Dopo un periodo intenso fatto di proteste, reclami, ricorsi, modifiche al regolamento a pochi giorni dal gran premio e veleni vari (fra cui la dichiarazione di Glock di aver ricevuto insulti e minaccie per l’essersi fatto passare da Hamilton in Brasile), riparte il tragico carrozzone (cit.) della F1, destinazione: l’Albert Park di Melbourne.

Il venerdì si assiste al curioso rimescolamento di carte delle forze in gioco, con le orrende nuove Renault che arrancano, le Ferrari che faticano e le McLaren che neanche si vedono; in compenso Rosberg sulla Williams fa tempi da paura mentre le Red Bull e le due Brawn GP ex-Honda (con la livrea a colori da corpetto catarinfrangente caso mai a Singapore andasse via la luce) stupiscono tutti piazzandosi anch’esse fra i piani alti della classifica.
L’incognita la danno le gomme, visto che a quanto pare c’è una grossa differenza di prestazioni fra morbide e dure – con Rosberghino che con le prime si ritrova a macinare tempi da trattore in pochi giri a causa del degrado.

Nel frattempo su Sky Sport facciamo conoscenza con le nuove figosissime novità della regia, roba da orgasmo termonucleare: nientepopò di meno che la telecamera in cabina commento ed una francese dislessica come inviata ai box. Non male.

Il sabato le due Brawn GP, che nel frattempo hanno appiccicato alla buona il marchio della Virgin (evidentemente aveva fiutato l’aria che tirava) sulla carrozzeria, si confermano velocissime conquistando la prima fila, per di più con anche più benzina dei diretti concorrenti.
A seguire Vettel sempre più promettente, Kubica sempre più convincente, Rosberg veloce anche se meno che nel venerdì e le Toyota che da vecchi camioncini del latte sembrano essere diventate finalmente auto da corsa. Purtroppo l’alettone posteriore è sganghero: retrocessione per irregolarità.

Nel frattempo le Ferrari a fatica entrano nel Q1, Fernando “yo guido tonando” Alonso neanche vi accede e Luigino detto il Cioccolatino™ accusa problemi al cambio che lo dovranno far partire in fondo alla griglia.
Kubica invece s’è visto negare il kers perché lui è troppo alto e il peso è eccessivo, così il sistema ce l’ha Heidfeld che però dimostra di dormire al volante.

Formula 1 davvero rivoluzionata, con i protagonisti del passato più recente nelle retrovie e le mezze calzette delle stagioni precedenti all’improvviso davanti a tutti.
A complicare le cose ci pensa anche la Williams che decide di sporgere reclamo contro Ferrari, Red Bull, la RAI, il governo americano, l’agenzia delle entrate e Luciano Moggi per motivi che non hanno capito bene neanche loro – salvo poi ritirare tutto dopo essersi giustamente accorti di aver fatto i cazzari.

La cosa peggiore però è la commentatrice francese, inascoltabile come parla, “la banda del buco” è diventata prima “quelli dei buchi” e poi “banca dei buchi”, Hamilton sarebbe “quello lì” e poi tutta un’altra serie di perle come “piloto” o “ci sono delle macchine che sono la X e la Y e l’altra non me la ricordo qual è? ah sì la Z”. Ma dove cazzo l’hanno pescata? Era meglio persino Tamara Ecclestone con i suoi osceni servizi di gossip inutile l’anno scorso.

La domenica ne succedono di tutti i colori: Button fila via come un fulmine, Vettel gli sta alle costole con la vettura progettata da Newey che sembra essere tornato quello dei bei vecchi tempi, Barrichello pensa di essere ancora alla casa per anziani assieme a Coulthard e parte al rallentatore, le Ferrari guadagnano 37987987 posizioni grazie al Kers e indietro nello schieramento avviene più o meno un’orgia che coinvolge metà dei piloti.

Mentre le Ferrari rapidamente iniziano a perdere tutte le posizioni guadagnate perché si ritrovano delle groviere al posto delle gomme, Nakajima decide di rievocare le gesta dei piloti giapponesi che durante le fasi finali della guerra si immolavano per la patria schiantandosi sulle portaerei americane, cozzando contro un muretto. La safety car ha il tempismo giusto di scendere proprio nel momento propizio per permettere a Button di rifornire, lavare il tergicristallo, gustarsi cornetto e cappuccino, leggersi un giornale e rientrare in testa. Comodo.

Di questa cagnara ne approfittano le rosse che recuperano un po’ di distacco, ma ahi ahi ahi, la macchina dell’Orso Felipe decide che può bastare così e muore, mentre Rikkio prova ad imitare Nakajima per dimostrare di essere più bravo di lui. Ci prova anche Nelsinho Piquet ma gli riesce male e si deve accontentare di un insabbiatura sulla chicane, con somma gioia di Naomo Briatore da cui attendiamo la comunicazione del licenziamento di Io Non Valgo Mio Padre.
Ai box Ferrari intanto viene esposto il lutto nazionale, anche se Colajanni non si scompone e insiste nello specificare che Raikkonen non solo è ancora in gara (per poco) ma potrebbe finire a punti, che dico, addirittura agguantare il podio. Poffare, il mondiale è già vinto.

Rosberg tira come un dannato, ma una volta messe le gomme morbide inizia a perdere un qualcosa come 4 h e 45 min da ciascun concorrente a curva e vede allontanarsi il podio.
Le Toyota partite dai box invece lo vedono avvicinarsi, Trulli gongola, Glock prende in giro Alonso, i dirigenti giapponesi della società si ubriacano di sake; quelli della Honda invece si saranno sicuramente suicidati, dopo aver constatato che la scuderia che hanno abbandonato di punto in bianco in autunno stravince meritatamente con un Button risorto dopo molte stagioni buie e Mozzarello che sfrutta gli affettuosi tentativi di scambiarsi effluvi di Vettel e Kubica che li fa incidentare a due giri dal termine (con Vettel che in preda a delirio cerca di finire la gara senza una ruota sfruttando la safety car che impedisce ai concorrenti di passarlo).

Finale che fino a qualche mese fa sarebbe stato incredibile, con doppietta delle Brawn GP.
Attendiamo ora il famigerato ricorso alla corte d’appello riguardo il diffusore della macchina, che potrebbe annullare a posteriori questo piazzamento dovesse essere considerato irregolare il diffusore. Intanto la FIA ha già squalificato Trulli per aver “passato Hamilton in regime di bandiere gialla”, togliendogli il podio agguantato dopo esser partito ai box – e che è finito proprio ad Hamilton, giunto zitto-zitto lì sfruttando una serie di sorpassi da maestro e un po’ anche i ritiri altrui.

Va però detto che il vantaggio della scuderia di Ross Brawn dato dal diffusore presunto irregolare (almeno a seconda di come si interpreta il regolamento, che come al solito fa acqua da tutte le parti) è qualcosa come mezzo secondo, ma in gara le due vetture hanno dimostrato di tenere ugualmente un passo notevole: ma se al posto di Giasone Bottone e Barrichello (certo, non due pipponi a la Piquet jr., ma neanche dei campioni) ci fosserò, chessò, Hamilton o Alonso, cosa farebbe questa macchina?

E non scordiamoci delle Red Bull, senza kers, senza diffusore “irregolare”, però sono lì, sono competitive, a poca distanza dalle Brawn. Vettel cresce sempre di più, Webber non s’è visto ma ha avuto anche sfiga, chissà se riusciranno a togliersi qualche soddisfazione.

Linko anche i pagellini di Gpx.it per chi fosse interessato.

Ci vediamo in Malesia, terra che ha dato i natali a campioni eccezionali del calibro di Yoong e dove i lunghi rettilinei probabilmente favoriranno le Ferrari con il kers.

P.S. divertente intanto vedere i ferraristi che, casualmente, dicono che le nuove auto fanno schifo, che Hamilton tanto per cambiare è uno stronzo perché il regolamento dice chiaramente che solo le Ferrari possono recuperare posizioni, che tanto erano lo stesso da podio, che il nuovo format è noioso e che “non penso che vedrò tutte le gare” perché tanto non ci si diverte.

2009 GP Australia

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