Roland – paladino vagabondo (parte 2)

Dopo il prologo di qualche giorno fa, sarete ormai ansiosi (???) di leggere la Nostra™ dissacrante opera ironizzatrice sulle gesta del più famoso paladino della storia e soprattutto sui discutibili gusti in materia narrativa della corte estense.

Perché in campo epico c’è chi fa sboronerie peggiori dei Manowar.

Ovviamente si spera che un minimo sorriso si riesca a strapparvelo di bocca, senza tediarvi con sproliloqui pallosamente lunghi.

Riassunto preciso dell’Orlando Innamorato, opera del Boiardo nata per il diletto della corte estense e trasmessa in chiaro ai soli abbonati:

01 – egli (l’Eletto, Roland) sta tranquillamente errando per le terre d’Europa, quando all’improvviso incontra Gandalf e Frodo che lo mettono in guardia dai poteri dell’Anello e gli fanno un’oscura profezia riguardo una certa Roncisvalle, ove in futuro funesti avvenimenti l’attanaglieranno; non capendo bene cosa vogliano e dove si trovi Roncisvalle (ecco cosa succede a saltare l’ultima lezione del corso serale di geografia), il nostro eroe riprende il suo cammino e giunge nientepopòdimenoche nel Catai, l’odierna Cina (si era perso per l’autostrada).

02 – qui incappa in un castello e scorge in una finestra, grazie alla sua vista telescopica, il volto della bella Angelica, in maniera così nitida, ma così nitida, che se ne innamora subito. Anche se a dire il vero un cavaliere al di fuori di un castello in teoria dovrebbe essere un po’ troppo lontano da torri, cittadelle, maschi, bastioni ecc. situati al centro del castello stesso, e quindi avrebbe comprensibili problemi a visualizzare nitidamente chiunque si affacciasse da una piccola finestrella. Ma Orlando è un figo e ha lo zoom incorporato.

03 – tralasciando l’imbarazzante questione del nome italico della donzella orientale, comunque, il prode eroe pensa bene di corteggiarla, ma si rende conto che la tenuta da paladino non è esattamente un abito da gala, oltretutto le fatiche derivate dai doveri di un cavaliere l’hanno insozzato tutto di fango e sangue; allora pensa di venire a prenderla con una Ferrari per fare colpo al di là dell’abbigliamento poco elegante, ma si rende subito conto che le Ferrari non sono ancora state inventate e che, se comunque avesse il tempo di andare a prenderne una, potrebbe benissimo cambiarsi d’abito e basta risparmiando un sacco di soldi.
Così il nostro eroico cavaliere inizia una lunga sequela di voli pindarici nella sua mente che lo portano a realizzare che il modo migliore per conquistare il cuore della sua amata è di sterminare la feccia araba dal mondo per purificarlo nel di lei nome. Voi penserete giustamente “ma invitarla semplicemente a cena no, cribbio?”: ma dovete sapere che le donne medievali, a differenze delle nostrane con cui basta essere dei modelli strafighi o dei ricconi con il macchinone per far colpo, erano molto più esigenti, e richiedevano espressamente una pila di cadaveri in putrefazione scaricati sotto la finestra di casa per concedere le proprie gra… la propria mano. Convinto assolutamente che il suo metodo sia il migliore possibile, Roland parte verso nuove ed emozionanti avventure, in cerca di qualche arabo da uccidere per fare innamorare Angelica. Intanto lei quasi sicuramente se la starà spassando con Jugette, il giovane scudiero.

04 – durante uno dei suoi numerosi peregrinaggi in cerca di arabi, il paladino Roland incontra Agricane, un principe tartaro/turco/arabo/quellìlàtantosonotuttiugualigliinfedeli, perciò è scontato: è matematicamente dimostrato che è un essere rozzo, ignorante e capace di comprendere solo l’arte della guerra, non come i cavalieri europei ripieni di virtute et honore.

05 – inizia una battaglia furiosa fra il suo esercito e quello franco reclutato non si sa bene dove non si sa bene quando, ma i problemi devono ancora iniziare, poiché all’improvviso sbuca dal nulla un gigante (???) che praticamente falcia tutto l’esercito del moro. Perciò Orlando, dimostrando grande cavalleria, umiltà e soprattutto furbizia, consente a Agricane di sospendere il combattimento per soccorrere i suoi (praticamente: “oh, questo ve lo smazzate voi, sia ben chiaro.”).

06 – Agricane uccide senza troppi problemi il gigante (per fare vedere che Orlando è ancora più figo a resistere ad un guerriero del genere), quindi decide di uscire dalla battaglia per vedere in faccia l’avversario e i due si ritrovano da soli in una radura con al centro una fontana: ancora una volta dovete sapere che nei campi di battaglia medievali era normalissimo trovare una fontana in mezzo alle campagne aperte (le famose “grandi opere”), soprattutto quando si incontravano dei comunissimi giganti intenti a fare un mazzo tarallo al malcapitato esercito di turno (piantagrane comunisti). La lotta però non può riprendere perché ormai è notte, forse Agricane deve andare a lavoro sui cigli di un’autostrada ma a parte questo c’è una regola non scritta che impone ai veri cavalieri di non combattere di notte, anche se un guerriero intelligente ne approfitterebbe; e poi, dopo sole 12 ore di combattimento furioso sotto il Sole cocente, effettivamente un po’ erano stanchini, anche se non lo davano a notare (come tutti i sopravvissuti all’esplosione di Kripton).

07 – di notte Orlando conversa con il rivale e mostra tutta la sua cultura, intelligenza, sagacia, figosità, con discorsi filosofici ed intellettuali di alto livello (“oh le stelle, che belle”). Orlando ne approfitta per chiedere a Agricane di convertirsi dato che l’islam è una religione ottusa e falsa, mentre la sua è la Verità rivelata e come tale bisogna professarla devotamente e applicarla facendo il popò nero agli infedeli barbari. Inspiegabilmente l’arabo rifiuta, il vile miscredente. Ad ogni modo Agricane è un barbaro stupido e privo di cultura, pertanto non può comprendere una cosa tanto sopraelevata come la religione o i discorsi filosofici del suo avversario (“quella nuvola è a forma di cavallo”), perciò chiede ad Orlando di parlare di sport o di sesso… eeeeeeehm, di guerra o di amore perché può afferrare solo quello (in effetti sembra molto attuale come personaggio).

08 – così Orlando rivela che è innamorato della figlia del cugino del cognato del marchese amico del fratello della zia del duca di non so quale zolla di terra, comunque abbastanza lontana dalla loro posizione. Agricane capisce che parla della forse un po’ troppo popolare risocantonese Angelica e si incazza perché la voleva “corteggiare” anche lui, ma a questo punto piuttosto mi verrebbe da chiedermi quando l’ha conosciuta e come è riuscito ad arrivare da lei, ma vabbè, evidentemente nel medioevo il turismo sessuale e la globalizzazione erano diffusissimi, solo Marco Polo ebbe un viaggio molto lungo e difficoltoso perché si affidò ad Alitalia. Oltretutto è da notare come anche lui sembri fare ragionamenti del tipo “se smazzo miliardi di nemici me la da di sicuro sì sì”.

09 – i due in barba al regolamento iniziano a suonarsele, e allora via di stridere di spade, sullo sfondo una Luna enorme per fare più figo. Per l’infrazione intanto, tre giornate di squalifica a Roland da parte della FIFA, due per Agricane. La giornata in più deriva dal fatto che il francese ha eseguito un colpo non regolamentare dando una testata al suo avversario sul petto.

10 – dopo trecentonovantaduemilioniesettecentomilaquattrocentosei secondi il combattimento finisce e ovviamente l’arabo, in quanto miscredente e perciò barbaro, inetto e incapace di affrontare i grandi fighi cristiani, perisce. In un lago di sangue, Agricane ha una rivelazione improvvisa: il Dio cristiano è quello Vero e Orlando figlio suo e di Chuck Norris, perciò chiede di essere battezzato. Orlando anche se non è prete è talmente figo che può battezzare lo stesso il barbaro infedele e farlo diventare un retto e giusto Cristiano servo dell’unica Chiesa che porta la giustizia, la cultura, l’amore di Dio e la libertà nel mondo tramite sacre crociate, inquisizioni e genocidi di massa. Agricane spira contento di essersi convertito alla religione del Popolo Superiore.

11 – d’improvviso però irrompe Rinaldo, cugino brasiliano di Orlando, per uccidere Angelica: infatti lui è stato colpito da un funesto incantesimo d’odio, probabilmente scagliato per sbaglio dal mago Casanova durante la tournée mondiale. Mentre il litigio di famiglia imperversa, giungono cattive notizie dalla vicina/lontana (?) Europa: l’esercito di Carlo è stato attaccato dagli indiani guidati da Toro Seduto. I nostri sono abbastanza scettici sulla cosa, ma poco dopo un ulteriore telegramma rettifica la situazione: indiani d’India, guidati da Gradasso (re guerriero noto per la sua personale definizione di umiltà), hanno scelto come meta per le vacanze proprio l’accampamento dell’esercito franco. Anche questa versione lascia scettici i due cugini,  che non si rassegnano a preparare armi e bagagli per tornare a casa e continuano a combattere.

Vien però da chiedersi come diavolo siano riusciti gli indiani a raggiungere tanto facilmente la Francia dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso Persia, Anatolia, Bisanzio, Balcani (con slavi e ungari ansiosi di menar le mani) ed eventualmente la Germania. Ma più di questo c’è da chiedersi cosa gliene dovrebbe fregare agli indiani di andare a guerreggiare in un paese tanto lontano e insignificante per i loro interessi strategici-politici-economici, con tutte le difficoltà militari, diplomatiche e logistiche del caso. Ma in fondo cosa importa, l’importante è che i lettori dell’epoca si entusiasmino leggendo le sboronate epiche più banali, esagerate e fini a sè stesse possibili solo perché fanno figo, no?


12 – nel frattempo apprendiamo che Gradasso è giunto fino in Francia perché voleva la spada di Orlando e il cavallo di Rinaldo (probabili allusioni freudiane), nessuno però prima della sua partenza ebbe il coraggio di dirgli che erano invece a pochi chilometri a nord est della patria India, e cioè in Catai, e che lui aveva speso tempo e fatica andando da tutt’altra parte. Così il re indiano continua a vagare per la Gallia in cerca dei due paladini, sopprimendo ogni resistenza.

13 – privato dei suoi uomini migliori, Carlo viene salvato solo da Astolfo, un essere fino ad allora considerato inutile, ma vai a sapere le sorprese che ti riserba la vita. Fatto ciò, l’ex-essere inutile decide di partire per l’oriente in cerca delle due cause della guerra, un po’ per suonargliele come ricompensa per i problemi che hanno causato, un po’ per placare Gradasso.

14 – giunto in pochi minuti in oriente grazie ai trasporti DHL (in barba agli anni di viaggio di quel pirlone di Marco Polo che si affida ai disservizi di bandiera), li trova ancora intenti a combattere. Decide di schierarsi con Rinaldo, assieme a dei tizi che passavano di lì per caso: la regina Marfisa e i gemelli Grifone il bianco, Aquilante il nero e Tucano il giallo (quest’ultimo, detto “Beccolungo”, muore improvvisamente senza causa apparente appena giunto Astolfo e per questo verrà in seguito rimosso dalla sceneggiatura della storia). Per par condicio, alcuni passanti vengono raccattati anche per Orlando, e questi sono Sacripante re dell’Isola che non c’è, il conte Brandimarte della Valles Marineris e la dolce e tenera Fiordelisa che si innamora subito – ah, l’amour!

15 – Angelica intanto assiste, ma, colta da un improvviso sentimento d’infatuazione per Rinaldo dopo aver osservato affascinata le sue mosse di samba, per evitare che si faccia male chiede che il duello venga fermato e supplica Orlando di distruggere il giardino della maga Falerina perché un’incantatrice con un nome così ridicolo si merita questo e altro. Orlando ubbidisce ed entra in un negozio di giardinaggio per prendere gli strumenti necessari. Nel frattempo sbuca dal nulla Dudone il Santo, e il poema inizia ad assumere i connotati del bordello.

16 – a questo punto parte il secondo libro, ed è un susseguirsi di vicende piuttosto intricato: Roland deforesta il giardino della maga Falerina, salva due volte il cugino e gli altri da mille avversità causate dalla maga Morgana Bongiorno della ruota della Fortuna, da re Manodante delle Isole Lontane, dalla regina Marfisa e da altri 2931083092183092 sovrani che si immischiano in faccende con cui in teoria non avrebbero nulla a che fare.

17 – mentre stermina le famiglie reali di mezzo mondo, Roland incontra Origille e pensa subito di fare una scappatella con lei, il mandrillone. Origille però è una malvagia traditrice e imbroglia e deruba diverse volte il nostro poco arguto eroe, a cui non rimane altro che tornare piangendo dalla sua Angelica. Contemporaneamente la maga Alcina (pieno di maghe in quell’epoca, era un lavoro molto redditizio) si innamora di Astolfo e pensa di rapirlo per esprimergli i suoi sentimenti (altra usanza tipica dell’epoca, vedi il paragrafo 3).

18 – ma torniamo in Europa: Agramante, re d’Africa, si sveglia una mattina e decide di invadere un paese. Sceglie molto casualmente, tramite bigliettini nel cappello, di invadere la patria dei paladini cristiani, la Francia. Gradasso non si sa che fine abbia fatto, ma si presume sia ancora in circolazione, il che complica le cose; inoltre i francesi temono che algerini e maghrebini possano avercela ancora a morte con loro, perciò questa notizia è ancora meno felice. Tuttavia Agramante ha bisogno di Ruggero per invadere la Francia: infatti senza i suoi sponsor personali che finanziano la spedizione non si può proseguire; per di più la sua presenza potrebbe convincere Marsilio, re di Spagna, ad unirsi nell’impresa.

19 – purtroppo Ruggero è prigioniero di Atlante, il cui mestiere non è quello del cartografo o del sollevatore di pesi ma è, indovina indovinello, quello del mago (ma dai???). Allora Agramante invia l’hobbit ladro Brunello in oriente a rubare l’anello magico di Angelica, che pare abbia il potere di rendere invisibile chi lo indossa. Con esso Brunello libera Rinaldo, ma prima di tornare in patria e fare rapporto deve far fronte ai Nazghul inviati da Sauron, l’oscuro signore di Mordor. Successivamente la Compagnia di Paladini guidati da Orlando torna assieme ad Angelica in Francia, solo per trovarla invasa da indiani, spagnoli, africani, vichinghi, aztechi, eschimesi, orchi e alieni provenienti da Alpha Centauri.

20 – Agramante, spalleggiato dal giovane Ruggero, dal neo-acquisto Rodomonte, da re Marsilio e dal nipote invulnerabile di quest’ultimo, il kriptoniano Ferraù, riesce, incredibilmente, a sfondare le linee francesi, nonostante il ritorno dei paladini e l’entrata in scena dal nulla di Bradamante, la sorella di Rinaldo. La cosa però si spiega facilmente se si ipotizza che questa ignominiosa sconfitta verrà in seguito occultata da un originalissimo riscatto senza precedenti, ma proseguiamo.

21 – a questo punto colpo di scena! Agricane (quello ucciso nel paragrafo 10 se per caso in questa cagnara vi foste dimenticati del suo nome) aveva un figlio, Mandricardo, che è appena giunto in Francia per vendicare la morte di suo padre, e già che c’è Gradasso torna a rompere le scatole ai nostri. Così Carlo decide di ripiegare non verso la capitale storica Aquisgrana ma verso Parigi, che durante il periodo carolingio era un villaggio di quattro capanne ma che all’epoca della stesura del poema era la città più importante di Francia e faceva più figo ambientare tutto lì. Che poi essa venga addirittura assediata da Agramante è un’altra trovata simpatica per fare più figo, con i prodi cavalieri circondati dal nemico nella gloriosa capitale in attesa della super battaglia finale in cui sbaragliarli tutti senza farsi un graffio.

22 – dopo alcuni astrusi incantesimi d’amore e l’irruzione nella vicenda di Atlante, desideroso di recuperare (!) Ruggero, l’autore si ammala e muore (secondo altri invece si suicida dopo aver riletto la trama), lasciando incompleta l’opera. In molti provano a continuarla, ma l’unico poema che riscuote pareri positivi è l’Orlando Furioso.

Ci vediamo alla prossima puntata e, come direbbe la Gialappa’s, chi cambia canale è un saraceno.

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