Agua de Annique – In Your Room

Terza pubblicazione per gli Agua de Annique, o meglio, per Anneke van Giersbergen with Agua de Annique, come ormai ufficialmente si presentano Anneke & soci da un po’ di tempo a questa parte. Quello che era partito come un gruppo comprendente anche la cantane olandese ormai è definitivamente diventato il suo progetto solista, d’altronde tutte le canzoni del nuovo album In Your Room sono state scritte ancora una volta dalla sola Anneke (tranne Just Fine composta assieme a Devin Townsend e Adore scritta dal bassista Jacques de Haard con Cyril Crutz) e tutta la promozione mediatica orbita attorno alla sua figura.

Questa piega degli avvenimenti segue modalità che potrebbero sembrarvi tendenzialmente bizzarre. La nuova tinta dei capelli, il trucco ringiovanente e le foto promozionali ben più femminili che in passato sembrano cozzare con i contrasti dell’ultimo periodo dei Gathering con la Century Media (che insisteva molto sul look di Anneke, la quale invece non ne era entusiasta). La stessa proposta musicale di In Your Room, prodotto da Michel Schoots (Kane, Racoon) e Guido Aalbers (Bertolf, Miss Montreal), è coerente con tale orientamento più leggero e spensierato: infatti vengono completamente abbandonati gli arrangiamenti malinconici e intimisti di Air, così come la vena più introversa e rarefatta di Pure Air, in favore di un songwriting solare, in linea con un pop acustico e melodicissimo che viene accompagnato da un mood nettamente più dolce, come se gli olandesi avessero completamente capovolto la loro anima musicale.
Purtroppo questa trasformazione non mostra neanche un briciolo dello spessore emotivo o della personalità elegante di cui era capace la cantane dei Paesi Bassi e si rivela alla lunga lontana dai vertici strutturali da lei raggiunti in passato. Inaspettatamente blando e prevedibile, In Your Room è la prova in assoluto meno personale ed ispirata di Anneke – che perde addirittura anche sul fronte vocale più piatto e insipido del solito – a causa dei pezzi o troppo derivativi dagli stereotipi della ballata acustica o salvati dall’essere soporiferi unicamente grazie ai contrappunti sonori di sfondo, come di pianoforte o chitarra elettrica, che infondono sostanza e qualche spruzzo di sapore a pezzi altrimenti fin troppo distesi, scarni e alla lunga scontati.
Anneke soprattutto mostra definitivamente tutte le sue carenze come compositrice se non supportata da musicisti validi che completino la stesura dei brani, o almeno le sue carenze sequendo questa particolare strada, e ciò aumenta le perplessità sulla sua passata defezione dai Gathering.

Azzardiamo una provocazione severa: Anneke forse sa benissimo che ci sarà comunque chi è disposto a comprare qualsiasi cosa abbia la sua voce, solo in virtù di quella, si trattasse persino della registrazione della lettura di un elenco telefonico, e da questa base lei può partire in cerca di un pubblico più ampio senza temere cadute rovinose.

Voto: 4.5

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