People are (not) strange

Facciamo un post cervellotico che, si spera, farà pensare qualcuno (tranne gli integralisti e i neo-fash che, per definizione, non sono dotati di tale abilità). Poi si può essere d’accordo come si può non essere d’accordo con quel che dico, ma almeno riconoscete che l’idea di multarmi a sangue se dovessi voler togliere un crocifisso è davvero balorda.

La lunga diatriba fra il mondo laico e quello cattolico persiste.
Tralasciando il fatto che il secondo (che come al solito si lagna e accusa il primo di essere laicista e non laico) alla lunga non la spunterà, come d’altronde dimostrano le lotte fallite nel corso dell’ultimo secolo contro tematiche come il divorzio, l’aborto o le cellule staminali (e non mi dilungo sui motivi per cui alla fine, ci volesse un altro secolo o due, le posizioni della chiesa cattolica non vinceranno perché c’è da riempire libri interi di sociologia, antropologia, economia, politica e altre discipline), è interessante notare come ogni volta l’accordo di compromesso fra le parti non giunge perché entrambe sono più interessate a far trionfare la propria ideologia cammuffandola di neutralità, che a ricercare la concordia degli ordini (come diceva Cicerone in altro contesto).
Visti i recenti fatti, anche se sono una ripetizione di litanie vecchie di decenni, mi vien voglia di parlare di una delle più stancanti prese di posizione dei cattolici. Perché quando uno deve essere addirittura marcato con una multa se non vuole un crocifisso, salgono le preplessità.

Io non ci vedo nulla di male se del crocifisso me ne strafrego. Nel senso che mi lascia indifferente (e non so se mi renda triste o mi faccia incazzare il fatto che esista gente che toglierebbe il saluto o comunque ti guarderebbe storto già solo per questo, spero che la maggior parte dei cattolici in Italia sia più tollerante e soprattutto intelligente).
Proprio perché per me è solo un simbolo religioso, che ha un particolare significato e valore per alcune persone che seguono un certo credo, non mi ispira nè mi urta. Può star lì, può non starci, non entro in crisi isterica se lo vedo o non lo vedo, non ci faccio mai caso ad esso. Seguo le mie idee e penso per conto mio indipendentemente da esso.
Se ad un cristiano piace avere la catenella al collo, non lo guardo storto per questo, così come se ad un non cristiano l’idea infastidisce, non lo biasimo affatto.
Ma ad un certo punto iniziano a roteare vorticosamente le balle, perché sembra quasi che per certe persone e in certi ambienti l’idea di fondo, non dichiarata ma che inconsciamente diriga l’orchestra, sia che si debba essere cristiani e che si debba avere determinati legami (altrimenti sei tacciato di essere comunista, favoritore di immigrati clandestini, dissociatore della cultura nazionale e altre amenità, anzi, sei pure discriminato se non proprio multato come con il sindaco sopra linkato) nonostante in realtà, a voler esaminare le cose con razionalità, i presupposti per ciò non sussistano.

Ora non voglio tornare su discorsi vecchi come l’equanimità dello stato davanti a tutte le religioni, la costituzione che recita punto che è laico (e lex dura sed lex, diceva ancora Cicerone sempre in altro contesto), che la religione appartiene alla sfera personale e che pertanto un luogo pubblico dovrebbe garantire la neutralità mentre in casa proprio ognuno sarà liberissimo di venerare la divinità che preferisce; insomma tutti discorsi (che non discriminano certo i cristiani o vogliono favorire le altre religioni su quella di maggioranza in Italia) già fatti e rifatti.

Mi lasciano davvero a bocca aperta discorsi come quello del sindaco di quel paesino veneto, che parla di “estremismi” e “imposizione di culture diverse” (???), fino a controbattere con una multona assurda.

Non credo che la laicità disgreghi la nostra società.
Se siamo veramente in una società integralmente cattolica ognuno continuerà a venerare Dio in proprio, a trasmettere il suo verbo ai familiari e a riunirsi nelle chiese: non sarà certo la mancanza di un crocifisso in aula a nullificare la “nostra” identità culturale – e tralasciamo pure che se uno è ateo o di un’altra religione, ma comunque italianissimo al 100%, è un po’ presuntuoso affibiargli queste connotazioni religiose come parte della sua identità.
Mentre se la nostra società si sta evolvendo in modo da andare verso tal direzione non sarà certo la presenza del crocifisso a impedirlo.
E’ un po’ come ingessare una gamba sana o in putrefazione, ragionateci: se tanto è sana, inutile mettere il gesso; se tanto si sta decomponendo, non guarirà per esso.

Piuttosto, se siete credenti e volete trasmettere i vostri valori, fatelo nell’ambiente privato, piuttosto che lasciar le cose per scontate “perché sì” pensando piuttosto a questioni mondande/pubbliche dato che l’indifferenza, la mancanza di contatto/comunicazione e la superficialità all’interno di una famiglia fanno MOLTI più danni di quanto potrebbero farni i vari Strumenti Di Satana di turno.
Sia ben chiaro comunque che la metafora detta prima è solo d’esempio, non intendo dire che una società che si scristianizza è come una società in putrefazione.

Ma è tanto difficile accettare di rappresentare in pace tutti o non rappresentare nessuno per imparzialità?

E invece no, nulla di tutto questo, perché il crocifisso e solo il crocifisso è “parte integrante della storia, della tradizione e della cultura del paese” e pertanto deve starci per forza, anche in caso di classe di atei (lasciamo stare ora gli stranieri) che non si riconoscono in esso e magari potrebbero essere infastiditi dalla cosa, così come una comitiva di cristiani potrebbe essere infastidita dal dover avere per forza una mezzaluna e non una croce nel proprio luogo di studio/lavoro/ecc.
E chi dice il contrario è accusato di farci sottomettere agli usi e costumi stranieri, tesi che è una cazzata grossa come una casa perché non mi pare che ad uno studente italiano (ateo o credente che sia) vengano imposte tradizioni altrui in nessuno dei casi ipotizzati sopra, ed è passibile di mezzo migliaio di Euro di multa.
Ma poi, in una civiltà globale di un mondo che si fa sempre più piccolo, in un paese che per di più è interamente basato sull’apporto di culture straniere fin dalla preistoria (e se pensate il contrario studiatevi un testo serio di storia, magari non gentiliano o romanticista), che senso avrebbe addirittura il temere l’introduzione di simboli stranieri, sempre tenendo a mente che nessuno ci sta obbligando ad andare a pregare in una moschea, far portare il velo alle nostre mogli e pregare in direzione della Mecca?

In più la beffa, se non vuoi avere a che fare con un crocifisso devi pagare un sacco ed essere scritto sul libro nero dei cattivi.

La verità è che i veri estremisti sono uomini come quel sindaco, che inconsciamente o meno vogliono per forza che i loro simboli siano privilegiati e favoriti, siano strombazzati a tutti, anche non credenti (poi ci sono anche gli ambienti più politicizzati che sfruttano il tutto solo per dare addosso al non italiano e tirare acqua al proprio mulino), e chi come il sottoscritto semplicemente se ne sbatte in tutta pace se il crocifisso in aula ci sia o non ci sia, alla fine finisce per essere scioccato ed infastidito comunque da questo atteggiamento arrogante così come uno che non vuole punto un crocifisso a prescindere.

Facciamo così: accettiamo alla lettera questa tesi, del fatto che un simbolo religioso debba essere imposto per forza in quanto parte della nostra storia, mentre non farlo è come accettare tacitamente simboli altrui (il perché deve ancora essere chiarito però).
Ora però esigiamo una legge che obblighi a custodire un focolare consacrato a Vesta in ogni edificio pubblico e privato. In fondo è pur sempre un elemento della nostra storia e cultura, no?
Mah.

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