Archive – Controlling Crowds Part IV

Il seguito di Controlling Crowds viene pubblicato dagli Archive dopo sei mesi dall’uscita dell’originale.
Questo breve periodo è stato probabilmente dovuto da due fattori: innanzitutto gli inglesi non se la sentivano di rilasciare in una sola volta un massiccio e probabilmente indigeribile doppio CD che supererebbe le 2 ore di riproduzione (che difatti è stato rilasciato solo in seguito in edizione limitata), ma preferivano separare le cose (e forse c’è stata anche qualche pressione dalla label dietro le quinte); inoltre il nuovo episodo seppur ricco di potenziale ha molta meno organicità del predecessore, fattore che avrebbe potuto minare l’economia del doppio album rendendolo meno efficace.
Difatti Controlling Crowds Part IV suona più disomogeneo, piuttosto che eterogeneo o eclettico, rispetto alle altre tre parti. Fortunatamente ciò non comporta un lavoro sbrodolato, ma alla lunga il divario fra, per esempio, momenti più ottantiani e altri più gospel/elettronici, avendo in mezzo passaggi downtempo ed elementi ereditati dai gruppi post-rock, risulta più sconnesso ed indefinito che negli altri tre capitoli del concept.
Sostanzialmente la Part IV prosegue con naturalezza il discorso del precedente disco ma al contempo gioca a ricongiungerlo con particolari momenti della discografia el gruppo, a riassumere e rivedere, musicalmente, molti stilemi già adottati dal gruppo in passato, a scomporli e a ricomporli, trovandovi così spesso nuove idee (e anzi, a volte si aggiungono novità) ma perdendoci l’equilibrio e la compattezza risultanti trovati con Controlling Crowds, e quindi piazzandosi alle sue spalle.
Diluito e nuovamente ridimensionato il trip hop nel complesso, l’influenza solita dal post-rock è molto forte nei suoi ormai stereotipati climax, e anche occasionalmente con piccoli spunti strumentali di certi gruppi, ma spesso arrivandoci tramite pulsazioni elettroniche, stratificazioni sintetiche e ballate emozionali immerse in trip onirici e spaziali.
Il mood è generalmente disteso e sognante, con i picchi romantici di Noise reinterpretati con gli arrangiamenti malinconici più elaborati di You All Look the Same to Me e le armonizzazioni e gli amalgama stilistici di Controlling Crowds.
Non manca qualche interessante, anche se forse un po’ fuori posto, escursione fuori dagli schemi rispetto ai binari principali dell’album.

Per il resto della recensione joinate Roccolinea.

Voto: 7

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