Bloody Hell!

L’ex leader dei Bimbiminchia di Satana ha scritto un testo rap sulla sua condizione.

Tralasciando il fatto che dandogli spazio sui media si fa solo il suo gioco (un essere insignificante come lui va lasciato ammuffire nell’indifferenza) sono sicuro che riverrà prima o poi  a galla la questione sui gruppi musicali che si dichiarano satanisti. Tralasciando anche il fatto che ovviamente la qualità musicale prescinda dall’ideologia dell’autore e che si può ascoltare/stimare/seguire un gruppo senza necessariamente dover condividere le sue idee, bisogna fare un distinguo, certo semplicistico e grossolano, sui gruppi tali.

Infatti esistono tre concezioni di satanismo, fondamentalmente (poi ci saranno le varie interpretazioni e divagazioni personali) che possono avere a che fare con gli autori musicali che si professano tali:

– la prima è quella (stereotipata) degli Infanti di Satana, sacrifici, messe nere, droghe, violenza, puttanate varie. Storie di ordinaria imbecillità, insomma. Poi c’è anche il caso dei blacksters norvegesi asociali e squilibrati che, al principio degli anni ’90, per andare contro il cristianesimo nella maniera più violenta possibile ne adorarono le icone negative (salvo poi rendersi conto che erano entità prettamente cristiane e preferendo poi recuperare le antiche religioni norreniche, a volte solo nello spirito, altre credendoci sul serio).

– la seconda in realtà con Satana stesso propriamente non c’entra nulla, non necessariamente almeno, anzi non è neanche tanto una “religione” quanto una filosofia e lo usa solo come metafora per mostrare il rifiuto di un dogmatismo imposto e per abbracciare invece il libero arbitrio, la scelta di una propria morale, il culto di sè stessi, lo svincolarsi da una dottrina che risulta dominante “perché sì”. Il cosiddetto Left hand path. In pratica si cita il più famoso angelo decaduto di tutti i tempi perché la sua ribellione a Dio sarebbe analoga alla ribellione alla chiesa cattolica o a qualunque forma di religione che pretendi di decidere cosa è giusto e cosa e sbagliato, è un po’ il voler essere caproni testardi e autonomi piuttosto che pecorelle di un gregge.

– il terzo caso è quello di chi lo fa, volontariamente o sotto l’egida di un produttore o di una casa discografica, solo per pubblicità e per suggestionare con un’immagine fatta ad hoc i potenziali acquirenti (ai quali sembrerà tutto cool).

Gli ultimi due non prevedono conseguenze come quelle di alcuni tragici fatti di cronaca passata, anzi, questi pensieri (che si tratti di una filosofia di vita o di una furba manovra di mercato) sono anche troppo complessi per idioti come quelli del Varesotto di un lustro fa. Di conseguenza, se un qualche artista moderno od una famosa rockstar dichiara di simpatizzare per certe idee del satanismo, oppure si circonda di un’iconografia che lo richiama in qualche modo, oppure si diverte a ficcare dei 666 nascosti nelle proprie opere (o messaggi subliminali tipo “Here’s my sweet Satan”), non abbiate fretta nel bollarlo subito come pazzo assassino stupratore blablabla che fa sanguinose messe nere in onore di Lucifero e via discorrendo.

Magari in realtà è pure ateo, ha tutt’altri intenti e forse se la ride di gusto mentre tutti parlano di lui garantendogli notorietà e pubblicità.

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