Il comico carrozzone della F1 fa il suo approdo nella nazione che da la licenza all’Eletto supportato dalle dichiarazioni esaltanti della stampa ferralonsa: Alonso è davanti al suo pubblico quindi spingerà come un forsennato per doppiare tutti almeno 41 volte, inoltre il Cavallino ha portato un miliardo di aggiornamenti tecnici che ridefiniranno il concetto stesso di F1 facendo sì che i doppiaggi diventino 93.

A raffreddare gli entusiasmi ci pensa, però, proprio Nando, che afferma di non essere confidente nella vittoria. Negli studi di Pole Position non ci vogliono credere e avanzano ipotesi strampalate sulla strategia psicologica per nascondersi ecc. ecc. e inoltre ribadiscono fino allo sfinimento che Alonso ha rinnovato il contratto fino al 2016, quindi ci aspettano ben 6 titoli che gli faranno battere il record del Traditore Tedesco; ma al venerdì le Ferrari sono in difficoltà allucinante mentre le Red Bull sembrano la Williams del 1992.

Concetto che viene espresso anche nelle qualifiche dove il tedeschino e Webber rifilano distacchi nell’ordine dei secondi sugli altri; da registrare che in pole c’è finalmente l’australiano, ma Mazzoni subito parte con le sue macumbe ricordando di come negli ultimi 10 anni chi ha conquistato la pole al Montmelò ha poi vinto la gara – difatti Webber NON vincerà il gran premio.

Si tratta di una sessione che comunque andrà ricordata per l’orripilante tuta dei piloti della Mecca (la più brutta che abbiano mai indossato); per le tempeste di fuoco ai box della Lotus Nera che impediscono ad Heidfeld di scendere in pista consentendo così alla Lotus Verde di qualificarsi miracolosamente (quella di Kovalainen, anche se Mazzoni è convinto che si tratti del povero Trulli); per l’eliminazione di Mozzarello su di una Williams ormai ai livelli delle ultime Brabham e Lotus (quelle vere), tanto che nel retro box sono stati ritrovati 45 ingegneri fustigati a morte per ordine di Patrizio Testa; e per la santificazione di Alonso da parte di Allievi, che lo ribattezza “San Fernando” dopo che riesce anche lui per miracolo a posizionarsi fra le due McLaren. Gorsch.

La domenica succede l’inimmaginabile: San Fernando è davvero santo e parte come se avesse ancora il launch control del 2005, sverniciando tutti, compresi i bibitari che rimangono ammutoliti (mentre Hamilton reagisce grugnendo e strappando il volante a morsi). Più in là si fa strada Schumacher che è la seconda vittima delle macumbe Mazzoniane, perché il buon Giancarlo ci ricorda che lui è sempre andato da Dio in Spagna e oggi punta molto in lato, ma arriverà soltanto sesto staccatissimo dagli altri. Poi Massa che guida come un vecchietto; Sutil-che-è-quasi-agli-arresti perché avrebbe scatenato una guerra mondiale in una discoteca cinese con un dirigente della Lotus Renault GP reo di averlo urtato con la spalla; Pèrez che ormai viene esaltato a più non posso da Mazzoni solo perché è nel Ferrari Driving Academy.

Dopo i primi pit stop si forma un trenino, con Alonso che viene seguito dai piloti bovàri e McLaren come un tonno inseguito da un branco di squali, ma il drs pare non serva a un caspio sul pur lungo rettilineo del traguardo perché i commissari intelligentemente hanno messo il limite per la sua attivazione quando ormai è quasi finito. Vettel allora anticipa la sosta, finisce nel traffico, ma svernicia tranquillamente tutti fra cui Massa che gli fa strada proprio come un vecchietto in autostrada, magari sperando che l’anno prossimo i bibitari lo prendano al posto di Webber. E ciò gli basta per guadagnare la testa quando gli altri effettuano le soste, causando una serie di bestemmioni al muretto in rosso.

A questo punto Vettel scappa e l’unico che riesce a stargli dietro è Hamilton, mentre Alonso dopo aver messo le dure inizia a perdere giusto tre quarti d’ora al giro. Capelli piange, Mazzoni cerca di glissare deviando l’attenzione degli spettatori sui duelli di Liuzzi (???), ai box Stella Bruno chiede ai primi meccanici di qualsiasi scuderia che trova se sperano di vincere, Giovannelli chiede al muretto Ferrari se stasera faranno un harakiri giapponese oppure masticheranno capsule di cianuro. Le addette stampa in rosso ci informano preventivamente che è colpa delle gomme dure che non vanno, nel più puro rosic-style, mentre Pinocchio Colajanni, nascosto nelle cripte del paddock, sussurra: “chi è lei? come si permette di fare simili insinuazioni? Maicol sta semplicemente gestendo i suoi pneumatici per sfruttarli meglio nello stint finale”.

Vettel e Hamilton tirano come dei dannati e finiscono per doppiare tutti tranne i loro compagni di squadra (comunque staccatissimi), ma il duello si mostra sulla falsariga di quello Schumacher-Alonso ad Imola 2005 e 2006, con uno che tallona l’altro ma senza poterlo attaccare.

Vince così per l’ennesima volta il tedeschino, seguito dall’unico che sembra in grado di insidiarlo un minimo. Non ce n’è per nessuno, oggi hanno fatto il vuoto. Malissimo le Williams, Patrick Head ha annunciato un’esecuzione di massa, si spera che non farà la fine di altre gloriose marche.

Alonso, se è davvero come Prost, sta ripetendo la sua stagione 1991 e ha già iniziato a lamentarsi. A quando il paragone con i camion?