L’olocausto delle foche

Non faccio altro che ricevere mail o inviti di qualsivoglia genere a sostenere miliardi di gruppi contrari alla caccia alle foche che non lesinano nel riproporre gli stereotipi più abusati sulla questione. In tutte queste crociate idealiste ed utopiste c’è un piccolo problema, quello del generalismo e della superficialità che porta a dare per vere senza dimostrazione equazioni come cacciatori di foche = tutti stronzi senza cuore dal primo all’ultimo, oppure uccidere una foca = lo si fa solo per la pelliccia e non per altro.

C’è anche un problema di plutopucciocrazia: ciò avviene solo perché le foche sono animali carini, non per altro. Magari qualcuno non lo pensa direttamente, ma inconsciamente è così. Ci sono problematiche naturali molto più pressanti, urgenti e dall’impatto naturale maggiore, che puntualmente però vengono ignorate perché non hanno per soggetti degli animali teneri e morbidosi. Oppure ci sono animali uccisi molto più crudelmente delle foche, ma per loro non ho mai visto un singolo appello.

Si tratta insomma di una questione distorta dalla nostra naturale tendenza a lasciarci trasportare dalle ondate di sentimentalismo.

Provo allora a rispondere nel mio piccolo ad alcune delle questioni che vengono tirate in ballo:

  1. Le foche vengono uccise da cacciatori senza scrupoli che si divertono nel massacrare animali indifesi

I cacciatori di foche lo fanno innanzitutto perché è il loro mezzo di sostentamento. Loro ci guadagnano da vivere (così come un allevatore e un macellaio si portano a casa la pagnotta facendo modo che noi possiamo mangiare manzi o pollame), non sta scritto da nessuna parte che qualunque cacciatore di foche sicuramente lo faccia solo per divertirsi, non sta scritto affatto che li si debba considerare alla stregua di bracconieri infami o come chi maltratta animali.

Se qualcuno lo facesse realmente perché ci gode a spargere sangue gratuitamente, allora è giusto biasimarlo e fermarlo. Ma credete davvero che tutti i cacciatore di foche siano stronzi che magari ci provano gusto a versare sangue? Oppure fra loro c’è anche chi lo fa per mantenere la propria famiglia?

  1. Le foche vengono uccise solo per poterci fare le pelliccie che qualche ricca snob indosserà

In primis si abbattono le foche per poterne utilizzare la carne, a volte come fonte primaria di cibo, a volte commerciandola. Lì in Canada e Groenlandia fa molto freddo e c’è necessità di cibo. Spiegatemi quindi perché ciò sarebbe vergognoso, allora è vergognoso anche un fattore che inforna l’oca o un pescatore che raccoglie i pesci (non mi rivolgo ai vegani ma a chi mangiando carne protesta contro chi si ciba di foche).

Poi, già che ci sono, i cacciatori sfruttano il resto della carcassa: il grasso per esempio, oppure la pelliccia. Visto che ormai l’animale è morto tanto vale utilizzarne ogni sua parte, magari arrotondando il bilancio, invece di lasciarla in putrefazione, no? L’animale è morto, la carne e il grasso saranno di sicuro usati, dov’è il crimine nell’usare anche la pelle, che in quei paesi freddi è anche estremamente utile? Noi italiani per secoli abbiamo utilizzato ogni parte degli animali da fattoria per farci di tutto, persino indumenti, palloni, astucci, cinghie, corde di violino ecc. siamo della feccia imperdonabile?

A me personalmente non piacciono le pelliccie di animale, a meno di essere in un paese molto freddo, ma se uno viene abbattuto, non vedo perché non utilizzare anche il suo pelo e sfruttare la carcassa nella sua totalità.

Non è come allevare appositamente un animale esclusivamente per prendergli la pelliccia in un paese caldo, senza nemmeno mangiarlo.

E non è neanche detto che devono per forza essere pelliccie per riccone snob (che poi mi dovete spiegare perché una donna che ha una pelliccia debba essere aprioristicamente etichettata come riccona snob, magari poi gliel’hanno regalata e giustamente la sfrutta).

Ancora una volta si fa di tutta l’erba un fascio, ma immagino che voi abbiate intervistato e verificato di persona che tutti i cacciatori di foche utilizzano solo la pelliccia.

P.S. in Europa e in USA la pelliccia di foca è vietata.

  1. I governi che autorizzano la messa a morte di questi animali stanno portando all’estinzione delle specie a rischio

Non è detto, in linea teorica quando un governo (es. quello canadese) concede permessi di caccia lo fa per popolazioni tutt’altro che a rischio. Anzi, magari l’eccessivo numero potrebbe causare danni, mi vengono in mente i caprioli che quando crescono troppo di numero saltano per le strade mettendo in pericolo gli automobilisti, o i cinghiali che danneggiano le coltivazioni. Certo, è necessario regolamentare sempre l’attività, sia per evitare esagerazioni (tramutando la caccia in uno sterminio incontrollato o in un andare per boschi solo per togliersi lo sfizio di sparare, cose che succedono dove non ci sono controlli) che per assicurarsi che dell’animale si utilizzi tutto.

Probabilmente senza le concessioni si favorirebbe la caccia di frodo indirettamente. Quindi, appena sentite dire che tal paese ha aperto la stagione di caccia alla foca, informatevi di più sulle modalità della cosa, prima di pensare che abbiano detto “è legale uccidere gli esemplari fino a far estinguere la specie”oppure “ok gente andate a uccidere tutte le foche, divertitevi e vinca il migliore”.

D’altronde, se ciò non viene rispettato è giusto cambiare qualcosa.

Ma se poi uccidere le foche favorisse le popolazioni di pesci come i merluzzi (che poi vengono pescati, a tutto beneficio di chi ci campa e chi li mangia)? Mi piacerebbe vedere qualche paper a riguardo. L’equilibrio ecologico è più complesso di quel che credete.

  1. Ok, hai ragione quando dici che le foche vengono mangiate e quindi non è che un cacciatore di foche sia per forza di cose un bastardo che lo fa per divertirsi; ma non è necessario, tanto abbiamo gli allevamenti di polli, i pescherecci ecc. e questi animali li possiamo mangiare tranquillamente, senza bisogno di andare a cacciare anche le foche.

Ok, ma per quale motivo un pesce o un pollo possono essere uccisi per mangiare e una foca no?

Per quale motivo una gallina si può “condannare” a vivere per sempre in un pollaio, destinata solo a sfornare uova o a diventare un arrosto, mentre una foca no, non la tocchiamo?

Ci sono animali che, per la facilità con cui sono addomesticabili, l’uomo nel corso della storia ha imparato a sfruttare negli allevamenti per approvigionarsi facilmente di carne. Stop. Ciò non significa che siano più meritevoli di morire per sfiga divina di altri, né che non si possa mangiare anche qualcos’altro. Altrimenti, diamo degli stronzi a chi uccide un cervo, pesca un granchio o cattura una quaglia, visto che non sono comuni animali domestici allevati appositamente per essere mangiati?

Non sarei così aprioristicamente contro chi mangia selvaggina, eh.

  1. Le foche vengono uccise crudelmente con una bastonata in testa

Beh, vorrei vedere qualche numero. Sarebbe come dire che le disinfestazioni degli insetti vengono fatte solo con la famigerata lente d’ingrandimento (e il Sole), che i maiali vengono solo sgozzati vivi, che le galline vengono solo tagliate con le forbici in gola. Esistono queste cose eh, soprattutto nell’ambiente rurale contadino che i nazionalisti e i neofascisti esaltano poco prima di biasimare le mattanze religiose di ebrei, islamici, orientali o simili.

E’ anche possibile che a volte la bastonata, se mette subito KO l’animale, sia meno crudele di altri mezzi usati per altri animali, solo che per questi solitamente ce ne freghiamo.

Nell’Oceano Pacifico gli squali a volte vengono tagliuzzati e lavorati ancora vivi, mentre in Italia esiste ancora l’usanza di appendere il maiale, sgozzarlo e lasciarlo morire così. Mi sembrano metodi molto più crudeli, ma non vedo mai molti appelli a favore degli squali o dei maiali.

Motivo? Ma è ovvio, perché gli squali (complice anche certo cinema) sono brutti feroci e cattivi, mentre i maiali sono sporchi e puzzolenti. Le foche invece sono così tenere e carine, che crudeltà ucciderle: e vai di catene di mail indignate.

E allora noi, borghesi abituati a vivere in città comode, tranquille e tecnologiche, ci scandalizziamo all’idea di vedere un batuffolo di pelo carino essere scannato e rimaniamo sensibili a certi appelli che fanno leva più sul sentimentalismo che su fatti oggettivi, mentre per gli altri animali ci disinteressiamo e parliamo in loro favore solo quando ciò ci viene fatto presente.

Per non parlare poi di quando si ignorano centinaia di migliaia di morti in Cina per l’inquinamento, in Ruanda per malattia o in Angola per fame; ma tanto volete mettere con le foche carine e pelosone? Eh già, loro sì che si meritano la nostra attenzione per lanciare centinaia di appelli e invitare migliaia di utenti ad aderire a gruppi su Facebook/Badoo/MySpace/quelchevolete.

  1. Non è giusto uccidere animali tanto innocenti, pacifici e teneri

Cvd.

Se invece fossero brutti, antipatici e cos’altro sarebbe giusto ucciderli, eh? Che ipocrisia.

  1. Io considero tutte le forme di vita come aventi pari dignità, non è giusto ucciderne nessuna in egual misura

Apprezzo l’intento, ma siamo sicuri sia un pensiero coerente?

Se calpestiamo una formica o una lumaca che facciamo, accendiamo un cero in chiesa?

Battendo le mani uccidiamo milioni di microorganismi e spore. Sensi di colpa?

Che poi l’uomo ha da sempre ucciso gli animali per il proprio sostentamento, quindi in un modo o nell’altro ancora per un po’ non si potrà rinunciare a questa necessità primaria. A meno di considerare tutti gli animali predatori come delle bestie sanguinarie perché uccidono altri animali per mangiare.

E per favore, non venitemi a parlare ora di veganimalismo con le sue crociate più idealistiche che logiche e i suoi tentativi farlocchi di negare la catena alimentare. Basterebbe la geniale frase di Luttazzi a smontare molti pregiudizi:

“Ricordate che i vegetali non è che non siano vivi, è che non possono scappare; facile prendersela con una carota, mica ti scappa.”

  1. Ok, è giusto uccidere una foca per il proprio sostentamento, ma già se si devono far entrare in gioco il commercio e fattori economici non mi va più bene. Uccidere una foca per soldi è crudele e meschino, auguro a questi cacciatori di essere presi a bastonate da delle foche più grandi di loro.

In pratica speriamo che chiunque compri una bistecca fiorentina venga poi ucciso da un manzo infervorato. Perché il manzo è stato allevato e macellato appositamente per commerciare le sue carni, offrendo di che sfamarsi ai consumatori, e di conseguenza stronzo l’allevatore, stronzo il macellaio e stronzo pure il consumatore che sostiene questo sporco traffico.

Sensato.

 

 

 

Esiste una cosa chiamata catena alimentare, in paesi come il Canada hanno le foche e cacciano anche esse per mangiare, già che ci sono sfruttano il resto del corpo per commerciare in grassi, oli e pelliccie. Certo, probabilmente se non esistesse il mercato delle pelliccie si ucciderebbero meno foche, ma da qui a dire che la caccia alle foche sia chissà quale abominio bisogna riflettere un attimo. Come si sarà già capito, ritengo che tutti gli appelli pro-foche siano guidati da intenti magari anche lodevoli, ma minati da dei difetti di fondo (inconsapevoli, si spera) come l’ipocrisia.

Ma le foche sono animali carini, quindi la loro uccisione colpisce nell’animo e ogni appello suscita risentimenti e ondate d’emotivismo, mentre per altri animali che magari vengono tratti anche più merdosamente non si fa mai altrettanto scalpore.

Il problema è che siamo abituati a giudicare il mondo in panciolle seduti sul nostro divano mentre si guarda la tv, o mentre si gironzola per le strade vestendo abiti di marca e acquistando gingilli inutili. Non conosciamo come stanno le cose al 100% nel mondo lì fuori, e ci sentiamo di giudicare a destra e a manca mossi solo da sentimentalismo e idealismo.

Questo non vale solo nell’animalismo, ma anche in altri campi, da chi crede che una nazione progredita e sviluppata possa ragionevolmente basare il proprio fabbisogno energetico solo ed unicamente sulle fonti rinnovabili (e abbandonare definitivamente l’idea nucleare) a chi pensa che il Tibet pre-59 fosse un’isola ideale di pace, beatitudine e serenità da invidiare con nostalgia.

Fra l’altro vorrei far notare una cosa: è vero che ci sono bastardi che fanno cose orribili, ma l’uomo è anche l’unico essere vivente che non solo si preoccupa se altri animali muoiono o sono a rischio di estinzione, ma addirittura si prodiga per salvaguardarli.

La natura invece è amorale e spietata. Non importa se sei un cucciolo indifeso o una creatura dolcissima, se puoi morire, magari per sfamare qualcuno, morirai.

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