I grandi campioni della F1, parte 3: Juan Pablo Stronzoya

Nato in un campo terroristi della giungla colombiana, il giovane Juan Pablo è figlio di Juan Nespresso Kimbo de las Lavazza, importante produttore ed esportatore di caffè, e Grace Kelly.

All’età di soli 8 anni si dedica alla coltivazione di banane carnivore mutanti, ottenute grazie all’uranio impoverito importato dal vicino Venezuela (che a sua volta l’importava dall’URSS, che a sua volta l’importava dagli USA: infatti le due superpotenze erano in combutta per garantire l’infanzia al giovane Juan), dopo 6 mesi realizza che la sua vera passione è la F1.

Qui viene raccolto da un talent-scout di nome Rubens Damiano Giacomino Stronzoya ed in suo onore il giovane Juan ne adotterà il cognome. Stronzoya senior comunque inserisce Stronzoya jr nei circuiti americani a soli 8 anni e 7 mesi, ma qualcuno nota che c’è qualcosa che non va, così il nostro colombiano deve aspettare ancora qualche anno gareggiando in serie minori prima di approdare nelle massime competizioni a stelle e striscie.

Ma ecco che verso la fine degli anni ’90 un inglese di nome Frank Williams lo nota, impressionato dalla velocità sorprendente con cui il colombiano sfasciava le macchine, e con in mano una nuova assicurazione sui danni che gli consentiva cospicui risarcimenti. Così Frank lo assume collaudatore del suo team di F1 e nel 2001 lo fa esordire.

L’esordio in F1 è folgorante: infatti Stronzoya, complice il potente motore BMW e la velocità alta che si raggiunge nel rettilineo del traguardo di Interlagos, riesce ad inserirsi nella scia di Schumacher e a passarlo. Successivamente il tedescone avrebbe asfaltato tutti, compreso lui che le prende più del suo compagno di squadra e riesce a vincere solo a Monza con un pizzico di fortuna: ma che volete,  un sorpasso è un sorpasso.

Comunque l’irruenza e l’aggressività del pilota piacciono al pubblico e ai commissari, che vogliono piloti più incalzanti in pista.

Nel 2002 lotta serratamente con il compagno di squadra, Ralf Schumacher, per contendersi le briciole della Super Ferrari di Schumacher, che domina il mondiale. Zero vittorie per Stronzoya, ma un anno di magra capita a tutti.

Nel 2003 lo stravolgimento dei regolamenti e la questione delle gomme Michelin ribalta tutte le carte in tavola, così si ha che quando fa caldo i team come la Williams vanno come fulmini, mentre quelli come la Ferrari (che hanno le Bridgestone) arrancano. Stronzoya riesce però a vincere solo due gare, Monaco e Nurburgring, e si fa umiliare da Schumacher che lo tiene tranquillamente a bada a Monza e lo doppia ad Indianapolis sotto la pioggia. Kimi Raikkonen, con la McLaren dell’anno prima rivista, lotta fino alla fine, e probabilmente avrebbe vinto se non gli si fosse rotto il motore al Nurburgring mentre era in testa.

Nel 2004 è l’anno del famoso muso a tricheco, progettato casualmente da una donna, e la Williams fa semplicemente cagare. Stronzoya pure.

Nel 2005 passa alla McLaren. Stronzoya è altalenante e discontinuo: a volte veloce, sicuro, grintoso, vince con autorevolezza alcuni gran premi; altre volte spento, mai in gara, se non vittima di qualche incidente assurdo da pivello che per la prima volta prende il volante di una monoposto di F1. Stronzoya subisce ingloriosamente il confronto con il compagno di squadra Raikkonen e per quanto a volte sia veloce, commette troppi errori per poter lottare per il mondiale.

Don Dennis Corleone, patron del team, non ha però la speciale assicurazione di Frank, così per ogni auto sfasciata dal Colombiano ha un travaso di bile.

Nel 2006 la McLaren non è per niente competitiva e quindi le quotazioni di Stronzoya scendono vertiginosamente. Dopo aver causato un incidente col suo compagno di squadra alla prima chicane di un gran premio, Dennis licenzia Stronzoya e assume al suo posto un vecchietto di nome De La Rosa. Stronzoya passa al campionato NASCAR dove potrà divertirsi a dare sportellate e fare piroette con la macchina, che è quello che gli riesce meglio.

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2 pensieri su “I grandi campioni della F1, parte 3: Juan Pablo Stronzoya

  1. mi sembra un articolo atto a denigrare un pilota che poi così schifoso non è. intanto è stato forse uno dei pochi piloti ad infastidire la superferrari di schumacher, quindi gli porterei rispetto…..

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  2. Ma perfavore, è un post satirico/goliardico come altri 10, 100, 1000 già pubblicati, al massimo è un “articolo” atto a perculare (che è una cosa ben diversa dal “denigrare”).
    Non si vede il tag cazzate lì in alto?

    E non hai mai letto i post sulla F1 in questo blog, che prendono in giro sistematicamente ad ogni gara TUTTI i piloti, ai quali i nomignoli affibiati sono sempre i più disparati?

    Poi non so dove tu abbia mai visto la Ferrari di Schumacher infastidita da Montoya, al massimo nel 2003 ma solo per la questione delle gomme Michelin, altrimenti vettura e pilota erano parecchie spanne davanti al colombiano (e fra l’altro a ruoli invertiti il tedesco avrebbe sicuramente lottato per il titolo anche nel 2001/2002/2004, così come faceva nel 1997/1998 con un auto ben inferiore a quella del diretto rivale) e anche in quella stagione s’è visto realmente quanto valesse Montoya in confronto a Schumacher una volta passati i gp estivi.

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