonato”; ma principalmente la tendenza del disco e di rimescolare basi elettroniche e riempimenti ambientali sia come fondamenta su cui appoggiare l’edificazione del brano, sia come accompagnamento espanso, con percussioni mai invasive anche quando più frenetiche, sintetizzatori dosati e introversi, tastiere minimali. Un risultato che è frutto della produzione certosina effettuata da Del Naja & soci e che deriva da quanto già fatto in 100th Window (spogliato però di buona parte dei suoi spunti gotici e psichedelici, nonché di molte soluzioni sonore esotiche).
Una similitudine è invece negli arrangiamenti più scarnificati, soluzione atta a rendere i pezzi più essenziali, diretti e inquietanti, come a rappresentare una società spogliata della sua umanità oramai che il nuovo secolo si è inoltrato, ma che nel finale tendono a risultare purtroppo un po’ piatti a dispetto di un buon inizio.
Apparentemente meno profondo, Heligoland è invece calmo, ponderato, con un’attitudine più riflessiva e intimista, necessitante di una dosata messa a fuoco per svelare i vari volti psicologici nascosti nei pezzi.

La sensazione è che i Massive Attack si siano “reinventati” prendendo alcuni elementi del loro passato, in particolare gli arrangiamenti più elettronici di 100th Window (di cui comunque il disco non è l’erede diretto, anche se il paragone non è tanto erroneo) e alcune soluzioni che caratterizzavano i primi dischi, però più che altro per non ripetere la stessa solfa con qualcosa di identico piuttosto che per rivoluzionare o sperimentare nuove soluzioni, ma comunque cercando di esprimere appieno gli umori e le angoscie più radicati nelle storie raccontate da ciascuna traccia.
Il songwriting in certi momenti è più prevedibile del solito come evidenziato nel trackbytrack, ma permangono apici interessanti e guizzi melodi con cui si ottengono diversi brani piacevoli, immersi come sono in atmosfere cupamente elettroniche dal retrogusto decadente o intrise da arrangiamenti acustici minimali.
Può darsi che Heligoland si riveli in ogni caso il disco più debole e meno creativo dei Massive Attack, ma l’album cresce con gli ascolti e rivela ogni volta nuove sfaccettature della sua personalità complessa e introversa.
Se dopo sette anni di attesa e innumerevoli rinvii ci si aspettava molto di più dalla formazione britannica, il disco può rivelarsi a conti fatti un po’ deludente, ma dandogli tempo di crescere ed evitando confronti con i capolavori del passato (che sminuirebbero gli intenti e gli obiettivi di Del Naja e Marshall) si scoprono sempre più sfumature che lo compongono.

Voto: mah, m’è oscillato parecchio nei giorni scorsi, a volte m’andava di dargli 6, altre volte 7, e non escludo che l’idea cambi ulteriormente nei prossimi giorni. Su Rockline (online la rece a breve) cmq cercherò di mantenere un voto fisso, con il consueto +0.5 rating per la differente scala.

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Un pensiero su “Massive Attack – Heligoland

  1. Non sono convinto. Sono d’accordo quando parli dei bei suoni del disco. Credo che sia formalmente e stilisticamente sensazionale..ci sono dei passaggi di una classe incredibile…ma in fondo, la mia sensazione, è che sia sostanzialmente molto freddo e vuoto come album….non c’è cuore secondo me
    http://www.theflyingclubcup.wordpress.com

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