I grandi campioni della Formula 1: Damiano Collina

(ovviamente il titolo è ironico)

1992


In precedenza noto come ottimo collaudatore, Damon Hill (nome d’arte di Ramòn Filebardo Damiano dos Santos) esordisce in F1 già vecchio, 32 anni, con una Brabham decaduta e per niente competitiva con la quale lotta anche solo per qualificarsi in alcuni gran premi. Le uniche soddisfazioni gliele toglie la sua fidanzata di allora, Belèn Rodriguez, anche se a dire il vero era ancora una ragazzine all’epoca.

1993


Approdato alla Williams per sostituire Nigel Mansell (che piuttosto che far coppia di nuovo con Alain Prost se n’è andato in America), vince qualche gran premio e mostra un discreto talento per essere una seconda guida esordiente ma già con una certa età. In realtà però rimane sempre indietro rispetto al pluri-campione francese, anche se secondo alcuni con un pizzico di fortuna in più, in alcuni week-end dove la macchina l’ha tradito, avrebbe potuto insidiarlo nel mondiale visto che Alain era già una mezza ombra di quel che era una volta.
Ma basta il confronto con Senna, che lotta con gli artigli con una McLaren fatta con gli scarti, o con un certo giovane promettente di nome Schumacher, per stemperare quanto fatto da Hill in questa stagione dove la Williams aveva una marcia in più su tutti.

1994


Ritiratosi Prost, subentra Senna in Williams, ma un inizio di stagione tragico gli impedisce di portare a termine un singolo gran premio fino a quel dannato piantone dello sterzo ad Imola.
Hill si ritrova così prima guida, con il peso non solo di condurre un team che deve vincere, ma anche di raccogliere l’eredità un campione scomparso i cui tifosi ora puntano su di lui in quanto suo compagno di squadra (dirà poi Hill che erano qualcosa di unico ed incredibile il calore e la speranza con cui i tifosi brasiliani lo guardavano all’indomani del funerale).
Il confronto con Schumacher sulla Benetton è però impietoso, se Hill lotta fino alla fine è solo per i gran premi di squalifica inflitti alla Benetton per irregolarità meccaniche. Va però dato atto che la Williams all’inizio era semi-inguidabile e che è migliorata solo grazie all’apporto dato da Damon, per l’appunto un mediocre pilota ma un ottimo collaudatore.
Famoso l’incidente ad Adelaide con Schumacher, che esce di pista, danneggia la vettura su di un muretto e poi impatta con l’ingenuo inglese (a cui sarebbe bastato aspettare un minuto che tanto l’avversario si sarebbe ritirato) nella curva successiva.

1995


L’inizio di stagione, grazie anche ad una Benetton veloce ma instabile rispetto ad una Williams più equilibrata, è folgorante, ma rapidamente Schumacher inizia ad inanellare una serie di vittorie a cui Hill non riesce proprio a rispondere. Umiliato in Belgio dal rivale, che sotto la pioggia lo tiene dietro con le gomme d’asciutto, e auto-umiliatosi in Gran Bretagna ed Italia dove tampona il tedescone, gli unici momenti felici arrivano in Ungheria (dominata) e in Australia dove vince con autorevolezza. Ma non bastano per consentirgli di lottare contro Schumacher, nettamente più abile e veloce. Si consolida anche un marchio che lo accompagnerà per sempre: Hill vince solo se parte davanti.
I tifosi britannici facevano striscioni con su scritto “Schumacher, you’re not yet over the Hill” (“Schumacher, non sei anora sopra la collina” giocando sul significato di Hill in inglese); effettivamente Schumacher dalle vette dell’Himalaya su cui si trovava c’avrebbe messo ancora un bel po’ prima di scendere al livello delle Hills inglesi.
Frank Williams decide già di rimpiazzarlo una volta scaduto il contratto, a fine 1996.

1996


Per far vincere il titolo a Hill ci vorrebbe un UFO, e questo arriva finalmente nel 1996, che difatti fu un’annata dominata dalla Williams. Le uniche vittorie di Schumacher, nel frattempo approdato in Ferrari, arrivano in Spagna (dove piove, e si vede la vera classe), in Belgio (che premia i migliori) e in Italia (dove Hill s’è girato tanto per la cronaca e Alesi aveva perso tempo ai box).
L’inglese però lotta fino alla fine con Jacques Villeneuve, esordiente per di più proveniente dai campionati americani, dove il livello tecnico dei campioni è mediamente più basso di quello della F1.
In ogni caso a fine anno Frank Williams lo rimpiazza con Heinz-Harald Frentzen.

1997


In qualità di campione Hill avrebbe potuto ottenere un ingaggio cospicuo da un top team (si vociferavano McLaren e Benetton…), invece decide di riposarsi con la modesta Arrows. Qui vive una stagione in cui raccoglie quel che si può permettere. L’unica sorpresa arriva in Ungheria, dove grazie anche alle gomme e alla temperatura dell’asfalto riesce a centrare una insperata pole position e a rischiare di vincere il gran premio. Se non fosse stato per un guasto avrebbe dato al suo team la sua storica prima vittoria, ma comunque anche il secondo posto di cui si è dovuto accontentare non era male. Il suo discontinuo ex-compagno Villeneuve nel frattempo centra fortunosamente il titolo, preso per miracolo a Schumacher pur con un auto più competitiva.

1998


L’Arrows era troppo scarsa, così Hill decide di passare alla Jordan che almeno se la passa un po’ meglio. L’inizio di stagione è però deludente, ma tutto si capovolge a partire dal gran premio del Belgio, corso sotto una pioggia torrenziale e funestato da incidenti (famoso quello fra Schumacher e Coulthard), che gli permettono di vincere davanti al suo compagno di squadra Ralf Schumacher (fratello di quell’altro). Dopo questa storica doppietta la Jordan migliora e riesce a centrare il quarto posto in classifica mondiale, grazie sia al veterano inglese che ha un buon feeling con la macchina che al giovane tedesco che promette bene, a discapito della Benetton di Fisichella e Wurz che proprio nel finale si perde un po’.

1999

Ralf Schumacher parte per la Williams e al suo posto arriva il connazionale Frentzen, lo stesso che aveva sostituito Hill sempre alla Williams. Ora, visto che Frentzen era sempre dietro a Villeneuve, ci si potrebbe aspettare un emerito pippone, invece in quest’annata dimostra di essere cresciuto tantissimo, al contrario di Hill sempre più stanco e demotivato. Il risultato finale parla chiaro, con Frentzen che vince dei gran premi con una macchina competitiva portandola al terzo posto in classifica (e forse con Schumacher o Hakkinen avrebbe lottato per il titolo) mentre Hill raggranella solo qualche punto. Hill vorrebbe ritirarsi dopo il gran premio di Gran Bretagna, ma Eddie Jordan lo convince a completare la stagione.

Si conclude così la carriera dell’esempio numero 1 di quando si deve parlare di un pilota al massimo medio che però vince largamente un mondiale grazie ad un missile sotto al popò – ed eventualmente ad un compagno non tanto fulmine da guerra.

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